-
Finished
-
-
-
- Tutti i racconti (462)
-
By Flannery O'Connor -
Finished 




-
-
-
-
- Poirot e il mistero di Styles Court (3290)
- omaggio de "Il Resto del Carlino"
-
By Agatha Christie -
Finished 




-
-
-
-
- Sorgo rosso (1302)
-
By Mo Yan -
Finished 




-
-
-
-
- Primo amore (337)
-
By Ivan Turgenev -
Finished 




-
-
6 people find this helpful 



parola di Babel' -
"...In quei giorni leggevo Primo amore, di Turgenev. In quel libro tutto mi piaceva: le parole così limpide, le descrizioni, i dialoghi: ma la scena in cui il padre di Vladimir colpisce Zinaida sulla guancia con lo scudiscio, mi metteva in una straordinaria agitazione. Sentivo il fischio dell ... (
continue ) -
—
Feb 24, 2013 |
2 feedbacks
-
-
-
-
- I Malavoglia (18559)
-
By Giovanni Verga -
Finished 




-
-
-
-
- Colazione da Tiffany (6610)
- La biblioteca di Repubblica - Novecento, 31
-
By Truman Capote -
Finished 




-
-
-
-
- Racconti di Pietroburgo (3445)
-
By Nikolai Gogol -
Finished 




-
-
-
-
- Accabadora (7655)
-
By Michela Murgia -
Finished 




-
-
-
-
- Gli innamoramenti (491)
-
By Javier Marías -
Finished 




-
-
-
-
- Il postino suona sempre due volte (753)
-
By James M. Cain -
Finished 




-
-
-
-
- L'anima di Napoleone (20)
-
By Léon Bloy -
Finished 




-
-
-
-
- La panne (757)
- Una storia ancora possibile
-
By Friedrich Dürrenmatt -
Finished 




-
-
-
-
- Un altro tempo (294)
- La grande poesia, 15
-
By Wystan H. Auden -
Finished 




-
-
-
-
- L'agente segreto (1036)
- Un racconto semplice
-
By Joseph Conrad -
Finished 




-
-
-
-
- Memorie (22)
-
By Joseph Conrad -
Finished 




-
-
1 person find this helpful 



-
Dono prezioso di un caro amico
-
—
Sep 27, 2012 |
1 feedback
-
Tutti i racconti
Un paio di settimane fa sono stata a Nashville a trovare i Cheney e ho conosciuto uno che mi guarda un po' e fa: «Quello sì che era un libro profondo. A guardarla non si direbbe che l'ha scritto lei». Facendo appello alla mia espressione più truce ho ringhiato: «E invece sì»
e devo dire che ... (continue)
Un paio di settimane fa sono stata a Nashville a trovare i Cheney e ho conosciuto uno che mi guarda un po' e fa: «Quello sì che era un libro profondo. A guardarla non si direbbe che l'ha scritto lei». Facendo appello alla mia espressione più truce ho ringhiato: «E invece sì»
e devo dire che ho cercato di immaginare l’espressione truce di Flannery e il suo ringhio; e quasi me la sono figurata, se non altro per le foto che la ritraggono sempre con quella luce un po’ spartana negli occhi.
Se c’è qualcosa che Flannery non sa è che la bontà del suo cuore non ha mai avuto la meglio sull’orrore delle sue visioni. Ella fa parte di quella serie incessante di scrittori che si batterono in nome di un credo e ne dimostrarono un altro, più potente e devastante. Ed è questa inconsapevolezza a renderla ancora più misteriosa nelle foto.
Uno dei suoi racconti che amo di più è “Un brav’uomo è difficile da trovare”. Vi accennerò brevemente la trama. C’è una famiglia, una nonna, il figlio, la nuora e alcuni nipoti. Essi vanno a fare un viaggio e si imbattono in un criminale appena evaso, che si fa chiamare il Balordo; la nonna lo riconosce, lo identifica direi come il criminale e questo porterà alla morte di ciascuno dei componenti della famiglia. Ma in questa storia, al di là della freddezza e dell’orrore con cui i componenti vengono trucidati, in questa storia dovrà pur accadere qualcosa mi sono chiesto. Accade, e agisce dentro di noi in maniera potente.
La O’Connor si lamentava spesso di quanto questo racconto fosse giudicato superficialmente come sarcastico e brutale, per la freddezza della carneficina, e, con una certa ironia, si meravigliava di come i suoi recensori cogliessero però sempre l’orrore sbagliato. Proverò a vedere quale è quello giusto.
Siamo alle ultime due-tre pagine, quelle dell’incontro tra la Nonna e il Balordo. Il destino della Nonna è già segnato. Infatti la Nonna lo implora, cerca di offrirgli dei soldi, ma lui le dice “non c’è mai stato un morto che abbia dato la mancia al becchino”. I patti direi sono chiari. Ma lei continua a replicare: “Prega... Gesù ti aiuterà...”. E allora c’è un passo che è bellissimo, che ha tinte quasi metafisiche, e che pone un problema di identità. Dice il Balordo: “gesù ha mandato tutto all’aria. ...è stato lo stesso per Lui e per me... (qui intende il castigo, la “crocefissione”) solo che Lui non aveva commesso delitti e invece hanno potuto provare che io ne avevo commesso uno, perché avevano le carte. Naturalmente, a me le carte non le ha mai fatte vedere nessuno: Ecco perché firmo io, adesso. Mi sono detto: studiati una firma, poi firma tutto quello che fai e tienine una copia. allora saprai cos’hai fatto e potrai confrontare il delitto con il castigo e vedere se si compensano... e alla fine avrai qualcosa in mano per dimostrare che non ti hanno trattato con giustizia”. Quando la nonna sente la morsa più stretta, sconfessa il suo credo, pur di venire a patti con quell’assassino. Dice: “Forse non ha risorto i morti”. E il Balordo dice: “Io non c’ero, quindi non posso dire se l'ha fatto oppure no. Non è giusto che non ci fossi, perché se fossi stato la avrei saputo. Senta signora, se ci fossi stato, avrei saputo la verità e non sarei come sono adesso”. Quando la donna prova a toccarlo, chiamandolo: tu sei uno delle mie creature, il Balordo salta dietro “come se fosse stato morso da un serpente” e le spara tre volte al petto. all’altro complice ammette: “Sarebbe stata una buona donna, se quand’era viva le avessero sparato ogni cinque minuti”.
Di fronte questo racconto e, soprattutto, al finale memorabile, non possiamo turbarci solo per la freddezza con cui la carneficina si compie. Questo è "l’orrore sbagliato" che diceva la O’Connor. Quel che qui conta è dove viene portato il lettore: dapprima arriva a identificarsi con una povera vecchia, un po zelante bigotta e linguacciuta, che sta per essere trucidata da un cieco assassino senza motivo. Poi, quasi con un cambio di scena, quando il balordo apre bocca, il lettore sente che c’è qualcosa in lui che non è sbagliato. E’ una cosa fortissima. Questa cosa è la fedeltà del Balordo alle carte del suo destino. Un destino che lo ha reso cieco alla sua vocazione. Un destino a cui lui chiede il conto, perché se fosse stato lì, se avesse visto, lui sarebbe stato un uomo diverso. Sono sue parole.
E tanto è fedele alla sua vita il Balordo, quanto la Nonna è infedele al suo credo. Tanto è vero che, nel momento in cui questa cerca di toccarlo, lui balza indietro come se lo avesse morso un serpente; la sua autenticità deve rimanere incontaminata. E' questa la parabola preziosa, che la O'Connor mette in bocca a un presunto peccatore. "La decisione costituisce la fedeltà dell'esistenza al proprio se-stesso" dice Heidegger nel suo Essere e tempo, che è una possibile spiegazione poi della sua adesione al regime dittatoriale.
Non è quindi la freddezza con cui il Balordo uccide la nonna che ci deve colpire, questa è solo normale amministrazione, l’orrore sta nella consapevolezza che il male ha radici più profonde, è nella negazione della nostra fede e del nostro essere, si annida nelle migliori apparenze. Questo fa di “Un brav’uomo è difficile da trovare” un racconto straordinario... se volete invece schifarvi della mera violenza, se volete quell’altro orrore, allora leggetevi altri libri, leggetevi Capote che piace tanto... A sangue freddo: lì non c’è tensione, non c’è duello, non accade nulla. Capote si identifica con i criminali, vive con loro, soffre con loro, QUASI muore con loro, ma alla fine è lì, a raccontarci la loro storia. Capote da quel confronto esce quello di prima, un curioso narciso che ha guardato il dark side, niente più. La sua identità è la stessa. Quella della nonna non lo sapremo mai, ma io sarei pronto a scommettere che, se il balordo non le avesse sparato in vita ogni cinque minuti, dopo quell'incontro, sarebbe stata forse una persona diversa.