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La scultura di sé
L'idea di base del libro non è affatto malvagia: delineare un'etica fondata su una visione estetica ed edonistica della vita, tramite non solo la speculazione astratta ma anche con esempi di figure storiche che hanno incarnato questo "ideale".
L'idea è interessante, il modo in cui è sviluppata ... (continue)
L'idea di base del libro non è affatto malvagia: delineare un'etica fondata su una visione estetica ed edonistica della vita, tramite non solo la speculazione astratta ma anche con esempi di figure storiche che hanno incarnato questo "ideale".
L'idea è interessante, il modo in cui è sviluppata decisamente di meno: a livello formale questo libro soffre di un notevole auto-compiacimento, per cui concetti abbastanza semplici da capire vengono ripetuti fino alla nausea, rendendo abbastanza pedante la lettura per un lettore di cultura medio-alta.
Cosa aggravata dal fatto che alcune questioni di fondamentale importanza per un progetto esistenziale, come l'origini e il bisogno dell'amore o dell'amicizia, vengono trattati in modo troppo sbrigativo.
A livello contenutistico invece il problema sta nel manicheismo che pervade il testo in questione: malgrado si richiami spesso a Nietzsche, l'impostazione è quella per cui male e bene sono nettamente distinguibili e separati (cosa che avrebbe fatto rabbrividire Nietzsche!), l'uno è legato a tutto ciò che rimandi all'ascetismo, l'altro al piacere immediato; insomma una semplificazione abbastanza volgare dell'anticristianesimo nietzschano.
Non è comunque tutto da buttare: ci sono diversi spunti interessanti, come la riflessione sul Condottiero rinascimentale come emblema di una morale estetica.
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