Altro grande romanzo noir di Simenon, avente per tema l’amor fou, che in Francia indica una relazione sentimentale dettata esclusivamente dalla passione, senza alcuna razionalità e destinata ad un epilogo tragico.
Un principe del foro di Parigi, venuto dal nulla anche grazie all’aiuto
... (continue)
Altro grande romanzo noir di Simenon, avente per tema l’amor fou, che in Francia indica una relazione sentimentale dettata esclusivamente dalla passione, senza alcuna razionalità e destinata ad un epilogo tragico.
Un principe del foro di Parigi, venuto dal nulla anche grazie all’aiuto della moglie Viviane, già moglie di un presidente di tribunale, accetta di difendere una ragazza di circa venti anni accusata di tentata rapina. Autentico legale senza scrupoli, riesce a far assolvere con formula piena Yvette. Da questo momento, o meglio dal momento in cui la ragazza gli chiede di difenderla, si accende nella sua mente l’amor fou, o meglio quella tempesta ormonale del cinquantenne che mette da parte ogni razionalità per la ragazza di trent’anni più giovane di lui. Yvette diventa tutto, il suo centro di gravità permanente, il rimbambimento è totale, l’uomo è perso.
L’avvocato, completamente rapito dalla sensualità insieme ingenua e spregiudicata di Yvette vive una vita parallela a quella canonica, familiare e professionale, e riporta nella pratica iniziale del processo una specie di diario degli eventi che lo coinvolgono con l’amante.
La moglie dell’avvocato è cinica, spietata, quasi eterea, e controlla ogni mossa del marito lasciandolo fare senza intervenire, consapevole della tempesta ormonale e della certezza che ogni tempesta è seguita dal sereno. Non si sente affatto rottamata a favore della ventenne, ma è convinta che dopo la gita con la macchina sportiva il marito tornerà all’auto familiare, con tanto di station wagon. Una figura forse più arrivista di quanto non lo sia stato e sia il marito avvocato, che pur essendo sempre ai margini è una specie di grande fratello che vede e sa tutto prima che il marito se ne renda conto.
Simenon è maestro nell’avvolgerci interamente dentro la storia che ci racconta. Qui ci trascina anche dentro una storia passionale e forte (ad un certo punto il menage con Yvette si trasforma in un triangolo consenziente Jeanine, cameriera della ragazza), senza mai eccedere nei toni e sconfinare nel volgare.
Un libro davvero bello, con introspezione psicologica accurata, e caratterizzazione eccellente dei personaggi. Mi sbilancio, e gli do cinque stelle.
Yukio Mishima rappresenta lo spirito del Giappone post-bellico, ed incarna il mito del superuomo, assegnando tale ruolo in questo libro ad una gang di tredicenni che ci appaiono spietati, cinici e incomprensibili, inseguendo appunto tale mito.
Della gang fa parte il figlio tredicenne, Noboru
... (continue)
Yukio Mishima rappresenta lo spirito del Giappone post-bellico, ed incarna il mito del superuomo, assegnando tale ruolo in questo libro ad una gang di tredicenni che ci appaiono spietati, cinici e incomprensibili, inseguendo appunto tale mito.
Della gang fa parte il figlio tredicenne, Noboru, di Fusako, una giovane donna rimasta vedova da alcuni anni. Noboru, è attratto dall’esistenza degli adulti pur mostrandosi insensibile alle loro attenzioni, proteso al mito del superuomo, al senso della gloria. Abituato a spiare la madre attraverso un’apertura esistente tra la sua stanza e quella di Fusako, scopre sin dall’inizio la delicata storia d’amore che questa inizia con Ryuji, secondo ufficiale di una nave di marina.
Noboru non disprezza Ryuji, ma ne odia i tentativi che il brav’uomo fa per ingraziarsi il ragazzo in qualità di futuro patrigno. Noboru si aspetta che Ryuji si riempia di gloria, e la decisione di non imbarcarsi più per restare vicino alla giovane amante lo degrada a livello di uomo goffo ed inaccettabile.
Allora, complice il capo della banda di tredicenni spietati, decide che dare una gloriosa morte a Ryuji lo possa riabilitare e nobilitare, secondo la cultura giapponese del dopoguerra, e di Mishima in particolare, che vede nel coraggio, nell'avventura, nella gloria e nella morte gli elementi necessari per dare un valore alla vita, altrimenti scevra di ogni significato. Decisamente parametri di riferimento agghiaccianti e lontani dalla nostra mentalità e, fortunatamente, anche da quella attuale del popolo giapponese.
Il libro è ben scritto, come consuetudine di questo interessante scrittore giapponese. E’ tenero nella descrizione della storia d’amore tra Fusako e Ryuji, ed al contempo spietato e cinico nella descrizione delle gesta della giovane gang.
Si legge bene e con interesse, prende molto, a parte il pugno nello stomaco della violenza gratuita degli adolescenti che giocano a fare i grandi inseguendo il mito del superuomo che comunque ha contribuito a far rinascere il Giappone dalle ceneri del risultato della seconda guerra mondiale.
Romanzo breve, ed al contempo pieno di fascino, pathos, razionalità, intensità letteraria; uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.
Storia semplice, di fatto quasi un monologo di un vecchio generale che dopo 41 anni e 43 giorni ritrova un vecchio amico di gioventù, improvvisamente sparito d
... (continue)
Romanzo breve, ed al contempo pieno di fascino, pathos, razionalità, intensità letteraria; uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.
Storia semplice, di fatto quasi un monologo di un vecchio generale che dopo 41 anni e 43 giorni ritrova un vecchio amico di gioventù, improvvisamente sparito dalla sua vita per andare a vivere in Estremo Oriente. Tutto questo tempo il generale l’ha passato ad aspettare l’incontro con il vecchio amico, conferendo a questa attesa la motivazione della sua vita dopo la perdita della moglie, avvenuta circa 35 anni prima di questo incontro atteso, voluto e del quale al tempo stesso aveva completa certezza.
L’improvvisa partenza del vecchio amico, nel quale il generale aveva riposto la sua sconfinata amicizia come passione di vita, è legata all’amore per la stessa donna. Il vecchio amico non ha avuto il coraggio di affrontare la realtà, lasciando il generale e la donna contesa per annullarsi dall’altra parte del mondo. Il generale comprende immediatamente l’accaduto e si separa dalla moglie che rivedrà morta alcuni anni dopo.
Dal momento della separazione aspetta con determinazione e testardaggine il giorno in cui incontrerà di nuovo il vecchio amico. Nel suo animo albergano odio, sete di vendetta, incertezza, solitudine, determinazione, razionalità, rancore, orgoglio, voglia di verità. Ma 43 anni di ragionamenti sull’accaduto lo portano a macerarsi sulla verità che è ormai assoluta. In realtà non serve il confronto con il vecchio amico, eppure il generale ne ha bisogno, anche se dall’incontro non usciranno verità che non fossero già presenti dentro di lui.
Il diario della moglie, mai letto dopo la partenza dell’amico e dopo averla abbandonata fino alla sua morte prematura, conterrebbe la verità dichiarata e certa, ma il generale non ne ha bisogno, e getta il diario nel fuoco. Ormai il fuoco della passione e dell’amicizia è spento, restano solo braci, come le braci del diario della moglie che brucia insieme a quel che resta della loro vita. Ma le braci ricordano il fuoco, a lungo.
Libro appagante, che lascia un vuoto enorme alla sua conclusione, insieme a molti insegnamenti. Per chi fa della passione il motivo della propria esistenza, nell’amore, nel lavoro nella vita.
Ho cominciato a conoscere questa scrittrice leggendo La zia marchesa. Successivamente ho letto anche La mennulara e poi Boccamurata, e li ho trovati inferiori alla prima lettura che mi aveva riportato, senza toccarne il lirismo, alle atmosfere de Il gattopardo e de I vicerè.
Ho cominciato a conoscere questa scrittrice leggendo La zia marchesa. Successivamente ho letto anche La mennulara e poi Boccamurata, e li ho trovati inferiori alla prima lettura che mi aveva riportato, senza toccarne il lirismo, alle atmosfere de Il gattopardo e de I vicerè.
Questo ultimo libro della Agnello-Hornby mi è invece piaciuto molto. La storia non eccelle per originalità, ma le descrizioni delle abbazie e dei chiostri sono meravigliose, il ritorno alla vita quotidiana dell’Ottocento Siciliano è affascinante, la storia d’amore di Agata per Giacomo prima e per James è appassionante, e ci riporta alle belle pagine di Jane Austen, che Agata legge di nascosto ma con grande intensità.
La Agnello-Hornby dimostra grande professionalità documentandosi come si conviene per riportarci indietro di oltre un secolo e mezzo, ed offrendoci una storia in costume sulla vita delle donne del sud, insieme ai sapori ed alle tradizioni del Regno delle due Sicilie (Palermo, Messina e Napoli).
Comunque bella la descrizione della vita claustrale, dove la maggior parte delle monache erano tutt’altro che confortate dalla vocazione religiosa. Le difficoltà economiche delle famiglie nobili e numerose del periodo suggerivano, come noto, di far maritare una delle figlie a Gesù anziché ad un nobile che avrebbe preteso una dote senz’altro più ricca. Inoltre, l’opportunità di avere una badessa proveniente dalla propria famiglia rappresentava un ulteriore fiore all’occhiello per il casato.
La parte conclusiva del romanzo, bisogna dirlo, è poco credibile ed il finale è molto tirato per i capelli, come se l’uscita del libro avesse dovuto avvenire entro una certa data indipendentemente dallo sviluppo della storia. Peccato, senza questo neo il libro sarebbe stato certamente migliore.
Globalmente penso che meriti le quattro stelle, specie se si riesce a leggerlo in tempi brevi (come ho fatto io in un viaggio da Osaka a Roma). Letto a puntate forse assume, specie per il finale, l’aspetto del feuilleton, perdendo parte del suo fascino, comunque importante.
Dopo aver letto molti altri romanzi di Camilleri/Montalbano mi viene un sospetto: forse sto acquisendo dipendenza da questo autore e da questa storia, inclusi, come complici, il formato ed il tipo di carta dei libri pubblicati da Sellerio.
Infatti, in tutta onestà, la storia dell’ennesimo ro
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Dopo aver letto molti altri romanzi di Camilleri/Montalbano mi viene un sospetto: forse sto acquisendo dipendenza da questo autore e da questa storia, inclusi, come complici, il formato ed il tipo di carta dei libri pubblicati da Sellerio.
Infatti, in tutta onestà, la storia dell’ennesimo romanzo del mitico Salvo non è entusiasmante, la continua altalena con Livia stanca un po’, e le ormai ripetute scappatelle del commissario nazionale con le bellone di turno nell’indagine in corso non coinvolgono (che sia invidia la mia??? Avevo provato la stessa sensazione leggendo parecchie indagini di Pepe Carvalho, protagonista della penna di Montalban).
Eppure, leggere un libro con Montalbano e gli altri protagonisti ormai abituali, è sempre un po’ come andare a trovare vecchi amici, con i quali ci si racconta più o meno le stesse cose, con poche novità. Eppure, quando si ritorna a casa si è convinti di aver passato un buon pomeriggio o una buona serata, e si pensa con piacere al prossimo incontro.
Nonostante tutto anche con i romanzi di Camilleri/Montalbano mi succede la stessa cosa. Pur nel non entusiasmo della lettura de Il sorriso di Angelica aspetto con piacere (senza ansia, ma con buona disposizione) l’uscita del prossimo, che comprerò e leggerò subito, come i precedenti.
Tre stelline forse sono anche tante, ma di meno non me la sento, per quanto ho detto sopra. L’ho letto di filato in un viaggio da Roma a Tokyo e mi ha fatto buona compagnia.
In caso di disgrazia
Altro grande romanzo noir di Simenon, avente per tema l’amor fou, che in Francia indica una relazione sentimentale dettata esclusivamente dalla passione, senza alcuna razionalità e destinata ad un epilogo tragico.
Un principe del foro di Parigi, venuto dal nulla anche grazie all’aiuto ... (continue)
Altro grande romanzo noir di Simenon, avente per tema l’amor fou, che in Francia indica una relazione sentimentale dettata esclusivamente dalla passione, senza alcuna razionalità e destinata ad un epilogo tragico.
Un principe del foro di Parigi, venuto dal nulla anche grazie all’aiuto della moglie Viviane, già moglie di un presidente di tribunale, accetta di difendere una ragazza di circa venti anni accusata di tentata rapina. Autentico legale senza scrupoli, riesce a far assolvere con formula piena Yvette. Da questo momento, o meglio dal momento in cui la ragazza gli chiede di difenderla, si accende nella sua mente l’amor fou, o meglio quella tempesta ormonale del cinquantenne che mette da parte ogni razionalità per la ragazza di trent’anni più giovane di lui. Yvette diventa tutto, il suo centro di gravità permanente, il rimbambimento è totale, l’uomo è perso.
L’avvocato, completamente rapito dalla sensualità insieme ingenua e spregiudicata di Yvette vive una vita parallela a quella canonica, familiare e professionale, e riporta nella pratica iniziale del processo una specie di diario degli eventi che lo coinvolgono con l’amante.
La moglie dell’avvocato è cinica, spietata, quasi eterea, e controlla ogni mossa del marito lasciandolo fare senza intervenire, consapevole della tempesta ormonale e della certezza che ogni tempesta è seguita dal sereno. Non si sente affatto rottamata a favore della ventenne, ma è convinta che dopo la gita con la macchina sportiva il marito tornerà all’auto familiare, con tanto di station wagon. Una figura forse più arrivista di quanto non lo sia stato e sia il marito avvocato, che pur essendo sempre ai margini è una specie di grande fratello che vede e sa tutto prima che il marito se ne renda conto.
Simenon è maestro nell’avvolgerci interamente dentro la storia che ci racconta. Qui ci trascina anche dentro una storia passionale e forte (ad un certo punto il menage con Yvette si trasforma in un triangolo consenziente Jeanine, cameriera della ragazza), senza mai eccedere nei toni e sconfinare nel volgare.
Un libro davvero bello, con introspezione psicologica accurata, e caratterizzazione eccellente dei personaggi. Mi sbilancio, e gli do cinque stelle.
Il sapore della gloria
Yukio Mishima rappresenta lo spirito del Giappone post-bellico, ed incarna il mito del superuomo, assegnando tale ruolo in questo libro ad una gang di tredicenni che ci appaiono spietati, cinici e incomprensibili, inseguendo appunto tale mito.
Della gang fa parte il figlio tredicenne, Noboru ... (continue)
Yukio Mishima rappresenta lo spirito del Giappone post-bellico, ed incarna il mito del superuomo, assegnando tale ruolo in questo libro ad una gang di tredicenni che ci appaiono spietati, cinici e incomprensibili, inseguendo appunto tale mito.
Della gang fa parte il figlio tredicenne, Noboru, di Fusako, una giovane donna rimasta vedova da alcuni anni. Noboru, è attratto dall’esistenza degli adulti pur mostrandosi insensibile alle loro attenzioni, proteso al mito del superuomo, al senso della gloria. Abituato a spiare la madre attraverso un’apertura esistente tra la sua stanza e quella di Fusako, scopre sin dall’inizio la delicata storia d’amore che questa inizia con Ryuji, secondo ufficiale di una nave di marina.
Noboru non disprezza Ryuji, ma ne odia i tentativi che il brav’uomo fa per ingraziarsi il ragazzo in qualità di futuro patrigno. Noboru si aspetta che Ryuji si riempia di gloria, e la decisione di non imbarcarsi più per restare vicino alla giovane amante lo degrada a livello di uomo goffo ed inaccettabile.
Allora, complice il capo della banda di tredicenni spietati, decide che dare una gloriosa morte a Ryuji lo possa riabilitare e nobilitare, secondo la cultura giapponese del dopoguerra, e di Mishima in particolare, che vede nel coraggio, nell'avventura, nella gloria e nella morte gli elementi necessari per dare un valore alla vita, altrimenti scevra di ogni significato. Decisamente parametri di riferimento agghiaccianti e lontani dalla nostra mentalità e, fortunatamente, anche da quella attuale del popolo giapponese.
Il libro è ben scritto, come consuetudine di questo interessante scrittore giapponese. E’ tenero nella descrizione della storia d’amore tra Fusako e Ryuji, ed al contempo spietato e cinico nella descrizione delle gesta della giovane gang.
Si legge bene e con interesse, prende molto, a parte il pugno nello stomaco della violenza gratuita degli adolescenti che giocano a fare i grandi inseguendo il mito del superuomo che comunque ha contribuito a far rinascere il Giappone dalle ceneri del risultato della seconda guerra mondiale.
Le braci
Romanzo breve, ed al contempo pieno di fascino, pathos, razionalità, intensità letteraria; uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.
Storia semplice, di fatto quasi un monologo di un vecchio generale che dopo 41 anni e 43 giorni ritrova un vecchio amico di gioventù, improvvisamente sparito d ... (continue)
Romanzo breve, ed al contempo pieno di fascino, pathos, razionalità, intensità letteraria; uno dei libri più belli letti negli ultimi anni.
Storia semplice, di fatto quasi un monologo di un vecchio generale che dopo 41 anni e 43 giorni ritrova un vecchio amico di gioventù, improvvisamente sparito dalla sua vita per andare a vivere in Estremo Oriente. Tutto questo tempo il generale l’ha passato ad aspettare l’incontro con il vecchio amico, conferendo a questa attesa la motivazione della sua vita dopo la perdita della moglie, avvenuta circa 35 anni prima di questo incontro atteso, voluto e del quale al tempo stesso aveva completa certezza.
L’improvvisa partenza del vecchio amico, nel quale il generale aveva riposto la sua sconfinata amicizia come passione di vita, è legata all’amore per la stessa donna. Il vecchio amico non ha avuto il coraggio di affrontare la realtà, lasciando il generale e la donna contesa per annullarsi dall’altra parte del mondo. Il generale comprende immediatamente l’accaduto e si separa dalla moglie che rivedrà morta alcuni anni dopo.
Dal momento della separazione aspetta con determinazione e testardaggine il giorno in cui incontrerà di nuovo il vecchio amico. Nel suo animo albergano odio, sete di vendetta, incertezza, solitudine, determinazione, razionalità, rancore, orgoglio, voglia di verità. Ma 43 anni di ragionamenti sull’accaduto lo portano a macerarsi sulla verità che è ormai assoluta. In realtà non serve il confronto con il vecchio amico, eppure il generale ne ha bisogno, anche se dall’incontro non usciranno verità che non fossero già presenti dentro di lui.
Il diario della moglie, mai letto dopo la partenza dell’amico e dopo averla abbandonata fino alla sua morte prematura, conterrebbe la verità dichiarata e certa, ma il generale non ne ha bisogno, e getta il diario nel fuoco. Ormai il fuoco della passione e dell’amicizia è spento, restano solo braci, come le braci del diario della moglie che brucia insieme a quel che resta della loro vita. Ma le braci ricordano il fuoco, a lungo.
Libro appagante, che lascia un vuoto enorme alla sua conclusione, insieme a molti insegnamenti. Per chi fa della passione il motivo della propria esistenza, nell’amore, nel lavoro nella vita.
La monaca
Ho cominciato a conoscere questa scrittrice leggendo La zia marchesa. Successivamente ho letto anche La mennulara e poi Boccamurata, e li ho trovati inferiori alla prima lettura che mi aveva riportato, senza toccarne il lirismo, alle atmosfere de Il gattopardo e de I vicerè.
Questo ultimo libro del ... (continue)
Ho cominciato a conoscere questa scrittrice leggendo La zia marchesa. Successivamente ho letto anche La mennulara e poi Boccamurata, e li ho trovati inferiori alla prima lettura che mi aveva riportato, senza toccarne il lirismo, alle atmosfere de Il gattopardo e de I vicerè.
Questo ultimo libro della Agnello-Hornby mi è invece piaciuto molto. La storia non eccelle per originalità, ma le descrizioni delle abbazie e dei chiostri sono meravigliose, il ritorno alla vita quotidiana dell’Ottocento Siciliano è affascinante, la storia d’amore di Agata per Giacomo prima e per James è appassionante, e ci riporta alle belle pagine di Jane Austen, che Agata legge di nascosto ma con grande intensità.
La Agnello-Hornby dimostra grande professionalità documentandosi come si conviene per riportarci indietro di oltre un secolo e mezzo, ed offrendoci una storia in costume sulla vita delle donne del sud, insieme ai sapori ed alle tradizioni del Regno delle due Sicilie (Palermo, Messina e Napoli).
Comunque bella la descrizione della vita claustrale, dove la maggior parte delle monache erano tutt’altro che confortate dalla vocazione religiosa. Le difficoltà economiche delle famiglie nobili e numerose del periodo suggerivano, come noto, di far maritare una delle figlie a Gesù anziché ad un nobile che avrebbe preteso una dote senz’altro più ricca. Inoltre, l’opportunità di avere una badessa proveniente dalla propria famiglia rappresentava un ulteriore fiore all’occhiello per il casato.
La parte conclusiva del romanzo, bisogna dirlo, è poco credibile ed il finale è molto tirato per i capelli, come se l’uscita del libro avesse dovuto avvenire entro una certa data indipendentemente dallo sviluppo della storia. Peccato, senza questo neo il libro sarebbe stato certamente migliore.
Globalmente penso che meriti le quattro stelle, specie se si riesce a leggerlo in tempi brevi (come ho fatto io in un viaggio da Osaka a Roma). Letto a puntate forse assume, specie per il finale, l’aspetto del feuilleton, perdendo parte del suo fascino, comunque importante.
Il sorriso di Angelica
Dopo aver letto molti altri romanzi di Camilleri/Montalbano mi viene un sospetto: forse sto acquisendo dipendenza da questo autore e da questa storia, inclusi, come complici, il formato ed il tipo di carta dei libri pubblicati da Sellerio.
Infatti, in tutta onestà, la storia dell’ennesimo ro ... (continue)
Dopo aver letto molti altri romanzi di Camilleri/Montalbano mi viene un sospetto: forse sto acquisendo dipendenza da questo autore e da questa storia, inclusi, come complici, il formato ed il tipo di carta dei libri pubblicati da Sellerio.
Infatti, in tutta onestà, la storia dell’ennesimo romanzo del mitico Salvo non è entusiasmante, la continua altalena con Livia stanca un po’, e le ormai ripetute scappatelle del commissario nazionale con le bellone di turno nell’indagine in corso non coinvolgono (che sia invidia la mia??? Avevo provato la stessa sensazione leggendo parecchie indagini di Pepe Carvalho, protagonista della penna di Montalban).
Eppure, leggere un libro con Montalbano e gli altri protagonisti ormai abituali, è sempre un po’ come andare a trovare vecchi amici, con i quali ci si racconta più o meno le stesse cose, con poche novità. Eppure, quando si ritorna a casa si è convinti di aver passato un buon pomeriggio o una buona serata, e si pensa con piacere al prossimo incontro.
Nonostante tutto anche con i romanzi di Camilleri/Montalbano mi succede la stessa cosa. Pur nel non entusiasmo della lettura de Il sorriso di Angelica aspetto con piacere (senza ansia, ma con buona disposizione) l’uscita del prossimo, che comprerò e leggerò subito, come i precedenti.
Tre stelline forse sono anche tante, ma di meno non me la sento, per quanto ho detto sopra. L’ho letto di filato in un viaggio da Roma a Tokyo e mi ha fatto buona compagnia.