Più che fantascienza è un horror con qualche elemento steampunk e una spruzzata di spiegazione parascientifica (la fisica quantistica usata ad capocchiam) per giustificare la partecipazione ad Urania. Chiarissima un'influenza di Dylan nell'immaginario splatter, in certe descrizioni sembra di rivider
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Più che fantascienza è un horror con qualche elemento steampunk e una spruzzata di spiegazione parascientifica (la fisica quantistica usata ad capocchiam) per giustificare la partecipazione ad Urania. Chiarissima un'influenza di Dylan nell'immaginario splatter, in certe descrizioni sembra di rividere i cadaveri che si sciolgono nella Zona del Crepuscolo. Chiara anche la metafora facilefacile dei Senza-Tempo, essere vecchi di centinaia di anni che occupano posti di potere e si mantengono divorando i giovani. Vorrebbe essere fantascientifica anche la parte ambientata nel futuro italiano, 2030espicci, purtroppo rimane schiacciato su un futuro come poteva essere immaginato negli anni '90 (appunto, negli anni gloriosi di Dylan Dog e Nathan Never) e intere pagine in cui invece l'ambientazione futura viene praticamente scordata, scritte come se fossero ambientate nel presente. Qua e là non si capisce se si vuole puntare su un uso straniante dei tempi verbali o se c'è bisogno di editing (probabilmente, entrambe le cose).
Tanti difetti, ma anche un certo mestiere e una storia che decolla nelle parti prettamente horror. Con più impegno sulla parte sci-fi/controstorica sarebbe potuto essere un piccolo snodo del fantastico italiano.
Leggendo (sempre meno, dato che Repubblica ormai va usata solo per incartare il pesce) gli interventi di Diamanti degli ultimi temi, avevo avuto l'impressione che ormai tendesse a inventarsi delle categorie interpretative nuove ogni volta. Ed effettivamente in questo libretto (svelto e poco approfon
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Leggendo (sempre meno, dato che Repubblica ormai va usata solo per incartare il pesce) gli interventi di Diamanti degli ultimi temi, avevo avuto l'impressione che ormai tendesse a inventarsi delle categorie interpretative nuove ogni volta. Ed effettivamente in questo libretto (svelto e poco approfondito, come da stile-Mulino) Diamanti esprima la sua disaffezione alle categorie dominanti, alle elaborazioni sulla fine delle identità e dei "vecchi modi di far politica" e sulla nuova politica mediatizzata e personalizzata. Diamanti sostanzialmente propone di incrociare le tecniche di ricerca di massa (i sondaggi, per dirla brevemente) e le conoscenze di senso comune ricavate "dalle suocere". Un metodo che in se non sembrerebbe sbagliato, ma che applicato alla piccola trattazione della Lega presente nel volume, appare insufficiente. Diamanti davvero pensa che le difficoltà avute dalla Lega durante il centocinquantenario dell'Unità siano spiegabili coi sondaggi per cui agli italiani piacciono Garibaldi e Cavour? O c'erano movimenti nella società in azione in quel momento che non si riuscivano a leggere solo con sondaggi generali e conoscienze personali? Probabilmente la narrazione dominante sulla "democrazia mediatica" non è la sola di cui ci si debba liberare per capire qualcosa. Bisogna quantomeno liberarsi anche dal tabù sulle analisi di classe...
Premessa: essendo un libro di propaganda, non mi aspettavo la trattazione approfondita di ogni argomento, la trattazione delle tesi contrarie o un discorso che mettesse in discussione le contraddizioni interne del Movimento 5 Stelle. Però la coerenza interna del discorso, sì, quella me l'aspettavo.
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Premessa: essendo un libro di propaganda, non mi aspettavo la trattazione approfondita di ogni argomento, la trattazione delle tesi contrarie o un discorso che mettesse in discussione le contraddizioni interne del Movimento 5 Stelle. Però la coerenza interna del discorso, sì, quella me l'aspettavo. Mi sembrerebbe il minimo per una roba con cui vai a chiedere alla gente 13,60 euro (in barba alla tirata contro il copyright di pagina 120. Fra l’altro Grillo si vanta del materiale gratuitamente scaricabile dal suo sito, come se gli altri partiti facessero pagare la propaganda).
Ti piace vincere facile?
Come dicevo, è un libro di propaganda per il Movimento 5 Stelle e per il suo uomo-immagine, Beppe Grillo. In questa operazione viene praticata la tattica ponci po po po pon: con l'intento di vincere facile si selezionano solo le critiche cretine, come quelle di Mastella. Oppure le uscite di un politico vengono palesemente distorte: a pagina 44 viene ricostruita la vicenda della condanna di Previti, all'epoca Bertinotti rispose al blog spiegando i tempi di legge per la decadenza. A pagina 45 Grillo scrive "Poi, però, Bertinotti mise in discussione alla Camera l'espulsione di Previti", come se non fosse già in discussione prima dell'intervento di Grillo stesso.
In tutto il libro l'unica critica ficcante che viene trattata è quella sul ruolo della Casaleggio Associati come vero motore del M5S. Ovviamente con "trattazione" si intende che a pagina 11 ci viene detto che la Casaleggio non fa altro che curare il sito Beppegrillo.it, organizzare il V-day e contribuire alla creazione del M5S. Informazione, mobilitazione e organizzazione. In un partito classico vorrebbe dire avere in mano i nodi essenziali del partito. Inoltre, uno dei leit-motiv del libro è che "in rete vale uno" (pagg 7-15), non si capisce allora a che titolo Grillo e Casaleggio impongono l'organizzazione del movimento con un dirigismo che neanche Togliatti ai tempo d'oro. L'argomentazione principale usata nel libro è:"perchè si". Pur avendo un apparato di note, molte delle note riferiscono a scritti degli stessi Casaleggio e Grillo, si fa ricorso a uno sfrenato name dropping, incuranti delle contraddizioni tra le tesi sostenute dai citati e quelle del libro.
Il feticismo della rete
Il nocciolo dell'ideologia grillina è che la rete rivoluzionerà completamente i rapporti sociali, in senso solamente positivo. Addirittura si spinge a giudicare la rete come "anticapitalista" di natura (pag. 8). In realtà la parola "anticapitalista" è usata a caso, infatti pone l'eliminazione di ogni attività senza valore aggiunto come una delle leggi fondamentali della rete (pag.5). In tutto il libro c'è un'enfasi e un ottimismo da sembrare fantascienza anni '50. Roba tipo "Gli oggetti saranno dotati di un'intelligenza propria, alimentata dalla rete" (pag. 173), oppure che non usciremo di casa perché costruiremo gli oggetti dal nostro terminale di rete (pagg.132-133). Tutto il discorso di Grillo sulla rete è profondamente contraddittorio. Per propagandare l'onnipotenza della rete nella diffusione delle informazioni, ricorda il caso di Seigenthaler, che ha avuto la sifga di avere la pagina di Wikipedia hackerata da qualcuno che gli attribuiva la responsabilità dell'omicidio di JF Kennedy, nonostante la rimozione e la totale estraneità ai fatti, viene lo stesso considerato colpevole da molti (pag. 40). Poco dopo, però, assicura che per quanto su internet si possano diffondere bugie, sulla rete le bugie non sopravvivono. Perchè? Perchè si. Punto. Secondo me il punto è stato preso bene da Wu Ming 1: negli anni '90 Grillo sfasciava i computer contro la nuova dittatura telematica, ora pensa che internet libererà automaticamente l'umanità, ma la logica è la stessa, le cose o sono Buone o sono Cattive. Grillo non vede la complessità di un mezzo come la rete, non vede le relazioni sociali che stanno dietro alla rete (per esempio, in tutto il libro non si accenna al fatto che la rete è una roba fisica, i server hanno proprietari, i cavi e i ripetitori hanno proprietari etc etc). Viene esaltata la figura del prosumer (pag. 3) o cose come Amazon Hit (pag.184), ovviamente senza essere in grado di vedere le forme di sfruttamento che stanno dietro a questi tipo di lavoro (mi permetto di consigliare Felici e Sfruttati di Carlo Formenti)
Di cultura convergente manco a parlarne, il mondo di Grillo è un universo manicheo in cui ci sono da una parte i cittadini informati dalla rete e quelli disinformati dai media tradizionale. Di un'analisi seria sull'informazione su internet non c'è traccia. Basterebbe dire su internet i siti di informazione preponderanti sono Repubblica, Corriere, Stampa e Sole24Ore. Il blog di Beppe Grillo fa circa duecentomila contatti quotidiani, che, se uno si fa un paragone, è un po' come Il Manifesto dei tempi d'oro.
I Consigli degli acquisti delle Giovani Marmotte
Una delle cose più stranianti del libro è che all'improvviso calano pagine e pagine di banalità. Da pagina 86 a pagina 88 il libro spiega cosa siano i virus informatici e perchè è bene non cliccare su qualsiasi link si riceva per posta, con lo stesso tono dei libri didattici della Disney. A volte mi aspettavo di girare la pagina e trovare la ricetta per la crostata di Nonna Papera. In tutto il libro sono presenti dei veri e propri spot di nuovi servizi informatici provenienti dall'America, a tratti sembra una brochure pubblicitaria. Daltronde Gianroberto Casaleggio di mestiere fa marketing.
Signora mia, la politica è tutta un magna magna
Ovviamente, il corollario della diffusione ovunque della rete è la scomparsa della politica dei partiti. Il gioco, come già detto, è facile, quando hai di fronte Mastella. Però, la politica fa schifo, tranne quella americana. In America è buono Obama perchè ha fatto foundraising attraverso internet liberandosi dalla pressione delle lobbies (pag. 29 e seguenti), e sono buoni i tea-parties perchè si organizzano via internet (pag. 32). Ovviamente, di riscontri sulla libertà di Obama dalle lobbies non è dato sapere. Vengono esaltati i movimenti nati da internet ed estranei alla politica dei partiti: le primavere arabe, gli indignados spagnoli e il M5S. Non si parla del ruolo dei sindacati tunisini o dell'esercito egiziano, non si dice che gli indignados non rifiutano i partiti tout-court ma solo i due partiti del bipolarismo e che uno dei leader degli indignados è stato eletto con l'Izquierda Unida.
L'obiettivo politico è ovviamente sponsorizzare il M5S. A questo fine tutto il resto della politica deve scomparire. E se servono dei trucchetti, vabbè... A pagina 9 c'è un passaggio ambiguo che illustra molto bene il tipo di retorica di Grillo:"[la Tav] è un 'opera insensata, come hanno affermato diversi esperti, economisti e professori universitari, tra i quali Marco Ponti del Politecnico di Milano, la cui voce è stata riportata in questi anni soltanto da beppegrillo.it e dal Fatto Quotidiano". Lo squallore sta nel fatto che mentre si parla dell'individuo Marco Ponti (fra l'altro, è falso, Ponti ha scritto anche sul Manifesto) si indica la parte per il tutto, facendo sembrare che nessun altro mezzo d'informazione abbia seguito le ragioni dei NO-Tav (Liberazione, il Manifesto, Radio Popolare, Radio Onda D'Urto, in certi momenti addirittura Repubblica). Vale la pena notare che il maggiore azionista del Fatto Quotidiano è Chiarelettere, casa editrice per cui viene pubblicato Siamo In Guerra. A pagina 169 "la battaglia contro gli inceneritori è iniziata con la nascita del blog beppegrillo.it", come se prima non ci fosse nulla. Così per tutte le altre questioni nominate: esiste solo quello che ha fatto Beppe.
In Conclusione: Una brutto collage dei post del blog di Grillo e delle brochure della Casaleggio Associati, agiografico e incoerente. Sostanzialmente inutile anche a chi volesse fare una lettura critica del M5S. Questa stessa recensione è più uno sfogo nervoso per il tempo perso che altro.
Uno dei pochi libri che ho abbandonato. Ho trovato molto più banali e supponenti le elucubrazione messe in bocca alle protagoniste che i luoghi comuni contro cui il libro vorrebbe scagliarsi.
Può essere interessante come percorso personale di uno studioso cresciuto a pane e nuovi media che rompe la gabbia e si aggira nel disastrato mondo delle sinistre dell'ultimo decennio, alla ricerca di un pensiero (preferibilmente rivoluzionario, ma non si sputa su un po' di riformismo serio) che rie
... (continue)
Può essere interessante come percorso personale di uno studioso cresciuto a pane e nuovi media che rompe la gabbia e si aggira nel disastrato mondo delle sinistre dell'ultimo decennio, alla ricerca di un pensiero (preferibilmente rivoluzionario, ma non si sputa su un po' di riformismo serio) che riesca a fare i conti con la realtà. E, devo dire, non sono privo di identificazione (parzialmente) autobiografica, grazie anche alla formazione lasciatami in eredità dagli anni dell'Università di Bergamo.
Detto questo, il Formenti si presenta in maniera onesta: dopo anni di titoli accademici di comparazione tra i Castells, Florida, Negri&Hardt, epigoni dell'hackerismo e altri autori "2.0", è giunta l'ora di buttarla un po' in caciara! O per dirla meglio: di fare un libro ad elevato tasso di polemica, esplicitamente indirizzato a smuovere le acque di una sinistra italiana che ha ormai come orizzonte teorico i pastoni di Internazionale (l'Economist + Negri + Anderson... uau!)
Certo, non dice nulla di nuovo (a parte il commentario sul caso Wiki"segretidipulcinela"leaks), però l'obiettivo di aprire le finestre dell'asfittico mondo del dibattito culturale ddesinistra comincia a essere raggiunto: lo recensisce Linus, lo recensisce Mario Tronti, c'ha il blog su Micromega... Insomma, dopo le infatuazione da NoLogo abbiamo bisogno di un bel reverse, questo non sarà SiLogo, ma quantomeno si inizia a parlare
I senza-tempo
Più che fantascienza è un horror con qualche elemento steampunk e una spruzzata di spiegazione parascientifica (la fisica quantistica usata ad capocchiam) per giustificare la partecipazione ad Urania.continue)
Chiarissima un'influenza di Dylan nell'immaginario splatter, in certe descrizioni sembra di rivider ... (
Più che fantascienza è un horror con qualche elemento steampunk e una spruzzata di spiegazione parascientifica (la fisica quantistica usata ad capocchiam) per giustificare la partecipazione ad Urania.
Chiarissima un'influenza di Dylan nell'immaginario splatter, in certe descrizioni sembra di rividere i cadaveri che si sciolgono nella Zona del Crepuscolo. Chiara anche la metafora facilefacile dei Senza-Tempo, essere vecchi di centinaia di anni che occupano posti di potere e si mantengono divorando i giovani.
Vorrebbe essere fantascientifica anche la parte ambientata nel futuro italiano, 2030espicci, purtroppo rimane schiacciato su un futuro come poteva essere immaginato negli anni '90 (appunto, negli anni gloriosi di Dylan Dog e Nathan Never) e intere pagine in cui invece l'ambientazione futura viene praticamente scordata, scritte come se fossero ambientate nel presente.
Qua e là non si capisce se si vuole puntare su un uso straniante dei tempi verbali o se c'è bisogno di editing (probabilmente, entrambe le cose).
Tanti difetti, ma anche un certo mestiere e una storia che decolla nelle parti prettamente horror. Con più impegno sulla parte sci-fi/controstorica sarebbe potuto essere un piccolo snodo del fantastico italiano.
Gramsci, Manzoni e mia suocera
Leggendo (sempre meno, dato che Repubblica ormai va usata solo per incartare il pesce) gli interventi di Diamanti degli ultimi temi, avevo avuto l'impressione che ormai tendesse a inventarsi delle categorie interpretative nuove ogni volta.continue)
Ed effettivamente in questo libretto (svelto e poco approfon ... (
Leggendo (sempre meno, dato che Repubblica ormai va usata solo per incartare il pesce) gli interventi di Diamanti degli ultimi temi, avevo avuto l'impressione che ormai tendesse a inventarsi delle categorie interpretative nuove ogni volta.
Ed effettivamente in questo libretto (svelto e poco approfondito, come da stile-Mulino) Diamanti esprima la sua disaffezione alle categorie dominanti, alle elaborazioni sulla fine delle identità e dei "vecchi modi di far politica" e sulla nuova politica mediatizzata e personalizzata.
Diamanti sostanzialmente propone di incrociare le tecniche di ricerca di massa (i sondaggi, per dirla brevemente) e le conoscenze di senso comune ricavate "dalle suocere". Un metodo che in se non sembrerebbe sbagliato, ma che applicato alla piccola trattazione della Lega presente nel volume, appare insufficiente.
Diamanti davvero pensa che le difficoltà avute dalla Lega durante il centocinquantenario dell'Unità siano spiegabili coi sondaggi per cui agli italiani piacciono Garibaldi e Cavour? O c'erano movimenti nella società in azione in quel momento che non si riuscivano a leggere solo con sondaggi generali e conoscienze personali?
Probabilmente la narrazione dominante sulla "democrazia mediatica" non è la sola di cui ci si debba liberare per capire qualcosa. Bisogna quantomeno liberarsi anche dal tabù sulle analisi di classe...
Siamo in guerra
Premessa: essendo un libro di propaganda, non mi aspettavo la trattazione approfondita di ogni argomento, la trattazione delle tesi contrarie o un discorso che mettesse in discussione le contraddizioni interne del Movimento 5 Stelle.continue)
Però la coerenza interna del discorso, sì, quella me l'aspettavo. ... (
Premessa: essendo un libro di propaganda, non mi aspettavo la trattazione approfondita di ogni argomento, la trattazione delle tesi contrarie o un discorso che mettesse in discussione le contraddizioni interne del Movimento 5 Stelle.
Però la coerenza interna del discorso, sì, quella me l'aspettavo. Mi sembrerebbe il minimo per una roba con cui vai a chiedere alla gente 13,60 euro (in barba alla tirata contro il copyright di pagina 120. Fra l’altro Grillo si vanta del materiale gratuitamente scaricabile dal suo sito, come se gli altri partiti facessero pagare la propaganda).
Ti piace vincere facile?
Come dicevo, è un libro di propaganda per il Movimento 5 Stelle e per il suo uomo-immagine, Beppe Grillo. In questa operazione viene praticata la tattica ponci po po po pon: con l'intento di vincere facile si selezionano solo le critiche cretine, come quelle di Mastella. Oppure le uscite di un politico vengono palesemente distorte: a pagina 44 viene ricostruita la vicenda della condanna di Previti, all'epoca Bertinotti rispose al blog spiegando i tempi di legge per la decadenza. A pagina 45 Grillo scrive "Poi, però, Bertinotti mise in discussione alla Camera l'espulsione di Previti", come se non fosse già in discussione prima dell'intervento di Grillo stesso.
In tutto il libro l'unica critica ficcante che viene trattata è quella sul ruolo della Casaleggio Associati come vero motore del M5S. Ovviamente con "trattazione" si intende che a pagina 11 ci viene detto che la Casaleggio non fa altro che curare il sito Beppegrillo.it, organizzare il V-day e contribuire alla creazione del M5S. Informazione, mobilitazione e organizzazione. In un partito classico vorrebbe dire avere in mano i nodi essenziali del partito. Inoltre, uno dei leit-motiv del libro è che "in rete vale uno" (pagg 7-15), non si capisce allora a che titolo Grillo e Casaleggio impongono l'organizzazione del movimento con un dirigismo che neanche Togliatti ai tempo d'oro.
L'argomentazione principale usata nel libro è:"perchè si". Pur avendo un apparato di note, molte delle note riferiscono a scritti degli stessi Casaleggio e Grillo, si fa ricorso a uno sfrenato name dropping, incuranti delle contraddizioni tra le tesi sostenute dai citati e quelle del libro.
Il feticismo della rete
Il nocciolo dell'ideologia grillina è che la rete rivoluzionerà completamente i rapporti sociali, in senso solamente positivo. Addirittura si spinge a giudicare la rete come "anticapitalista" di natura (pag. 8). In realtà la parola "anticapitalista" è usata a caso, infatti pone l'eliminazione di ogni attività senza valore aggiunto come una delle leggi fondamentali della rete (pag.5). In tutto il libro c'è un'enfasi e un ottimismo da sembrare fantascienza anni '50. Roba tipo "Gli oggetti saranno dotati di un'intelligenza propria, alimentata dalla rete" (pag. 173), oppure che non usciremo di casa perché costruiremo gli oggetti dal nostro terminale di rete (pagg.132-133).
Tutto il discorso di Grillo sulla rete è profondamente contraddittorio. Per propagandare l'onnipotenza della rete nella diffusione delle informazioni, ricorda il caso di Seigenthaler, che ha avuto la sifga di avere la pagina di Wikipedia hackerata da qualcuno che gli attribuiva la responsabilità dell'omicidio di JF Kennedy, nonostante la rimozione e la totale estraneità ai fatti, viene lo stesso considerato colpevole da molti (pag. 40). Poco dopo, però, assicura che per quanto su internet si possano diffondere bugie, sulla rete le bugie non sopravvivono. Perchè? Perchè si. Punto.
Secondo me il punto è stato preso bene da Wu Ming 1: negli anni '90 Grillo sfasciava i computer contro la nuova dittatura telematica, ora pensa che internet libererà automaticamente l'umanità, ma la logica è la stessa, le cose o sono Buone o sono Cattive. Grillo non vede la complessità di un mezzo come la rete, non vede le relazioni sociali che stanno dietro alla rete (per esempio, in tutto il libro non si accenna al fatto che la rete è una roba fisica, i server hanno proprietari, i cavi e i ripetitori hanno proprietari etc etc). Viene esaltata la figura del prosumer (pag. 3) o cose come Amazon Hit (pag.184), ovviamente senza essere in grado di vedere le forme di sfruttamento che stanno dietro a questi tipo di lavoro (mi permetto di consigliare Felici e Sfruttati di Carlo Formenti)
Di cultura convergente manco a parlarne, il mondo di Grillo è un universo manicheo in cui ci sono da una parte i cittadini informati dalla rete e quelli disinformati dai media tradizionale. Di un'analisi seria sull'informazione su internet non c'è traccia. Basterebbe dire su internet i siti di informazione preponderanti sono Repubblica, Corriere, Stampa e Sole24Ore. Il blog di Beppe Grillo fa circa duecentomila contatti quotidiani, che, se uno si fa un paragone, è un po' come Il Manifesto dei tempi d'oro.
I Consigli degli acquisti delle Giovani Marmotte
Una delle cose più stranianti del libro è che all'improvviso calano pagine e pagine di banalità. Da pagina 86 a pagina 88 il libro spiega cosa siano i virus informatici e perchè è bene non cliccare su qualsiasi link si riceva per posta, con lo stesso tono dei libri didattici della Disney. A volte mi aspettavo di girare la pagina e trovare la ricetta per la crostata di Nonna Papera.
In tutto il libro sono presenti dei veri e propri spot di nuovi servizi informatici provenienti dall'America, a tratti sembra una brochure pubblicitaria. Daltronde Gianroberto Casaleggio di mestiere fa marketing.
Signora mia, la politica è tutta un magna magna
Ovviamente, il corollario della diffusione ovunque della rete è la scomparsa della politica dei partiti. Il gioco, come già detto, è facile, quando hai di fronte Mastella.
Però, la politica fa schifo, tranne quella americana. In America è buono Obama perchè ha fatto foundraising attraverso internet liberandosi dalla pressione delle lobbies (pag. 29 e seguenti), e sono buoni i tea-parties perchè si organizzano via internet (pag. 32). Ovviamente, di riscontri sulla libertà di Obama dalle lobbies non è dato sapere.
Vengono esaltati i movimenti nati da internet ed estranei alla politica dei partiti: le primavere arabe, gli indignados spagnoli e il M5S. Non si parla del ruolo dei sindacati tunisini o dell'esercito egiziano, non si dice che gli indignados non rifiutano i partiti tout-court ma solo i due partiti del bipolarismo e che uno dei leader degli indignados è stato eletto con l'Izquierda Unida.
L'obiettivo politico è ovviamente sponsorizzare il M5S. A questo fine tutto il resto della politica deve scomparire. E se servono dei trucchetti, vabbè...
A pagina 9 c'è un passaggio ambiguo che illustra molto bene il tipo di retorica di Grillo:"[la Tav] è un 'opera insensata, come hanno affermato diversi esperti, economisti e professori universitari, tra i quali Marco Ponti del Politecnico di Milano, la cui voce è stata riportata in questi anni soltanto da beppegrillo.it e dal Fatto Quotidiano". Lo squallore sta nel fatto che mentre si parla dell'individuo Marco Ponti (fra l'altro, è falso, Ponti ha scritto anche sul Manifesto) si indica la parte per il tutto, facendo sembrare che nessun altro mezzo d'informazione abbia seguito le ragioni dei NO-Tav (Liberazione, il Manifesto, Radio Popolare, Radio Onda D'Urto, in certi momenti addirittura Repubblica). Vale la pena notare che il maggiore azionista del Fatto Quotidiano è Chiarelettere, casa editrice per cui viene pubblicato Siamo In Guerra.
A pagina 169 "la battaglia contro gli inceneritori è iniziata con la nascita del blog beppegrillo.it", come se prima non ci fosse nulla.
Così per tutte le altre questioni nominate: esiste solo quello che ha fatto Beppe.
In Conclusione: Una brutto collage dei post del blog di Grillo e delle brochure della Casaleggio Associati, agiografico e incoerente. Sostanzialmente inutile anche a chi volesse fare una lettura critica del M5S. Questa stessa recensione è più uno sfogo nervoso per il tempo perso che altro.
L'eleganza del riccio
Uno dei pochi libri che ho abbandonato.
Ho trovato molto più banali e supponenti le elucubrazione messe in bocca alle protagoniste che i luoghi comuni contro cui il libro vorrebbe scagliarsi.
Felici e sfruttati
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Panem Et NewmediaPuò essere interessante come percorso personale di uno studioso cresciuto a pane e nuovi media che rompe la gabbia e si aggira nel disastrato mondo delle sinistre dell'ultimo decennio, alla ricerca di un pensiero (preferibilmente rivoluzionario, ma non si sputa su un po' di riformismo serio) che rie ... (continue)
Può essere interessante come percorso personale di uno studioso cresciuto a pane e nuovi media che rompe la gabbia e si aggira nel disastrato mondo delle sinistre dell'ultimo decennio, alla ricerca di un pensiero (preferibilmente rivoluzionario, ma non si sputa su un po' di riformismo serio) che riesca a fare i conti con la realtà. E, devo dire, non sono privo di identificazione (parzialmente) autobiografica, grazie anche alla formazione lasciatami in eredità dagli anni dell'Università di Bergamo.
Detto questo, il Formenti si presenta in maniera onesta: dopo anni di titoli accademici di comparazione tra i Castells, Florida, Negri&Hardt, epigoni dell'hackerismo e altri autori "2.0", è giunta l'ora di buttarla un po' in caciara! O per dirla meglio: di fare un libro ad elevato tasso di polemica, esplicitamente indirizzato a smuovere le acque di una sinistra italiana che ha ormai come orizzonte teorico i pastoni di Internazionale (l'Economist + Negri + Anderson... uau!)
Certo, non dice nulla di nuovo (a parte il commentario sul caso Wiki"segretidipulcinela"leaks), però l'obiettivo di aprire le finestre dell'asfittico mondo del dibattito culturale ddesinistra comincia a essere raggiunto: lo recensisce Linus, lo recensisce Mario Tronti, c'ha il blog su Micromega...
Insomma, dopo le infatuazione da NoLogo abbiamo bisogno di un bel reverse, questo non sarà SiLogo, ma quantomeno si inizia a parlare