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- Zazie nel metró (3978)
- By Raymond Queneau
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- L'uccello che girava le viti del mondo (4224)
- By Haruki Murakami
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- Questa notte mi ha aperto gli occhi (2808)
- By Jonathan Coe
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- Orlando furioso (1965)
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- Doppio sogno (481)
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- Il castello dei destini incrociati (4638)
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- Bella e perduta (180)
- L'Italia del Risorgimento
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"Durante il tragitto Attilio e Emilio cantarono ad alta voce un brano dell'opera, allora molto popolare, di Saverio Mercadante Donna Caritea: <<Chi per la Patria muor vissuto è assai/La fronda dell'allor non langue mai/Piuttosto che languir sotto i tiranni,/Il meglio è di morir/Sul fior ... (continue)
- — Apr 14, 2011 | Add your feedback
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- Notti bianche (8058)
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- By Fedor M. Dostoevskij
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- After dark (2822)
- By Haruki Murakami
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Questa notte mi ha aperto gli occhi
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*** This comment contains spoilers! ***
Premessa fondamentale: se questo è stato il vostro primo Coe, dategli un’altra possibilità.
Jonathan Coe, con questo libro, ha costruito una non-storia. William è protagonista e narratore di un intreccio scialbo, che non decolla mai, privo di una qualsiasi matassa di cui dover trovare il ban ... (continue)
Premessa fondamentale: se questo è stato il vostro primo Coe, dategli un’altra possibilità.
Jonathan Coe, con questo libro, ha costruito una non-storia. William è protagonista e narratore di un intreccio scialbo, che non decolla mai, privo di una qualsiasi matassa di cui dover trovare il bandolo. Eppure ci sarebbe anche un omicidio, ad affacciarsi sul grigio panorama che l'opera offre al lettore.
Peccato che l'episodio si riveli semplice e mera cornice, collante poco riuscito tra l'inizio e il (quasi) epilogo della vicenda. Nel mezzo, Coe colloca questa non-storia, che, nel suo particolare genere, non è neanche così pessima: William è giovane, vive per la musica e, per cercare di dare concretezza ai suoi sogni, si è trasferito in una Londra che odia, in cui ha tuttavia conosciuto la ragazza che ama, che a sua volta però non lo ricambia. La penna di Coe, malgrado manchi della peculiare brillantezza che caratterizzerà le opere successive, emerge comunque e rende la lettura piacevole, scorrevole, solo a tratti un po' disorientante per la precisione estremamente tecnicistica con cui si parla di musica. Ci si imbatte persino in una di quelle frasi che, se si sta affrontando la lettura sul treno, appena si è a casa la si va ricercare per appuntarla su un quadernetto (È una strana sensazione sentirsi soli e allo stesso momento avere paura che qualcuno possa rivolgerti la parola).
Insomma, questo libro non mi avrebbe lasciato la smorfia che ho assunto per circa dieci minuti dopo averlo terminato, se si fosse fermato a pagina 168. Se colui che rimane, nonostante tutto, uno dei miei scrittori preferiti, non si fosse per forza ostinato a dare una spiegazione a quell’omicidio in cui inaspettatamente inciampiamo di nuovo, proprio come all’inizio, altrettanto rocambolescamente, era toccato a William. E così avviene la frattura, d’improvviso si aggrovigliano inutilmente i fili di una narrazione che, fino a quella dannata pagina, non era stata eccezionale, ma quantomeno lineare. William avrebbe fatto meglio ad andare a trovare Tina in ospedale, così anche noi avremmo evitato di scoprire l’assurda verità. Tutto diventa eccessivamente grottesco, tra l’agghiacciante racconto di Karla e i pezzi delle cervella di Pedro schizzati un po’ ovunque, mentre si giunge sbrigativamente e all’improvviso, proprio come una doccia fredda (o un bagno nel Tamigi), a quella che sembra la fine.
Invece no. Se per evitare di toccare il fondo il libro avrebbe dovuto concludersi a pagina 168, al tempo stesso fermarsi ai “ringraziamenti” avrebbe evitato che il fondo venisse raschiato. Non ho davvero parole per le pagine che costituiscono “V.O.” se non di consigliare a tutti quelli che si avvicineranno a questo libro di NON leggerle. Risparmierete tempo e una brutta smorfia sulla faccia.
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