Una serie di racconti dove la malinconia, i ricordi e un certo non so che di passato che più non può tornare, la fanno da padrone.
Ma l’ultimo libro sulla pesca dello scrittore riminese Michele Marziani Un ombrello per le anguille
... (continue)
Pensavamo che le tue fossero favole.
No, sono storie di pesca.
Una serie di racconti dove la malinconia, i ricordi e un certo non so che di passato che più non può tornare, la fanno da padrone.
Ma l’ultimo libro sulla pesca dello scrittore riminese Michele Marziani Un ombrello per le anguille non è solo questo.
Ben altre cose sono nascoste nelle storie qui raccontate; cose che solo leggendo tra le righe è possibile scoprire, magari anche inconsciamente, seguendo nemmeno troppo attentamente le azioni dei protagonisti, lasciandoli ai dettagli delle loro avventure, ma cercando di annusare il profumo del fiume, del pesce, del lago, della colazione fatta quando fuori è ancora buio.
I più giovani probabilmente non sanno e non possono sapere di cosa sta parlando Michele Marziani quando scrive libri come questo, ma chi ha avuto la fortuna di avere un padre o comunque qualcuno che partiva da casa in orari oramai troppo difficili da ripetere, ha messo insieme un bagaglio culturale che lo distingue dal resto delle persone e che lo può aiutare a cogliere gli aspetti di cui parla.
Probabilmente non c’è una cosa specifica, una frase o una descrizione che fa scattare una molla, no.
Succede però che a fine lettura si ha in mente qualcosa che non è propriamente rappresentativo di quello che è stato letto, ma una sua trasposizione elaborata in base alle esperienze personali di ognuno.
Non è propriamente film del libro come nel caso di pura narrativa, ma è il film di come il lettore sta vivendo il libro, di quello che ha risvegliato dentro di lui.
E’ infatti lo spirito il vero protagonista di queste storie, ovvero la serenità e la gioia di vivere un’avventura sempre nuova ogni giorno essendo consapevoli del ruolo di protagonista.
La pesca qui descritta rappresenta un rifugio sicuro dalle difficoltà della vita, dove la velocità non esiste e il silenzio è d’oro.
Il rapporto con il fiume, con il lago, con il pesce, è un ritorno all’antico e lo si può comprendere appieno solamente se si è provato qualcosa di simile.
Torniamo presto a pescare, papà?
Il padre sorride, ha ritrovato qualcosa.
Non lo perderà più.
In questi racconti non si leggono storie, si percepiscono emozioni.
Anche al lettore però viene richiesto di fare la sua parte.
Lo scrittore deve avere certamente la capacità di trasmettere emozioni, ma il lettore deve essere aperto e mentalmente predisposto se vuole sperare di riuscire a recepirle.
Fatta questa precisazione, devo dire che il clima trovato nel libro mi ha ricordato in qualche modo ciò che già avevo provato leggendo Fiesta di Hemingway.
Nessun accostamento tra i due autori, semplicemente ricordo che grazie a quella lettura riuscii ad entrare nella mentalità della sfida onorevole e piena di tradizione e di rispetto, che dovrebbe esistere nel rapporto tra toro e torero, cosa che nulla c’entra con le corride per turisti che conosciamo.
Allo stesso modo, l’uomo pescatore qui raccontato vive un rapporto che vede il medesimo rispetto per quello che è il suo avversario, ossia il pesce.
Il libro è pieno di dettagli che confermano questa cosa.
Compito del lettore riuscire ad identificarli e farli propri.
Indignatevi! di Stephane Hessel è un libro che si presta ad un dibattito piuttosto acceso. Il testo originale di sole 32 pagine viene qui corredato da un insieme di commenti e recensioni che, a mio modo di vedere, hanno come funzione principale il portarlo ad una lunghezza pubblicabile, piuttosto ch
... (continue)
Indignatevi! di Stephane Hessel è un libro che si presta ad un dibattito piuttosto acceso. Il testo originale di sole 32 pagine viene qui corredato da un insieme di commenti e recensioni che, a mio modo di vedere, hanno come funzione principale il portarlo ad una lunghezza pubblicabile, piuttosto che quello di preparare il terreno per una discussione vera e propria. Il saggio presenta indicazioni concrete che però hanno come argomento realtà troppo fuori dalla vita comune dei giovani di oggi. Condivido in pieno alcune frasi che fungono da sprone: “Auguro a tutti voi, a ciascuno di voi, di avere il vostro motivo di indignazione. E’ una cosa preziosa. Quando qualche cosa vi indigna come sono stato indignato io per il nazismo, allora si diventa militante, forte ed impegnato.” Oppure: “Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio.” Comportandovi così perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini.” Niente di più esatto. L’invito all’indignazione, all’impegno, alla partecipazione da parte dei giovani, sempre più disillusi e sempre meno entusiasmati da ciò che vedono tutti i giorni, è cosa fantastica ed encomiabile. Soprattutto coglie in pieno quello che è il problema di fondo: l’indifferenza e il senso di adattamento che tanti, troppi ragazzi, hanno assunto in maniera passiva. Nel mio piccolo vedo tutti i giorni decine di giovani ventenni che alla domanda “dimmi una cosa che ti piace per davvero” non sanno cosa rispondere. Non si accorgono che il mondo di oggi non regala nulla e se non si danno da fare non usciranno facilmente da questa situazione. Fortunati noi che vent’anni fa avevamo decisamente più prospettive. Torniamo al libro però, perché una cosa bisogna dirla: nobili le idee, belle le intenzioni, forte l’appello che Hessel lancia alle nuove generazioni, però sbagliato l’argomento, oppure se non sbagliato, semplicemente non in grado di accendere entusiasmi. Se i ragazzi si ritrovano nei bar e passano i pomeriggi giocando a carte morendo di noia, non è che richiami alla questione israelo-palestinese oppure citazioni dalla carta dei diritti universali possano accendere chissà quali lampadine… Sarebbe più opportuno, a mio parere, qualcosa di più vicino alla loro vita quotidiana, più legato alle opportunità che eventualmente possano essere colte, insomma qualcosa che tolga loro l’alibi del tanto non serve a niente… Ragion per cui se non si avvicinano gli argomenti alla realtà quotidiana non si riesce a stimolare nessuno. Quando nel suo saggio Hessel dice “oggi la mia principale indignazione riguarda la Palestina e la striscia di Gaza” si può certamente essere d’accordo sulla questione di fondo e di principio, ma la mia impressione di distacco dalle piccole realtà che vediamo tutti i giorni non fa che aumentare. Bisogna rendersi conto che un dibattito sul rapporto Goldstone del 2009 su Gaza, interessa a ben pochi giovani e per coinvolgerli ci si deve avvicinare a loro, ascoltarli piuttosto che dire cosa dovrebbero fare. Entrare nel loro mondo, domandare ma a te come ti va? piuttosto che cercare di inculcare valori che sebbene importanti vengono sentiti come lontani. Un libro che non conferma le speranze riposte nel titolo e che poco c’entra con il movimento degli Indignados che hanno argomenti più diretti. E’ chiaro che per chi ha avuto un ruolo importante nella resistenza francese ai tempi della seconda guerra mondiale, i diritti civili siano la cosa principale che viene prima di qualsiasi altra, ma per fare indignare i giovani occorre parlare più della difficoltà nel trovare lavoro oggi nel mondo occidentale e meno di altre questioni seppur nobili. Tempo di lettura: 33m
Una serie di aneddoti contrassegnati da episodi curiosi e coincidenze a volte davvero incredibili che però poco hanno a che fare con la bella scrittura di uno dei miei autori preferiti. Niente di speciale. Tempo di lettura: 1h 04m
Stig Dagerman è morto suicida all’età di 31 anni quando stava attraversando una fase di pieno successo.
La lettura di questa breve nota biografica è stata la cosa che mi ha fatto decidere di leggere il libro.
La storia raccontata è quella di una famiglia dove il figlio ormai ventenne non riesce
... (continue)
Stig Dagerman è morto suicida all’età di 31 anni quando stava attraversando una fase di pieno successo.
La lettura di questa breve nota biografica è stata la cosa che mi ha fatto decidere di leggere il libro.
La storia raccontata è quella di una famiglia dove il figlio ormai ventenne non riesce a trovare un proprio equilibrio dopo la morte prematura della madre.
Il padre invece pensa ad un nuovo matrimonio, per la precisione con quella che probabilmente già era la sua amante quando la moglie era ancora in vita e malata.
Bengt, il figlio e protagonista della storia, non trova pace in nessun modo e mette in scena tutta una serie di atteggiamenti apparentemente logici se visti nel breve termine, ma in realtà distruttivi se presi con l’ottica del lungo periodo.
Ecco quindi che viene giustificata la sua passione per case su isole innevate con vacanze allargate alla futura nuova matrigna in luoghi lontani dalle masse di turisti.
Tante sono le piccole cose che potrebbero far pensare col senno di poi a richieste d’aiuto camuffate da atteggiamenti aggressivi: episodi riguardanti vecchi abiti della madre oppure il rapporto con il cane della coppia o ancora un tentato suicidio non molto deciso.
In realtà tutto il comportamento del ventenne Bengt è autodistruttivo in qualsiasi cosa egli faccia e questo lascia molti pensieri se si considera il fatto che l’autore al momento della pubblicazione di anni ne aveva solamente venticinque.
Difficile pertanto non vedere diversi elementi autobiografici in questo libro dove il protagonista torna sempre sui propri passi dolore dopo dolore senza apparentemente trovare un briciolo di serenità.
“Non è vero che un bambino che si è bruciato sta lontano dal fuoco. E’ attirato dal fuoco come una falena dalla luce. Sa che se si avvicinerà si brucerà di nuovo. E ciononostante si avvicina”.
Niente di speciale questo libro. Un lungo elenco di cose da evitare ed una piccola lista di consigli da seguire. Più un trattato di buon senso che scoperte del secolo. D'altra parte non poteva essere diversamente. Tempo di lettura: 4h 15m
Un ombrello per le anguille
Pensavamo che le tue fossero favole.
No, sono storie di pesca.
Una serie di racconti dove la malinconia, i ricordi e un certo non so che di passato che più non può tornare, la fanno da padrone.
Ma l’ultimo libro sulla pesca dello scrittore riminese Michele Marziani Un ombrello per le anguille ... (continue)
Pensavamo che le tue fossero favole.
No, sono storie di pesca.
Una serie di racconti dove la malinconia, i ricordi e un certo non so che di passato che più non può tornare, la fanno da padrone.
Ma l’ultimo libro sulla pesca dello scrittore riminese Michele Marziani Un ombrello per le anguille non è solo questo.
Ben altre cose sono nascoste nelle storie qui raccontate; cose che solo leggendo tra le righe è possibile scoprire, magari anche inconsciamente, seguendo nemmeno troppo attentamente le azioni dei protagonisti, lasciandoli ai dettagli delle loro avventure, ma cercando di annusare il profumo del fiume, del pesce, del lago, della colazione fatta quando fuori è ancora buio.
I più giovani probabilmente non sanno e non possono sapere di cosa sta parlando Michele Marziani quando scrive libri come questo, ma chi ha avuto la fortuna di avere un padre o comunque qualcuno che partiva da casa in orari oramai troppo difficili da ripetere, ha messo insieme un bagaglio culturale che lo distingue dal resto delle persone e che lo può aiutare a cogliere gli aspetti di cui parla.
Probabilmente non c’è una cosa specifica, una frase o una descrizione che fa scattare una molla, no.
Succede però che a fine lettura si ha in mente qualcosa che non è propriamente rappresentativo di quello che è stato letto, ma una sua trasposizione elaborata in base alle esperienze personali di ognuno.
Non è propriamente film del libro come nel caso di pura narrativa, ma è il film di come il lettore sta vivendo il libro, di quello che ha risvegliato dentro di lui.
E’ infatti lo spirito il vero protagonista di queste storie, ovvero la serenità e la gioia di vivere un’avventura sempre nuova ogni giorno essendo consapevoli del ruolo di protagonista.
La pesca qui descritta rappresenta un rifugio sicuro dalle difficoltà della vita, dove la velocità non esiste e il silenzio è d’oro.
Il rapporto con il fiume, con il lago, con il pesce, è un ritorno all’antico e lo si può comprendere appieno solamente se si è provato qualcosa di simile.
Torniamo presto a pescare, papà?
Il padre sorride, ha ritrovato qualcosa.
Non lo perderà più.
In questi racconti non si leggono storie, si percepiscono emozioni.
Anche al lettore però viene richiesto di fare la sua parte.
Lo scrittore deve avere certamente la capacità di trasmettere emozioni, ma il lettore deve essere aperto e mentalmente predisposto se vuole sperare di riuscire a recepirle.
Fatta questa precisazione, devo dire che il clima trovato nel libro mi ha ricordato in qualche modo ciò che già avevo provato leggendo Fiesta di Hemingway.
Nessun accostamento tra i due autori, semplicemente ricordo che grazie a quella lettura riuscii ad entrare nella mentalità della sfida onorevole e piena di tradizione e di rispetto, che dovrebbe esistere nel rapporto tra toro e torero, cosa che nulla c’entra con le corride per turisti che conosciamo.
Allo stesso modo, l’uomo pescatore qui raccontato vive un rapporto che vede il medesimo rispetto per quello che è il suo avversario, ossia il pesce.
Il libro è pieno di dettagli che confermano questa cosa.
Compito del lettore riuscire ad identificarli e farli propri.
Tempo di lettura: 1h 47m
Indignatevi!
Indignatevi! di Stephane Hessel è un libro che si presta ad un dibattito piuttosto acceso.continue)
Il testo originale di sole 32 pagine viene qui corredato da un insieme di commenti e recensioni che, a mio modo di vedere, hanno come funzione principale il portarlo ad una lunghezza pubblicabile, piuttosto ch ... (
Indignatevi! di Stephane Hessel è un libro che si presta ad un dibattito piuttosto acceso.
Il testo originale di sole 32 pagine viene qui corredato da un insieme di commenti e recensioni che, a mio modo di vedere, hanno come funzione principale il portarlo ad una lunghezza pubblicabile, piuttosto che quello di preparare il terreno per una discussione vera e propria.
Il saggio presenta indicazioni concrete che però hanno come argomento realtà troppo fuori dalla vita comune dei giovani di oggi.
Condivido in pieno alcune frasi che fungono da sprone:
“Auguro a tutti voi, a ciascuno di voi, di avere il vostro motivo di indignazione. E’ una cosa preziosa. Quando qualche cosa vi indigna come sono stato indignato io per il nazismo, allora si diventa militante, forte ed impegnato.”
Oppure:
“Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio.” Comportandovi così perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini.”
Niente di più esatto.
L’invito all’indignazione, all’impegno, alla partecipazione da parte dei giovani, sempre più disillusi e sempre meno entusiasmati da ciò che vedono tutti i giorni, è cosa fantastica ed encomiabile.
Soprattutto coglie in pieno quello che è il problema di fondo: l’indifferenza e il senso di adattamento che tanti, troppi ragazzi, hanno assunto in maniera passiva.
Nel mio piccolo vedo tutti i giorni decine di giovani ventenni che alla domanda “dimmi una cosa che ti piace per davvero” non sanno cosa rispondere.
Non si accorgono che il mondo di oggi non regala nulla e se non si danno da fare non usciranno facilmente da questa situazione.
Fortunati noi che vent’anni fa avevamo decisamente più prospettive.
Torniamo al libro però, perché una cosa bisogna dirla:
nobili le idee, belle le intenzioni, forte l’appello che Hessel lancia alle nuove generazioni, però sbagliato l’argomento, oppure se non sbagliato, semplicemente non in grado di accendere entusiasmi.
Se i ragazzi si ritrovano nei bar e passano i pomeriggi giocando a carte morendo di noia, non è che richiami alla questione israelo-palestinese oppure citazioni dalla carta dei diritti universali possano accendere chissà quali lampadine…
Sarebbe più opportuno, a mio parere, qualcosa di più vicino alla loro vita quotidiana, più legato alle opportunità che eventualmente possano essere colte, insomma qualcosa che tolga loro l’alibi del tanto non serve a niente…
Ragion per cui se non si avvicinano gli argomenti alla realtà quotidiana non si riesce a stimolare nessuno.
Quando nel suo saggio Hessel dice “oggi la mia principale indignazione riguarda la Palestina e la striscia di Gaza” si può certamente essere d’accordo sulla questione di fondo e di principio, ma la mia impressione di distacco dalle piccole realtà che vediamo tutti i giorni non fa che aumentare.
Bisogna rendersi conto che un dibattito sul rapporto Goldstone del 2009 su Gaza, interessa a ben pochi giovani e per coinvolgerli ci si deve avvicinare a loro, ascoltarli piuttosto che dire cosa dovrebbero fare.
Entrare nel loro mondo, domandare ma a te come ti va? piuttosto che cercare di inculcare valori che sebbene importanti vengono sentiti come lontani.
Un libro che non conferma le speranze riposte nel titolo e che poco c’entra con il movimento degli Indignados che hanno argomenti più diretti.
E’ chiaro che per chi ha avuto un ruolo importante nella resistenza francese ai tempi della seconda guerra mondiale, i diritti civili siano la cosa principale che viene prima di qualsiasi altra, ma per fare indignare i giovani occorre parlare più della difficoltà nel trovare lavoro oggi nel mondo occidentale e meno di altre questioni seppur nobili.
Tempo di lettura: 33m
Esperimento di verità
Una serie di aneddoti contrassegnati da episodi curiosi e coincidenze a volte davvero incredibili che però poco hanno a che fare con la bella scrittura di uno dei miei autori preferiti.
Niente di speciale.
Tempo di lettura: 1h 04m
Bambino bruciato
Stig Dagerman è morto suicida all’età di 31 anni quando stava attraversando una fase di pieno successo.
La lettura di questa breve nota biografica è stata la cosa che mi ha fatto decidere di leggere il libro.
La storia raccontata è quella di una famiglia dove il figlio ormai ventenne non riesce ... (continue)
Stig Dagerman è morto suicida all’età di 31 anni quando stava attraversando una fase di pieno successo.
La lettura di questa breve nota biografica è stata la cosa che mi ha fatto decidere di leggere il libro.
La storia raccontata è quella di una famiglia dove il figlio ormai ventenne non riesce a trovare un proprio equilibrio dopo la morte prematura della madre.
Il padre invece pensa ad un nuovo matrimonio, per la precisione con quella che probabilmente già era la sua amante quando la moglie era ancora in vita e malata.
Bengt, il figlio e protagonista della storia, non trova pace in nessun modo e mette in scena tutta una serie di atteggiamenti apparentemente logici se visti nel breve termine, ma in realtà distruttivi se presi con l’ottica del lungo periodo.
Ecco quindi che viene giustificata la sua passione per case su isole innevate con vacanze allargate alla futura nuova matrigna in luoghi lontani dalle masse di turisti.
Tante sono le piccole cose che potrebbero far pensare col senno di poi a richieste d’aiuto camuffate da atteggiamenti aggressivi: episodi riguardanti vecchi abiti della madre oppure il rapporto con il cane della coppia o ancora un tentato suicidio non molto deciso.
In realtà tutto il comportamento del ventenne Bengt è autodistruttivo in qualsiasi cosa egli faccia e questo lascia molti pensieri se si considera il fatto che l’autore al momento della pubblicazione di anni ne aveva solamente venticinque.
Difficile pertanto non vedere diversi elementi autobiografici in questo libro dove il protagonista torna sempre sui propri passi dolore dopo dolore senza apparentemente trovare un briciolo di serenità.
“Non è vero che un bambino che si è bruciato sta lontano dal fuoco. E’ attirato dal fuoco come una falena dalla luce. Sa che se si avvicinerà si brucerà di nuovo. E ciononostante si avvicina”.
Tempo di lettura: 6h 06m
Settantotto ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato e 14 motivi per cui invece potrebbe anche esserlo
Niente di speciale questo libro.
Un lungo elenco di cose da evitare ed una piccola lista di consigli da seguire.
Più un trattato di buon senso che scoperte del secolo.
D'altra parte non poteva essere diversamente.
Tempo di lettura: 4h 15m