Premesso che non mi sono mai sentita in sintonia con il Miller narratore mentre ho sempre abbastanza apprezzato il Miller saggista, le mie aspettative per quanto riguarda questo volume erano piuttosto alte.
I due testi contenuti nel volume sono molti diversi tra loro.
Premesso che non mi sono mai sentita in sintonia con il Miller narratore mentre ho sempre abbastanza apprezzato il Miller saggista, le mie aspettative per quanto riguarda questo volume erano piuttosto alte.
I due testi contenuti nel volume sono molti diversi tra loro.
«Assassinate l'assassino», è una lunga lettera, datata 1941 e mai spedita, scritta da Miller al suo grande amico Alfred Perlès durante la guerra contro Hitler e Mussolini. Si tratta di un violento, eloquente e sin troppo paradossale pamphlet contro il militarismo, l'industria bellica e tutto ciò che in ogni società lavora durante la pace a preparare la guerra.
Radicalismo ed eccesso di coerenza, il tono da predicatore, il voler mantenere a tutti i costi il ragionamento sulla guerra senza tener conto di questioni politiche concrete, la sostanziale equiparazione che Miller --- spero più per gusto della polemica che per seria convinzione --- fa tra nazismo e fascismo e regimi democratici e che lo portano ad affermazioni del tipo "Hitler e Mussolini sono semplici strumenti del fato; non riesco a trovare in loro più male che in Churchill o Roosevelt, o qualsiasi altro dei capi democratici." mi hanno reso questo "Assassinate l'assassino" francamente parecchio indigesto.
Mi è andata decisamente meglio con l'altro testo. «Ricordati di ricordare» è del 1947, ed in esso Miller ricorda gli anni che ha trascorso a Parigi, «mi basta pensare a un giorno qualsiasi di quegli splendidi dieci anni in Francia. Mi basta pensare a ciò che mi accoglieva quando uscivo all'aperto la mattina». Ricordi personali e considerazioni più generali che riguardano politica, cultura, vita artistica si intrecciano in questo saggio che è una vera e propria apologia della Francia.
Ancora un volta James torna su uno dei temi di fondo a lui più cari e che dominano tutta la sua opera, le dinamiche cioè tra le differenze culturali di pragmatici americani ed europei raffinati ma piuttosto decadenti, e lo fa prendendo spunto da un'opera d'arte (un dipinto) che costituisce il m
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Ancora un volta James torna su uno dei temi di fondo a lui più cari e che dominano tutta la sua opera, le dinamiche cioè tra le differenze culturali di pragmatici americani ed europei raffinati ma piuttosto decadenti, e lo fa prendendo spunto da un'opera d'arte (un dipinto) che costituisce il motore centrale della narrazione. Pensato originariamente come testo teatrale, nella trasposizione in prosa "La protesta" mantiene intatta la brillantezza e l'effervescenza dei dialoghi acquistando in ironia e scandaglio psicologico. Ultima opera di James pubblicata prima della sua morte, il libro ottenne un grandissimo successo.
La quarta stellina è dovuta al fatto che trovo assolutamente deliziosi i "Maigret" in cui madame Maigret ha un ruolo da coprotagonista a tutti gli effetti, contribuendo alle indagini del consorte fornendogli --- più o meno consapevolmente -- elementi spesso decisivi per risolvere il "caso" del mome
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La quarta stellina è dovuta al fatto che trovo assolutamente deliziosi i "Maigret" in cui madame Maigret ha un ruolo da coprotagonista a tutti gli effetti, contribuendo alle indagini del consorte fornendogli --- più o meno consapevolmente -- elementi spesso decisivi per risolvere il "caso" del momento. Questo morto qui, poi, s'è fatto ammazzare a Place des Vosges, proprio sotto le finestre della casa dei coniugi Maigret e praticamente sotto gli occhi della signora...
Una bella scoperta, questa scrittrice che, maestra di scuola in pensione, si è messa a scriver romanzi alla tenera età di settant'anni… "La venturina" è la storia dell'infanzia e dell'adolescenza --- narrata in prima persona -- di Gemma, una "venturina" delle Langhe che viene accolta e allevata mol
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Una bella scoperta, questa scrittrice che, maestra di scuola in pensione, si è messa a scriver romanzi alla tenera età di settant'anni… "La venturina" è la storia dell'infanzia e dell'adolescenza --- narrata in prima persona -- di Gemma, una "venturina" delle Langhe che viene accolta e allevata molto affettuosamente da una famiglia di contadini benestanti.
"Perché so cosa vuol dire "venturina". Me l'ha spiegato Lina. Non sono la sola, questo no: qui da noi, sono tante le famiglie, specialmente le più povere, che prendono in affidamento dall'Ospedale un trovatello. Non tanto per fare un'opera buona, quanto per godere dei pochi soldi che l'Istituto gli corrisponde ogni mese. Una miseria, ma tutto guadagno, si può dire. Ché il venturino viene vestito di stracci vecchi e mangia meno di un cagnotto."
Dal 1938 al primissimo dopoguerra, seguendo la vita di Gemma leggiamo del mondo contadino delle Langhe, del duro lavoro di questo mondo scandito dall'alternarsi delle stagioni, delle vendemmie, delle trebbiature, della raccolta delle castagne ma anche dalle festività religiose alle cui celebrazioni partecipano tutti i membri della comunità ma leggiamo anche dei rivolgimenti e delle tragedie della guerra, della caduta del Fascismo, delle lotte partigiane. Un pezzo di storia d'Italia "letta" dallo sguardo di una bambina e di un'adolescente, narrata dal punto di vista della classe sociale di una famiglia contadina.
Libro forte e nello stesso tempo molto scorrevole, scritto in modo semplice ed allo stesso tempo raffinato, in cui l'ultimo capitolo mostra quella che è forse la vera chiave di lettura, il tema di fondo della storia di Gemma. Chiave di lettura che non posso rivelare. Libro che ho molto apprezzato e che mi sento di consigliare, anche se nelle ultimissime pagine, il modo scelto dall'autrice per risolvere quello che si è rivelato essere il problema più grosso della vita di Gemma non mi ha del tutto convinta.
Libro, "La venturina", che per molti versi mi ha ricordato un altro bellissimo libro e cioè "Giù la piazza non c'è nessuno" di Dolores Prato, la cui biografia presenta, a mio parere, sorprendenti analogie con quella della maestra in pensione Maria Tarditi.
Ricordati di ricordare
Premesso che non mi sono mai sentita in sintonia con il Miller narratore mentre ho sempre abbastanza apprezzato il Miller saggista, le mie aspettative per quanto riguarda questo volume erano piuttosto alte.
I due testi contenuti nel volume sono molti diversi tra loro.
«Assassinate l' ... (continue)
Premesso che non mi sono mai sentita in sintonia con il Miller narratore mentre ho sempre abbastanza apprezzato il Miller saggista, le mie aspettative per quanto riguarda questo volume erano piuttosto alte.
I due testi contenuti nel volume sono molti diversi tra loro.
«Assassinate l'assassino», è una lunga lettera, datata 1941 e mai spedita, scritta da Miller al suo grande amico Alfred Perlès durante la guerra contro Hitler e Mussolini. Si tratta di un violento, eloquente e sin troppo paradossale pamphlet contro il militarismo, l'industria bellica e tutto ciò che in ogni società lavora durante la pace a preparare la guerra.
Radicalismo ed eccesso di coerenza, il tono da predicatore, il voler mantenere a tutti i costi il ragionamento sulla guerra senza tener conto di questioni politiche concrete, la sostanziale equiparazione che Miller --- spero più per gusto della polemica che per seria convinzione --- fa tra nazismo e fascismo e regimi democratici e che lo portano ad affermazioni del tipo "Hitler e Mussolini sono semplici strumenti del fato; non riesco a trovare in loro più male che in Churchill o Roosevelt, o qualsiasi altro dei capi democratici." mi hanno reso questo "Assassinate l'assassino" francamente parecchio indigesto.
Mi è andata decisamente meglio con l'altro testo.
«Ricordati di ricordare» è del 1947, ed in esso Miller ricorda gli anni che ha trascorso a Parigi, «mi basta pensare a un giorno qualsiasi di quegli splendidi dieci anni in Francia. Mi basta pensare a ciò che mi accoglieva quando uscivo all'aperto la mattina».
Ricordi personali e considerazioni più generali che riguardano politica, cultura, vita artistica si intrecciano in questo saggio che è una vera e propria apologia della Francia.
La protesta
Ancora un volta James torna su uno dei temi di fondo a lui più cari e che dominano tutta la sua opera, le dinamiche cioè tra le differenze culturali di pragmatici americani ed europei raffinati ma piuttosto decadenti, e lo fa prendendo spunto da un'opera d'arte (un dipinto) che costituisce il m ... (continue)
Ancora un volta James torna su uno dei temi di fondo a lui più cari e che dominano tutta la sua opera, le dinamiche cioè tra le differenze culturali di pragmatici americani ed europei raffinati ma piuttosto decadenti, e lo fa prendendo spunto da un'opera d'arte (un dipinto) che costituisce il motore centrale della narrazione.
Pensato originariamente come testo teatrale, nella trasposizione in prosa "La protesta" mantiene intatta la brillantezza e l'effervescenza dei dialoghi acquistando in ironia e scandaglio psicologico.
Ultima opera di James pubblicata prima della sua morte, il libro ottenne un grandissimo successo.
L'innamorato della signora Maigret
La quarta stellina è dovuta al fatto che trovo assolutamente deliziosi i "Maigret" in cui madame Maigret ha un ruolo da coprotagonista a tutti gli effetti, contribuendo alle indagini del consorte fornendogli --- più o meno consapevolmente -- elementi spesso decisivi per risolvere il "caso" del mome ... (continue)
La quarta stellina è dovuta al fatto che trovo assolutamente deliziosi i "Maigret" in cui madame Maigret ha un ruolo da coprotagonista a tutti gli effetti, contribuendo alle indagini del consorte fornendogli --- più o meno consapevolmente -- elementi spesso decisivi per risolvere il "caso" del momento.
Questo morto qui, poi, s'è fatto ammazzare a Place des Vosges, proprio sotto le finestre della casa dei coniugi Maigret e praticamente sotto gli occhi della signora...
La venturina
Una bella scoperta, questa scrittrice che, maestra di scuola in pensione, si è messa a scriver romanzi alla tenera età di settant'anni…continue)
"La venturina" è la storia dell'infanzia e dell'adolescenza --- narrata in prima persona -- di Gemma, una "venturina" delle Langhe che viene accolta e allevata mol ... (
Una bella scoperta, questa scrittrice che, maestra di scuola in pensione, si è messa a scriver romanzi alla tenera età di settant'anni…
"La venturina" è la storia dell'infanzia e dell'adolescenza --- narrata in prima persona -- di Gemma, una "venturina" delle Langhe che viene accolta e allevata molto affettuosamente da una famiglia di contadini benestanti.
"Perché so cosa vuol dire "venturina". Me l'ha spiegato Lina. Non sono la sola, questo no: qui da noi, sono tante le famiglie, specialmente le più povere, che prendono in affidamento dall'Ospedale un trovatello. Non tanto per fare un'opera buona, quanto per godere dei pochi soldi che l'Istituto gli corrisponde ogni mese. Una miseria, ma tutto guadagno, si può dire. Ché il venturino viene vestito di stracci vecchi e mangia meno di un cagnotto."
Dal 1938 al primissimo dopoguerra, seguendo la vita di Gemma leggiamo del mondo contadino delle Langhe, del duro lavoro di questo mondo scandito dall'alternarsi delle stagioni, delle vendemmie, delle trebbiature, della raccolta delle castagne ma anche dalle festività religiose alle cui celebrazioni partecipano tutti i membri della comunità ma leggiamo anche dei rivolgimenti e delle tragedie della guerra, della caduta del Fascismo, delle lotte partigiane.
Un pezzo di storia d'Italia "letta" dallo sguardo di una bambina e di un'adolescente, narrata dal punto di vista della classe sociale di una famiglia contadina.
Libro forte e nello stesso tempo molto scorrevole, scritto in modo semplice ed allo stesso tempo raffinato, in cui l'ultimo capitolo mostra quella che è forse la vera chiave di lettura, il tema di fondo della storia di Gemma. Chiave di lettura che non posso rivelare.
Libro che ho molto apprezzato e che mi sento di consigliare, anche se nelle ultimissime pagine, il modo scelto dall'autrice per risolvere quello che si è rivelato essere il problema più grosso della vita di Gemma non mi ha del tutto convinta.
Libro, "La venturina", che per molti versi mi ha ricordato un altro bellissimo libro e cioè "Giù la piazza non c'è nessuno" di Dolores Prato, la cui biografia presenta, a mio parere, sorprendenti analogie con quella della maestra in pensione Maria Tarditi.
Sul mio blog
http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/02/la-ventur…
La famiglia Karnowski
Finalmente tradotto in italiano!
L'avevo letto due anni fa nella traduzione francese e ne avevo parlato a lungo sul mio blog qui
http://nonsoloproust.wordpress.com/2011/07/10/la-famill…