"L'arte del gran signore, purtroppo, è una bell'arte ma ci vogliono mezzi che io non possedevo e che fino allora mi erano stati forniti dalla minchionaggine umana."
Vi presento Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come conte Alessandro Cagliostro. Visse nel XVIII secolo, cucendosi ad
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"L'arte del gran signore, purtroppo, è una bell'arte ma ci vogliono mezzi che io non possedevo e che fino allora mi erano stati forniti dalla minchionaggine umana."
Vi presento Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come conte Alessandro Cagliostro. Visse nel XVIII secolo, cucendosi addosso le vesti di un mito che l'ingenuità, la fiducia e la poca avvedutezza del genere umano gli permisero di indossare. Alchimista, esoterista e medico, esercitava tali arti alternandole a quelle di scroccone, truffatore e avventuriero. Conoscitore dei caratteri, riusciva a cogliere con immediatezza anche le più impercettibili sfaccettature della personalità per trarre un profitto. Possedeva il segreto di affascinare la gente, di far credere quello che egli voleva. Potere che ad un tratto si tramutò in qualcosa di più grande, per esso stesso inspiegabile, bastandogli osservare gli occhi degli ammalati perchè gli si rivelasse la sofferenza. Era una specie di divinazione di cui non si dava spiegazione, probabilmente il soggiogamento produceva effetti talmente devastanti che coinvolse anche la sua forza di volontà. Convinceva sé e gli altri che tali poteri avessero un dominio indiscusso. Sorprendenti i modi in cui riusciva a campare e ad arricchirsi sempre a discapito altrui, seppur curando poveri e disgraziati senza chiedere nulla in cambio. Non stupisca però questo apparente animo benevolo che spesso era finalizzato ad attirare i signori di Corte e costruirsi una cerchia di conoscenze convenienti. Da buon amante di tuttò ciò che si velava di mistero, aderì alla massoneria, arrivandone a fondare anche una loggia. Uomo risoluto e capace di dominare le situazioni ma non per questo privo di debolezze. Una fra queste era Palermo. Mascherava di mistero anche le sue origini nell'affermare che era figlio del mondo e di nessuna terra in particolare. Ma Natoli, da buon siciliano, non poté non inserire nel suo romanzo parole di un amore ancestrale che Cagliostro in cuor suo custodiva. Nell'ultimo suo ritorno in terra natìa egli diceva: "mi sentii alitare sul volto l'aria della mia fanciullezza". Un'aria ancora oggi rimasta invariata e primo elemento di riconoscimento dei nostri territori. Apparirà come un dato banale e di poco conto per molti, ma l'aria della Sicilia è come il fiato di una puerpera per il suo neonato, è tepore e maternità ristoratrice durante lo sbarco da un aereo. E' il primo elemento che faccia subito maturare la consapevolezza di essere a casa ad un siciliano. L'amore per la mia terra mi ingenera una commozione che mi induce a divagare, ma questa è un'altra storia... Le donne hanno un ruolo predominante in questo libro, a testimonianza del fatto che Cagliostro era molto sensibile al loro fascino. Seppur avesse sposato Lorenza Feliciani, sua compagna nell'amore e nelle scapestrataggini, consumò non poche relazioni con quante più dame incrociasse nel suo cammino. Dalle modeste ricerche che ho effettuato per approfondire un po' questo personaggio, ho scoperto la tendenza - o forse sarebbe meglio parlare di consolidata pratica - di indurre Lorenza nelle braccia dei vari signorotti per completare le truffe a loro danno. Ma Natoli non ne fa cenno, anzi, costruisce un quadro di profonda gelosia ove Cagliostro lamenta e teme l'infedeltà al talamo nuziale della sua sposa, cogliendola sovente in fallo ma perdonandole il peccato. E' l'unica persona che conosce la sua verà identità in fondo, ormai confusa agli occhi dei più dalla moltitudine di nomi che il suo spirito truffaldino lo obbliga ad assumere.
Costui è Cagliostro. Ma fate attenzione e scindete la realtà dalla finzione. Natoli è un ottimo scrittore ed è dotato di una fantasia sopraffina che sarebbe capace di tramutare il falso in verità ad uno schioccare di dita. Nello scrivere questo libro ricorre, giustamente, a diversi documenti spesso citati e che con qualche sforzo mosso da instancabile curiosità potrebbero essere rinvenuti in biblioteche o Archivi Nazionali. Ma non bisogna dimenticare il fine precipuo del nostro caro autore, ovvero quello di appassionare, arricchendo il racconto di quei particolari che farebbero gola anche al più disinteressato alla lettura. Riesce quindi nel suo intento e appassiona, soggiogando gli occhi del lettore quasi come il suo protagonista era solito fare. E' probabile che traendo ispirazione dal mito di Cagliostro ne abbia appreso le arti fascinatorie, esercitandole nero su bianco. Ma questa è in realtà un'impressione degna di smentita perché lo stile di Natoli è rinvenibile in maniera inequivocabile in ogni suo romanzo. Sta a voi apprezzarlo o meno, ma per poterlo fare dovrete prima tastarne le capacità. Difficilmente rimarrete delusi.
Invitereste mai una persona ad addomesticarvi? Non credo. Cosa siamo noi se non uomini, pensanti, raziocinanti. Non animali, non istintivi, non selvatici. Difficile infatti credere che un uomo abbia bisogno di essere "addomesticato", ma ci pensate? Eppure Saint-Exupéry usa questa parola non una sola
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Invitereste mai una persona ad addomesticarvi? Non credo. Cosa siamo noi se non uomini, pensanti, raziocinanti. Non animali, non istintivi, non selvatici. Difficile infatti credere che un uomo abbia bisogno di essere "addomesticato", ma ci pensate? Eppure Saint-Exupéry usa questa parola non una sola volta e ci costruisce un intero episodio del suo libro. "Addomesticami" non è però la richiesta di un uomo ad un altro uomo, è una parola pronunciata da un animale. L'autore si rivolge in questo modo ai bambini, creando personaggi di fantasia, senza riprodurre un rapporto umano ed ovvio, permettendo così alla volpe di pronunciare quella fatidica parola conforme alla sua natura di animale, "addomesticami", per spiegare ai bambini cosa significhi l'amicizia, come si faccia a creare un'amicizia.
Addomesticare vuol dire secondo la volpe "creare legami", coltivare un rapporto nel terreno del tempo, farlo maturare innaffiandolo con l'acqua delle emozioni per vedere infine sbocciare il fiore dell'amicizia. Un'amicizia sincera, fraterna, disinteressata, ornata di momenti e ricordi che segnano la memoria ed arricchiscono il legame creato. Sono emozioni, tutte emozioni, splendide emozioni. E l'uomo non può dimenticarsene, non può fare a meno di esse, vive per esse. Così come la volpe si sente viva a vedere l'oro del grano, quel colore gli rammenta con prepotenza i riccioli biondi del suo amico Piccolo Principe e le piace, quella sensazione le piace. Il grano che prima non aveva alcuna importanza adesso ha un valore enorme, gli smuove i ricordi e dai ricordi le emozioni. La volpe continua ad insegnare al suo amico e valorizza anche i particolari, come il ritrovarsi sempre alla stessa ora, alle quattro del pomeriggio ad esempio, perchè così "dalle tre io comincerò ad essere felice", è così che prepara il suo cuore. Ma quando il Piccolo Principe sarà costretto ad andare e lasciare la sua amica volpe, le chiederà perchè avesse insistito affinché l'addomesticasse, la colpevolizza per quel dolore derivante dalla partenza. La volpe, pur addolorata, ritrova nei ricordi la consolazione, dicendo che qualcosa c'ha guadagnato dalla loro amicizia, c'ha guadagnato "il colore del grano". L'importanza della loro amicizia non sarà dimenticata ma verrà conservata e luccicherà col colore del grano. Sarà difficile dimenticare un'amicizia perduta, perduta per chissà quale ragione, perché ci sarà sempre un oggetto di questa Terra a scuotere la nostra memoria.
Pensate che assurdità che un libro simile sia diventato un long seller, uno dei libri più tradotti e conosciuti al mondo, pensate che assurdità che i grandi gli abbiano concesso questo titolo e questa importanza. I piccoli non hanno questo potere. I grandi hanno recepito quindi il significato delle parole di Saint-Exupéry, l'hanno colto. Sono stati messi alle strette, c'è voluto un linguaggio banale, elementare per colpirli ed ammettere un "è verò, è così, questa è l'amicizia". Sapete, è proprio questo che mi ha colpito, lo scorgere una contrapposizione tra linguaggio e temi, un linguaggio semplice per temi importanti. E' stato come se Saint-Exupéry mi avesse preso sulle sue ginocchia e mi avesse rispiegato cosa fosse l'amicizia. Io già lo sapevo, ma le sue parole mi hanno affrancata dalla maturità e ricondotta in un mondo innocente, regalandomi una nuova chiave di lettura per il suo libro e per la mia vita: "non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi". Paragonerei la dolcezza di questo libro al movimento di una piuma in aria, è come se mi fosse oscillata dentro fino a poggiarsi sul cuore.
Il fascino e la sensualità delle donne rende questo libro allettante, tanto quanto quei dolci in copertina che a fine lettura viene voglia di addentare, gustare, estasiarsene per concludere in bellezza. La Sicilia è lo scenario che dà il tocco di grazia con una Palermo cementificata e nonostante ciò
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Il fascino e la sensualità delle donne rende questo libro allettante, tanto quanto quei dolci in copertina che a fine lettura viene voglia di addentare, gustare, estasiarsene per concludere in bellezza. La Sicilia è lo scenario che dà il tocco di grazia con una Palermo cementificata e nonostante ciò conservatrice delle sue bellezze più antiche, e col suo dialetto che ne rivela la vera e cruda essenza.
Cagliostro
"L'arte del gran signore, purtroppo, è una bell'arte ma ci vogliono mezzi che io non possedevo e che fino allora mi erano stati forniti dalla minchionaggine umana."
Vi presento Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come conte Alessandro Cagliostro. Visse nel XVIII secolo, cucendosi ad ... (continue)
"L'arte del gran signore, purtroppo, è una bell'arte ma ci vogliono mezzi che io non possedevo e che fino allora mi erano stati forniti dalla minchionaggine umana."
Vi presento Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come conte Alessandro Cagliostro. Visse nel XVIII secolo, cucendosi addosso le vesti di un mito che l'ingenuità, la fiducia e la poca avvedutezza del genere umano gli permisero di indossare. Alchimista, esoterista e medico, esercitava tali arti alternandole a quelle di scroccone, truffatore e avventuriero. Conoscitore dei caratteri, riusciva a cogliere con immediatezza anche le più impercettibili sfaccettature della personalità per trarre un profitto. Possedeva il segreto di affascinare la gente, di far credere quello che egli voleva. Potere che ad un tratto si tramutò in qualcosa di più grande, per esso stesso inspiegabile, bastandogli osservare gli occhi degli ammalati perchè gli si rivelasse la sofferenza. Era una specie di divinazione di cui non si dava spiegazione, probabilmente il soggiogamento produceva effetti talmente devastanti che coinvolse anche la sua forza di volontà. Convinceva sé e gli altri che tali poteri avessero un dominio indiscusso. Sorprendenti i modi in cui riusciva a campare e ad arricchirsi sempre a discapito altrui, seppur curando poveri e disgraziati senza chiedere nulla in cambio. Non stupisca però questo apparente animo benevolo che spesso era finalizzato ad attirare i signori di Corte e costruirsi una cerchia di conoscenze convenienti. Da buon amante di tuttò ciò che si velava di mistero, aderì alla massoneria, arrivandone a fondare anche una loggia.
Uomo risoluto e capace di dominare le situazioni ma non per questo privo di debolezze. Una fra queste era Palermo. Mascherava di mistero anche le sue origini nell'affermare che era figlio del mondo e di nessuna terra in particolare. Ma Natoli, da buon siciliano, non poté non inserire nel suo romanzo parole di un amore ancestrale che Cagliostro in cuor suo custodiva. Nell'ultimo suo ritorno in terra natìa egli diceva: "mi sentii alitare sul volto l'aria della mia fanciullezza". Un'aria ancora oggi rimasta invariata e primo elemento di riconoscimento dei nostri territori. Apparirà come un dato banale e di poco conto per molti, ma l'aria della Sicilia è come il fiato di una puerpera per il suo neonato, è tepore e maternità ristoratrice durante lo sbarco da un aereo. E' il primo elemento che faccia subito maturare la consapevolezza di essere a casa ad un siciliano. L'amore per la mia terra mi ingenera una commozione che mi induce a divagare, ma questa è un'altra storia...
Le donne hanno un ruolo predominante in questo libro, a testimonianza del fatto che Cagliostro era molto sensibile al loro fascino. Seppur avesse sposato Lorenza Feliciani, sua compagna nell'amore e nelle scapestrataggini, consumò non poche relazioni con quante più dame incrociasse nel suo cammino. Dalle modeste ricerche che ho effettuato per approfondire un po' questo personaggio, ho scoperto la tendenza - o forse sarebbe meglio parlare di consolidata pratica - di indurre Lorenza nelle braccia dei vari signorotti per completare le truffe a loro danno. Ma Natoli non ne fa cenno, anzi, costruisce un quadro di profonda gelosia ove Cagliostro lamenta e teme l'infedeltà al talamo nuziale della sua sposa, cogliendola sovente in fallo ma perdonandole il peccato. E' l'unica persona che conosce la sua verà identità in fondo, ormai confusa agli occhi dei più dalla moltitudine di nomi che il suo spirito truffaldino lo obbliga ad assumere.
Costui è Cagliostro. Ma fate attenzione e scindete la realtà dalla finzione. Natoli è un ottimo scrittore ed è dotato di una fantasia sopraffina che sarebbe capace di tramutare il falso in verità ad uno schioccare di dita. Nello scrivere questo libro ricorre, giustamente, a diversi documenti spesso citati e che con qualche sforzo mosso da instancabile curiosità potrebbero essere rinvenuti in biblioteche o Archivi Nazionali. Ma non bisogna dimenticare il fine precipuo del nostro caro autore, ovvero quello di appassionare, arricchendo il racconto di quei particolari che farebbero gola anche al più disinteressato alla lettura. Riesce quindi nel suo intento e appassiona, soggiogando gli occhi del lettore quasi come il suo protagonista era solito fare. E' probabile che traendo ispirazione dal mito di Cagliostro ne abbia appreso le arti fascinatorie, esercitandole nero su bianco. Ma questa è in realtà un'impressione degna di smentita perché lo stile di Natoli è rinvenibile in maniera inequivocabile in ogni suo romanzo. Sta a voi apprezzarlo o meno, ma per poterlo fare dovrete prima tastarne le capacità. Difficilmente rimarrete delusi.
Il Piccolo Principe
Invitereste mai una persona ad addomesticarvi? Non credo. Cosa siamo noi se non uomini, pensanti, raziocinanti. Non animali, non istintivi, non selvatici. Difficile infatti credere che un uomo abbia bisogno di essere "addomesticato", ma ci pensate? Eppure Saint-Exupéry usa questa parola non una sola ... (continue)
Invitereste mai una persona ad addomesticarvi? Non credo. Cosa siamo noi se non uomini, pensanti, raziocinanti. Non animali, non istintivi, non selvatici. Difficile infatti credere che un uomo abbia bisogno di essere "addomesticato", ma ci pensate? Eppure Saint-Exupéry usa questa parola non una sola volta e ci costruisce un intero episodio del suo libro. "Addomesticami" non è però la richiesta di un uomo ad un altro uomo, è una parola pronunciata da un animale. L'autore si rivolge in questo modo ai bambini, creando personaggi di fantasia, senza riprodurre un rapporto umano ed ovvio, permettendo così alla volpe di pronunciare quella fatidica parola conforme alla sua natura di animale, "addomesticami", per spiegare ai bambini cosa significhi l'amicizia, come si faccia a creare un'amicizia.
Addomesticare vuol dire secondo la volpe "creare legami", coltivare un rapporto nel terreno del tempo, farlo maturare innaffiandolo con l'acqua delle emozioni per vedere infine sbocciare il fiore dell'amicizia. Un'amicizia sincera, fraterna, disinteressata, ornata di momenti e ricordi che segnano la memoria ed arricchiscono il legame creato. Sono emozioni, tutte emozioni, splendide emozioni. E l'uomo non può dimenticarsene, non può fare a meno di esse, vive per esse. Così come la volpe si sente viva a vedere l'oro del grano, quel colore gli rammenta con prepotenza i riccioli biondi del suo amico Piccolo Principe e le piace, quella sensazione le piace. Il grano che prima non aveva alcuna importanza adesso ha un valore enorme, gli smuove i ricordi e dai ricordi le emozioni. La volpe continua ad insegnare al suo amico e valorizza anche i particolari, come il ritrovarsi sempre alla stessa ora, alle quattro del pomeriggio ad esempio, perchè così "dalle tre io comincerò ad essere felice", è così che prepara il suo cuore. Ma quando il Piccolo Principe sarà costretto ad andare e lasciare la sua amica volpe, le chiederà perchè avesse insistito affinché l'addomesticasse, la colpevolizza per quel dolore derivante dalla partenza. La volpe, pur addolorata, ritrova nei ricordi la consolazione, dicendo che qualcosa c'ha guadagnato dalla loro amicizia, c'ha guadagnato "il colore del grano". L'importanza della loro amicizia non sarà dimenticata ma verrà conservata e luccicherà col colore del grano. Sarà difficile dimenticare un'amicizia perduta, perduta per chissà quale ragione, perché ci sarà sempre un oggetto di questa Terra a scuotere la nostra memoria.
Pensate che assurdità che un libro simile sia diventato un long seller, uno dei libri più tradotti e conosciuti al mondo, pensate che assurdità che i grandi gli abbiano concesso questo titolo e questa importanza. I piccoli non hanno questo potere. I grandi hanno recepito quindi il significato delle parole di Saint-Exupéry, l'hanno colto. Sono stati messi alle strette, c'è voluto un linguaggio banale, elementare per colpirli ed ammettere un "è verò, è così, questa è l'amicizia".
Sapete, è proprio questo che mi ha colpito, lo scorgere una contrapposizione tra linguaggio e temi, un linguaggio semplice per temi importanti. E' stato come se Saint-Exupéry mi avesse preso sulle sue ginocchia e mi avesse rispiegato cosa fosse l'amicizia. Io già lo sapevo, ma le sue parole mi hanno affrancata dalla maturità e ricondotta in un mondo innocente, regalandomi una nuova chiave di lettura per il suo libro e per la mia vita: "non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi". Paragonerei la dolcezza di questo libro al movimento di una piuma in aria, è come se mi fosse oscillata dentro fino a poggiarsi sul cuore.
Se questo è un uomo
E' miserabile anche solo il tentativo di chi surclassi questo libro nell'erronea convinzione di sapere di cosa parli.
La lentezza
Non è il libro giusto per iniziare a leggere Kundera.
Il conto delle minne
Il fascino e la sensualità delle donne rende questo libro allettante, tanto quanto quei dolci in copertina che a fine lettura viene voglia di addentare, gustare, estasiarsene per concludere in bellezza. La Sicilia è lo scenario che dà il tocco di grazia con una Palermo cementificata e nonostante ciò ... (continue)
Il fascino e la sensualità delle donne rende questo libro allettante, tanto quanto quei dolci in copertina che a fine lettura viene voglia di addentare, gustare, estasiarsene per concludere in bellezza. La Sicilia è lo scenario che dà il tocco di grazia con una Palermo cementificata e nonostante ciò conservatrice delle sue bellezze più antiche, e col suo dialetto che ne rivela la vera e cruda essenza.