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Le notti difficili
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A volte camminando per le strade e pensando, le cose non ci sono
chiare. Sembra a volte che qualcosa ci sfugga. "Ho dimenticato le
chiavi? No, sono qui, dentro la borsa. Ho spento il gas? Beh, sì, ho controllato bene stamattina" Chiamiamo il nostro coinquilino, che non si sa mai. Voce femminile ... (continue)
A volte camminando per le strade e pensando, le cose non ci sono
chiare. Sembra a volte che qualcosa ci sfugga. "Ho dimenticato le
chiavi? No, sono qui, dentro la borsa. Ho spento il gas? Beh, sì, ho controllato bene stamattina" Chiamiamo il nostro coinquilino, che non si sa mai. Voce femminile o maschile risponde affermativo: "Sì, hai spento il gas. Perchè sei così paranoico?" L'amico, l'amica, il familiare, il compagno o la compagna ridono bonariamente. Dopo aver chiuso la chiamata, continuate a camminare a testa bassa. Cos'è allora questa sensazione variegata, come un rimescolamento nel cuore che ci impedisce di prendere completamente le redini della nostra razionalità? Facciamo inventario di tutto quello che di solito si pensa nel corso della giornata: lo studio ad esempio, oppure le incombenze d'ufficio, o ancora i problemi della quotidianità; eppure quando si cammina per strada -in attesa di prendere il bus/taxi/tram/macchina, oppure semplicemente muovendosi lungo un iter che ci porterà a compiere una qualche azione o incontro- il percorso si trasforma in un intermezzo in cui le cose rimangono sospese, un mezzo attraverso il quale noi ci affacciamo verso il mondo, come da una finestra spalancata. Noi pensiamo a certe cose precise ma non possiamo metterle in atto, sono quindi perlopiù dei semplici punti di partenza per evadere. Evadere dove? Nei recessi più profondi del nostro intelletto, in quegli aspetti della vita e dei desideri che di solito non esploriamo perchè troppo impegnati o distratti.
Filosofia, discorsi in una stanza spoglia con Camus; Ricordi, immaginarsi la comparsa di una persona particolarmente cara che non si vede da tempo, circondata magari da un alone di attesa ricompensata e colonna sonora da far piangere anche i cuori più metallici; Cinema, ritrovarsi protagonisti di un film, oppure registi di un film,con strette di mano, dolce vita paparazzi cocktails pianoforte buon cibo caviale champagne spaghetti mandolino, con la mediocrità ormai lontana anni luce; Vacanze, una località lontana lontanissima che ha rubato tutta la felicità del mondo per riporla fra i suoi palazzi e le mille altre ricchezze di cui dispone; Paranoie, Malattia, Episodi che ci piacerebbe avvenissero.
Ogni riflessione si attacca a qualsiasi cosa: alla gente che corre su e giù per i marciapiedi con documenti d'ufficio in mano, libri, cagnolini, borse della spesa, zaini, trolley: dove staranno andando così in fretta? Cosa faranno? Dove vivono? Sono ricchi o non riescono ad arrivare a fine mese? Sono depresse o spensierate? Se magari mi fermassi a parlare con quella ragazza alla fermata, avrei il coraggio di attaccarle bottone? Non sarei forse all'altezza? Ci sarà un ragazzo che mi noterà tra tutta questa folla?
oppure ai cornicioni dei palazzi quadrati, bassi o alti o riccamente decorati e signorili e mangiati dall'edera,
o ancora alla volta biancolatte del cielo, inespressivo e snobisticamente invernale.
Ma tutte queste cose non diventano un riempitivo;il vuoto permane sovrano. Che stranezza, vero?
Un mistero, un certo silenzio nella bolgia dell'esistenza. Questa è la vita: un mistero. E se non fosse invece qualcos'altro? E se non fosse invece una sottile nostalgia tutta personale che cerca di esalare dal cuore, una sorta di rimorso, una voce che dice
"non è ancora troppo tardi per" "sei ancora giovane" "ma a cosa serve tutto questo se poi diventi vecchio e poi beh, tiri le cuoia?"
Dopo una giornata stancante tornate a casa. Vi aspettate che ci sia qualcuno, invece niente, siete arrivati per primi. Non c'è nessuno ancora, solo silenzio. Poi vi accorgete. Vi accorgete che non importa se siete soli, in compagnia, in strada, in ufficio, a scuola. Di questo silenzio la vita stessa non se ne può impossessare, perchè questo silenzio è la morte.
La morte che non è semplice destinazione, ma molto di più: un viaggio, una sensazione, un rimpianto, un orologio, una polpetta, un'onda,un banale oggetto, un mostro, un crudele concatenamento di causa-effetto, una persona che amavate e che ora è cambiata.
Con Dino Buzzati e con questo libro in particolare io l'ho capito. Capirete anche voi?
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