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Cover of A is for ox
  • Un gioiello

    Un libro che è un gioiello. Come tutti i libri della Folio Society. Non avrei mai pensato che la lettera A stava per "bue", in origine non era una vocale e si chiamava "aleph"... Una storia ed un libro affascinanti.

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    Posted on Dec 1, 2009 | Add your feedback

Cover of Brooke's Romeus And Juliet
  • Chi ispirò Shakespeare

    La storia di Giulietta e Romeo è una storia antica anteriore a quella famosa di Shakespeare. Questo libro ne è una prova.

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    Posted on Dec 1, 2009 | Add your feedback

Cover of Introductions to Shakespeare
  • In scena

    Mettere in scena Shakespeare, uno spettacolo nello spettacolo come visto da famosi registi. Un libro unico nel suo genere. Come tutti i libri della Folio Society.

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    Posted on Dec 1, 2009 | Add your feedback

Cover of The Vertigo of Lists
  • 1 person find this helpful

    Listmania: una lista per non morire

    Listmania: una lista per non morire
    Una delle tante categorie che fanno capo alla bibliomania è la listmania . Chiunque sia visitatore abituale di siti sui quali si possono acquistare libri ed altro sa che cosa sono le liste. E' una opzione culturale e commerciale davvero utile e divertente.

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    Listmania: una lista per non morire
    Una delle tante categorie che fanno capo alla bibliomania è la listmania . Chiunque sia visitatore abituale di siti sui quali si possono acquistare libri ed altro sa che cosa sono le liste. E' una opzione culturale e commerciale davvero utile e divertente.

    Per l’acquirente che va a quel sito, con l’intenzione di fare acquisti, se digita il riferimento del suo libro e decide di aprire una lista scopre quali sono i libri o i prodotti affini, chi li ha acquistato e gli eventuali commenti. Man mano che aggiunge altri elementi, la lista si allunga. Si intrecciano i contatti fino a formare una vera e propria banca dati che può essere facilmente consultata. Libri, film e musica e quant’altro si possono condividere con grande piacere sia dei clienti che incontrano amici con gusti simili che del venditore il quale si vede aumentare la possibilità di vendite. E’ l’uovo di colombo: divertente e funzionale.

    Non so quanto questa idea delle liste abbia spinto il nostro grande semiologo e scrittore Umberto Eco ad organizzare una mostra a Parigi al Louvre con la relativa pubblicazione di un libro in titolato “L’infinità delle liste”. A suo parere la listmania ha un posto importante nella storia della cultura. Si tratta di elencare in forma di liste le cose che i poeti, gli scrittori e gli artisti hanno elencato nelle loro opere. Fare una cosa del genere non è una operazione banale. Si tratta di trasformare l’idea di infinito in qualcosa di comprensibile creando ordine là dove l’ordine non c’è e ce n’è invece bisogno. Gli uomini si confrontano ogni giorno con l’infinito. Anzi l’aiutano a costruire non solo estendendolo ma anche rendendolo più incomprensibile. Da qui nasce allora il bisogno delle liste, dei cataloghi, delle raccolte nei musei, nelle gallerie e nelle biblioteche per mezzo di enciclopedie e dizionari.

    Un esempio banale potrebbe essere quello di sapere quante donne Don Giovanni conobbe. Una lista ne accerterebbe esattamente 2063, così come ne ha scritto, lasciandone traccia, il librettista di Mozart Lorenzo da Ponte. Ci sono ovviamente innumerevoli altre liste come quelle della spesa, dei testamenti, dei menu e di tante altre manifestazioni umane. Non sono da meno la lista dei libri che sto da tempo organizzando su aNobii. Si tratta però non solo di mettere in bell’ordine i libri quanto di classificarli taggandoli, valutarli col sistema stelle, indicare l’inizio e la fine della lettura, il luogo di acquisto e la finale recensione. Fatto questo si può anche controllare chi dei membri del sito possiede quel libro ed eventualmente aprire con questi un contatto ed una discussione a due o di gruppo.

    Chi crea liste del genere si trova ad essere una specie di custode che cerca di imporre un ordine in luoghi dove regna il caos. E Dio solo sa che caos c’è anche dalle parti della mia mansarda biblioeteca. Il che può voler dire mettere ordine nella cultura così come questa si crea. E’ un fatto che in tutta la storia delle culture del mondo si trovano liste: santi, eserciti, piante medicinali, francobolli, titoli di tesori, elenchi di libri. E’ vero che sono i ragionieri a fare le liste i quali con esse vivono. Ma ci sono liste anche nei libri di Omero, James Joyce e Thomas Mann. Nell’ Ulisse di Joyce, ad esempio, il protagonista Leopold Bloom apre i suoi cassetti fisici e mentali con tutte le cose che ci trova. Queste non sono altro che liste che ci parlano di Bloom. Oppure prendete Omero quando nell’Iliade cerca di descrivere la grandezza dell’esercito greco. Usa dapprima delle similitudini nella descrizione che ne fa paragonandolo a grandi foreste che si stendono su per la montagna e se ne vedono le luci delle armi brillare al sole come stelle del firmamento. Il poeta chiede aiuto alla Musa e questa gli dà l’idea di elencare i nomi dei generali e delle navi.

    Liste del genere, inserite nella narrazione, sembrano danneggiare la forma poetica. Ma in effetti sono presenti in tutte le culture primitive con lo scopo di descrivere l’universo nella sua interezza. Un’idea questa predominante nel Rinascimento e nel Barocco, ma anche nel periodo cosi detto postmoderno. Ma ci si chiede: a che serve fare fare elenchi del genere se ad esempio Omero sa bene che quando comincia a fare liste non potrà mai completare l’elenco? Egli pur sapendo bene che non può farlo cerca di esprimere ciò che non può essere comunque espresso. La gente ci prova sempre a fare una cosa del genere. Gli uomini sono stati sempre affascinati dall’idea che esprime lo spazio infinito con le sue stelle e le sue galassie. Come ci sentiamo quando osserviamo il cielo? L’uomo sa bene che non potrà mai descrivere ciò che vede. Ciò nonostante tentiamo sempre di fare una descrizione del cielo. Anzi dei cieli, facendo liste di ciò che in esso vediamo. La stessa cosa fanno gli innamorati. Pur non avendo più parole per descrivere il loro amore ne inventano delle nuove ed impreviste.

    C’è poi un’altra ragione per la quale gli uomini amano fare liste. Iniziarne una ci dà l’illusione di fermare la morte. Una lista per sua definizione non finisce mai perciò va oltre la fine, quale può essere, appunto, la morte. Nella mostra che Umberto Eco sta allestendo al Louvre verranno esposti anche quadri, immagini e disegni che riproducono aspetti di natura morta. Tutti i lavori esposti avranno cornici e pertanto saranno “finiti” nel loro messaggio. Questo sembra contraddire l’idea di lista. Il che non è esatto, perchè in un quadro incorniciato possiamo “aprire” la cornice, abbattere i suoi “confini” e vedere realmente le cose come sono, anche al di là di ciò che sta a destra e a sinistra, in alto o in basso. Il che significa che la lista si apre e continua all’infinito.

    Queste liste sono importanti per Eco specialmente perchè esse trovano il loro ambiente naturale in un luogo quale è un museo, il museo del Louvre in particolare. Una passione come un’altra, come quella del calcio o dei francobolli. Non è facilmente spiegabile o definibile. E’ sin dai tempi di Aristotile che cerchiamo di definire le cose basandole sulla loro essenza. Il che non sempre è possibile. L’uomo, ad esempio come definirlo? Ci sono voluti 80 anni ai naturalisti per arrivare ad una definizione di un “platypus”, un animale molto difficile da definire nella sua essenza. Vive sott’acqua e sulla terra. Fa le uova eppure è un mammifero. Ma questa definizione non è altro che una lista di caratteristiche.

    E’ vero che con altri tipi di animali è possibile dare delle definizioni, ma ciò renderebbe l’animale più interessante? Pensiamo ad una tigre che la scienza descrive come predatore. Ma una mamma come descriverebbe al proprio figlioletto una tigre? La tigre è grande, forte, a strisce. Soltanto un chimico definirebbe l’acqua H20. L’acqua invece è liquida e trasparente, si beve e ci possiamo lavare con essa. La lista è il segno di una società molto avanzata perchè essa ci mette di fronte a definizioni essenziali, primitive.

    Sembra allora che dovremmo smettere di definire le cose in questa maniera. Il progresso dovrebbe basarsi soltanto sulla conta e sull’elenco delle cose. Il che potrebbe essere un fatto liberatorio. Il Barocco fiorì in un’epoca di liste allorquando ci si rese conto che tutte le definizioni scolastiche non erano più valide. La gente cercava di guardare al mondo da una prospettiva diversa. Galileo scoprì nuovi elementi della luna. Nell’arte si stabilirono nuove definizioni distruggendo quelle vecchie e vennero introdotti nuovi argomenti. Ad esempio i dipinti della pittura barocca olandese possono essere come elenchi di liste. Tutte quelle nature morte con tutta quella frutta ed immagini di ricchi interni non sono altro che liste di curiosità, anche anarchiche così come si presentano. Il che vuol dire che l’ordine e l’anarchia procedono insieme nell’idea di liste.

    Questo fatto sembrerebbe una contraddizione ma non lo è. La domanda che scaturisce da queste considerazioni sarebbe quella di considerare Internet e Google l’idea perfetta di liste. Ma nel caso di Google le due cose convergono. Secondo quanto afferma convinto Umberto Eco è vero che Google crea delle liste, ma esse non sono mai le stesse. Il che significa che questo tipo di conoscenza può essere quanto mai pericoloso per i giovani. Non tanto per chi ha una certa età e ha ricevuto una educazione in un modo diverso. Ma per i giovani può essere una tragedia. Se una lista non è mai la stessa, viene a mancare anche la capacità di scegliere, selezionare, discriminare. L’istruzione e l’educazione dovrebbero saper tornare a quello che erano al tempo del Rinascimento. I maestri insegnavano in termini più pratici che teorici. Mostrare un oggetto da così come può apparire a come deve sembrare. Come mescolare i colori, ad esempio e così via. Allo stesso modo si dovrebbe fare con Internet. L’insegnante dovrebbe dire: scegliete un argomento, sia esso un episodio di storia o la vita delle formiche. Cercate 25 pagine web diverse, confrontatele e decidete quale di esse garantisce una migliore informazione. Se dieci pagine danno lo stesso risultato vuol dire che l’informazione offerta è corretta. Ma, attenzione, può anche essere che qualche sito ha copiato gli errori di un altro sito.

    Eco dichiara che la sua biblioteca che ammonta a più di 50.000 volumi. Quando la sua segretaria gli ha chiesto se poteva catalogarla lui ha detto di no perchè i suoi interessi variano continuamente e di conseguenza i volumi aumentano di continuo. Il che testimonia dei suoi cambiamenti di gusto e di personalità. Senza una catalogazione egli è costretto a ricordare i suoi libri. E’ un piacere percorrere i circa settanta metri di parete che si formano con i suoi libri di letteratura. Essere un uomo di cultura non significa ricordare la data della morte di Napoleone bensì sapere come trovarla in due minuti. Ovviamente al giorno d’oggi con Internet le cose stanno diversamente. Ma abbiamo già visto quali sono poi i problemi. Nel suo nuovo libro Umberto Eco include anche una bella lista del filosofo francese Roland Barthes. Egli elenca le cose che ama e quelle che non ama. Ama l’insalata, il formaggio, le spezie. Non ama le donne in pantaloni lunghi, i ciclisti, i gerani le fragole e l’arpa. Alla domanda su cosa egli ama o non ama il furbo ed erudito Umberto Eco risponde che sarebbe uno sciocco a rispondere a questa domanda. A 13 anni era affascinato da Stendhal, a 15 da Thomas Mann, a 16 amava Chopin. D’allora cerca di scoprire il resto. In questo momento Chopin è in testa di nuovo nei suoi gusti. Quando si interagisce con le cose della vita tutto cambia continuamente. Se si è un idiota nulla cambia. E, lui, lo sappiamo bene, idiota non è lo è affatto.

    http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11…

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    Posted on Nov 28, 2009 | Add your feedback

Cover of The Facebook Era
  • C.A.C.

    Non mi stanco mai di dire che questa è l'era del -->C. A. C. : Connessione ---> Accesso ---> Controllo Tutti possono Connettersi per Accedere e prendere il Controllo e la gestione della propria esistenza. E Facebook ne è una delle prove più evidenti. </p><p>Leggere per credere a ... (continue)

    Non mi stanco mai di dire che questa è l'era del -->C. A. C. : Connessione ---> Accesso ---> Controllo Tutti possono Connettersi per Accedere e prendere il Controllo e la gestione della propria esistenza. E Facebook ne è una delle prove più evidenti. </p><p>Leggere per credere anche questo libro che, comunque, non mi pare all'altezza di quanto promette. I expected more ... Sarò più preciso a lettura approfondita completa.

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    Posted on Nov 28, 2009 | Add your feedback

Cover of The Book of Dead Philosophers
  • 1 person find this helpful

    La filosofia non salva la vita

    Questo è uno dei libri più curiosi, ma anche più divertenti, che mi sia mai capitato di leggere. Ho scoperto che nella vita, chi più chi meno, tutti facciamo della "filosofia". Filosofeggiare sarebbe il verbo esatto. In effetti la vita ci insegna a come sopravvivere, quindi a trovarci un sistema pri ... (continue)

    Questo è uno dei libri più curiosi, ma anche più divertenti, che mi sia mai capitato di leggere. Ho scoperto che nella vita, chi più chi meno, tutti facciamo della "filosofia". Filosofeggiare sarebbe il verbo esatto. In effetti la vita ci insegna a come sopravvivere, quindi a trovarci un sistema prima di passare dall'altra parte. E' una cosa questa che tocca tutti, filosofi veri e non. Un libro che si legge con piacere, dopo avere fatto ovviamente i dovuti scongiuri scaramantici che valgono ben poco, in quanto nessuno scappa alla sorte finale.

    Eraclito pensava che ogni cosa fosse in una condizione di continuo divenire. Morì, secondo quanto si dice, annegato in un vortice di liquido di vacca. Francesco Bacone, il padre della filosofia empirica inglese finì per mano della sua stessa filosofia. Morì mentre stava tentando di osservare gli effetti del congelamento di un pollo, in una fredda giornata di inverno. Aveva riempito il pennuto di ghiaccio e si beccò una polomonite mortale. Secondo l’autore di questo libro ogni filosofo muore così come è vissuto e così abbiamo modo di comprendere anche la sua filosofia.

    Simon Critchley nello scrivere questo libro, da buon filosofo quale lui stesso è, basa il suo ragionamento sull’affermazione di Cicerone secondo il quale “filosofare significa imparare a morire”. Non a caso Critchley è professore di Filosofia alla New School for Social Research a New York. Autore di diversi studi ha scritto questo suo libro su di una collina che guarda su Los Angeles, pensiamo in attenta concentrazione filosofica. Per comprendere il significato della vita il filosofo deve cercare di capire la morte ed il suo significato. Il che non significa che lo debba per forza trovare. Può anche scoprire che di significati, secondo il filosofo che la pensa così, non ce ne siano affatto. Critchley ritiene che non è possibile separare lo spirito della filosofia dal corpo del filosofo. Egli afferma che “la storia della filosofia la si può intendere come la storia dei filosofi che procedono per esempi da ricordare, spesso nobili e virtuosi, ma qualche volta umili e addirittura comici”. La maniera in cui un filosofo muore umanizza sia l’una che l’altro e ci fa capire che tutto sommato poi i filosofi non sono affatto tanto lontani da noi gente comune. Che “filosofi” non siamo affatto.

    Il libro contiene poco meno di duecento riferimenti a pensatori passati a miglior vita ognuno di essi esposti in altrettanti aneddoti. Il pregio principale del libro è che non lo si deve leggere dalla prima all’ultima pagina e tutto insieme. Lo si può aprire a caso e leggere di qualche filosofo spesso in non più di due pagine di testo. Gli esempi da riportare sarebbero tanti. Basta ricordarne qualcuno. Diogene, uno che disdegnava i piaceri della carne, si dice che abbia commesso suicidio trattenendo il respiro, autosoffocandosi, quindi. Julien Offray de la Mettrie, ateista ed edonista, morì dopo di avere festeggiato mangiando una grande quantità di patate tartufate. Ludwig Wittgenstein considerò la vita e la morte come realtà senza tempo. Morì il giorno dopo il suo compleanno. Un amico gli aveva regalato una coperta elettrica. “Tanti auguri” gli disse. In inglese “many happy returns” - “tanti felici ritorni” - letteralmente. Al che lui rispose “Non ci saranno ritorni”.

    Critchley racconta poi di Voltaire il quale, dopo di avere denunciato per decenni la Chiesa Cattolica di Roma, annunciò sul letto di morte che voleva morire da cattolico. Il parroco che lo assisteva stupito dalla richiesta gli chiese ripetutamente “credi nella divinità di Cristo?”. Voltaire rispose: “In nome di Dio non mi parli più di quell’uomo e mi lasci morire in pace”.

    Questo libro all’apparenza sembra un libro leggero. Non lo è affatto. L’autore viene segnalato oltre come essere professore di filosofia anche a capo di una organizzazione internazionale denominata “International Necronautical Society”, un gruppo di avanguardia nella cui pagina web si afferma che il suo intento fondamentale è la “inautenticità”. Il suo scopo è lo studio della morte. Il sito vuole essere uno spazio che “intendiamo definire, colonizzare ed eventualmente abitare”. Sembrerebbe un’autentica follia se non fosse un fatto che il prof. Critchley è anche autore di numerosi altri libri e può esibire in questo suo volume sui filosofi una bibliografia di una decina di pagine.

    Secondo quanto dice poi Critchley la filosofia occidentale è stata vista sempre come derivata principalmente da quella greca, il che, secondo lui è sbagliato. Egli afferma che le sue origini sono anche arabe, persiane, indiane, cinesi e molte altre ancora. La filosofia, egli sostiene, ha abbandonato la sua ragione originaria quella cioè di trasmettere saggezza e aiutarci ad essere felici. La filosofia ha cercato inoltre di imitare la scienza nella sua costante ricerca delle idee perfette e della verità assoluta. A poco a poco è venuta ad astrarsi dalla vita di tutti i giorni lasciandoci in preda alla paura di ciò che egli chiama “terror of annihilation”. Per calmarci, egli dice, ci sono infinite sofisterie in giro come la New Age e tutta una letteratura del “fai da te” oltre alla fiflosofia dell’accumulo sconsiderato di danaro e proprietà.

    Fin qui tutto bene. Ma a questo punto possiamo domandare a Critchley qual’è il principio organizzatore di tutta la saggezza che abbiamo perduto nelle morti dei filosofi? Kant morì di malattia di stomaco. Come si giustifica allora la sua “Critica della ragion pura”? Le sue ultime parole non furono molte. Una sola. Quella che sussurrò al suo discepolo quando gli diede un pò d’acqua mescolata con vino. “Sufficit” sussurrò. Ma ciò che Kant voleva dire era che egli aveva vissuto a sufficienza per definire le sue teorie sulla metafisica o sulla epistemologia oppure semplicemente che egli non voleva più acqua?

    Alcuni filosofi di cui Critchley parla possono addirittura non essere mai vissuti. Lui stesso dice che ci sono filosofi nel suo libro della cui morte non si sa nulla e non si conoscono le loro ultime parole. D’altra parte egli molto spesso non riesce a dare nessuna connessione tra le opere dei filosofi che ha preso in considerazione, la loro morte e le loro idee. Ma non importa. Non tutto ciò che egli scrive in molti casi è apocrifo oppure è stato detto dai loro discepoli. Dalle loro opere vengono fuori soltanto le metafore. Il libro, comunque, è piacevole a leggersi, c’è molto da apprendere inclusa la previsione che egli avanza sulla sua morte. “Fuga”, anzi egli dice letteralmente: “exit” inseguito da un orso. Un libro questo, tutto sommato utile a pensare come sarà l’exit di ognuno di noi quando sarà il momento. Il più tardi possibile, s’intende.

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    Posted on Nov 11, 2009 | Add your feedback

Cover of Fanny Hill
  • Erotismo inglese per educande ...

    Il più famoso romanzo erotico inglese del settecento ambientato in una Londra del XVIII secolo. La protagonosta Fanny perde la sua "innocenza" all'età di 15 anni e impara a sfruttare le proprie grazie per sopravvivere e farsi strada nel mondo. John Cleland non usa tutta la farina del suo sacco narra ... (continue)

    Il più famoso romanzo erotico inglese del settecento ambientato in una Londra del XVIII secolo. La protagonosta Fanny perde la sua "innocenza" all'età di 15 anni e impara a sfruttare le proprie grazie per sopravvivere e farsi strada nel mondo. John Cleland non usa tutta la farina del suo sacco narrativo inglese. Trae ispirazione, infatti, dalla moda francese per la narrativa erotica del tempo. E non poteva essere diversamente! La tendenza è il genere in voga allora per le autobiografie delle prostitute la cui vita era un monito contro i tormenti derivanti dalla indulgenza sessuale. L'autore però non intende punire Fanny per la sua promiscuità e il libro si conclude con il felice matrimonio dell'eroina.

    Bisogna dire che Fanny non è una figura pornografica, in senso moderno. Infatti rifiuta gli atti eterosessuali e si rivela così una "conservatrice". Si disgusta agli incontri lesbici e all'omosessualità maschile. Questo libro è sopravvissuto a tre secoli di infamia ed è un'opera importante per lo sviluppo del genere narrativo del romanzo. Al confronto di tanta volgare e gratuita letteratura sessuale contemporanea a me sembra un libro per educande ...

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    Posted on Oct 30, 2009 | Add your feedback

Cover of Manwatching
  • Importanza dei gesti

    Il controllo dei gesti inizia da una presa di coscienza. Ecco un esercizio molto semplice, ma molto prezioso. Aprite la mano destra, concentrate il vostro pensiero nel suo centro, poi dolcemente, lentamente, ripiegate le dita ponendo tutta la vostra attenzione in quel movimento finché avrete chiuso ... (continue)

    Il controllo dei gesti inizia da una presa di coscienza. Ecco un esercizio molto semplice, ma molto prezioso. Aprite la mano destra, concentrate il vostro pensiero nel suo centro, poi dolcemente, lentamente, ripiegate le dita ponendo tutta la vostra attenzione in quel movimento finché avrete chiuso il pugno. ..

    Fermatevi un istante e concentrate la vostra energia nel pugno, poi lentamente, dischiudete le dita e riaprite la mano… Fate questo esercizio mettendoci tutta la vostra consapevolezza, e vedrete che a poco a poco raggiungerete un grande controllo dei vostri gesti. Basta che facciate questo esercizio una sola volta, non diverrete più forti facendolo venti volte di seguito, ma fatelo ogni giorno, e come si deve.

    “Control of our gestures starts with awareness. Here is an
    exercise that is very simple but very valuable. Open your right
    hand, concentrate your thoughts on the centre of your palm, then
    gently and slowly fold your fingers in, focusing all your
    attention on this movement until you have closed your fist. Stop
    for a moment and concentrate your energy in your fist, then
    slowly unfold your fingers and open your hand…
    Put all your awareness into this exercise; you will see that you
    will gradually achieve great mastery over your gestures. You only
    need to do this exercise once; you will not become any stronger
    by doing it twenty times running, but do it every day and do it
    correctly.”

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    Posted on Oct 15, 2009 | Add your feedback

Cover of Byron in Love
  • Lord Byron poeta e puttaniere

    Lord Byron: poeta e puttaniere
    Quando si innamora un poeta le conseguenze possono essere drammatiche. Se il poeta poi è un inglese le cose sono destinate a complicarsi. Nel caso di Lord Byron le connessioni sono davvero infinite ed inimmaginabili: il soggetto conduce strani affari con aristocra ... (continue)

    Lord Byron: poeta e puttaniere
    Quando si innamora un poeta le conseguenze possono essere drammatiche. Se il poeta poi è un inglese le cose sono destinate a complicarsi. Nel caso di Lord Byron le connessioni sono davvero infinite ed inimmaginabili: il soggetto conduce strani affari con aristocratiche gentildonne del tempo; mantiene relazioni con attrici e attricette, serve e servette; ammiratrici plagiate; prostitute d'accatto; una relazione incestuosa con la sorellastra; un matrimonio breve e disastroso. E questo per dire solamente del rapporto con le donne. E' un miracolo che un libertino del genere trovasse anche il tempo per scrivere poesia. E che poesia! Parlo di Lord Byron, uno dei più grandi poeti romantici inglesi.

    Migliaia di pagine di versi scintillanti, musicali, irrepetibili. Viaggi avanti ed indietro sul continente e in Medio Oriente. Riusciva a mentenere relazioni con innumerevoli amici. Aveva conoscenze improvvisate. Scriveva lettere, teneva diari, leggeva libri di ogni specie, praticava il pugilato, l’equitazione, il nuoto. Era un gran bevitore, come ogni inglese d’hoc. Trovava il tempo per deprimersi fino alla paranoia. Negli ultimi anni si unì alla lotta di liberazione in Italia ed in Grecia. Amava circondarsi di animali come scimmie, pappagalli, cacachi, cani, un airone, un caprone, e quando era studente a Cambridge ebbe come amico di stanza un orso.

    Tutto ebbe inizio dalla sua fanciullezza che fu simile ad un romanzo di ambiente gotico. Sua madre, Caterina Gordon, era una ereditiera scozzese che sposò un signore chiamato “Byron Jack il matto”, un aristocratico il quale ben presto consumò tutti i suoi soldi e scappò in Francia. Diede luce a George Gordon, figlio unico, tutta sola, in una stanza di affitto a Londra. Caterina fu donna intemperante ed imprudente, quasi ad anticipare il suo futuro George. Tutti i biografi la trattano male. Va detto che non fu mai amata dal suo figliolo il quale la incolpò della sua menomazione fisica alla gamba per le strette fasciature dei corsetti indossati durante la gravidanza. Il famoso “piede di porco” di Byron.

    All’età di dieci anni, alla morte di un suo pro-zio, un lord sospettato di assassinio, ereditò il titolo e divenne sesto barone Byron e la Newstead Abbey , una fantastica e cadente residenza nella contea del Nottinghamshire, con tutti i suoi fantasmi. Una delle principali caratteristiche di Byron è quella di essere passato alla storia come un grande difensore della libertà dei singoli e dei popoli. In effetti ostentò per tutta la sua esistenza una fortissima consapevolezza del suo rango di nobile fino a sfiorare il razzismo.

    Fin da ragazzo ebbe modo di mettere in luce le sue prepotenti predisposizioni sessuali per cugine, servi di entrambi i sessi, compagni di studi, coi i quali poteva manifestare le sue manie che erano spesso perversioni. All’età di 24 anni pubblicò il “Childe Harold’s Pilgrimage” che lo rese famoso. “Una mattina mi svegliai e mi ritrovai famoso” ebbe a scrivere. Una vera e propria “toccata e fuga” con le donne, come la definisce l’autrice di questa nuova biografia ha abilmente tracciato il percorso sentimentale che Lord Byron uomo intraprese nei suoi contatti con l’altro sesso, anche se evita ogni riferimento alla evidente eterosessulità del personaggio. Nel suo lavoro ella cerca di provare che Byron “understood” - “capì” - le donne perchè esse volevano il sesso e lui era in grado di darglielo per poi abbandonarle al loro destino. Un’analisi del genere non può essere del tutto accettata se si pensa che le donne, allora come oggi, aspirano ad avere sicurezza, protezione, partecipazione, anche attraverso il sesso.

    Il carattere fortemente possessivo, carismatico ed autoritario del poeta, anche alla luce dei comportamenti del tempo, le mettevano in una condizione di inferiorità che però nulla toglieva alla loro aspirazione ad avere un rapporto equilibrato con chi aveva intenzione di partecipare a a scelte comuni. L’autrice di questa biografia, a mio parere, si è lasciata troppo prendere la mano dalla sua vena narrativa tendente a romanzare vicende e situazioni. E’ facile vedere Byron come un imperterrito sadico narcisista, aggressore di donne insipide e puttane. In fondo esse, come del resto tutti gli uomini, e in questo caso lo stesso Poeta, non erano altro che persone, maschi o femmine, in cerca di sesso inteso come relazione, incontro, convergenza. Tutta l’opera poetica di Lord Byron sta a dimostrarlo. Ma all’autrice questo non interessa visto che il senso del suo libro sembra essere stato soltanto il tema dell’amore byroniano, inteso come tormentato sentimento esistenziale. Ricordiamo che quando questo grande poeta e puttaniere morì aveva soltanto 36 anni e si può dire che aveva vissuto troppe vite.

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    Posted on Oct 15, 2009 | Add your feedback

Cover of Between XX and XY
  • L'intersessualità e il mito dei due sessi

    L'intersessualità e il mito dei due sessi
    La lettura di questo libro mi ha interessato per varie ragioni. La prima è che ormai so per certo che non sono quello che pensavo di essere. A dire il vero, non ci ho mai creduto, ma non ne avevo le prove. Almeno quelle scientifiche. La seconda riguarda ... (continue)

    L'intersessualità e il mito dei due sessi
    La lettura di questo libro mi ha interessato per varie ragioni. La prima è che ormai so per certo che non sono quello che pensavo di essere. A dire il vero, non ci ho mai creduto, ma non ne avevo le prove. Almeno quelle scientifiche. La seconda riguarda gli altri. Intendo le altre persone con le quali ho avuto a che fare nel corso di questi anni vissuti sempre alla ricerca di una identità precisa. La terza è quella decisiva e concerne tutti gli uomini, intesi come esseri umani. Mai come in questo caso, infatti, le donne devono essere chiaramente citate e coinvolte: possiamo dare una risposta alla primordiale domanda di base:"chi siamo?". E la risposta ci spiazza, per così dire. Vale a dire "non" possiamo dire con certezza "chi" veramente siamo. Almeno per quanto riguarda il sesso.

    Maschile/femminile, due opzioni di casella, ma una sola scelta. Tutto sbagliato, almeno secondo quanto pensa l’autore di questo recente libro Gerald N. Callahan , che oltre a scrivere libri è anche un patologo ed immunologo, ricercatore da trenta anni nel campo della biomedicina, nonchè professore alla State University dello stato americano del Colorado. Egli sostiene che la risposta alla domanda della casella non può essere univoca, maschio o femmina, deve essere multipla in quanto l’assetto sessuale binario è solo una errata presunzione, non un fatto. Dovrebbe essercene, insomma, un’altra: quella della “intersessualità”.

    Si sa che nella teoria dei generi il concetto biologico e quello di genere sono due cose separate. Mentre i nostri sessi biologici sono fissati alla nascita, l’identità di genere “risulta dalla interazione di diversi fattori, quali la genetica, l’ambiente prenatale, gli ormoni pre e post natali, oltre ai fattori psico-sociali del periodo infantile e i fattori ambientali”, secondo quanto afferma l’autore. Non ci sono soltanto più di due generi, ma si può pensare e sostenere che addirittura ci siano tanti generi quante sono le stelle in cielo. E questo vale non solo per i generi ma anche per i sessi.

    L’autore sostiene che negli USA ogni anno nascono circa 2000 bambini “intersessuali” a causa di varie combinazioni cromosomiche, non solo del tipo XX XY, oppure a varie dificienze ormonali o enzematiche. Callaghan spiega i diversi tipi e profili di intersessualità facendo anche precisi riferimenti ad un ambiente sociale in cui è presente il costante discrimine tra generi e ruoli. I soggetti intersessuali sono persone che sono costrette a fronteggiare fraintendimenti, errori di diagnosi, abbandoni e saparazioni coniugali, violenze fisiche e psicologiche, depressione. Eppure molti dei soggetti di cui Callaghan scrive sono soggetti che riescono a fare fronte a problemi del genere conservando speranze e certezze.

    Gli esseri umani non hanno mai, comunque, fatta una netta divisione tra le due condizioni, nè hanno marginalizzato chi si colloca al di fuori dei queste due categorie. Callaghan nel suo libro indica una specie di alternativa alla netta distinzione tra i due sessi. Com’era il caso dell’antica cultura greca e del rinascimento, allorquando si sosteneva che i due sessi condividevano più caratteristiche comuni che differenze. In alcune culture non occidentali i soggetti intersessuali hanno ruoli specifici e svolgono funzioni ben precise, convivendo in armonia con il resto della società o, addirittura, hanno dei privilegi.

    E’ inutile dire a questo punto che tutte le certezze a cui mi riferivo all’inizio di questo post vengono definitivamente abbattute. O almeno messe in discussione. Sono state mescolate e passate dal tavolo della scienza, con la quale Callaghan argomenta a pieno titolo, su altri tavoli, quali quello della religione, della famiglia, della società, dello stato, della morale e via dubitando. Se non sono affatto le apparenze esterne a fare tali un uomo o una donna, e se possiamo aspettarci interconnessioni impreviste ed imprevedibili, mi viene in mente allora che anche l’antica certezza di mia madre viene a cadere. La povera donna semplice e contadina, appartenente ad un altro secolo ed un altro millennio, soleva dire, quando voleva affermare certezze che la aiutassero a vivere: “Tutto è possibile su questa terra, tranne l’uomo incinto!”. “Mamma, non è più così. Ti sei sempre sbagliata. Oggi tutto è sempre possibile …”

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Cover of Remembering the Roman People
  • In ricordo del Popolo Romano

    L'assassinio di Giulio Cesare avvenne in un'atmosfera di grande confusione. Come sempre accade in fatti del genere, per i cospiratori fu più facile progettare il primo colpo che prevedere ciò che in seguito sarebbe accaduto, se la cosa non fosse andata come avevano pensato che andasse. In una riunio ... (continue)

    L'assassinio di Giulio Cesare avvenne in un'atmosfera di grande confusione. Come sempre accade in fatti del genere, per i cospiratori fu più facile progettare il primo colpo che prevedere ciò che in seguito sarebbe accaduto, se la cosa non fosse andata come avevano pensato che andasse. In una riunione del Senato alle idi di marzo nell'anno 44 a.C., Tullio Cimbro, un senatore di secondo piano, diede il segnale all'azione gettandosi ai piedi di Cesare afferrando la sua toga. Casca lo colpì con la sua spada. Forse cercò di infilarlo ma fallì il colpo dando a Cesare la possibilità si alzarsi e difendersi colpendolo nel braccio con la penna che aveva in mano in quel momento.

    Pochi attimi e non meno di venti altri membri del Senato intervennero con le armi in pugno contro la vittima. Ma in effetti non ebbero il tempo di colpire nel modo giusto. Molti si ferirono a vicenda. Secondo i primi resoconti dei testimoni della vicenda, come lo storico Siriano Nicolao di Damasco, Cassio si lanciò su Cesare ma finì per colpire malamente Bruto alla mano. Anche Mincio mancò il bersaglio e colpì a sua volta Rubrio alla coscia. Molto sangue deve essere stato sparso tutt’intorno al luogo dove avvenne l’attacco, secondo quanto afferma l’autore di questo importante libro intitolato “Remembering the Roman People”, una serie di saggi sulla politica e sulla letteratura degli ultimi anni della Repubblica Romana pubblicato da poco dalla Oxford University Press.

    Non solo sangue ma grande confusione e caos. Quasi una farsa. Questo è il quadro che il Professore disegna e ricostruisce confrontando attentamente le più antiche testimonianze dell’episodio. Egli sostiene che le linee conduttrici del fatto risalgono alla testimonianza di un certo senatore che sedeva sui primi banchi dell’aula, riportate forse più tardi nella storia poi perduta di Asinio Pollio. Elaborazioni meno affidabili prese da Livio, la cui narrazione dell’anno 44 è andata smarrita. Wiseman forse appare troppo sicuro della accuratezza del suo resoconto. Una sola testimonianza non basta per sapere come si svolse effettivamente un assassinio di questo tipo. In ogni modo è più difficile distinguere tra gli inserimenti pieni di fantasia fatti da Livio dalle descrizioni precedenti che lui stesso cita. Ciò nonostante la ricostruzione di ciò che accadde è molto interessante.

    Gli altri senatori, tutt’intorno alla scena del delitto, circa un centinaio, rimasero scioccati dall’attacco improvviso. Ben presto Bruto si allontanò dal corpo di Cesare per rivolgersi agli altri mebri del Senato allibiti facendoli come sobbalzare e riprendere l’equilibrio smarrito in quell’attimo imprevisto. Devono essere balzati in piedi e corsi fuori dell’aula scontrandosi con la folla che in quel momento stava uscendo dal vicino teatro dove avevano luogo gli spettacoli dei gladiatori. La notizia del delitto si diffuse in un baleno, la folla deve avere sbandato in preda al panico. Le gente deve essere corsa verso casa per paura del peggio. Lepido, un sostenitore di Cesare, abbandonò subito il Senato per correre dalle truppe che stazionavano in città, mentre gli assasini proclamavano la loro vittoria. Poco dopo tre schiavi fedeli a Cesare caricarono il suo corpo su una barella con grande difficoltà in quanto una barrella può essere portata da quattro persone. Il Senato si riunì soltanto due giorni dopo e forse dopo altri due il corpo di Cesare venne cremato nel Foro …

    Il resoconto-racconto che Wiseman fa nella sua ricerca è davvero coinvolgente. Come del resto questa lunga recensione del volume apparsa sul Times Literary Supplement. Chi fosse interessato a leggerla può andare al link e leggerla in inglese.

    L’autore, T. P. Wiseman, Professore Emerito di Studi Classici all’Università di Exeter, sostiene che nella Repubblica Romana solo il Popolo aveva l’autorità di promulgare le leggi ed eleggere i politici. La stessa parola Repubblica significava “cosa del popolo”. Ma se le cose stanno così perchè mai si è sempre detto che la repubblica era una oligarchia? La ragione principale è che gran parte di quello che sappiamo sulla faccenda ci arriva così come venne scritto da Cicerone, grande uomo e grande scrittore, ma anche un uomo di destra molto attivo dal punto di vista dell’impegno politico il quale riteneva giusta l’dea che ciò andava bene per una piccola minoranza di uomini “migliori”, i cosidetti “optimates”, andasse bene per l’intera repubblica. Wiseman interpreta l’ultimo secolo della repubblica con l’idea che il Popolo avesse una ideologia coerente e precisa nel suo insieme e che gli “optimates” con il loro progetto di delitto giusto furono responsabili della fine della repubblica e dell’inizio della guerra civile.

    Questo libro coinvolge per le suggestioni che l’autore riesce a trasmettere al lettore. Specialmente quella che riguarda l’ideologia della politica popolare di Roma la quale, secondo lui, non si è del tutto perduta nel corso di tanti secoli. Nonostante la frammentarietà delle fonti sul periodo in esame questa ideologia ha ancora molto da dire a noi uomini del XXI secolo. Il Prof. Wiseman riesce a dimostrare con il suo lavoro che la Roma del periodo tardo repubblicano non si preoccupava soltanto degli interessi di una piccola elite. C’erano anche altre voci che si battevano per l’eguaglianza, la condivisione della ricchezza e per i diritti della gente comune. Un grido che levava da un improvvisato banditesco assassinio di un campione della libertà consumato da un gruppo di aristocratici scontenti, in nome della (loro) libertà.

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Cover of Judas
  • Giuda l'oscuro

    Giuda l'oscuro
    Giuda è stato, da sempre, una figura di uomo che mi ha affascinato nella lettura dei Vangeli. Nel racconto della storia di Cristo, il figlio di Dio sceso in terra per una missione impossibile, la salvezza degli uomini, viene detto ben poco di lui. Eppure abbonda la produzione di ... (continue)

    Giuda l'oscuro
    Giuda è stato, da sempre, una figura di uomo che mi ha affascinato nella lettura dei Vangeli. Nel racconto della storia di Cristo, il figlio di Dio sceso in terra per una missione impossibile, la salvezza degli uomini, viene detto ben poco di lui. Eppure abbonda la produzione di testi su questo 12° apostolo sulle cui spalle pesa una grande e grave colpa: avere tradito il Figlio di Dio dopo essergli stato discepolo.

    Scrivere una biografia su un personaggio del genere non è cosa facile in quanto già sulla persona storica di Giuda si sa ben poco. E’ vero che ne parlano i Vangeli come anche, ovviamente, una lunga tradizione della Chiesa e dei fedeli. Ma ciò non basta per delineare con precisione chi fu questo apostolo, questa persona che è diventata poi personaggio con quella fama di traditore che si è scelta e che gli hanno cucito addosso nel corso dei due passati millenni.

    L’autrice di questo recente libro ci ha provato non tanto come esperta di storia, di religione o di teologia quanto come Professore di Inglese alla Indiana University negli USA. Ha avuto la possibilità di raccogliere ed analizzare molti se non tutti i documenti che la tradizione storica e culturale ci ha trasmesso nel corso dei secoli in diverse culture.

    Leggendo questo libro il lettore si rende conto di come l’uomo Giuda sia stato descritto nell’arte, nella musica e nella letteratura. E per di più quale grande peso abbia avuto, ed ancora oggi ha, il significato del suo gesto. Basta pensare alle teorie naziste sugli Ebrei e all’odio che continua nei riguardi di questo popolo. L’autrice riesce a documentare piuttosto abilmente i mutevoli cambiamenti di personalità che questa figura di ebreo ha avuto nel corso del tempo. Una evoluzione che sfocia nel mito, ma che passa per storia.

    Non è una biografia, quindi, questo libro. Pochi sarebbero gli elementi sui quali se ne potrebbe costruire una. In effetti sono soltanto due i riferimenti sicuri da un punto di vista storico: che Gesù lo scelse come apostolo e che lui stesso lo consegnò alle autorità. Per il resto ognuno dei quattro evangelisti ne dà un ritratto diverso, per quel poco che ne dicono. L’autrice ne parla chiaramente prima di dedicarsi allo studio di quelle che si potrebbero chiamare le “leggende” successive, così come sono state create nelle varie interpretazioni artistiche e negli stereotipi associati ad essi. Non fatti, quindi, ma interpretazioni e trasformazioni a seconda delle convenienze.

    Tutto inizia con l’immagine di Giuda legata all’ebreo assetato di danaro a causa di quei 30 denari che egli ricevette dopo la segnalazione fatta alle autorità di chi fosse il Cristo. Poi segue la sua sostanziale ipocrisia segnata dal bacio identificativo per i soldati. Subito dopo viene poi la tradizione che lo vede diventare maleodorante e gonfio prima di finire impiccato o letteralmente esploso e ricoperto dei suoi escrementi.

    Nella storia dell’arte Giuda è stato quasi sempre ritratto con capelli rossi, un naso aguzzo, scuro di faccia. Il rosso sembra riferirsi al colore dei soldi. Gli uomini di chiesa lo hanno spesso associato a Satana e Caino. Dante nel suo “Inferno” lo colloca nel canto XXXIV nella quarta zona del nono cerchio, nella ghiaccia del Cocito, ove sono puniti i traditori dei benefattori. Quello che l’autrice definisce come lo stereotipo “Giuda-Giudeo” ha una lunga storia che arriva ai Nazisti da lontano nel loro odio infinito nei confronti degli Ebrei con il film drammatico “Jew Suss” e il documentario “L’eterno Giudeo”.

    Ma questo eterno giudeo veniva da lontano nel senso che il Fagin dai capelli rossi di Charles Dickens è un personaggio letterario del romanzo Le avventure di Oliver Twist. E’ descritto all’inizio della storia come un “ricettatore di beni rubati”. Dickens si riferisce a lui chiamandolo semplicemente “l‘ebreo”. Oppure l’Auguste Melmotte di Anthony Trollope, finanziere ebreo senza scrupoli, suicida, grande e negativo personaggio della letteratura inglese. Se ne potrebbero citare innumerevoli altri esempi di stereotipi giudeo-ebraici di questo tipo.

    Ciò nonostante ci sono stati diversi tentativi per capire, se non proprio difendere, la cattiva reputazione di Giuda. Tutto nasce dalla semplice considerazione che se ogni cosa era stata già prestabilita ci doveva pur essere qualcuno che avrebbe tradito il Cristo. Questo doveva essere necessariamente uno degli apostoli, uomini a Lui vicini, sia fisicamente che spiritualmente. Senza Giuda non ci sarebbe stata alcuna crocifissione, e perciò nessuna salvezza per l’umanità.

    Giuda, in questa luce, assume allora una luce diversa da quella che abbiamo visto prima. Egli accetta con riluttanza il suo compito, come si evince dal racconto di Nikos Kazantzakis “L’ultima tentazione di Cristo” in cui il Cristo dice a Giuda che la sua crocifissione è ben poca cosa al confronto della umiliazione e disperazione che lui, Giuda, dovrà subire. In qualche brano precedente si dice addirittura che Giuda afferma di essere l’ultima persona a morire senza poter aspirare al perdono ed alla grazia che verrà concessa con la resurrezione del Cristo.

    Nel 2006 la pubblicazione di un Vangelo “gnostico” di Giuda ha ancora una volta attirato l’attenzione all’idea che il traditore Giuda non fu altro che un co-cospiratore spirituale di Gesù. E’ quanto sono portati a pensare i così detti revisionisti della figura del 12 apostolo. Lo si considera un uomo molto sensibile e consapevole di quanto doveva fare. Non per nulla si arrabbia quando vede sciupare una piccola fortuna in quell’olio col quale quella donna lava i piedi di Gesù. Alcuni sono portati a pensare che egli abbia favorito l’identificazione e arresto del Messia per accelerare la sua reazione e far sì che mettesse in pratica una volta per tutte quanto andava predicando, liberare chi era schiavo sotto i Romani. Del resto non lo aveva detto lui stesso che era venuto in terra non a portare pace ma la spada?

    In questa luce, allora, Giuda emerge come un Ebreo patriota che sacrifica la sua reputazione e anche la sua vita per provocare quel tanto atteso cambiamento del mondo. E’ probabile che gli abbia frainteso il messaggio di salvezza del Cristo, che la sua azione non sia stato un tradimento ma solo un intervento voluto andato tragicamente a male. Si potrebbe sostenere che Gesù abbia tradito Giuda nelle sue aspettative di messia rivoluzionario ebreo. Josè Saramago, nel suo libro “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” arriva a sostenere addirittura che Dio tradisce e manipola sia Giuda che il suo stesso figlio Gesù. Giuda non è altro che un essere umano, l’anti-eroe dai mille volti. Avrebbe mai potuto essere costretto ad eliminare colui che amava perchè Gesù mostrò troppa attenzione al suo amato discepolo Giovanni?

    Il bacio nel giardino è stato sempre interpretato come omo-erotico. Nell’opera teatrale “Corpus Christi” di Terrence McNally Gesù dice a Giuda: “Ti ho amato, lo sai”. E Giuda risponde: “Non come volevo io”. Brendan Kennelly descrive il 12° apostolo nella sua sequenza poetica “Il Libro di Giuda” come il dio regnante del XXI secolo, in questa maniera “ipocrita e traditore, doppio giochista in un’epoca intossicata dall’inganno, dall’avidità e crudeltà”.

    L’autrice di questa biografia non è una storica nè una biblista. Scrive ciò che dice basandosi sulle ricerche di altri. Come docente di inglese si limita ad interpretare i testi. Una cosa da non perdere in questo libro sono le note in cui Susan Gubar trascrive attentamente tutti i testi in cui si parla del personaggio del suo libro Giuda. Ci sono tutti o quasi: da Bob Dylan ai Depeche Mode, dagli U2 a Iron Maiden, Smashing Pumpkins a Dire Straights. Possiamo dire, allora, che Giuda, come Gesù, è sempre con noi. Rappresenta, forse la parte “oscura” di ogni uomo. Non è un caso che il grande scrittore inglese Thomas Hardy abbia intitolato uno dei suoi migliori e più controversi romanzi “Giuda l’oscuro” . Per questa ragione ho deciso di dare lo stesso titolo alla recensione di questo interessante libro.

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