Simonetta Agnello Hornby non scrive “mennulara” ma “Mennulara”. E’ una ‘nciùria e in quanto tale merita rispetto tanto quanto un nome. Sono comuni in Sicilia le ‘nciùrie, appellativi finalizzati a rimarcare un difetto o una caratteristica peculiare di una persona o di una famiglia, e s
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Simonetta Agnello Hornby non scrive “mennulara” ma “Mennulara”. E’ una ‘nciùria e in quanto tale merita rispetto tanto quanto un nome. Sono comuni in Sicilia le ‘nciùrie, appellativi finalizzati a rimarcare un difetto o una caratteristica peculiare di una persona o di una famiglia, e sono tuttora esistenti o per motteggio, o probabilmente portate avanti da discendenti. La ‘nciùria acquisisce per consuetudine il potere di sostituire un nome, con effetti simili a quelli giuridici e con ovvi limiti territoriali. La Mennulara è protagonista indiscussa di questo libro, il lettore riuscirà a conoscerla solo per mezzo di racconti dei personaggi che ruotarono attorno alla sua vita. Preparatevi dunque ad avere a che fare con tanti profili, troppi per identificare una sola persona. L’autrice si è divertita a dipingere su un quadro siciliano una commedia di tutto rispetto, rimanendo fedele alle tipicità del territorio. E’ un quadro reso grottesco dalle maldicenze dei paesani sulla Mennullara, che da morta riuscirà a vendicarsi con un meccanismo epistolare bizzarro, lasciando increduli i membri della famiglia Alfallipe, i padroni presso cui prestava servizio come domestica, e non solo. Chi sia realmente la Mennulara si scoprirà soltanto verso le ultime pagine, stravolgendo in minima parte la natura comica del piccolo romanzo e introducendone una più umana e traviata.
Frammento auto-recensorio di un libro firmato Camilleri
Certo, il mari aperto aviva il sò profumo spiciali, certe vote cchiù forti, certe vote cchiù leggio. Un aduri d'alghe e d'aria salina che soprattutto nelle ure di prima matina che il soli era ancora vascio addivintava accussì pungenti da fare formicoliare le nasche. Ma, gira ca ti rigira, era sem
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Certo, il mari aperto aviva il sò profumo spiciali, certe vote cchiù forti, certe vote cchiù leggio. Un aduri d'alghe e d'aria salina che soprattutto nelle ure di prima matina che il soli era ancora vascio addivintava accussì pungenti da fare formicoliare le nasche. Ma, gira ca ti rigira, era sempri lo stisso. E il colori del mari cangiava, certo, ma svariava sempri tra il celestri del sireno e il griggiu della burrasca. 'Nveci la campagna aviva cento profumi che s'intricciavano l'uno con l'altro e addiventavano milli, dumila, la genzianella, la mintuccua, l'erba cipullina, il garofano, la sarbia, il vasilicò... E i colori? Maria quanti ci nn'erano! Lassamo perdiri il virdi a tinchité e in tutte le sfumature possibili, ma il russo e il giallo? E il blu e il viola? "A che pensi, Giurlà?". "A nenti, papà".
Ammaniti non conduce il lettore con immediatezza all'incontro di Pietro Moroni e Graziano Biglia, ma parte da una trattazione parallela delle loro vite estremamente divergenti. Il primo, timido adolescente, vittima del classico e malsano bullismo; il secondo, playboy quarantenne in piena involuzione
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Ammaniti non conduce il lettore con immediatezza all'incontro di Pietro Moroni e Graziano Biglia, ma parte da una trattazione parallela delle loro vite estremamente divergenti. Il primo, timido adolescente, vittima del classico e malsano bullismo; il secondo, playboy quarantenne in piena involuzione. A prima impressione appare un quadro soggettivo banale, per via della descrizione fisica e caratteriale di Graziano che induce a porsi qualche interrogativo sul genere di storia con cui si avrà a che fare. E' un personaggio derisibile in toto e Ammaniti di certo non lo aiuta quando introduce il quadro della madre, il clou della pedanteria domestica che ingenera in certi casi un sentimento di pena per quel povero figlio donnaiolo. Ma si sa, il coinvolgimento del lettore comporta d'altronde un accrescimento del suo interesse anche per mezzo di personaggi distanti da un comune apprezzamento. E così ci si ritrova intrappolati nella storia di un personaggio da reality televisivo, oltre che di un amabile ragazzino sventurato, perchè proprio in un quadro così comune sono inseriti i giusti input che provocano movimenti motori involontari, fascicolazioni alle dita che magicamente sfogliano le pagine una dopo l'altra senza un preciso comando del cervello. Sono le emozioni a comandare.
Una donna che dice che per anni la gente si è fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro ed organizzato e che nessuno si rende conto della noia che sarebbe stata una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà e piani regolatori, e tassato e irrigimentato. Che nessuno ha
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Una donna che dice che per anni la gente si è fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro ed organizzato e che nessuno si rende conto della noia che sarebbe stata una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà e piani regolatori, e tassato e irrigimentato. Che nessuno ha lasciato spazio all'avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare su un ottovolante o al cinema, emozioni finte insomma. Che tutte queste cose precludevano l'ebbrezza, l'eccitazione, la gioia, la scoperta. Una donna simile è la persona a cui Palahniuk nel suo romanzo ha dato il ruolo di pazza. La pazzia più geniale, quella che nell'inadaguetezza dei tempi e dei luoghi in cui si manifesta dice sempre la sacrosanta verità, rimanendo pur sempre pazzia ma non per sua natura, semmai per l'incomprensione degli altri. Palahniuk fa riflettere molto oltre a divertire e coinvolgere. E il messaggio finale che comunica fa venir voglia di rileggere il libro dall'inizio per capire meglio piccole frasi da qualche parte contenute in pagine segnate con orecchioni e soprattutto per soffermarsi sulle prime parole con cui apre il cap. I: "Se stai per metterti a leggere, evita." Non evitate, vale la pena di andare avanti.
La parte centrale di questo libro è l'unica ad avermi divertita, tutto il resto è noia. Chinaski è un gran bel personaggio, un gran bel personaggio stronzo, di quelli da odiare o da amare senza mezze misure. Ma la storia, queste monotone Poste degli Stati Uniti d'America che tediano la sua esistenza
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La parte centrale di questo libro è l'unica ad avermi divertita, tutto il resto è noia. Chinaski è un gran bel personaggio, un gran bel personaggio stronzo, di quelli da odiare o da amare senza mezze misure. Ma la storia, queste monotone Poste degli Stati Uniti d'America che tediano la sua esistenza, hanno tediato anche me.
La mennulara
Simonetta Agnello Hornby non scrive “mennulara” ma “Mennulara”. E’ una ‘nciùria e in quanto tale merita rispetto tanto quanto un nome. Sono comuni in Sicilia le ‘nciùrie, appellativi finalizzati a rimarcare un difetto o una caratteristica peculiare di una persona o di una famiglia, e s ... (continue)
Simonetta Agnello Hornby non scrive “mennulara” ma “Mennulara”. E’ una ‘nciùria e in quanto tale merita rispetto tanto quanto un nome. Sono comuni in Sicilia le ‘nciùrie, appellativi finalizzati a rimarcare un difetto o una caratteristica peculiare di una persona o di una famiglia, e sono tuttora esistenti o per motteggio, o probabilmente portate avanti da discendenti. La ‘nciùria acquisisce per consuetudine il potere di sostituire un nome, con effetti simili a quelli giuridici e con ovvi limiti territoriali.
La Mennulara è protagonista indiscussa di questo libro, il lettore riuscirà a conoscerla solo per mezzo di racconti dei personaggi che ruotarono attorno alla sua vita. Preparatevi dunque ad avere a che fare con tanti profili, troppi per identificare una sola persona. L’autrice si è divertita a dipingere su un quadro siciliano una commedia di tutto rispetto, rimanendo fedele alle tipicità del territorio. E’ un quadro reso grottesco dalle maldicenze dei paesani sulla Mennullara, che da morta riuscirà a vendicarsi con un meccanismo epistolare bizzarro, lasciando increduli i membri della famiglia Alfallipe, i padroni presso cui prestava servizio come domestica, e non solo. Chi sia realmente la Mennulara si scoprirà soltanto verso le ultime pagine, stravolgendo in minima parte la natura comica del piccolo romanzo e introducendone una più umana e traviata.
Il sonaglio
Certo, il mari aperto aviva il sò profumo spiciali, certe vote cchiù forti, certe vote cchiù leggio. Un aduri d'alghe e d'aria salina che soprattutto nelle ure di prima matina che il soli era ancora vascio addivintava accussì pungenti da fare formicoliare le nasche. Ma, gira ca ti rigira, era sem ... (continue)
Certo, il mari aperto aviva il sò profumo spiciali, certe vote cchiù forti, certe vote cchiù leggio. Un aduri d'alghe e d'aria salina che soprattutto nelle ure di prima matina che il soli era ancora vascio addivintava accussì pungenti da fare formicoliare le nasche. Ma, gira ca ti rigira, era sempri lo stisso. E il colori del mari cangiava, certo, ma svariava sempri tra il celestri del sireno e il griggiu della burrasca. 'Nveci la campagna aviva cento profumi che s'intricciavano l'uno con l'altro e addiventavano milli, dumila, la genzianella, la mintuccua, l'erba cipullina, il garofano, la sarbia, il vasilicò... E i colori? Maria quanti ci nn'erano! Lassamo perdiri il virdi a tinchité e in tutte le sfumature possibili, ma il russo e il giallo? E il blu e il viola?
"A che pensi, Giurlà?".
"A nenti, papà".
Ti prendo e ti porto via
Ammaniti non conduce il lettore con immediatezza all'incontro di Pietro Moroni e Graziano Biglia, ma parte da una trattazione parallela delle loro vite estremamente divergenti. Il primo, timido adolescente, vittima del classico e malsano bullismo; il secondo, playboy quarantenne in piena involuzione ... (continue)
Ammaniti non conduce il lettore con immediatezza all'incontro di Pietro Moroni e Graziano Biglia, ma parte da una trattazione parallela delle loro vite estremamente divergenti. Il primo, timido adolescente, vittima del classico e malsano bullismo; il secondo, playboy quarantenne in piena involuzione.
A prima impressione appare un quadro soggettivo banale, per via della descrizione fisica e caratteriale di Graziano che induce a porsi qualche interrogativo sul genere di storia con cui si avrà a che fare. E' un personaggio derisibile in toto e Ammaniti di certo non lo aiuta quando introduce il quadro della madre, il clou della pedanteria domestica che ingenera in certi casi un sentimento di pena per quel povero figlio donnaiolo.
Ma si sa, il coinvolgimento del lettore comporta d'altronde un accrescimento del suo interesse anche per mezzo di personaggi distanti da un comune apprezzamento.
E così ci si ritrova intrappolati nella storia di un personaggio da reality televisivo, oltre che di un amabile ragazzino sventurato, perchè proprio in un quadro così comune sono inseriti i giusti input che provocano movimenti motori involontari, fascicolazioni alle dita che magicamente sfogliano le pagine una dopo l'altra senza un preciso comando del cervello. Sono le emozioni a comandare.
Soffocare
Una donna che dice che per anni la gente si è fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro ed organizzato e che nessuno si rende conto della noia che sarebbe stata una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà e piani regolatori, e tassato e irrigimentato. Che nessuno ha ... (continue)
Una donna che dice che per anni la gente si è fatta in quattro per trasformare il mondo in un luogo sicuro ed organizzato e che nessuno si rende conto della noia che sarebbe stata una volta che il mondo fosse stato suddiviso in proprietà e piani regolatori, e tassato e irrigimentato. Che nessuno ha lasciato spazio all'avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare su un ottovolante o al cinema, emozioni finte insomma. Che tutte queste cose precludevano l'ebbrezza, l'eccitazione, la gioia, la scoperta. Una donna simile è la persona a cui Palahniuk nel suo romanzo ha dato il ruolo di pazza. La pazzia più geniale, quella che nell'inadaguetezza dei tempi e dei luoghi in cui si manifesta dice sempre la sacrosanta verità, rimanendo pur sempre pazzia ma non per sua natura, semmai per l'incomprensione degli altri. Palahniuk fa riflettere molto oltre a divertire e coinvolgere. E il messaggio finale che comunica fa venir voglia di rileggere il libro dall'inizio per capire meglio piccole frasi da qualche parte contenute in pagine segnate con orecchioni e soprattutto per soffermarsi sulle prime parole con cui apre il cap. I: "Se stai per metterti a leggere, evita."
Non evitate, vale la pena di andare avanti.
Post Office
La parte centrale di questo libro è l'unica ad avermi divertita, tutto il resto è noia. Chinaski è un gran bel personaggio, un gran bel personaggio stronzo, di quelli da odiare o da amare senza mezze misure. Ma la storia, queste monotone Poste degli Stati Uniti d'America che tediano la sua esistenza ... (continue)
La parte centrale di questo libro è l'unica ad avermi divertita, tutto il resto è noia. Chinaski è un gran bel personaggio, un gran bel personaggio stronzo, di quelli da odiare o da amare senza mezze misure. Ma la storia, queste monotone Poste degli Stati Uniti d'America che tediano la sua esistenza, hanno tediato anche me.