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The Mersey Sound By Roger McGough, Adrian Henri, Brian Patten
Brooke's Romeus And Juliet: Being The Original Of Shakespeare's Romeo And Juliet By Arthur Brooke
  • Chi ispirò Shakespeare

    La storia di Giulietta e Romeo è una storia antica anteriore a quella famosa di Shakespeare. Questo libro ne è una prova.

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    Posted on Dec 1, 2009 | Add your feedback

Introductions to Shakespeare: being the Introductions to the individual plays in the Folio Society edition 1950-76 By Folio Society (London
  • In scena

    Mettere in scena Shakespeare, uno spettacolo nello spettacolo come visto da famosi registi. Un libro unico nel suo genere. Come tutti i libri della Folio Society.

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    Posted on Dec 1, 2009 | Add your feedback

The Vertigo of Lists: An Illustrated Essay By Umberto Eco
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    Listmania: una lista per non morire

    Listmania: una lista per non morire
    Una delle tante categorie che fanno capo alla bibliomania è la listmania . Chiunque sia visitatore abituale di siti sui quali si possono acquistare libri ed altro sa che cosa sono le liste. E' una opzione culturale e commerciale davvero utile e divertente.

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    Listmania: una lista per non morire
    Una delle tante categorie che fanno capo alla bibliomania è la listmania . Chiunque sia visitatore abituale di siti sui quali si possono acquistare libri ed altro sa che cosa sono le liste. E' una opzione culturale e commerciale davvero utile e divertente.

    Per l’acquirente che va a quel sito, con l’intenzione di fare acquisti, se digita il riferimento del suo libro e decide di aprire una lista scopre quali sono i libri o i prodotti affini, chi li ha acquistato e gli eventuali commenti. Man mano che aggiunge altri elementi, la lista si allunga. Si intrecciano i contatti fino a formare una vera e propria banca dati che può essere facilmente consultata. Libri, film e musica e quant’altro si possono condividere con grande piacere sia dei clienti che incontrano amici con gusti simili che del venditore il quale si vede aumentare la possibilità di vendite. E’ l’uovo di colombo: divertente e funzionale.

    Non so quanto questa idea delle liste abbia spinto il nostro grande semiologo e scrittore Umberto Eco ad organizzare una mostra a Parigi al Louvre con la relativa pubblicazione di un libro in titolato “L’infinità delle liste”. A suo parere la listmania ha un posto importante nella storia della cultura. Si tratta di elencare in forma di liste le cose che i poeti, gli scrittori e gli artisti hanno elencato nelle loro opere. Fare una cosa del genere non è una operazione banale. Si tratta di trasformare l’idea di infinito in qualcosa di comprensibile creando ordine là dove l’ordine non c’è e ce n’è invece bisogno. Gli uomini si confrontano ogni giorno con l’infinito. Anzi l’aiutano a costruire non solo estendendolo ma anche rendendolo più incomprensibile. Da qui nasce allora il bisogno delle liste, dei cataloghi, delle raccolte nei musei, nelle gallerie e nelle biblioteche per mezzo di enciclopedie e dizionari.

    Un esempio banale potrebbe essere quello di sapere quante donne Don Giovanni conobbe. Una lista ne accerterebbe esattamente 2063, così come ne ha scritto, lasciandone traccia, il librettista di Mozart Lorenzo da Ponte. Ci sono ovviamente innumerevoli altre liste come quelle della spesa, dei testamenti, dei menu e di tante altre manifestazioni umane. Non sono da meno la lista dei libri che sto da tempo organizzando su aNobii. Si tratta però non solo di mettere in bell’ordine i libri quanto di classificarli taggandoli, valutarli col sistema stelle, indicare l’inizio e la fine della lettura, il luogo di acquisto e la finale recensione. Fatto questo si può anche controllare chi dei membri del sito possiede quel libro ed eventualmente aprire con questi un contatto ed una discussione a due o di gruppo.

    Chi crea liste del genere si trova ad essere una specie di custode che cerca di imporre un ordine in luoghi dove regna il caos. E Dio solo sa che caos c’è anche dalle parti della mia mansarda biblioeteca. Il che può voler dire mettere ordine nella cultura così come questa si crea. E’ un fatto che in tutta la storia delle culture del mondo si trovano liste: santi, eserciti, piante medicinali, francobolli, titoli di tesori, elenchi di libri. E’ vero che sono i ragionieri a fare le liste i quali con esse vivono. Ma ci sono liste anche nei libri di Omero, James Joyce e Thomas Mann. Nell’ Ulisse di Joyce, ad esempio, il protagonista Leopold Bloom apre i suoi cassetti fisici e mentali con tutte le cose che ci trova. Queste non sono altro che liste che ci parlano di Bloom. Oppure prendete Omero quando nell’Iliade cerca di descrivere la grandezza dell’esercito greco. Usa dapprima delle similitudini nella descrizione che ne fa paragonandolo a grandi foreste che si stendono su per la montagna e se ne vedono le luci delle armi brillare al sole come stelle del firmamento. Il poeta chiede aiuto alla Musa e questa gli dà l’idea di elencare i nomi dei generali e delle navi.

    Liste del genere, inserite nella narrazione, sembrano danneggiare la forma poetica. Ma in effetti sono presenti in tutte le culture primitive con lo scopo di descrivere l’universo nella sua interezza. Un’idea questa predominante nel Rinascimento e nel Barocco, ma anche nel periodo cosi detto postmoderno. Ma ci si chiede: a che serve fare fare elenchi del genere se ad esempio Omero sa bene che quando comincia a fare liste non potrà mai completare l’elenco? Egli pur sapendo bene che non può farlo cerca di esprimere ciò che non può essere comunque espresso. La gente ci prova sempre a fare una cosa del genere. Gli uomini sono stati sempre affascinati dall’idea che esprime lo spazio infinito con le sue stelle e le sue galassie. Come ci sentiamo quando osserviamo il cielo? L’uomo sa bene che non potrà mai descrivere ciò che vede. Ciò nonostante tentiamo sempre di fare una descrizione del cielo. Anzi dei cieli, facendo liste di ciò che in esso vediamo. La stessa cosa fanno gli innamorati. Pur non avendo più parole per descrivere il loro amore ne inventano delle nuove ed impreviste.

    C’è poi un’altra ragione per la quale gli uomini amano fare liste. Iniziarne una ci dà l’illusione di fermare la morte. Una lista per sua definizione non finisce mai perciò va oltre la fine, quale può essere, appunto, la morte. Nella mostra che Umberto Eco sta allestendo al Louvre verranno esposti anche quadri, immagini e disegni che riproducono aspetti di natura morta. Tutti i lavori esposti avranno cornici e pertanto saranno “finiti” nel loro messaggio. Questo sembra contraddire l’idea di lista. Il che non è esatto, perchè in un quadro incorniciato possiamo “aprire” la cornice, abbattere i suoi “confini” e vedere realmente le cose come sono, anche al di là di ciò che sta a destra e a sinistra, in alto o in basso. Il che significa che la lista si apre e continua all’infinito.

    Queste liste sono importanti per Eco specialmente perchè esse trovano il loro ambiente naturale in un luogo quale è un museo, il museo del Louvre in particolare. Una passione come un’altra, come quella del calcio o dei francobolli. Non è facilmente spiegabile o definibile. E’ sin dai tempi di Aristotile che cerchiamo di definire le cose basandole sulla loro essenza. Il che non sempre è possibile. L’uomo, ad esempio come definirlo? Ci sono voluti 80 anni ai naturalisti per arrivare ad una definizione di un “platypus”, un animale molto difficile da definire nella sua essenza. Vive sott’acqua e sulla terra. Fa le uova eppure è un mammifero. Ma questa definizione non è altro che una lista di caratteristiche.

    E’ vero che con altri tipi di animali è possibile dare delle definizioni, ma ciò renderebbe l’animale più interessante? Pensiamo ad una tigre che la scienza descrive come predatore. Ma una mamma come descriverebbe al proprio figlioletto una tigre? La tigre è grande, forte, a strisce. Soltanto un chimico definirebbe l’acqua H20. L’acqua invece è liquida e trasparente, si beve e ci possiamo lavare con essa. La lista è il segno di una società molto avanzata perchè essa ci mette di fronte a definizioni essenziali, primitive.

    Sembra allora che dovremmo smettere di definire le cose in questa maniera. Il progresso dovrebbe basarsi soltanto sulla conta e sull’elenco delle cose. Il che potrebbe essere un fatto liberatorio. Il Barocco fiorì in un’epoca di liste allorquando ci si rese conto che tutte le definizioni scolastiche non erano più valide. La gente cercava di guardare al mondo da una prospettiva diversa. Galileo scoprì nuovi elementi della luna. Nell’arte si stabilirono nuove definizioni distruggendo quelle vecchie e vennero introdotti nuovi argomenti. Ad esempio i dipinti della pittura barocca olandese possono essere come elenchi di liste. Tutte quelle nature morte con tutta quella frutta ed immagini di ricchi interni non sono altro che liste di curiosità, anche anarchiche così come si presentano. Il che vuol dire che l’ordine e l’anarchia procedono insieme nell’idea di liste.

    Questo fatto sembrerebbe una contraddizione ma non lo è. La domanda che scaturisce da queste considerazioni sarebbe quella di considerare Internet e Google l’idea perfetta di liste. Ma nel caso di Google le due cose convergono. Secondo quanto afferma convinto Umberto Eco è vero che Google crea delle liste, ma esse non sono mai le stesse. Il che significa che questo tipo di conoscenza può essere quanto mai pericoloso per i giovani. Non tanto per chi ha una certa età e ha ricevuto una educazione in un modo diverso. Ma per i giovani può essere una tragedia. Se una lista non è mai la stessa, viene a mancare anche la capacità di scegliere, selezionare, discriminare. L’istruzione e l’educazione dovrebbero saper tornare a quello che erano al tempo del Rinascimento. I maestri insegnavano in termini più pratici che teorici. Mostrare un oggetto da così come può apparire a come deve sembrare. Come mescolare i colori, ad esempio e così via. Allo stesso modo si dovrebbe fare con Internet. L’insegnante dovrebbe dire: scegliete un argomento, sia esso un episodio di storia o la vita delle formiche. Cercate 25 pagine web diverse, confrontatele e decidete quale di esse garantisce una migliore informazione. Se dieci pagine danno lo stesso risultato vuol dire che l’informazione offerta è corretta. Ma, attenzione, può anche essere che qualche sito ha copiato gli errori di un altro sito.

    Eco dichiara che la sua biblioteca che ammonta a più di 50.000 volumi. Quando la sua segretaria gli ha chiesto se poteva catalogarla lui ha detto di no perchè i suoi interessi variano continuamente e di conseguenza i volumi aumentano di continuo. Il che testimonia dei suoi cambiamenti di gusto e di personalità. Senza una catalogazione egli è costretto a ricordare i suoi libri. E’ un piacere percorrere i circa settanta metri di parete che si formano con i suoi libri di letteratura. Essere un uomo di cultura non significa ricordare la data della morte di Napoleone bensì sapere come trovarla in due minuti. Ovviamente al giorno d’oggi con Internet le cose stanno diversamente. Ma abbiamo già visto quali sono poi i problemi. Nel suo nuovo libro Umberto Eco include anche una bella lista del filosofo francese Roland Barthes. Egli elenca le cose che ama e quelle che non ama. Ama l’insalata, il formaggio, le spezie. Non ama le donne in pantaloni lunghi, i ciclisti, i gerani le fragole e l’arpa. Alla domanda su cosa egli ama o non ama il furbo ed erudito Umberto Eco risponde che sarebbe uno sciocco a rispondere a questa domanda. A 13 anni era affascinato da Stendhal, a 15 da Thomas Mann, a 16 amava Chopin. D’allora cerca di scoprire il resto. In questo momento Chopin è in testa di nuovo nei suoi gusti. Quando si interagisce con le cose della vita tutto cambia continuamente. Se si è un idiota nulla cambia. E, lui, lo sappiamo bene, idiota non è lo è affatto.

    http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11…

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    Posted on Nov 28, 2009 | Add your feedback

The Facebook Era: Tapping Online Social Networks to Build Better Products, Reach New Audiences, and Sell More Stuff By Clara Shih
  • C.A.C.

    Non mi stanco mai di dire che questa è l'era del -->C. A. C. : Connessione ---> Accesso ---> Controllo Tutti possono Connettersi per Accedere e prendere il Controllo e la gestione della propria esistenza. E Facebook ne è una delle prove più evidenti. </p><p>Leggere per credere a ... (continue)

    Non mi stanco mai di dire che questa è l'era del -->C. A. C. : Connessione ---> Accesso ---> Controllo Tutti possono Connettersi per Accedere e prendere il Controllo e la gestione della propria esistenza. E Facebook ne è una delle prove più evidenti. </p><p>Leggere per credere anche questo libro che, comunque, non mi pare all'altezza di quanto promette. I expected more ... Sarò più preciso a lettura approfondita completa.

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    Posted on Nov 28, 2009 | Add your feedback

The Book of Dead Philosophers By Simon Critchley
  • 1 person find this helpful

    La filosofia non salva la vita

    Questo è uno dei libri più curiosi, ma anche più divertenti, che mi sia mai capitato di leggere. Ho scoperto che nella vita, chi più chi meno, tutti facciamo della "filosofia". Filosofeggiare sarebbe il verbo esatto. In effetti la vita ci insegna a come sopravvivere, quindi a trovarci un sistema pri ... (continue)

    Questo è uno dei libri più curiosi, ma anche più divertenti, che mi sia mai capitato di leggere. Ho scoperto che nella vita, chi più chi meno, tutti facciamo della "filosofia". Filosofeggiare sarebbe il verbo esatto. In effetti la vita ci insegna a come sopravvivere, quindi a trovarci un sistema prima di passare dall'altra parte. E' una cosa questa che tocca tutti, filosofi veri e non. Un libro che si legge con piacere, dopo avere fatto ovviamente i dovuti scongiuri scaramantici che valgono ben poco, in quanto nessuno scappa alla sorte finale.

    Eraclito pensava che ogni cosa fosse in una condizione di continuo divenire. Morì, secondo quanto si dice, annegato in un vortice di liquido di vacca. Francesco Bacone, il padre della filosofia empirica inglese finì per mano della sua stessa filosofia. Morì mentre stava tentando di osservare gli effetti del congelamento di un pollo, in una fredda giornata di inverno. Aveva riempito il pennuto di ghiaccio e si beccò una polomonite mortale. Secondo l’autore di questo libro ogni filosofo muore così come è vissuto e così abbiamo modo di comprendere anche la sua filosofia.

    Simon Critchley nello scrivere questo libro, da buon filosofo quale lui stesso è, basa il suo ragionamento sull’affermazione di Cicerone secondo il quale “filosofare significa imparare a morire”. Non a caso Critchley è professore di Filosofia alla New School for Social Research a New York. Autore di diversi studi ha scritto questo suo libro su di una collina che guarda su Los Angeles, pensiamo in attenta concentrazione filosofica. Per comprendere il significato della vita il filosofo deve cercare di capire la morte ed il suo significato. Il che non significa che lo debba per forza trovare. Può anche scoprire che di significati, secondo il filosofo che la pensa così, non ce ne siano affatto. Critchley ritiene che non è possibile separare lo spirito della filosofia dal corpo del filosofo. Egli afferma che “la storia della filosofia la si può intendere come la storia dei filosofi che procedono per esempi da ricordare, spesso nobili e virtuosi, ma qualche volta umili e addirittura comici”. La maniera in cui un filosofo muore umanizza sia l’una che l’altro e ci fa capire che tutto sommato poi i filosofi non sono affatto tanto lontani da noi gente comune. Che “filosofi” non siamo affatto.

    Il libro contiene poco meno di duecento riferimenti a pensatori passati a miglior vita ognuno di essi esposti in altrettanti aneddoti. Il pregio principale del libro è che non lo si deve leggere dalla prima all’ultima pagina e tutto insieme. Lo si può aprire a caso e leggere di qualche filosofo spesso in non più di due pagine di testo. Gli esempi da riportare sarebbero tanti. Basta ricordarne qualcuno. Diogene, uno che disdegnava i piaceri della carne, si dice che abbia commesso suicidio trattenendo il respiro, autosoffocandosi, quindi. Julien Offray de la Mettrie, ateista ed edonista, morì dopo di avere festeggiato mangiando una grande quantità di patate tartufate. Ludwig Wittgenstein considerò la vita e la morte come realtà senza tempo. Morì il giorno dopo il suo compleanno. Un amico gli aveva regalato una coperta elettrica. “Tanti auguri” gli disse. In inglese “many happy returns” - “tanti felici ritorni” - letteralmente. Al che lui rispose “Non ci saranno ritorni”.

    Critchley racconta poi di Voltaire il quale, dopo di avere denunciato per decenni la Chiesa Cattolica di Roma, annunciò sul letto di morte che voleva morire da cattolico. Il parroco che lo assisteva stupito dalla richiesta gli chiese ripetutamente “credi nella divinità di Cristo?”. Voltaire rispose: “In nome di Dio non mi parli più di quell’uomo e mi lasci morire in pace”.

    Questo libro all’apparenza sembra un libro leggero. Non lo è affatto. L’autore viene segnalato oltre come essere professore di filosofia anche a capo di una organizzazione internazionale denominata “International Necronautical Society”, un gruppo di avanguardia nella cui pagina web si afferma che il suo intento fondamentale è la “inautenticità”. Il suo scopo è lo studio della morte. Il sito vuole essere uno spazio che “intendiamo definire, colonizzare ed eventualmente abitare”. Sembrerebbe un’autentica follia se non fosse un fatto che il prof. Critchley è anche autore di numerosi altri libri e può esibire in questo suo volume sui filosofi una bibliografia di una decina di pagine.

    Secondo quanto dice poi Critchley la filosofia occidentale è stata vista sempre come derivata principalmente da quella greca, il che, secondo lui è sbagliato. Egli afferma che le sue origini sono anche arabe, persiane, indiane, cinesi e molte altre ancora. La filosofia, egli sostiene, ha abbandonato la sua ragione originaria quella cioè di trasmettere saggezza e aiutarci ad essere felici. La filosofia ha cercato inoltre di imitare la scienza nella sua costante ricerca delle idee perfette e della verità assoluta. A poco a poco è venuta ad astrarsi dalla vita di tutti i giorni lasciandoci in preda alla paura di ciò che egli chiama “terror of annihilation”. Per calmarci, egli dice, ci sono infinite sofisterie in giro come la New Age e tutta una letteratura del “fai da te” oltre alla fiflosofia dell’accumulo sconsiderato di danaro e proprietà.

    Fin qui tutto bene. Ma a questo punto possiamo domandare a Critchley qual’è il principio organizzatore di tutta la saggezza che abbiamo perduto nelle morti dei filosofi? Kant morì di malattia di stomaco. Come si giustifica allora la sua “Critica della ragion pura”? Le sue ultime parole non furono molte. Una sola. Quella che sussurrò al suo discepolo quando gli diede un pò d’acqua mescolata con vino. “Sufficit” sussurrò. Ma ciò che Kant voleva dire era che egli aveva vissuto a sufficienza per definire le sue teorie sulla metafisica o sulla epistemologia oppure semplicemente che egli non voleva più acqua?

    Alcuni filosofi di cui Critchley parla possono addirittura non essere mai vissuti. Lui stesso dice che ci sono filosofi nel suo libro della cui morte non si sa nulla e non si conoscono le loro ultime parole. D’altra parte egli molto spesso non riesce a dare nessuna connessione tra le opere dei filosofi che ha preso in considerazione, la loro morte e le loro idee. Ma non importa. Non tutto ciò che egli scrive in molti casi è apocrifo oppure è stato detto dai loro discepoli. Dalle loro opere vengono fuori soltanto le metafore. Il libro, comunque, è piacevole a leggersi, c’è molto da apprendere inclusa la previsione che egli avanza sulla sua morte. “Fuga”, anzi egli dice letteralmente: “exit” inseguito da un orso. Un libro questo, tutto sommato utile a pensare come sarà l’exit di ognuno di noi quando sarà il momento. Il più tardi possibile, s’intende.

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    Posted on Nov 11, 2009 | Add your feedback

Fanny Hill: (Penguin Popular Classics) By John Cleland
  • Erotismo inglese per educande ...

    Il più famoso romanzo erotico inglese del settecento ambientato in una Londra del XVIII secolo. La protagonosta Fanny perde la sua "innocenza" all'età di 15 anni e impara a sfruttare le proprie grazie per sopravvivere e farsi strada nel mondo. John Cleland non usa tutta la farina del suo sacco narra ... (continue)

    Il più famoso romanzo erotico inglese del settecento ambientato in una Londra del XVIII secolo. La protagonosta Fanny perde la sua "innocenza" all'età di 15 anni e impara a sfruttare le proprie grazie per sopravvivere e farsi strada nel mondo. John Cleland non usa tutta la farina del suo sacco narrativo inglese. Trae ispirazione, infatti, dalla moda francese per la narrativa erotica del tempo. E non poteva essere diversamente! La tendenza è il genere in voga allora per le autobiografie delle prostitute la cui vita era un monito contro i tormenti derivanti dalla indulgenza sessuale. L'autore però non intende punire Fanny per la sua promiscuità e il libro si conclude con il felice matrimonio dell'eroina.

    Bisogna dire che Fanny non è una figura pornografica, in senso moderno. Infatti rifiuta gli atti eterosessuali e si rivela così una "conservatrice". Si disgusta agli incontri lesbici e all'omosessualità maschile. Questo libro è sopravvissuto a tre secoli di infamia ed è un'opera importante per lo sviluppo del genere narrativo del romanzo. Al confronto di tanta volgare e gratuita letteratura sessuale contemporanea a me sembra un libro per educande ...

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    Posted on Oct 30, 2009 | Add your feedback

Manwatching: A Field Guide to Human Behavior By Desmond Morris
  • Importanza dei gesti

    Il controllo dei gesti inizia da una presa di coscienza. Ecco un esercizio molto semplice, ma molto prezioso. Aprite la mano destra, concentrate il vostro pensiero nel suo centro, poi dolcemente, lentamente, ripiegate le dita ponendo tutta la vostra attenzione in quel movimento finché avrete chiuso ... (continue)

    Il controllo dei gesti inizia da una presa di coscienza. Ecco un esercizio molto semplice, ma molto prezioso. Aprite la mano destra, concentrate il vostro pensiero nel suo centro, poi dolcemente, lentamente, ripiegate le dita ponendo tutta la vostra attenzione in quel movimento finché avrete chiuso il pugno. ..

    Fermatevi un istante e concentrate la vostra energia nel pugno, poi lentamente, dischiudete le dita e riaprite la mano… Fate questo esercizio mettendoci tutta la vostra consapevolezza, e vedrete che a poco a poco raggiungerete un grande controllo dei vostri gesti. Basta che facciate questo esercizio una sola volta, non diverrete più forti facendolo venti volte di seguito, ma fatelo ogni giorno, e come si deve.

    “Control of our gestures starts with awareness. Here is an
    exercise that is very simple but very valuable. Open your right
    hand, concentrate your thoughts on the centre of your palm, then
    gently and slowly fold your fingers in, focusing all your
    attention on this movement until you have closed your fist. Stop
    for a moment and concentrate your energy in your fist, then
    slowly unfold your fingers and open your hand…
    Put all your awareness into this exercise; you will see that you
    will gradually achieve great mastery over your gestures. You only
    need to do this exercise once; you will not become any stronger
    by doing it twenty times running, but do it every day and do it
    correctly.”

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    Posted on Oct 15, 2009 | Add your feedback

Byron in Love: A Short Daring Life By Edna O'Brien
  • Lord Byron poeta e puttaniere

    Lord Byron: poeta e puttaniere
    Quando si innamora un poeta le conseguenze possono essere drammatiche. Se il poeta poi è un inglese le cose sono destinate a complicarsi. Nel caso di Lord Byron le connessioni sono davvero infinite ed inimmaginabili: il soggetto conduce strani affari con aristocra ... (continue)

    Lord Byron: poeta e puttaniere
    Quando si innamora un poeta le conseguenze possono essere drammatiche. Se il poeta poi è un inglese le cose sono destinate a complicarsi. Nel caso di Lord Byron le connessioni sono davvero infinite ed inimmaginabili: il soggetto conduce strani affari con aristocratiche gentildonne del tempo; mantiene relazioni con attrici e attricette, serve e servette; ammiratrici plagiate; prostitute d'accatto; una relazione incestuosa con la sorellastra; un matrimonio breve e disastroso. E questo per dire solamente del rapporto con le donne. E' un miracolo che un libertino del genere trovasse anche il tempo per scrivere poesia. E che poesia! Parlo di Lord Byron, uno dei più grandi poeti romantici inglesi.

    Migliaia di pagine di versi scintillanti, musicali, irrepetibili. Viaggi avanti ed indietro sul continente e in Medio Oriente. Riusciva a mentenere relazioni con innumerevoli amici. Aveva conoscenze improvvisate. Scriveva lettere, teneva diari, leggeva libri di ogni specie, praticava il pugilato, l’equitazione, il nuoto. Era un gran bevitore, come ogni inglese d’hoc. Trovava il tempo per deprimersi fino alla paranoia. Negli ultimi anni si unì alla lotta di liberazione in Italia ed in Grecia. Amava circondarsi di animali come scimmie, pappagalli, cacachi, cani, un airone, un caprone, e quando era studente a Cambridge ebbe come amico di stanza un orso.

    Tutto ebbe inizio dalla sua fanciullezza che fu simile ad un romanzo di ambiente gotico. Sua madre, Caterina Gordon, era una ereditiera scozzese che sposò un signore chiamato “Byron Jack il matto”, un aristocratico il quale ben presto consumò tutti i suoi soldi e scappò in Francia. Diede luce a George Gordon, figlio unico, tutta sola, in una stanza di affitto a Londra. Caterina fu donna intemperante ed imprudente, quasi ad anticipare il suo futuro George. Tutti i biografi la trattano male. Va detto che non fu mai amata dal suo figliolo il quale la incolpò della sua menomazione fisica alla gamba per le strette fasciature dei corsetti indossati durante la gravidanza. Il famoso “piede di porco” di Byron.

    All’età di dieci anni, alla morte di un suo pro-zio, un lord sospettato di assassinio, ereditò il titolo e divenne sesto barone Byron e la Newstead Abbey , una fantastica e cadente residenza nella contea del Nottinghamshire, con tutti i suoi fantasmi. Una delle principali caratteristiche di Byron è quella di essere passato alla storia come un grande difensore della libertà dei singoli e dei popoli. In effetti ostentò per tutta la sua esistenza una fortissima consapevolezza del suo rango di nobile fino a sfiorare il razzismo.

    Fin da ragazzo ebbe modo di mettere in luce le sue prepotenti predisposizioni sessuali per cugine, servi di entrambi i sessi, compagni di studi, coi i quali poteva manifestare le sue manie che erano spesso perversioni. All’età di 24 anni pubblicò il “Childe Harold’s Pilgrimage” che lo rese famoso. “Una mattina mi svegliai e mi ritrovai famoso” ebbe a scrivere. Una vera e propria “toccata e fuga” con le donne, come la definisce l’autrice di questa nuova biografia ha abilmente tracciato il percorso sentimentale che Lord Byron uomo intraprese nei suoi contatti con l’altro sesso, anche se evita ogni riferimento alla evidente eterosessulità del personaggio. Nel suo lavoro ella cerca di provare che Byron “understood” - “capì” - le donne perchè esse volevano il sesso e lui era in grado di darglielo per poi abbandonarle al loro destino. Un’analisi del genere non può essere del tutto accettata se si pensa che le donne, allora come oggi, aspirano ad avere sicurezza, protezione, partecipazione, anche attraverso il sesso.

    Il carattere fortemente possessivo, carismatico ed autoritario del poeta, anche alla luce dei comportamenti del tempo, le mettevano in una condizione di inferiorità che però nulla toglieva alla loro aspirazione ad avere un rapporto equilibrato con chi aveva intenzione di partecipare a a scelte comuni. L’autrice di questa biografia, a mio parere, si è lasciata troppo prendere la mano dalla sua vena narrativa tendente a romanzare vicende e situazioni. E’ facile vedere Byron come un imperterrito sadico narcisista, aggressore di donne insipide e puttane. In fondo esse, come del resto tutti gli uomini, e in questo caso lo stesso Poeta, non erano altro che persone, maschi o femmine, in cerca di sesso inteso come relazione, incontro, convergenza. Tutta l’opera poetica di Lord Byron sta a dimostrarlo. Ma all’autrice questo non interessa visto che il senso del suo libro sembra essere stato soltanto il tema dell’amore byroniano, inteso come tormentato sentimento esistenziale. Ricordiamo che quando questo grande poeta e puttaniere morì aveva soltanto 36 anni e si può dire che aveva vissuto troppe vite.

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    Posted on Oct 15, 2009 | Add your feedback

Between XX and XY: Intersexuality and the Myth of Two Sexes By Gerald N. Callahan
  • L'intersessualità e il mito dei due sessi

    L'intersessualità e il mito dei due sessi
    La lettura di questo libro mi ha interessato per varie ragioni. La prima è che ormai so per certo che non sono quello che pensavo di essere. A dire il vero, non ci ho mai creduto, ma non ne avevo le prove. Almeno quelle scientifiche. La seconda riguarda ... (continue)

    L'intersessualità e il mito dei due sessi
    La lettura di questo libro mi ha interessato per varie ragioni. La prima è che ormai so per certo che non sono quello che pensavo di essere. A dire il vero, non ci ho mai creduto, ma non ne avevo le prove. Almeno quelle scientifiche. La seconda riguarda gli altri. Intendo le altre persone con le quali ho avuto a che fare nel corso di questi anni vissuti sempre alla ricerca di una identità precisa. La terza è quella decisiva e concerne tutti gli uomini, intesi come esseri umani. Mai come in questo caso, infatti, le donne devono essere chiaramente citate e coinvolte: possiamo dare una risposta alla primordiale domanda di base:"chi siamo?". E la risposta ci spiazza, per così dire. Vale a dire "non" possiamo dire con certezza "chi" veramente siamo. Almeno per quanto riguarda il sesso.

    Maschile/femminile, due opzioni di casella, ma una sola scelta. Tutto sbagliato, almeno secondo quanto pensa l’autore di questo recente libro Gerald N. Callahan , che oltre a scrivere libri è anche un patologo ed immunologo, ricercatore da trenta anni nel campo della biomedicina, nonchè professore alla State University dello stato americano del Colorado. Egli sostiene che la risposta alla domanda della casella non può essere univoca, maschio o femmina, deve essere multipla in quanto l’assetto sessuale binario è solo una errata presunzione, non un fatto. Dovrebbe essercene, insomma, un’altra: quella della “intersessualità”.

    Si sa che nella teoria dei generi il concetto biologico e quello di genere sono due cose separate. Mentre i nostri sessi biologici sono fissati alla nascita, l’identità di genere “risulta dalla interazione di diversi fattori, quali la genetica, l’ambiente prenatale, gli ormoni pre e post natali, oltre ai fattori psico-sociali del periodo infantile e i fattori ambientali”, secondo quanto afferma l’autore. Non ci sono soltanto più di due generi, ma si può pensare e sostenere che addirittura ci siano tanti generi quante sono le stelle in cielo. E questo vale non solo per i generi ma anche per i sessi.

    L’autore sostiene che negli USA ogni anno nascono circa 2000 bambini “intersessuali” a causa di varie combinazioni cromosomiche, non solo del tipo XX XY, oppure a varie dificienze ormonali o enzematiche. Callaghan spiega i diversi tipi e profili di intersessualità facendo anche precisi riferimenti ad un ambiente sociale in cui è presente il costante discrimine tra generi e ruoli. I soggetti intersessuali sono persone che sono costrette a fronteggiare fraintendimenti, errori di diagnosi, abbandoni e saparazioni coniugali, violenze fisiche e psicologiche, depressione. Eppure molti dei soggetti di cui Callaghan scrive sono soggetti che riescono a fare fronte a problemi del genere conservando speranze e certezze.

    Gli esseri umani non hanno mai, comunque, fatta una netta divisione tra le due condizioni, nè hanno marginalizzato chi si colloca al di fuori dei queste due categorie. Callaghan nel suo libro indica una specie di alternativa alla netta distinzione tra i due sessi. Com’era il caso dell’antica cultura greca e del rinascimento, allorquando si sosteneva che i due sessi condividevano più caratteristiche comuni che differenze. In alcune culture non occidentali i soggetti intersessuali hanno ruoli specifici e svolgono funzioni ben precise, convivendo in armonia con il resto della società o, addirittura, hanno dei privilegi.

    E’ inutile dire a questo punto che tutte le certezze a cui mi riferivo all’inizio di questo post vengono definitivamente abbattute. O almeno messe in discussione. Sono state mescolate e passate dal tavolo della scienza, con la quale Callaghan argomenta a pieno titolo, su altri tavoli, quali quello della religione, della famiglia, della società, dello stato, della morale e via dubitando. Se non sono affatto le apparenze esterne a fare tali un uomo o una donna, e se possiamo aspettarci interconnessioni impreviste ed imprevedibili, mi viene in mente allora che anche l’antica certezza di mia madre viene a cadere. La povera donna semplice e contadina, appartenente ad un altro secolo ed un altro millennio, soleva dire, quando voleva affermare certezze che la aiutassero a vivere: “Tutto è possibile su questa terra, tranne l’uomo incinto!”. “Mamma, non è più così. Ti sei sempre sbagliata. Oggi tutto è sempre possibile …”

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Remembering the Roman People: Essays on Late-Republican Politics and Literature By T. P. Wiseman
  • In ricordo del Popolo Romano

    L'assassinio di Giulio Cesare avvenne in un'atmosfera di grande confusione. Come sempre accade in fatti del genere, per i cospiratori fu più facile progettare il primo colpo che prevedere ciò che in seguito sarebbe accaduto, se la cosa non fosse andata come avevano pensato che andasse. In una riunio ... (continue)

    L'assassinio di Giulio Cesare avvenne in un'atmosfera di grande confusione. Come sempre accade in fatti del genere, per i cospiratori fu più facile progettare il primo colpo che prevedere ciò che in seguito sarebbe accaduto, se la cosa non fosse andata come avevano pensato che andasse. In una riunione del Senato alle idi di marzo nell'anno 44 a.C., Tullio Cimbro, un senatore di secondo piano, diede il segnale all'azione gettandosi ai piedi di Cesare afferrando la sua toga. Casca lo colpì con la sua spada. Forse cercò di infilarlo ma fallì il colpo dando a Cesare la possibilità si alzarsi e difendersi colpendolo nel braccio con la penna che aveva in mano in quel momento.

    Pochi attimi e non meno di venti altri membri del Senato intervennero con le armi in pugno contro la vittima. Ma in effetti non ebbero il tempo di colpire nel modo giusto. Molti si ferirono a vicenda. Secondo i primi resoconti dei testimoni della vicenda, come lo storico Siriano Nicolao di Damasco, Cassio si lanciò su Cesare ma finì per colpire malamente Bruto alla mano. Anche Mincio mancò il bersaglio e colpì a sua volta Rubrio alla coscia. Molto sangue deve essere stato sparso tutt’intorno al luogo dove avvenne l’attacco, secondo quanto afferma l’autore di questo importante libro intitolato “Remembering the Roman People”, una serie di saggi sulla politica e sulla letteratura degli ultimi anni della Repubblica Romana pubblicato da poco dalla Oxford University Press.

    Non solo sangue ma grande confusione e caos. Quasi una farsa. Questo è il quadro che il Professore disegna e ricostruisce confrontando attentamente le più antiche testimonianze dell’episodio. Egli sostiene che le linee conduttrici del fatto risalgono alla testimonianza di un certo senatore che sedeva sui primi banchi dell’aula, riportate forse più tardi nella storia poi perduta di Asinio Pollio. Elaborazioni meno affidabili prese da Livio, la cui narrazione dell’anno 44 è andata smarrita. Wiseman forse appare troppo sicuro della accuratezza del suo resoconto. Una sola testimonianza non basta per sapere come si svolse effettivamente un assassinio di questo tipo. In ogni modo è più difficile distinguere tra gli inserimenti pieni di fantasia fatti da Livio dalle descrizioni precedenti che lui stesso cita. Ciò nonostante la ricostruzione di ciò che accadde è molto interessante.

    Gli altri senatori, tutt’intorno alla scena del delitto, circa un centinaio, rimasero scioccati dall’attacco improvviso. Ben presto Bruto si allontanò dal corpo di Cesare per rivolgersi agli altri mebri del Senato allibiti facendoli come sobbalzare e riprendere l’equilibrio smarrito in quell’attimo imprevisto. Devono essere balzati in piedi e corsi fuori dell’aula scontrandosi con la folla che in quel momento stava uscendo dal vicino teatro dove avevano luogo gli spettacoli dei gladiatori. La notizia del delitto si diffuse in un baleno, la folla deve avere sbandato in preda al panico. Le gente deve essere corsa verso casa per paura del peggio. Lepido, un sostenitore di Cesare, abbandonò subito il Senato per correre dalle truppe che stazionavano in città, mentre gli assasini proclamavano la loro vittoria. Poco dopo tre schiavi fedeli a Cesare caricarono il suo corpo su una barella con grande difficoltà in quanto una barrella può essere portata da quattro persone. Il Senato si riunì soltanto due giorni dopo e forse dopo altri due il corpo di Cesare venne cremato nel Foro …

    Il resoconto-racconto che Wiseman fa nella sua ricerca è davvero coinvolgente. Come del resto questa lunga recensione del volume apparsa sul Times Literary Supplement. Chi fosse interessato a leggerla può andare al link e leggerla in inglese.

    L’autore, T. P. Wiseman, Professore Emerito di Studi Classici all’Università di Exeter, sostiene che nella Repubblica Romana solo il Popolo aveva l’autorità di promulgare le leggi ed eleggere i politici. La stessa parola Repubblica significava “cosa del popolo”. Ma se le cose stanno così perchè mai si è sempre detto che la repubblica era una oligarchia? La ragione principale è che gran parte di quello che sappiamo sulla faccenda ci arriva così come venne scritto da Cicerone, grande uomo e grande scrittore, ma anche un uomo di destra molto attivo dal punto di vista dell’impegno politico il quale riteneva giusta l’dea che ciò andava bene per una piccola minoranza di uomini “migliori”, i cosidetti “optimates”, andasse bene per l’intera repubblica. Wiseman interpreta l’ultimo secolo della repubblica con l’idea che il Popolo avesse una ideologia coerente e precisa nel suo insieme e che gli “optimates” con il loro progetto di delitto giusto furono responsabili della fine della repubblica e dell’inizio della guerra civile.

    Questo libro coinvolge per le suggestioni che l’autore riesce a trasmettere al lettore. Specialmente quella che riguarda l’ideologia della politica popolare di Roma la quale, secondo lui, non si è del tutto perduta nel corso di tanti secoli. Nonostante la frammentarietà delle fonti sul periodo in esame questa ideologia ha ancora molto da dire a noi uomini del XXI secolo. Il Prof. Wiseman riesce a dimostrare con il suo lavoro che la Roma del periodo tardo repubblicano non si preoccupava soltanto degli interessi di una piccola elite. C’erano anche altre voci che si battevano per l’eguaglianza, la condivisione della ricchezza e per i diritti della gente comune. Un grido che levava da un improvvisato banditesco assassinio di un campione della libertà consumato da un gruppo di aristocratici scontenti, in nome della (loro) libertà.

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Judas: A Biography By Susan Gubar
  • Giuda l'oscuro

    Giuda l'oscuro
    Giuda è stato, da sempre, una figura di uomo che mi ha affascinato nella lettura dei Vangeli. Nel racconto della storia di Cristo, il figlio di Dio sceso in terra per una missione impossibile, la salvezza degli uomini, viene detto ben poco di lui. Eppure abbonda la produzione di ... (continue)

    Giuda l'oscuro
    Giuda è stato, da sempre, una figura di uomo che mi ha affascinato nella lettura dei Vangeli. Nel racconto della storia di Cristo, il figlio di Dio sceso in terra per una missione impossibile, la salvezza degli uomini, viene detto ben poco di lui. Eppure abbonda la produzione di testi su questo 12° apostolo sulle cui spalle pesa una grande e grave colpa: avere tradito il Figlio di Dio dopo essergli stato discepolo.

    Scrivere una biografia su un personaggio del genere non è cosa facile in quanto già sulla persona storica di Giuda si sa ben poco. E’ vero che ne parlano i Vangeli come anche, ovviamente, una lunga tradizione della Chiesa e dei fedeli. Ma ciò non basta per delineare con precisione chi fu questo apostolo, questa persona che è diventata poi personaggio con quella fama di traditore che si è scelta e che gli hanno cucito addosso nel corso dei due passati millenni.

    L’autrice di questo recente libro ci ha provato non tanto come esperta di storia, di religione o di teologia quanto come Professore di Inglese alla Indiana University negli USA. Ha avuto la possibilità di raccogliere ed analizzare molti se non tutti i documenti che la tradizione storica e culturale ci ha trasmesso nel corso dei secoli in diverse culture.

    Leggendo questo libro il lettore si rende conto di come l’uomo Giuda sia stato descritto nell’arte, nella musica e nella letteratura. E per di più quale grande peso abbia avuto, ed ancora oggi ha, il significato del suo gesto. Basta pensare alle teorie naziste sugli Ebrei e all’odio che continua nei riguardi di questo popolo. L’autrice riesce a documentare piuttosto abilmente i mutevoli cambiamenti di personalità che questa figura di ebreo ha avuto nel corso del tempo. Una evoluzione che sfocia nel mito, ma che passa per storia.

    Non è una biografia, quindi, questo libro. Pochi sarebbero gli elementi sui quali se ne potrebbe costruire una. In effetti sono soltanto due i riferimenti sicuri da un punto di vista storico: che Gesù lo scelse come apostolo e che lui stesso lo consegnò alle autorità. Per il resto ognuno dei quattro evangelisti ne dà un ritratto diverso, per quel poco che ne dicono. L’autrice ne parla chiaramente prima di dedicarsi allo studio di quelle che si potrebbero chiamare le “leggende” successive, così come sono state create nelle varie interpretazioni artistiche e negli stereotipi associati ad essi. Non fatti, quindi, ma interpretazioni e trasformazioni a seconda delle convenienze.

    Tutto inizia con l’immagine di Giuda legata all’ebreo assetato di danaro a causa di quei 30 denari che egli ricevette dopo la segnalazione fatta alle autorità di chi fosse il Cristo. Poi segue la sua sostanziale ipocrisia segnata dal bacio identificativo per i soldati. Subito dopo viene poi la tradizione che lo vede diventare maleodorante e gonfio prima di finire impiccato o letteralmente esploso e ricoperto dei suoi escrementi.

    Nella storia dell’arte Giuda è stato quasi sempre ritratto con capelli rossi, un naso aguzzo, scuro di faccia. Il rosso sembra riferirsi al colore dei soldi. Gli uomini di chiesa lo hanno spesso associato a Satana e Caino. Dante nel suo “Inferno” lo colloca nel canto XXXIV nella quarta zona del nono cerchio, nella ghiaccia del Cocito, ove sono puniti i traditori dei benefattori. Quello che l’autrice definisce come lo stereotipo “Giuda-Giudeo” ha una lunga storia che arriva ai Nazisti da lontano nel loro odio infinito nei confronti degli Ebrei con il film drammatico “Jew Suss” e il documentario “L’eterno Giudeo”.

    Ma questo eterno giudeo veniva da lontano nel senso che il Fagin dai capelli rossi di Charles Dickens è un personaggio letterario del romanzo Le avventure di Oliver Twist. E’ descritto all’inizio della storia come un “ricettatore di beni rubati”. Dickens si riferisce a lui chiamandolo semplicemente “l‘ebreo”. Oppure l’Auguste Melmotte di Anthony Trollope, finanziere ebreo senza scrupoli, suicida, grande e negativo personaggio della letteratura inglese. Se ne potrebbero citare innumerevoli altri esempi di stereotipi giudeo-ebraici di questo tipo.

    Ciò nonostante ci sono stati diversi tentativi per capire, se non proprio difendere, la cattiva reputazione di Giuda. Tutto nasce dalla semplice considerazione che se ogni cosa era stata già prestabilita ci doveva pur essere qualcuno che avrebbe tradito il Cristo. Questo doveva essere necessariamente uno degli apostoli, uomini a Lui vicini, sia fisicamente che spiritualmente. Senza Giuda non ci sarebbe stata alcuna crocifissione, e perciò nessuna salvezza per l’umanità.

    Giuda, in questa luce, assume allora una luce diversa da quella che abbiamo visto prima. Egli accetta con riluttanza il suo compito, come si evince dal racconto di Nikos Kazantzakis “L’ultima tentazione di Cristo” in cui il Cristo dice a Giuda che la sua crocifissione è ben poca cosa al confronto della umiliazione e disperazione che lui, Giuda, dovrà subire. In qualche brano precedente si dice addirittura che Giuda afferma di essere l’ultima persona a morire senza poter aspirare al perdono ed alla grazia che verrà concessa con la resurrezione del Cristo.

    Nel 2006 la pubblicazione di un Vangelo “gnostico” di Giuda ha ancora una volta attirato l’attenzione all’idea che il traditore Giuda non fu altro che un co-cospiratore spirituale di Gesù. E’ quanto sono portati a pensare i così detti revisionisti della figura del 12 apostolo. Lo si considera un uomo molto sensibile e consapevole di quanto doveva fare. Non per nulla si arrabbia quando vede sciupare una piccola fortuna in quell’olio col quale quella donna lava i piedi di Gesù. Alcuni sono portati a pensare che egli abbia favorito l’identificazione e arresto del Messia per accelerare la sua reazione e far sì che mettesse in pratica una volta per tutte quanto andava predicando, liberare chi era schiavo sotto i Romani. Del resto non lo aveva detto lui stesso che era venuto in terra non a portare pace ma la spada?

    In questa luce, allora, Giuda emerge come un Ebreo patriota che sacrifica la sua reputazione e anche la sua vita per provocare quel tanto atteso cambiamento del mondo. E’ probabile che gli abbia frainteso il messaggio di salvezza del Cristo, che la sua azione non sia stato un tradimento ma solo un intervento voluto andato tragicamente a male. Si potrebbe sostenere che Gesù abbia tradito Giuda nelle sue aspettative di messia rivoluzionario ebreo. Josè Saramago, nel suo libro “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” arriva a sostenere addirittura che Dio tradisce e manipola sia Giuda che il suo stesso figlio Gesù. Giuda non è altro che un essere umano, l’anti-eroe dai mille volti. Avrebbe mai potuto essere costretto ad eliminare colui che amava perchè Gesù mostrò troppa attenzione al suo amato discepolo Giovanni?

    Il bacio nel giardino è stato sempre interpretato come omo-erotico. Nell’opera teatrale “Corpus Christi” di Terrence McNally Gesù dice a Giuda: “Ti ho amato, lo sai”. E Giuda risponde: “Non come volevo io”. Brendan Kennelly descrive il 12° apostolo nella sua sequenza poetica “Il Libro di Giuda” come il dio regnante del XXI secolo, in questa maniera “ipocrita e traditore, doppio giochista in un’epoca intossicata dall’inganno, dall’avidità e crudeltà”.

    L’autrice di questa biografia non è una storica nè una biblista. Scrive ciò che dice basandosi sulle ricerche di altri. Come docente di inglese si limita ad interpretare i testi. Una cosa da non perdere in questo libro sono le note in cui Susan Gubar trascrive attentamente tutti i testi in cui si parla del personaggio del suo libro Giuda. Ci sono tutti o quasi: da Bob Dylan ai Depeche Mode, dagli U2 a Iron Maiden, Smashing Pumpkins a Dire Straights. Possiamo dire, allora, che Giuda, come Gesù, è sempre con noi. Rappresenta, forse la parte “oscura” di ogni uomo. Non è un caso che il grande scrittore inglese Thomas Hardy abbia intitolato uno dei suoi migliori e più controversi romanzi “Giuda l’oscuro” . Per questa ragione ho deciso di dare lo stesso titolo alla recensione di questo interessante libro.

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The Web of Life: A New Scientific Understanding of Living Systems By Fritjof Capra
  • La rete della vita

    Il titolo di questo libro, pubblicato oltre dieci anni fa, presente, ma non letto a fondo, nella mia biblioteca da diverso tempo, mi offre la possibilità di parlare di altri libri, oltre che intrecciare la discussione su argomenti che risultano a loro volta interconnessi. In questo caso, il volume i ... (continue)

    Il titolo di questo libro, pubblicato oltre dieci anni fa, presente, ma non letto a fondo, nella mia biblioteca da diverso tempo, mi offre la possibilità di parlare di altri libri, oltre che intrecciare la discussione su argomenti che risultano a loro volta interconnessi. In questo caso, il volume intitolato "La rete della vita" porta a pensare a tutto ciò che è collegato all'idea della vita e a quella della rete. E non è nemmeno strano che questo stesso libro abbia per sottotitolo l'espressione "una nuova sintesi di mente e materia: il primo completo resoconto sulla vita sin dai tempi della Genesi".

    Tutto comincia, comunque, da una citazione riportata dall’autore, all’apparenza banale e scontata, ma che poi apre un intero orizzonte alla discussione ed alla ricerca: “tutte le cose sono connesse”. Molta carne a cuocere, direi: il concetto di vita e quello di rete, l’uomo le sue origini e la sua vita, il suo destino la sua mente, l’origine della materia…

    Nel 1944 il fisico austriaco Erwin Schrodinger scrisse un libretto di poche pagine, ma di denso contenuto, intitolato “Che cos’è la vita?”. In esso avanzava delle chiare e convincenti ipotesi sulla struttura molecolare dei geni. Il libro stimolò i biologi e i ricercatori a fare ricerca in un modo diverso, ed aprì in tal modo nuove frontiere alla scienza nello studio della biologia molecolare. Negli anni successivi tutto ciò ha provocato una serie di scoperte importanti culminate nella scoperta di quello che viene chiamato il “codice genetico” . Queste scoperte spettacolari, comunque, non hanno portato gli studiosi a dare risposte certe alla domanda iniziale posta dallo scienziato austriaco. Nè tanto meno sono riusciti a dare un riscontro ragionevole alla domanda su come le strutture complesse evolvono da una scelta a caso di molecole. Qual’è la relazione tra mente e cervello e che cosa è la coscienza?

    I biologi molecolari hanno scoperto la struttura fondamentale dei blocchi della vita. Ma questa scoperta non li ha aiutati affatto a comprendere le azioni integrative vitali degli organismi viventi. Oltre 30 anni fa, uno dei più famosi biologi molecolari Sidney Brenner ebbe a dire che c’era bisogno di un nuovo linguaggio, un nuovo modo o sistema per cercare di dare risposte ragionevoli alle domande sulla origine e rigenerazione delle molecole in un organismo ferito; su come un uovo forma il suo organismo; insomma come la vita rigenera la vita. Questo nuovo linguaggio deve servire a capire i sofisticati, complessi ed integrati sistemi di vita chiamati con nomi diversi: “teoria dei sistemi dinamici”, “teoria della complessità” , “dinamiche non lineari”> , “sistemi dinamici” e via dicendo. Concetti chiave sono gli “attrattori caotici” , i “frattali” , le “strutture dissipative” , la “auto-organizzazione”, le “strutture autopoeiche” .

    In tutto questo apparente caos informativo, in cui tutti i cerchi della ricerca sembrano chiudersi per riaprirsi, il libro di Capra introduce il concetto importante e forse nuovo della interconnessione della terra con tutti i suoi abitatori ed abitanti. Non a caso l’autore ha scritto libri di fisica, filosofia e di sociologia. Quasi a voler provare la necessita di una interconnessione che porti ad un nuovo paradigma olistico che vede il mondo come un tutto integrato piuttosto che tante parti separate. La si può anche considerare una visione o idea ecologica nel senso più ampio ed allargato del termine. Ecologia non di superficie, ma nel profondo, avente al centro l’uomo. Uomini come se fossero sopra o all’esterno della natura, fonte di valore nei confronti della natura. Insomma una ecologia che non divide, separa l’umanità dalla natura, bensì riconosce che tutti gli esseri viventi hanno valori e visioni in comune con l’umanità, la rete della vita, appunto. Un’ecologia del profondo che ha qualcosa di spirituale e di religioso.

    Quando il fisico Fritjof Capra chiama questa nuova emergente realtà “ecologia del profondo” colloca la vita al centro. E questo è un punto molto importante per la scienza perchè tradizionalmente la fisica si è sempre collocata in quel posto ritenendosi modello e sorgente di ogni metafora per le altre scienze. “Tutta la filosofia è come un albero” ha scritto Cartesio . “Le radici sono metafisiche, il tronco è la fisica, i rami sono le altre scienze”. L’ecologia del profondo va oltre la metafora cartesiana, la fisica perde il suo ruolo di scienza che fornisce la descrizione più importante della realtà. Un’idea questa che comunque non viene ancora accettata. Le scienze che vanno verso lo studio della vita sono destinate ad avere un ruolo fondamentale nel tentativo di dare una risposta alla domanda iniziale di Schrodinger.

    Scoperte recenti in astrofisica e altre teorie che propongono da un punto di vista fisico una sorta di universalità della coscienza sembrano supportare le osservazioni di Capra. Inoltre non ci sarebbe concorrenza tra le varie discipline scientifiche. L’autore, oltre ad esaminare gli studi ed i pensiero di scienziati come Maturana , Varela, Lovelock , Prigogine e Margulis , passa in esame anche alcuni sistemi viventi come le foreste pluviali ed il corpo umano con le sue cellule e li considera come dei semplici “meccanismi”. Ma ci può esssere un organismo senza un organizzatore per far funzionare e collaborare gli elementi di un sistema? Ogni componente dovrebbe esso stesso essere considerato come un organismo. Nè si può provare che un organismo composto di molti elementi è il prodotto di un assemblaggio casuale di diversi tipi.

    In un certo qual modo questo libro sembra capovolgere l’affermazione cartesiana che la mente è sinonimo di ragione. Capra dice invece che in questa teoria di sistemi viventi la mente non è una cosa bensì un processo e si identifica con il processo della vita stessa. Perciò un batterio o una pianta non hanno cervello ma una mente. Gli organismi più semplici sono capaci di percepire e quindi conoscere. Non vedono ma percepiscono i mutamenti nell’ambiente, la differenza tra la luce e le ombre, il caldo e il freddo, concentranzioni alte e basse di alcuni elementi chimici e così via. Insomma, in ogni elemento della natura c’è una coscienza innata allo stato evolutivo.

    La rete della vita assomma in sè il pensiero biologico più recente in opposizione al pensiero meccanicistico e ai modelli darwiniani. In conclusione l’autore sposa in pieno le idee di G. de Purucker espresse in “Golden Precepts” e sintetizzate in questa precisa affermazione: “La grande ed unica vera eresia è l’idea che ogni cosa sia separata, distinta e diversa dalle altre cose. Questo pensiero è un fuggire dalla legge naturale dei fatti poichè la natura non è altro che coordinamento, cooperazione, aiuto reciproco; e la regola della unità fondamentale è perfettamente universale: ogni cosa nell’universo vive per ogni altra cosa”. Non vi pare che questo pensiero sia riferibile anche ad un’altra Rete, un altro Web? Ma questo è un altro discorso che vi proporrò un’altra volta.

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The Geography of Bliss By Eric Weiner
  • I luoghi della felicità

    I luoghi della felicità
    Lo sapevate che esiste una banca dati della felicità secondo la quale l'Islanda sarebbe il posto più felice al mondo? Avete letto bene: l'Islanda, il paese che ha sei mesi di luce e sei di buio. Mia moglie esiterebbe non poco ad andarci, freddolosa com'è. Il segreto di c ... (continue)

    I luoghi della felicità
    Lo sapevate che esiste una banca dati della felicità secondo la quale l'Islanda sarebbe il posto più felice al mondo? Avete letto bene: l'Islanda, il paese che ha sei mesi di luce e sei di buio. Mia moglie esiterebbe non poco ad andarci, freddolosa com'è. Il segreto di ciò risiede nel fatto che gli Islandesi non hanno paura di commettere errori, o di dimostrare di essere imperfetti ed incapaci di fare qualcosa. Eppure non sembrano sottrarsi al piacere di inseguire ciò che ad essi piace di più. Insomma proprio l'opposto di come siamo noi Italiani: diciamo di saper fare meglio degli altri e non ammettiamo volentieri di sbagliare.

    In questo paese della felicità che è l’ Islanda sembra che ci siano tanti artisti quanti sono gli abitanti. Il fatto è che nessuno di essi critica ciò che fa un altro, sia che canti, scriva o dipinga. Tutti fanno ciò che piace fare senza che nessuno esterni critiche negative. E per questa ragione ognuno continua a fare come meglio crede. Questo atteggiamento fa di questa gente un popolo davvero produttivo. Non si affaticano a pensare quello che devono fare. Lo fanno e basta. “Non sono le capacità che realmente possediamo che ci fanno essere quello che siamo, bensì quelle che pensiamo di avere” si sostiene. E così vanno avanti. Perciò se credete di essere bravi in qualcosa, sia che voi lo siate oppure no, dovete farlo. L’opposto è altrettanto vero: se ritenete di non essere in grado di fare una certa cosa, non la fate.

    Un mio amico ad esempio ama suonare la chitarra e gli piacerebbe insegnarla agli altri facendosi pagare, magari aprendo una scuola di chitarra. Ma non si decide a farlo perchè non si sente sicuro. Il che significa che non si sentirà mai sicuro sia di suonare e migliorare le sue capacità sia di insegnare ad altri. Tutto ciò lo frenerà nella sua creatività, soltanto perchè vuole essere un perfezionista. Ma questa condizione, cioè il perfezionismo, è un freno ed un limite allo stesso tempo. Chi soffre di questo male, non comincerà e non porterà a termine mai nulla. Del resto il mondo non ripaga i perfezionisti. Tende a compensare chi produce, chi rischia, chi fa. E questa abilità non può che essere acquisita se non attraverso l’imperfezione. Da qui nascone la necessità di dare alcuni consigli. Il primo è: provare per sbagliare, ripetutamente, scientificamente, fino all’impossibile perfezione che verrà, comunque, in forma di produttività.

    Eric Weiner, è l’autore di questo libro che ha intitolato
    “La geografia della felicità: in cerca dei luoghi più felici del mondo” . Ci ha impiegato un anno per scriverlo. Ha consultato la banca dati della felicità di cui ho detto innanzi, ha lavorato come corrispondente estero per la TV, ha visitato luoghi sconosciuti, visto tragedie e luoghi inaspettatamente felici. Ha dedicato un capitolo del suo libro ai paesi che ha messo sotto tiro in cerca della felicità su questa terra. Sono questi: Islanda, Bhutan, Qatar, Olanda, Svizzera, Tailandia, India. Ha studiato questi popoli, i loro atteggiamenti positivi, quelli negativi e ne ha tirato le somme.

    Con l’aiuto anche della banca dati è pervenuto ad alcune spiacevoli verità: nè le grandi eguaglianze sociali, nè le diversità culturali possono essere associate a quello che si intende la felicità. L’Islanda e la Danimarca sono nazioni molto omogenee e troppo felici; il Qatar è ricco ma piuttosto deprimente; la Svizzera nemmeno l’ha convinto a causa della sua silenziosa tranquillità. E’ arrivato allora alla conclusione che non sono la geografia nè l’economia a fare la felicità di un popolo. E nemmeno i rapporti relazionali o personali. Ha scoperto, dopo tanto cercare, che per scovare la felicità bisogna seguire queste regole basilari: Mai fermarsi al primo ostacolo. Insistere. Fare ciò che si ritiene giusto fare. Lasciare stare gli altri. Scegliersi gli amici giusti e possibilmente anche il capo giusto. Niente di nuovo sotto il sole, a dire il vero. Qui da noi questi esercizi sono aspirazione pratica comune di ogni giorno. Chissà poi perchè mai Eric Wiener ha escluso l’Italia dalla sua ricerca. Avrebbe potuto scoprire che qui da noi si può essere felici anche solo pensando di esserlo …

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The Man Who Loved Books Too Much: The True Story of a Thief, a Detective, and a World of Literary Obsession By Allison Hoover Bartlett
  • Non amate troppo i libri

    Tra il 1999 e il 2003 un certo John Gilkey usò una dozzina di carte di credito per rubare libri rari per un valore di centinaia di migliaia di dollari prima che fosse scoperto e imprigionato da un libraio di nome Ken Sanders. Quando venne conosciuto il fatto la giornalista Allison Hoover Bartlett di ... (continue)

    Tra il 1999 e il 2003 un certo John Gilkey usò una dozzina di carte di credito per rubare libri rari per un valore di centinaia di migliaia di dollari prima che fosse scoperto e imprigionato da un libraio di nome Ken Sanders. Quando venne conosciuto il fatto la giornalista Allison Hoover Bartlett dichiarò che " questa non è soltanto la storia di diversi crimini ma anche quella del rapporto intimo e complesso che si stabilisce tra i libri e alcune persone". In questo caso mi sembra che sia chiamata in causa quella patologia che va sotto il nome di bibliomania alla quale chi scrive si sente di appartenere.

    Andiamo per ordine e mettiamo le carte in tavola. Mi rivolgo subito a tutti i lettori di libri e quindi eventuali visitatori di questo posto: chi di voi si sente senza peccato in condizione cioè di potere lanciare la prima pietra alzi la mano. Voglio dire: chi di voi non ha mai rubato un libro? Direttamente dagli scaffali di una libreria oppure dal bancone di una rivendita? Chi di voi non ha mai messo sotto la sua giacca un libro sfilandolo dagli scaffali dell’anticamera di uno studio in attesa di essere ricevuti? Chi ancora non ha fatto lo stesso infame gesto dagli scaffali della libreria di un caro, carissimo amico fregandogli quel volume a cui si teneva tanto? Chi non ha mai creduto opportuno non restituire quel libro a quell’amico con la precisa pur se non dichiarata intenzione di appropriarsene? Potrei continuare all’infinito su questa mania da definire “libromania furtiva” per spiegare che il male c’è, non va combattuto, ma forse va capito e spiegato, non tanto a chi i libri li legge, li custodisce e li “ruba”, ma anche e sopratutto a chi di questi stessi libri non se ne interessa affatto, non li legge e non li ruba.

    La giornalista Allison Hoover Bartlett ci ha imbastito una storia su que fatto di cronaca scrivendoci un libro. Il titolo abbastanza lungo sembra voler essere esplicativo. Forse lo è, ma non risulta affatto probativo. Non prova per niente, a mio parere, che i fatti di cronaca usati ed i relativi attori personaggi siano probanti, adatti cioè a provare che tutto cioè sia frutto di una infatuazione letteraria: “L’uomo che amava troppo i libri. la vera storia di un ladro, un detective e di una ossessione letteraria mondiale”.

    La scrittrice inizia la sua ricerca da queste due persone, il ladro e il libraio, per arrivare alla conclusione che il troppo amore per i libri può condurre alla follia. Fa diversi esempi di questa mania che vanno dal semplice eccentrico al sociopata, dal professore che nello stato del Nebraska si costrinse a dormire in una culla in cucina per fare spazio alle sue 90 tonnellate di libri di cui la sua casa era ricolma, al monaco spagnolo il quale nel 19 secolo strangolò un uomo e ne pugnalò altri nove per svaligiare le loro biblioteche.

    L’autrice descrive esilaranti scenette di vera e lucida bibliomania. Ma, a dire il vero, non riesce a dare una risposta convincente alla sua domanda iniziale: che cosa è esattamente che fa scattare in una persona l’idea di rubare libri. Dai colloqui che lei fa con l’autore di questi crimini compiuti falsificando tante carte di credito, viene fuori il fatto che John Gilkey, da ragazzo, si allenava a fare furti di carte per comprarsi di tutto falsificando tutti gli acquisti, come ad esempio viaggi in aereo, orologi, una pizza in osteria, una firma di assegno fino ad arrivare poi ai libri. Si deve allora concludere che lui non è un bibliomaniaco, ma un cleptomane, forse un “bibliocleptomane”. Se bibliomane è, lo fu per i libri che avevano un alto valore economico per rarità e pregio nel mondo del collezionismo. Da qui a pensare che la sua fosse soltanto una sorta di “ossessione letteraria” ne passa.

    Se questo aspetto personale circa la figura del ladro andava messo in evidenza, non va trascurato anche quello riguardante il detective, l’antagonista della storia, il libraio Ken Sanders, “astuto libraio antiquario” come lui stesso si definisce. Egli investigava in questa veste non tanto per scovare il crimine in oggetto, quanto il fatto che egli agiva nella veste di presidente addetto alla sicurezza dell’Associazione dei Librai Americani. Suo compito era quindi quello di proteggere i membri da furti e illegalità. Un’azione quanto mai interessata che del resto svolge piuttosto comodamente se si pensa che spedisce soltanto delle email.

    Quale morale trarre allora da questo fatto di cronaca che diventa libro che parla della mania del libri? Quella che non mi stanco mai di affermare ogni volta che me ne capita l’occasione di parlo: ogni uomo è un libro. Ogni uomo ha diritto a raccontare la propria storia. Che questa storia sia vera o immaginaria conta poco. l’importante è che la si scriva, la si legga, la si faccia conoscere specialmente a chi non vuole e non intende leggere libri. Si faccia capire a questa gente che anche loro hanno una loro storia che merita di essere conosciuta. Alla luce di tutto ciò nessuno può sottarsi a questa “mania” che è quella di leggere e scrivere.

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    Posted on Oct 14, 2009 | Add your feedback

Ideas That Matter: Key Concepts For The 21st Century By Anthony C. Grayling
  • Le idee che contano nel XXI secolo

    Ho comprato questo libro, scritto da un autorevole professore e filosofo inglese perchè, come spesso accade, sono solo gli inglesi ad essere capaci di tastare il polso delle cose che contano al mondo. Questo volume è la celebrazione della forza delle idee espresse da uno scrittore, che è anche un ac ... (continue)

    Ho comprato questo libro, scritto da un autorevole professore e filosofo inglese perchè, come spesso accade, sono solo gli inglesi ad essere capaci di tastare il polso delle cose che contano al mondo. Questo volume è la celebrazione della forza delle idee espresse da uno scrittore, che è anche un accreditato pensatore, con l'intenzione di stabilire quali sono le idee che contano e conteranno nel ventunesimo secolo. Idee che lui, da ateo, anzi "umanista-naturalista" quale si definisce, ritiene possano cambiare il mondo.

    Una vecchia utopia questa: cambiare gli uomini per cambiare il mondo. Tanti scrittori, poeti, scienziati, politici, re e imperatori, dittatori o rivoluzionari, nel corso dei secoli hanno tentato l’ardua impresa, sempre “in progress” come dicono gli anglosassoni. A. C. Grayling non è da meno e lo fa con grande stile, con ragionevolezza, in maniera quanto mai chiara e concisa, anche elegante e sintetica, come si addice ad un gentleman inglese. Le sue parole sono il suo biglietto da visita, lo specchio del suo pensiero. Le parole-chiave che ha scelto per costruire il futuro e stabilire ciò che conta per i prossimi anni sono esattamente 130. Vanno da “assolutismo” a “zeitgeitst”, passando per l’aristocrazia e il big bang, il concetto di classe e il comunismo, il consumerismo e l’etnocentrismo, il futuro e i diritti umani, il marxismo e il multiculturalismo, la psicoanalisi e le neuroscienze, la rivoluzione scientifica e la sociobiologia, il vegetarianismo e la xenofobia. Un trattamento speciale, suddiviso in varie voci, viene dato alla religione ed ai suoi concetti collegati. La religione cattolica occupa un posto centrale.

    Queste parole del libro sono occasioni per riflettere, illuminano il lettore con chiarezza e sintesi. Un ordinato e preciso sistema per interpretare il mondo nel suo tempo trascorso, cercando di costruire il futuro dopo di avere letto ed interpretato il presente. Compito affatto facile e scontato, guidare il lettore del ventunesimo secolo, viaggiatore nel terzo millennio nel caos delle teorie e dei progetti sia a livello locale che planetario.

    Ogni parola trattata porta ad altre parole correlate consultabili per approfondimenti ed intrecci. Alla fine del libro c’è una sintetica bibliografia organizzata sotto voci di contenimento quali ad esempio religione, scienze, politica società e così via. C’è anche una bibliografia aggiuntiva ma solo indicativa per approfondimenti. C’è da dire che Grayling, come tutti i veri pensatori liberi, non è imparziale specialmente per quanto riguarda le idee sulla religione, tutte le religioni in genere. Il suo è un dissenso cortese anche se fortemente manifestato. Egli insiste nel ritenere che le religioni non vanno prese sul serio come esse stesse intendono essere considerate. In questo contesto egli si definisce non “ateo”, come invece si ama definire chi è praticante di qualche religione. Grayling preferisce piuttosto ritenersi un “umanista-naturalista”.

    A dire il vero sul suo sito egli indirettamente afferma di avere scritto e pubblicato diversi libri di filosofia e di altri argomenti tra i quali una biografia di William Hazlitt ed una raccolta di saggi. Per diversi anni è stato opinionista sul Guardian. E’ critico regolare della rivista letteraria Literary Review e il Financial Times. Ha scritto anche per giornali quali Observer, Economist, Times Literary Supplement, Independent on Sunday e New Statesman. Trasmette di frequente alla BBC, Radio 4 e 3, oltre al BBC World Service. E’ inoltre il direttore della rivista Online Review London e collabora per la rivista Prospect. Poi è ancora membro editoriale di diversi giornali accademici e per circa dieci anni è stato segretario dell’Associazioe Filosofica Britannica e della Società Aristotelica. E’ stato anche Presidente dell’Associazione June Fourth sui Diritti Umani in Cina ed ha preso parte a iniziative dell’ONU sui Diritti Umani.

    Un curriculo del genere non può non caratterizzare in maniera precisa tutto ciò che scrive. Il lettore può così sapere in anticipo da che parte sta un pensatore del genere. Resta comunque certo il fatto che A. C. Greyling sa quello che dice e lo scrive in maniera egregia. Quest’ultimo suo libro è senza dubbio uno strumento quanto mai utile se non idispensabile per avere le chiavi del futuro.

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    Posted on Oct 28, 2009 | Add your feedback

The Rules of Life: A Personal Code for Living a Better, Happier, More Successful Kind of Life By Richard Templar
  • Le regole del gioco

    Chi scende in campo, sul campo della vita, intendo, deve essere pronto ad accettarne le regole. Scritte o non scritte, ci sono e vanno accettate. Chi non le conosce, non le accetta o le contrasta, gioca in fuori gioco. Ti possono piacere oppure no, ma queste cento regole che l'autore del libro propo ... (continue)

    Chi scende in campo, sul campo della vita, intendo, deve essere pronto ad accettarne le regole. Scritte o non scritte, ci sono e vanno accettate. Chi non le conosce, non le accetta o le contrasta, gioca in fuori gioco. Ti possono piacere oppure no, ma queste cento regole che l'autore del libro propone possono essere utili. Io, a dire il vero, penso che siano troppe. Possono bastare dieci: quelle dei Dieci Comandamenti. Eccole in inglese:

    Rules for You

    1 Keep it under your hat
    2 You’ll get older but not necessarily wiser
    3 Accept what is done is done
    4 Accept yourself
    5 Know what counts and what doesn’t
    6 Dedicate your life to something
    7 Be flexible in your thinking
    8 Take an interest in the outside world
    9 Be on the side of the angels, not the beasts
    10 Only dead fish swim with the stream
    11 Be the last to raise your voice
    12 Be your own adviser
    13 No fear, no surprise, no hesitation, no doubt
    14 I wish I’d done that – and I will
    15 Count to ten – or recite ‘Baa baa black sheep’
    16 Change what you can change, let go of the rest
    17 Aim to be the very best at everything you do – not second best
    18 Don’t be afraid to dream
    19 Don’t dwell on the past
    20 Don’t live in the future
    21 Get on with life – it’s whooshing past
    22 Dress like today is important
    23 Have a belief system
    24 Have a little space for yourself each day
    25 Have a plan
    26 Have a sense of humour
    27 Choose how you make your bed
    28 Life can be a bit like advertising
    29 Get used to stepping outside your comfort zone
    30 Learn to ask questions
    31 Have dignity
    32 It’s OK to feel big emotions
    33 Keep the faith
    34 You’ll never understand everything
    35 Know where true happiness comes from
    36 Know when to let go – when to walk away
    37 Look after yourself
    38 Maintain good manners in all things
    39 Prune your stuff frequently
    40 Remember to touch base
    41 Draw the lines around yourself
    42 Shop for quality, not price
    43 It’s OK to worry, or to know how not to
    44 Stay young
    45 Throwing money at a problem doesn’t always work
    46 Think for yourself
    47 You are not in charge
    48 Have something in your life that takes you out of yourself
    49 Only the good feel guilty
    50 If you can’t say anything nice, don’t say anything at all

    Partnership Rules

    51 Accept the differences, embrace what you have in common
    52 Allow your partner the space to be themselves
    53 Be nice
    54 You want to do what?
    55 Be the first to say sorry
    56 Go that extra step in trying to please them
    57 Always have someone – or something – that is pleased to see you

    58 Know when to listen and when to act
    59 Have a passion for your life together
    60 Make sure your love making is making love
    61 Keep talking
    62 Respect privacy
    63 Check you both have the same shared goals
    64 Treat your partner better than your best friend
    65 Contentment is a high aim
    66 You don’t both have to have the same rules

    Family and Friends Rules

    67 If you are going to be a friend, be a good friend
    68 Never be too busy for loved ones
    69 Let your kids mess up for themselves – they don’t need any help from you
    70 Have a little respect and forgiveness for your parents
    71 Give your kids a break
    72 Never lend money unless you are prepared to write it off
    73 There are no bad children
    74 Be up around people you love
    75 Give your kids responsibilities
    76 Your children need to fall out with you to leave home
    77 Your kid will have friends you don’t like
    78 Your role as a child
    79 Your role as a parent

    Social Rules

    80 We’re all closer than you think
    81 It doesn’t hurt to forgive
    82 It doesn’t hurt to be helpful
    83 Take pride in what we do collectively
    84 What’s in it for them?
    85 Hang out with positive people
    86 Be generous with your time and information
    87 Get involved
    88 Keep the moral high ground
    89 Have a plan for your career
    90 Learn to see your community as part of a bigger picture
    91 Look at the long-term ramifications of what you do for a living
    92 Be good at your job

    World Rules

    93 Be aware of the damage you are doing
    94 Be for the glory, not the degradation
    95 Be part of the solution, not the problem
    96 Check what history would say about you
    97 Keep your eyes open at all times
    98 Not everything can be green
    99 Put something back
    100 Find a new Rule every day – or occasionally at least

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    Posted on Aug 23, 2009 | Add your feedback

Real England: The Battle Against the Bland By Paul Kingsnorth
  • L'isola che non c'è

    L'isola che non c'è: l'Inghilterra
    C'era una volta un Regno chiamato Unito. Era formato da due grandi isole e tante altre piccole. L'isola più grande si chiamava Gran Bretagna ma non aveva niente a che fare con la Bretagna francese. Era formata da tre nazioni: la Scozia, il Galles e l'Inghilter ... (continue)

    L'isola che non c'è: l'Inghilterra
    C'era una volta un Regno chiamato Unito. Era formato da due grandi isole e tante altre piccole. L'isola più grande si chiamava Gran Bretagna ma non aveva niente a che fare con la Bretagna francese. Era formata da tre nazioni: la Scozia, il Galles e l'Inghilterra. L'altra isola si chiamava Irlanda ed era divisa in due parti: quella del nord era chiamata Irlanda del Nord, quella del sud era una Repubblica indipendente chiamata Eire. In quest'isola che non c'è si parlava inglese e vi regnava una vecchia elegante Regina da tanti anni. Così comincia una storia che sarebbe piaciuta ad Alice nel Paese delle Meraviglie ...

    Tre settimane di soggiorno in Inghilterra mi sono bastate questa estate per aggiornarmi sulle condizioni di “salute” di una Nazione che posso ritenere mia seconda “patria”. Intendiamoci, la parola “patria” non mi piace. Forse “casa” è meglio, con la stessa accezione che questo termine ha in lingua inglese: “home”. Affetti, amici, ricordi, memorie, esperienze, gioventù, ricerca, evasione … tutto ciò che può contenere questa parola riferita alla realtà inglese e che va sotto il nome improprio di “Inghilterra”. Preferisco, invece, chiamarla con l’appellativo con il quale i Romani la chiamavano: Britannia.

    Ci mancavo da nove anni, dopo d’esserci stato nel corso dei trascorsi decenni, quasi ogni estate. Non da solo, ma sempre accompagnato dall’ “altra metà del cielo”, mia moglie. Eravamo sempre seguiti, spesso inseguiti, da gruppi di studenti desiderosi di imparare la lingua di queste isole, ma sopratutto di evadere dalla opprimente e spesso ristretta realtà esistenziale della piccola provincia meridionale italiana.

    Tanti nomi e tanti luoghi nella memoria. Volti, musei, gallerie, parchi, villaggi, case di campagna, torri, castelli, residenze, eventi piccoli e grandi: il furto della ragazzina del gruppo ai grandi magazzini Woolworth, l’interrogatorio della stessa al commissariato di polizia di Hastings, il falso allarme anti incendio in piena notte in quel college di Edinburgh, la fuga notturna della studentessa innammorata del suo tutor, il braccio rotto di quell’altra alla “bowling station” di Taunton, la pazza telefonata a casa da una cabina telefonica di Londra di Giuseppe che informava i suoi genitori di essersi perso davanti al National History Museum, il parquet e i tappeti inondati d’acqua in piena notte nella residenza della Loughborough University of Technology, la maranzina notturna del direttore e il comunicato dello stesso a pagare i danni dell’inondazione … Potrei continuare per un bel pò, ma andrei fuori tema. Le Summer Schools di Brighton, Hastings, Eastbourne, Edinburgh, Loughborough, Taunton, il gemellaggio con la città gallese di Abergavenny, fino ad arrivare a Marlborough, nella contea del Wiltshire, non lontano da Bath e Stonehenge. Sono tutte immagini fissate nella memoria dei singoli e fanno parte di questa “home” chiamata England.

    Ma quale England? Che cosa è rimasto di questa Inghilterra, una vera e propria isola che non c’è? L’abbiamo conosciuta così com’era nella seconda metà del secolo scorso. Ben poco di essa è rimasto, credo. Ne ho avuto la conferma in tanti modi. Ne scelgo due perchè mi sembrano i migliori ed i più adatti a fotografare una realtà fatta di storia, politica, lingua e cultura. Una realtà vista sia dall’esterno che dall’interno. Vediamo la prima, un articolo apparso sul settimanale americano Newsweek, intitolato “Shrinking Britannia”. L’autore dell’articolo-inchiesta, già dalle parole usate per titolare l’articolo, esprime le sue idee mettendo le carte direttamente sul tavolo. “Shrink” in inglese significa “restringersi” e secondo lui, l’Inghilterra di Shakespeare e di Churchill si è “ristretta” perdendo il suo tradizionale aggettivo di “grandezza”. Il “great” è come scomparso. Non è che il tempo su quest’isola immaginaria, si sia fermato. C’è sempre la guida a sinistra, la sterlina (anche se il Paese fa parte dell’Europa!), la pinta e non il litro, il “pound” e non il chilo, la doccia e non il bidet …

    Undici anni fa, un anno dopo la sua vittoria, Tony Blair, in un discorso a Dublino promise, dopo 18 anni di governo conservatore, di fare uscire la Gran Bretagna dalla malattia del “post-impero”. Il suo tono era ottimistico, in una nazione che sarebbe stata modernizzata e fiduciosa nel futuro così come lo era stato del suo passato. “New Labour” fu la parola in voga, alla luce di una “nuova alba” che avrebbe visto nascere una “new Britain”. Dopo 12 anni, il suo successore ha ereditato ben poco da lui se non un’atmosfera di tristezza e di scandali che ha portato soltanto sfiducia e rancore nei confronti delle istituzioni e dei politici. La possibile vittoria dei conservatori alle prossime elezioni sarà un compito ingrato per hi verrà chiamato al governo. Consisterà non soltanto nella ricostruzione dell’economia ma anche nella creazione di un nuovo spirito che può essere soltanto quello che si rifà al nome di Britannia e della sua antica fierezza perduta, come ben sapevano gli antichi Romani.

    La seconda conferma della decadenza inglese viene dalla lettura di un libro intitolato “Real England: The battle against the bland”. “La vera Inghilterra: la battaglia contro il minestrone”. E’ proprio contro il “minestrone” della globalizzazione, prima a livello locale e poi globale, il punto di partenza di questo libro. Il minestrone locale è quello, secondo l’autore Paul Kingsnorth, per il quale l’Inghilterra, come tale, addirittura non esiste più. Se mai è esistita.

    Egli dice letteralmente: L’Inghilterra è l’unica nazione britannica senza una forma di democratica “devolution”. E’ l’unica nazione in Europa senza una sua rappresentanza parlamentare o un proprio governo. Ha il minor numero di parlamentari a testa della altre nazioni britanniche e regolarmente riceve meno danaro per ogni cittadino dal governo di quanto ne ricevano la Scozia, l’Irlanda del Nord e il Galles. Il governo britannico ha ministri per il Nord Irlanda, il Galles e la Scozia. Nonostante la “devolution” ma non ci sono ministri per l’Inghilterra. Dal punto di vista costituzionale, infatti, l’Inghilterra non esiste nemmeno. L’unione tra la Scozia e l’Inghilterra del 1707 ha rimosso l’identità costituzionale delle due nazioni. Esse sono diventate, insieme al Galles, una nuova entità politica chiamata “Gran Bretagna”. Alla fine degli anni novanta, il Galles e la Scozia giustamente hanno conquistato la loro nazionalità con la creazione dei governi locali per mezzo della così detta “devolution”. L’Inghilterra è rimasta nel limbo.

    Per il nostro autore quest’isola cambia giorno per giorno, ma per scomparire. Spariscono i villaggi con i loro piccoli negozi, le piccole fattorie, i tradizionali uffici postali di campagna, gli antichi pub, i piccoli campi coi loro coltivatori di patate, fragole, mele, gli indimenticabili piccoli negozi all’angolo. Le piccole chiese di campagna restano chiuse per mancanza di fedeli emigrati altrove divorati dalla grande città. Subentrano grandi insediamenti commerciali, tutti uguali, freddi e disumanizzati. Una umanità storicamente diversificata che diventa monocultura di colpo e si prepara a produrre una civiltà in serie come se fosse una carota industriale da essere servita sullo stesso piatto ad ognuno di noi ogni giorno. Questa Inghilterra, questa isola che non c’è, corre il rischio di ospitare cittadini che non sanno dove sono e di non sapere chi sono. La domanda è allora: chi sono gli Inglesi dei tempi del Bardo e di Sir Winston? Trascorrete un giorno a Londra e vi renderete conto di essere su di un altro pianeta, certamente non sull’isola dell’Inghilterra, un isola che ormai non c’è più.

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    Posted on Oct 14, 2009 | Add your feedback

That Awkward Age By Roger McGough
  • "Here I am"

    Roger McGough's eagerly-awaited new collection is a powerful testament to the miraculous in the everyday. Here he builds us his world: one of chance encounters and embarrassing moments, of big questions and small wonders. 'At that awkward age now between birth and death,' he addresses Alzheimers and ... (continue)

    Roger McGough's eagerly-awaited new collection is a powerful testament to the miraculous in the everyday. Here he builds us his world: one of chance encounters and embarrassing moments, of big questions and small wonders. 'At that awkward age now between birth and death,' he addresses Alzheimers and wrestles with mortality. He resolves (and fails) to live every day as if it were his last, joins the Foreign Legion, jives in Macca's trousers, shares the pain of Mr Sappho and Lord Godiva and plans a prison break.

    With his inimitable warmth, wit and wordplay, Roger McGough affirms his position as the pre-eminent poet of the magic moment - the happy collision of life, language and the imagination.

    ---

    Roger McGough was born in Liverpool and educated at St Mary's College and the University of Hull. He has been a writer for many years, and his numerous collections have established him as one of the most distinctive and powerful voices in contemporary poetry. Among his most popular titles are Summer with Monika, Blazing Fruit and Defying Gravity, all published by Penguin, and for children An Imaginary Menagerie, Pillow Talk and Bad, Bad Cats. He is an international ambassador for poetry and in 1997 was awarded an OBE, and in 2004 he was awarded a CBE. His most recent books include 'All the Best' and 'Slapstick' and for adults, 'Collected Poems' and 'Selected Poems.'

    Ho avuto modo di assistere in Inghilterra alla "Summer School" del Marlborough College la conferenza che il Poeta ha tenuto nei giorni scorsi. Non e' solo un poeta McGough e' anche un "enternainer", uno "show-man", un grande comunicatore. Le sue poesie sono i pensieri che ognuno di noi si porta dentro e con essi impara a vivere. Ne parlero' a lungo appena possibile.

    http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/carpe-diem-cogli-lattimo/

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    Posted on Jun 27, 2009 | Add your feedback

The Reader By Bernhard Schlink
The Life and Death of a Book By William MacAdams
  • Life & death of a Book

    A beautifully written account of the "rites of passage" of a book: from publication and appearance in Scribner's bookstore on through its subsequent travels from reader to used bookstore to private collectors to book reviewer, until meeting its final fate....Includes Eleven Wood Engravings.

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    Posted on Jun 8, 2009 | Add your feedback

Collected Poems By Roger McGough
  • Un poeta dal vivo

    "Carpe Diem" - "Cogli l'attimo"
    Innumerevoli sono le composizioni poetiche e non che si sono ispirate al famoso invito "Carpe Diem" del poeta Orazio. Forse è l'espressione più famosa al mondo perchè delinea in maniera impietosa, eppure illuminante, la condizione umana. Due parole-trappola, dens ... (continue)

    "Carpe Diem" - "Cogli l'attimo"
    Innumerevoli sono le composizioni poetiche e non che si sono ispirate al famoso invito "Carpe Diem" del poeta Orazio. Forse è l'espressione più famosa al mondo perchè delinea in maniera impietosa, eppure illuminante, la condizione umana. Due parole-trappola, dense di retorica ma elastiche nel loro significato sui valori della possibilità e della futilità. Caratteristiche dell'uomo, dei suoi sentimenti e delle sue aspirazioni.

    Di questo noi uomini siamo fatti e se ne fanno continuamente portavoce poeti e scrittori. Ma anche uomini comuni, così come possono, nella loro quotidiana lotta per l’esistenza. Tutta tesa al significato dell’essere. Tutti ricordano John Keating, quello straordinario professore di Inglese nel film del 1989 Dead Poets Society. Le sue terribili parole che scioccarono ed esaltarono i suoi studenti, anche tragicamente per uno di essi: “Siamo cibo per i vermi, signori! Lo vogliate o no, ognuno di noi in questa aula uno di questi giorni smetterà di respirare, si raffredderà e morirà”. La salvezza sembra allora “cogli l’attimo”, che fugge e giammai ritornerà. Ma è bene inquadrare le due parole di Orazio nel loro contesto che è il seguente:

    Carminum I, 11

    1 Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi

    2 finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios

    3 temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,

    4 seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,

    5 quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare

    6 Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi

    7 spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida

    8 aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

    —-

    1. Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te

    2. quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,

    3. o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:

    4. se molti inverni Giove ancor ti conceda

    5. o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde

    6. del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino

    7. – breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo

    8. e fugge il tempo geloso: carpe diem, non pensare a domani.

    Leuconoe, una delle sue donne, lo consola bevendo. Proprio lei, il cui nome significa “dalla chiara mente”. Ma si capisce bene che con la mente poco lucida non si può dare una risposta alle domande che ti pone la vita. Ogni artista, poeta o scrittore, come del resto ogni comune essere umano, elabora una sua propria condotta, sia per difendersi che per attaccare, per vivere o per sopravvivere.

    In una poesia, scritta dal poeta inglese Roger McGough nella sua recente raccolta di poesie intitolata significativamente That Awkward Age, il tema del “Carpe Diem” viene ripreso in quanto presente in “quella strana età tra la nascita e la morte”. Vale a dire lo spazio della vita, l’attimo, il giorno, il momento, appunto. Perchè, tutto considerato, la vita è tale. Un napoletano direbbe: “N’affacciata ‘e fenesta”.

    Ecco il testo della poesia di McGough. L’ho tradotta liberamente. Avrò il piacere di incontrare il Poeta alla Summer School di Marlborough nei prossimi giorni.

    On reaching sixty, I decided
    to live every day as if it were my last.
    But it didn’t last.

    A sessant’anni ho deciso
    di vivere ogni giorno come l’ultimo.
    Ma non è durata a lungo.

    After three days of lying in bed
    in a darkened room, I tore off the oxygen mask,
    opened the curtains and sacked the nurse.

    Dopo tre giorni a letto
    in una stanza buia, mi sono tolto l’ossigeno,
    ho tirato le tende e mandata via l’infermiera.

    There was more to life, surely,
    than worrying about when it would end.
    And how. The secret was Carpe Diem.

    C’era ancora molto da vivere, certo,
    piuttosto che starmene lì ad aspettare la fine,
    come e quando. Il segreto era Carpe Diem.

    So out I went to seize the day.
    To catch the unawares and hug it.
    To bathe in its light, to enjoy every minute.

    Così uscii per cogliere l’attimo.
    Afferrare l’impossibile e carezzarlo.
    Immergermi nella sua luce, godere ogni minuto.

    But the day kept me at arm’s length.
    Didn’t want to be touched
    Bobbed and weaved until it dwindled away.

    Ma il giorno mi sfuggiva di mano.
    Non voleva essere toccato
    Scivolava ed ondeggiava fino a svanire.

    At 1 a.m. I ended up in the bar of the Carpe Diem
    drunk and counting the cost. Another day wasted.
    Another chance lost.

    All’una di notte sono finito al bar del Carpe Diem
    ubriaco e sfinito. Un altro giorno perso.
    Un’altra opportunità svanita.

    Then who would walk in, looking the worse for wear
    but the nurse. We hugged then staggered back home.
    She drew the curtain. We climbed into bed.

    Ed ecco chi ti vedo entrare in cerca del peggio,
    l’infermiera. Ci siamo abbracciati e siamo andati a casa barcollando.
    Ha tirato le tende e siamo saltati nel letto.

    Durante le tre settimane di svolgimento di una Summer School all’inglese si ha la possibilità di vivere attimi irrepetibili che restano nella memoria e nell’esperienza di chi vi ha preso parte. L’incontro con il Poeta Roger McGough permetterà a chi vi prenderà parte di comprendere quanto sia importante cogliere l’attimo del mondo che è là fuori e che si riflette nel mondo di ciascuno ed ognuno di noi. Nella sua raccolta McGough trascrive momenti e sensazioni fatti di meraviglie e di realtà, di suggestioni e di illusioni, tutte vissute in quella “awkward age” che va dalla nascita alla morte. Una età davvero “strana“, quella dell’attimo della vita vista nell’eternità del mondo.

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    Posted on Nov 1, 2009 | Add your feedback

The Haiku Anthology
  • La vita in 17 sillabe

    Ci sono piccolissime cose nella vita che possono affascinare, una di queste è l’Haiku. Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto. È solo un semplice gioiello che raccoglie in 17 sillabe un’emozione. È un componimento dell’anima, dove tante parole non servono, agisce la delic ... (continue)

    Ci sono piccolissime cose nella vita che possono affascinare, una di queste è l’Haiku. Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto. È solo un semplice gioiello che raccoglie in 17 sillabe un’emozione. È un componimento dell’anima, dove tante parole non servono, agisce la delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza.

    Molto tempo fa sono imbattuto in un luogo virtuale cha ha, appunto, per sottotitolo "la vita in 17 sillabe" e si riferisce a questo tipo di poesia che amo moltissimo. D'allora ho cominciato a collezionare libri di poesia Haiku, sia in italiano che in inglese. Quando ho bisogno di sintesi, e nella vita di oggi tutti ne abbiamo bisogno, ne apro uno e faccio viaggiare la fantasia su quelle 17 sillabe.

    L'Haiku fa le pulci a tanti poeti che aspirano ad essere tali ma che invece sono soltanto logorroici. Provateci voi a dare un senso alla vita scrivendo versi Haiku in così breve spazio poetico. È raffinata l’emozione di un Haiku, come è raffinata la semplicità. La metrica è composta di 17 sillabe, ripartite in tre versi in cui due quinari si alternano ad un settenario. L’arte dell’Haiku è nata in Giappone, ed è fiorita nel XVII – XVIII secolo, dove tanti Haiku,dotati di coraggio e determinazione, non solo in guerra, manifestavano la loro grandezza e il loro più alto prestigio nella solitudine della meditazione e nel comporre haiku alla corte dell’Imperatore. Alcuni di loro come Matsuo Basho (1644 – 1694) abbandonarono la vita da Haiku dedicandosi completamente alla letteratura. Due esempi, uno in italiano e l'altro in inglese.

    all are in a hurry -
    in the beggar's hand
    only the rain

    tutti hanno fretta
    nella mano del mendicante
    solo pioggia

    Vorrei commentare l'immagine di questo haiku rifacendomi ad una situazione vera vissuta da me durante una visita a New York. "All are in a hurry" è la visione del formicolìo umano che si può vedere ogni momento della giornata in quella metropoli che non si ferma mai. La fretta in effetti sembra essere la caratteristica di questa straordinaria città. Uno spettacolo, vedere fiumi di persone entrare nella Grand Station da un lato ed un altro fiume uscirne dall'altro. Da lontano sembrano serpenti che si snodano, il ticchettìo dei tacchi delle donne, il parlare urlando a se stessi nell'auricolare. Guai a tentare di andare contro corrente, vieni inesorabilmente travolto senza pietà. Arrivi a Broadway e sei abbagliato da milioni di luci, suoni, colori mentre ti danzano sulla testa grattacieli che scalano il cielo. Il grosso cane lupo del poliziotto all'angolo ti annusa e ti scruta, appena ti ha scaricato il tassista nero, incollato al suo taxi giallo, che ti sbatte la portiera dietro perchè non gli hai dato il "tip", appena in tempo a scansare l'uomo sandwich che ti avvisa della prossima fine che farà il tuo mondo se non ti fermi.

    E laggiù senti la predica della donna della Salvation Army, mentre ti passa accanto correndo un pellerossa, o almeno così pare. E poi scopri che è un attore appena uscito da un portone per dirigersi verso un teatro e si avvia verso il suo palcoscenico. Veloci scorrono le ultime notizie sul tabellone luminoso del Times, lampeggiano le cifre della Borsa, ulula un'ambulanza che quasi falcia i poveri pedoni in attesa del verde che non arriva mai. "All are in a hurry": fuggono? corrono? si rincorrono? Appaiono, scompaiono, svoltano, ridono, imprecano, nessuno vede il "beggar" e la sua mano stesa nel vuoto. La pioggia comincia a scendere fitta ed improvvisa, e quella mano sembra riempirsi d'acqua, come una coppa. Le gocce scorrono su quella pelle che luccica alle luci e tremola nella penombra. Nessuno parla, nessun lamento, nessun grido. Solo il cane del poliziotto accanto ogni tanto lo annusa, si ferma e lo guarda. Tutto scorre intorno, tutto è irreale, eppure tutto sembra fermo.

    La stessa sensazione si ha leggendo questo secondo esempio di Haiku:

    dentro al cuore
    il respiro del tempo
    poeta estinto

    Le parole chiave che danno fuoco all'immaginazione del lettore e lo fanno diventare poeta, sono: "cuore" "tempo" "estinto". Perché di questo si tratta: l'haiku è "ristretto" nelle 17 sillabe in quanto il suo destino, come poesia, è quello di far diventare poeta il lettore. Se si ferma il cuore, lo sappiamo tutti, si ferma il tempo e la morte spegne il respiro.

    Ed allora ci si può chiedere quanto ci sia di tempo nel battito di un cuore, e se un battito, una pulsazione sia un secondo, il principio del tempo ed anche la sua fine nel momento in cui quel secondo si spegnerà. Quel momento fermerà anche inesorabilmente il respiro. Legati, quindi, ad un unico destino sono il poeta e il suo cuore. Se smette di poetare lui, finisce il tempo e con questo la sua poesia che non avrà respiro. Allo stesso modo in cui se il tempo si ferma non ci sarà poesia e senza respiro non ci sarà tempo. Il cerchio si chiude inesorabilmente. Questa è la magia dell'Haiku.

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    Posted on Mar 4, 2009 | 2 feedbacks

A Trusting Heart: The International Library of Poetry
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    Il potere della poesia


    Per tutta la vita gli uomini raccolgono informazioni ricavate dall'esperienza e cercano di capirne il senso. Quando non sono in grado di comprendere le cose che accadono loro, tendono ad esternarle per condividerle con gli altri e farsi aiutare a capire ciò che da soli non riescono a comprende ... (continue)


    Per tutta la vita gli uomini raccolgono informazioni ricavate dall'esperienza e cercano di capirne il senso. Quando non sono in grado di comprendere le cose che accadono loro, tendono ad esternarle per condividerle con gli altri e farsi aiutare a capire ciò che da soli non riescono a comprendere. Hanno così la possibilità di assumere punti di vista diversi, nuovi ed inaspettati. L'arte serve appunto a questo. E la Poesia è una di quelle arti che aiuta gli uomini a cercare, se non trovare, il senso delle cose della vita.
    Questo volume è uno di tre pubblicati dal sito poetry.com uno dei migliori siti in rete che si occupa di poesia così detta "popolare". Sono migliaia e migliaia gli autori pubblicati, da tutto il mondo, in tutti gli stili, argomenti e sentimenti. Anche mia moglie è presente con tre sue piccole poesie, scritte in inglese, come tutte le altre del resto. Navigano in un mare di idee, sofferenze, gioie, illusioni e delusioni vissute da milioni di persone semplici, che non sono poeti o poetesse.
    Hanno scritto, scrivono e continueranno a farlo perchè è proprio di ognuno di noi partecipare gli altri di quello che sentiamo, vediamo, spesso non comprendiamo, o sappiamo, e lo vogliamo condividerlo con gli altri. Una grande anima popolare si leva da questi testi, supera i confini fisici e si ritrova in quelli dell'illusione e del sogno. Viva la Poesia!

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    Posted on Feb 15, 2009 | Add your feedback

'Til the End of Forever: The International Library of Poetry
  • Il potere della poesia


    Per tutta la vita gli uomini raccolgono informazioni ricavate dall'esperienza e cercano di capirne il senso. Quando non sono in grado di comprendere le cose che accadono loro, tendono ad esternarle per condividerle con gli altri e farsi aiutare a capire ciò che da soli non riescono a comprende ... (continue)


    Per tutta la vita gli uomini raccolgono informazioni ricavate dall'esperienza e cercano di capirne il senso. Quando non sono in grado di comprendere le cose che accadono loro, tendono ad esternarle per condividerle con gli altri e farsi aiutare a capire ciò che da soli non riescono a comprendere. Hanno così la possibilità di assumere punti di vista diversi, nuovi ed inaspettati. L'arte serve appunto a questo. E la Poesia è una di quelle arti che aiuta gli uomini a cercare, se non trovare, il senso delle cose della vita.
    Questo volume è uno di tre pubblicati dal sito poetry.com uno dei migliori siti in rete che si occupa di poesia così detta "popolare". Sono migliaia e migliaia gli autori pubblicati, da tutto il mondo, in tutti gli stili, argomenti e sentimenti. Anche mia moglie è presente con tre sue piccole poesie, scritte in inglese, come tutte le altre del resto. Navigano in un mare di idee, sofferenze, gioie, illusioni e delusioni vissute da milioni di persone semplici, che non sono poeti o poetesse.
    Hanno scritto, scrivono e continueranno a farlo perchè è proprio di ognuno di noi partecipare gli altri di quello che sentiamo, vediamo, spesso non comprendiamo, o sappiamo, e lo vogliamo condividerlo con gli altri. Una grande anima popolare si leva da questi testi, supera i confini fisici e si ritrova in quelli dell'illusione e del sogno. Viva la Poesia!

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An Hour at Sunrise
  • La forza della poesia

    Per tutta la vita gli uomini raccolgono informazioni ricavate dall'esperienza e cercano di capirne il senso. Quando non sono in grado di comprendere le cose che accadono loro, tendono ad esternarle per condividerle con gli altri e farsi aiutare a capire ciò che da soli non riescono a comprendere. Ha ... (continue)

    Per tutta la vita gli uomini raccolgono informazioni ricavate dall'esperienza e cercano di capirne il senso. Quando non sono in grado di comprendere le cose che accadono loro, tendono ad esternarle per condividerle con gli altri e farsi aiutare a capire ciò che da soli non riescono a comprendere. Hanno così la possibilità di assumere punti di vista diversi, nuovi ed inaspettati. L'arte serve appunto a questo. E la Poesia è una di quelle arti che aiuta gli uomini a cercare, se non trovare, il senso delle cose della vita.

    Questo volume è uno di tre pubblicati dal sito poetry.com uno dei migliori siti in rete che si occupa di poesia così detta "popolare". Sono migliaia e migliaia gli autori pubblicati, da tutto il mondo, in tutti gli stili, argomenti e sentimenti. Anche mia moglie è presente con tre sue piccole poesie, scritte in inglese, come tutte le altre del resto. Navigano in un mare di idee, sofferenze, gioie, illusioni e delusioni vissute da milioni di persone semplici, che non sono poeti o poetesse.

    Hanno scritto, scrivono e continueranno a farlo perchè è proprio di ognuno di noi partecipare gli altri di quello che sentiamo, vediamo, spesso non comprendiamo, o sappiamo, e lo vogliamo condividerlo con gli altri. Una grande anima popolare si leva da questi testi, supera i confini fisici e si ritrova in quelli dell'illusione e del sogno. Viva la Poesia!

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The Prince By Niccolò Machiavelli
  • Il fascino del Principe

    Ci sono scrittori che sono diventati famosi non solo per i libri che hanno scritto e per il numero di lettori che riescono a mantenere col passare del tempo, ma anche per l’attualità che continuano ad avere con la loro scrittura, con i simboli e con i valori attribuibili non solo alla loro arte ma a ... (continue)

    Ci sono scrittori che sono diventati famosi non solo per i libri che hanno scritto e per il numero di lettori che riescono a mantenere col passare del tempo, ma anche per l’attualità che continuano ad avere con la loro scrittura, con i simboli e con i valori attribuibili non solo alla loro arte ma anche al ruolo ed alla funzione che hanno avuto durante la loro vita. Questa continuità continua ad essere rilevante ed essenziale, li fa diventare dei veri e propri personaggi. E’ il caso di Niccolò Machiavelli, uno scrittore di cui si parla sempre non solo in quanto tale, per le sue opere, bensì anche e soprattutto per la sua vita, le sue idee politiche, la sua persistenza letteraria che sfida il tempo e ne fa un personaggio che emana un “fascino principesco”.
    N. M. apparve sulla scena del mondo poco prima del 1500 in un momento di crisi crescente in Italia e nella sua nativa Firenze. Gli Sforza a Milano stavano per cadere. Venezia era instabile e perseguiva una politica dello sfascio. Roma e la Chiesa erano sotto il governo di Papa Alessandro VI, il suo nome vero era Rodrigo Borgia già abbastanza noto per la sua sfrontata corruzione. Firenze, dopo la cacciata dei Medici nel 1494 e a seguito della perdita della sua maggiore colonia, il porto di Pisa, faceva di tutto per sopravvivere come Repubblica. Su e giù per la penisola, da Napoli alle Alpi, governanti e governati si sentivano minacciati.

    Lo shock degli eventi in atto si registra anche nelle idee che Machiavelli esprime. Gli scrittori e gli intellettuali del tempo stavano soffiando sul fuoco di cambiamenti circa l’antica idea di “fortuna”, una forza capace di creare e abbattere gli stati, i popoli, le città e gli individui. Il concetto era una testimonianza del fatto che la capacità di governare la propria esistenza era sfuggita dalle mani degli Italiani. La politica e la storia improvvisamente li colpì facendoli come cadere in uno stato di sonnolenza, preda di forze irrazionali. Gli onesti ed i buoni erano in grave pericolo. Lo stesso Machiavelli dava grande importanza all’impatto della “fortuna” nella vita dei popoli, non soltanto nel “Principe”, ma anche nei “Discorsi su Livio”, nei suoi versi e in tutti gli altri scritti.

    Machiavelli si fa conoscere all’inizio come l’autore di due poesie sull’amore composte intorno all’anno 1492, forse in onore di Giuliano de’ Medici, uno dei figli di Lorenzo il Magnifico. Queste composizioni fanno capire il tipo di istruzione che aveva avuto, un cultura impregnata di latino e di classici, anche se aveva studiato nozioni rudimentali di commercio e contabilità. Per un giovane ambizioso di fare carriera nella Firenze rinascimentale, ciò che contava veramente era lo studio dei classici, specialmente quelli romani, i quali aprivano la strada alla carriera legale, alla politica e spalancavano le porte anche della Chiesa.

    Figlio di un poco noto avvocato che si dilettava coi classici, Niccolò nacque da una antica famiglia fiorentina, ma è molto probabile che le sue origini fossero illegittime, in quanto i suoi congiunti non erano qualificati ad essere eletti in cariche pubbliche. Questa condizione era un handicap sia dal punto di vista sociale che economico. Senza avere il diritto di accesso alle cariche pubbliche della città, non si poteva essere cittadini politici a pieno titolo. Si era destinati ad avere un rango inferiore, si correvano forti rischi in un giudizio in tribunale, le porte erano chiuse per fare un matrimoni di prestigio, anche perché tutti i matrimoni di un certo prestigio erano oggetto di attente contrattazioni. Machiavelli non riuscì mai ad affrancarsi da questa condizione inferiore originaria e le conseguenze si sarebbero avvertite nel suo acceso repubblicanesimo, soprattutto nella ironica, comica ed amara visione delle cose del mondo che egli avrebbe sempre portato con sé.

    Suo padre, più che col suo lavoro di legale, sostentava la famiglia con i proventi che gli venivano da una piccola proprietà terriera. Niccolò, anche per questa ragione, venne istruito privatamente, si ritenne sempre povero e di modesta condizione sociale. Se si leggono i “Ricordi” di suo padre, una specie di diario domestico, si può dire che egli sia cresciuto in un ambiente familiare impregnato di scetticismo. Infatti egli omette sistematicamente ogni riferimento religioso in occasioni in cui la religione aveva un suo ruolo, com’è il caso di nascite, matrimoni e decessi. Una certa sfiducia nei preti aleggia in quelle memorie di famiglia. Anche Firenze, come Bologna, era una delle città più ferocemente anticlericali, una città nella quale l’eminente politico Gino Capponi ammoniva i suoi figli a non mettersi con i preti perché essi “sono la schiuma della terra”.

    Il contemporaneo di Machiavelli, il frate domenicano Savonarola, una volta così si espresse in un sermone rivolto ai suoi concittadini: “Volete fare del male a vostro figlio? Fatelo diventare prete!” Lorenzo il Magnifico nel 1480, mentre stava acquistando un cappello per suo figlio tredicenne Giovanni, disse che Roma e il suo clero erano come un pozzo nero. Non è difficile, allora, capire perché Niccolò Machiavelli e molti suoi concittadini guardavano alla Chiesa ed alla religione con un occhio a dir poco distaccato e critico.

    Poco si sa, comunque, dei primi anni di vita di Niccolò, almeno fino al 1498 allorquando all’età di 29 anni viene nominato vice cancelliere della città, con un lauto stipendio. Questa carica includeva anche quella di primo segretario dei “Dieci di balìa”, il corpo di magistratura dai poteri dittatoriali che reggeva la città in momenti gravi e a tempo determinato. Questi incarichi gli diedero una sicurezza economica e gli venivano unicamente dalle sue capacità culturali oltre che da legami con persone all’interno delle istituzioni. Poteva così essere in contatto giornaliero con i più importanti politici della città, uomini astuti, abili, che viaggiavano molto, tutta gente abbondantemente titolata dal punto di vista accademico ed in grado di manovrare le dolcezze e le brutalità della politica che avevano luogo nella penisola italiana.

    I più abili di essi erano stati ambasciatori nelle principali corti d’Europa e Niccolò potè ricevere il migliore addestramento possibile dal punto di vista diplomatico, senza dimenticare la sua passione per la storia antica, principalmente quella romana. Il suo amore per la politica lo portò ad avere quel ruolo politico non senza avere prima ascoltato alcuni dei famosi sermoni che il rivoluzionario Savonarola usava tenere in città. Appena tre settimane prima che fosse nominato nel suo incarico il frate, infatti, era stato giustiziato ed egli scrisse in proposito una brillante analisi politica su di lui.

    Per più di 14 anni, quindi, Machiavelli, e precisamente dal 1498 al 1512, fu intimo con chi deteneva il potere, scrivendo lettere, relazioni e rapporti, facendo domande, osservando dal vivo situazioni importanti. Dopo il 1502 fu assistente del Capo dello Stato di Firenze, il Gonfaloniere di Giustizia Piero Sederini, e fu l’artefice delle formazione di una nuova milizia cittadina. Ebbe incarichi di missione diplomatica presso varie ambasciate in Francia, Germania, Roma, incontrò il Re Luigi XII di Francia, l’Imperatore Massimiliano e il discutibile Cesare Borgia.

    Tutto ciò finì nell’autunno del 1512 quando un colpo di stato fece cadere la Repubblica Fiorentina e provocò il ritorno dei Medici. Niccolò venne licenziato, imprigionato, torturato, perdonato ed esiliato nonostante la sua apparente innocenza. Costretto a non occuparsi di politica per la quale nutriva un grande amore, fece la cosa migliore che potesse fare in quelle condizioni: cominciò a scrivere di politica. Nel 1513 scrisse l’opera che gli doveva dare la fama, “Il Principe”, dando inizio poi alla stesura dei “Discorsi su Livio”.

    “Il Principe” è un’opera che si caratterizza per una sorta di energia demoniaca, un’opera proteiforme nel senso che le opinioni dello scrittore sono variabili, mutevoli, modificabili, gettano le basi per il potere del principe ed allo stesso tempo cercano di demistificarlo. Machiavelli con grande abilità fa e disfa i suoi insegnamenti, andando a visitare il campo dei nemici del principe, che è quello dei repubblicani. Le copie del libro cominciarono a circolare nel 1516 con la dedica a Lorenzo dei Medici il giovane nella speranza di nascondere le sue simpatie repubblicane allo stesso tempo, più tardi, grazie alla doppiezza del contenuto del libro, poter sostenere di avere scritto il libro sotto le mentite spoglie di repubblicano. In effetti, desideroso di ritornare al governo, egli scrisse il libro prevedendo una possibile ricompensa col ritorno dei Medici.

    Se il libro è stato giudicato immorale agli occhi dei suoi contemporanei, e per diversi anni ancora dopo, è stato perché Machiavelli dice pane al pane e vino al vino. Nelle vesti di studioso del comportamento politico, aveva avuto modo di verificare che l’uso della forza, “faceva” sempre la ragione, che gli stati perseguivano i loro interessi più spietati, che i papi praticavano con leggerezza la violenza, che una giusta causa poteva sempre essere trovata per giustificare la violenza come espediente per la soluzione dei problemi, che l’ambizione, la vigliaccheria, l’ingratitudine e l’ingordigia fiorivano alla meglio in politica. Mettendo da parte la morale convenzionale, Machiavelli prese il toro per le corna e decise di elencare una serie di precetti pratici, così come li vedeva lui, sui quali potessero basarsi i principi per avere successo in politica. Il suo terreno era la prassi, non la teoria astratta, ricavata dagli ideali.

    Qualsiasi traduttore che si accinge a tradurre “Il Principe” si confronta con una grande difficoltà non solo per la natura scivolosa e anticonvenzionale dell’opera, ma anche perché Machiavelli fu uno scrittore davvero eccezionale, in quanto prendeva la sue parole ed i suoi punti di vista da una grande quantità di attività come dalla politica caricandoli con la conoscenza della storia romana e del mondo antico. Inoltre, egli sapeva come immettere la sua immaginazione letteraria e il suo acuto senso narrativo nella concezione della politica e della storia. Ciò significa che il libro esercita sempre un forte fascino su ogni traduttore, seducendo le sue ambizioni. La cosa strana, comunque, è che anche se la lettura del “Principe” nel suo contesto storico non aiuta a gettare luce sulla comprensione dell’opera, la stessa sarà sempre letta più con un occhio al mondo del lettore che a quello dei giorni in cui Machiavelli visse ed operò. Ciò significa che il contesto del lettore avrà la meglio su quello dell’autore. Il che fa capire e spiega perché “Il Principe” è un’opera sempre moderna ed attuale, anche alla luce dei cambiamenti del mondo e della politica dovuti al tempo ed agli uomini.

    Questa edizione de "Il Principe" edita dalla Folio Society, di cui sono socio e membro da decenni, ha una caratteristica tutta sua. Presenta un "preludio" di eccezione, scritto da un personaggio anch'esso eccezionale e di grande attrattiva su di un pubblico di lettori internazionale. Mi riferisco a Benito Mussolini. Il Duce scrisse questa presentazione nel 1924 alla vigilia della sua presa del potere dopo le elezioni che gli diedero il plebiscito di consensi ed aprirono la strada alla dittatura. Ciò che dice meriterebbe una recensione a parte che forse farò in seguito.

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    Posted on Feb 16, 2009 | Add your feedback

The life and letters of John Keats By Joanna Richardson
  • Beauty

    "La bellezza, in quanto essenza, non appartiene al mondo fisico, ragion per cui non la si può afferrare e ancor meno possedere; non appena ci si avvicina per sfiorarla, essa sfugge. La bellezza è un mondo fatto esclusivamente per gli occhi; non è destinata né alla bocca né alle mani. Ama essere guar ... (continue)

    "La bellezza, in quanto essenza, non appartiene al mondo fisico, ragion per cui non la si può afferrare e ancor meno possedere; non appena ci si avvicina per sfiorarla, essa sfugge. La bellezza è un mondo fatto esclusivamente per gli occhi; non è destinata né alla bocca né alle mani. Ama essere guardata, ma non sopporta di essere toccata. Occorre quindi essere sempre molto attenti quando si incontra un essere bello. Chi non ha un giusto atteggiamento, può scacciare le entità celesti che abitano in quell’essere dandogli tale bellezza; e se quelle
    entità si allontanano, lui pure soffrirà, perché perderà l’elemento impalpabile che abbelliva al tempo stesso anche la sua vita. La nostra gioia e la nostra ispirazione dipendono quindi dal rispetto che manifestiamo verso la bellezza. Imparando ogni giorno a contemplarla, assaporiamo la vera vita."

    ----

    "Beauty, in its essence, does not belong to the physical world, and that is why we cannot grasp hold of it, much less own it. As soon as you draw close enough to touch it, it slips away. Beauty is a world made exclusively for the eyes; it is not meant for the mouth or hands. It likes to be looked at but cannot bear to be touched. So when you meet people who are beautiful you must always be very careful. If you do not have the right attitude, you can chase away the heavenly entities that inhabit these people, those that give them their beauty. And if these entities go away, you too will suffer, for you will lose this intangible element that simultaneously made your own life beautiful. So our joy and inspiration depend on the respect we have for beauty. By learning how to contemplate it every day, we are given a taste of true life."

    ---

    Ode su un'Urna Greca

    1

    Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
    Figlia adottiva del tempo lento e del silenzio,
    Narratrice silvana, tu che una favola fiorita
    Racconti, più dolce dei miei versi,
    Quale intarsiata leggenda di foglie pervade
    La tua forma, sono dei o mortali,
    O entrambi, insieme, a Tempo o in Arcadia?
    E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose?
    Qual è la folle ricerca? E la fuga tentata?
    E i flauti, e i cembali? Quale estasi selvaggia?

    2

    Sì, le melodie ascoltate sono dolci; ma più dolci
    Ancora sono quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
    Continuate, ma non per l'udito; preziosamente
    Suonate per lo spirito arie senza suono.
    E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
    Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
    E tu, amante audace, non potrai mai baciare
    Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
    Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
    E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.

    3

    Ah, rami felici! Non saranno mai sparse
    Le vostre foglie, e mai diranno addio alla primavera;
    E felice anche te, musico mai stanco,
    Che sempre e sempre nuovi canti avrai;
    Ma più felice te, amore più felice,
    Per sempre caldo e ancora da godere,
    Per sempre ansimante, giovane in eterno,
    Superiori siete a ogni vivente passione umana
    Che il cuore addolorato lascia e sazio,
    La fronte in fiamme, secca la lingua.

    4

    E chi siete voi, che andate al sacrificio?
    Verso quale verde altare, sacerdote misterioso,
    Conduci la giovenca muggente, i fianchi
    Morbidi coperti da ghirlande?
    E quale paese sul mare, o sul fiume,
    O inerpicato tra la pace dei monti
    Hai mai lasciato questa gente in questo sacro mattino?
    Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre,
    E mai nessuno tornerà a dire
    Perché sei stato abbandonato.

    5

    Oh, forma attica! Posa leggiadra! Con un ricamo
    D'uomini e fanciulle nel marmo,
    Coi rami della foresta e le erbe calpestate.
    Tu, forma silenziosa, come l'eternità
    Tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!
    Quando l'età avrà devastato questa generazione,
    Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori
    Non più nostri, amica all'uomo, cui dirai
    "Bellezza è verità, verità bellezza", questo solo
    Sulla terra sapete, ed è quanto basta.

    Fonti: 'Poeti Romantici Inglesi', a cura di Franco Buffoni, con testo originale a fronte, 2 Volumi, pagine 822, Mondadori 2005, Euro 14

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    Posted on Mar 22, 2009 | Add your feedback

The Exeter riddle book
  • L'enigma è la parola

    Il "Riddle"
    L'Enigma è la Parola La parola inglese “riddle” significa ‘indovinello’. Si preferisce qui tradurla con “enigma” perché il termine contiene elementi complessi, ambigui e misteriosi. Sono segni comunicativi che vengono da lontano, dalle origini del tempo, allorquando iniziò l’affasci ... (continue)

    Il "Riddle"
    L'Enigma è la Parola La parola inglese “riddle” significa ‘indovinello’. Si preferisce qui tradurla con “enigma” perché il termine contiene elementi complessi, ambigui e misteriosi. Sono segni comunicativi che vengono da lontano, dalle origini del tempo, allorquando iniziò l’affascinante storia delle parole e dei nomi: la Creazione.

    Fu allora che nacque la storia degli inganni, nel giardino dell’Eden dove gli uomini, perpetrata la disubbidienza e perduta l’innocenza, vennero forniti di intelletto e cominciarono ad imbrogliarsi tra di loro.

    D’allora continuano a farlo in vari modi, con metafore, similitudini, tensioni, con l’uso del colore giallo, i travestimenti, la voce artefatta al telefono, le parole incrociate, i quiz, i rompicapo e così via, di interrogativi in interrogativi. Tutti cerchiamo di rappresentare le cose in maniera diversa da come effettivamente sono, interpretando, quindi, la vita come un grande enigma e gli uomini come i suoi attori.

    Fu Aristotele che per primo indicò la somiglianza tra l’ “indovinello” e la “metafora”. Nella sua “Retorica” scrisse che, mentre la metafora è uno strumento usato spesso dai così detti eruditi, altra cosa è l’illusione, poiché la gente è più consapevole di avere imparato qualcosa dal suo stesso senso di sorpresa, per il modo con il quale la frase si chiude. Il loro animo sembra dire: “E’ vero, ma mi sfugge il senso”. Anche questo è il risultato del piacere che si prova di fronte ad enigmi intelligenti: essi sono istruttivi e metaforici nella loro espressione”.

    Non si può non essere d’accordo con Aristotele specialmente se si pensa che molti suoi concittadini persero la vita per non essere stati in grado di rispondere a questo indovinello: “Che cosa è che ha una voce e va su quattro gambe al mattino, due nel pomeriggio e tre di sera?”

    E’, ovviamente, il famoso enigma della Sfinge, la mitica bestia alata con la testa di donna ed il corpo di un leone. Essa faceva domande ad ogni passante sull’orlo di un precipizio, fuori della città di Tebe. Chi non dava una risposta veniva strangolato oppure gettato dalla rupe. E quando Edipo si offrì volontario per dare la sua risposta dicendo: “E’ l’uomo che cammina sulle quattro zampe durante l’infanzia, cammina dritto dopo e cammina zoppicando aiutandosi col bastone in vecchiaia”, la Sfinge, in preda alla rabbia, si buttò giù dal precipizio.

    Sappiamo che agli antichi Egizi, come ai Greci, piacevano gli enigmi. Tracce di questi ne troviamo nel primo libro sacro del Bramanesimo, il Rig Veda, nella letteratura Persiana, nel Corano ed anche nella Bibbia. La parola inglese “riddle” deriva dall’antico inglese “raedan”, “dar consigli”, spiegare, guidare. E, in senso lato, il riddle insegna in quanto presenta il ‘vecchio’ in modo nuovo. Agli uomini che siedono al tavolo a bere e ad ascoltare la voce del poeta, oppure mentre suonano l’arpa e essi stessi improvvisano poesie, il riddle riformulava il testo originario. La forma mentale anglo-sassone e lo stile letterario sembra che ben si adattassero alla metafora del riddle se si pensa che l’intero corpus della poesia dell’antico inglese è piena di mini-riddle, noti col nome di kennings i quali non sono altro che metafore condensate. Il mare è descritto come “il luogo dove scivolano i cigni”, la “strada della nave” e il “sentiero della balena”. Una vela è detta “il vestito del mare”, un poeta “il fabbro del riso” e una moglie “tessitrice di pace”.

    Il libro di Exeter
    Exeter è un città dell’Inghilterra sud-orientale con un’antica cattedrale ed una moderna università. Il primo vescovo fu Leofric. Egli morì nel 1072 e, tra le cose che lasciò alla biblioteca della cattedrale, ci fu un grosso libro in versi, in inglese, su diversi argomenti. E’ passato alla storia col nome di “Codex Exoniensis” o “Libro di Exeter”, uno dei quattro libri superstiti dell’antica poesia inglese. Il libro fu probabilmente copiato da uno scrivano nell’ultimo quarto del decimo secolo. Il manoscritto è formato da 131 fogli e contiene una vasta gamma di poesie. Poesie cristiane, un gruppo denominato appunto “Cristo”; poesie elegiache dal tono cristiano e germanico; poesie di tradizione germanico- pagana risalenti agli Angli, ai Sassoni, ai Frisi e agli Iuti, i primi invasori dell’Inghilterra; e poi dei “riddles”, gli “indovinelli” o “enigmi”.

    Il manoscritto sembra essere sopravissuto a diverse esperienze. Ci sono spazi vuoti nel testo narrativo il che lascia supporre diversi fogli mancanti. Sembra accertato che il manoscritto sia stato usato come tavolo o piano per tagliare il pane o per poggiarvi la birra. Ci sono macchie circolari, segni di tagli e anche tracce di bruciature.

    Il lavoro contiene 96 “riddles”, che chiameremo “enigmi”, suddivisi in tre gruppi: enigmi 1-59, enigmi 30b-60, enigmi 61-95. Si pensa che siano stati in tutto 100, sul modello di altre raccolte poetiche del tempo scritte in latino. Un foglio è mancante il che fa pensare alla perdita di 5 enigmi.

    Gli studiosi non concordano sul nome dell’autore di questi testi poetici. Molti pensano che siano stati scritti da diverse persone in tempi diversi. E’ possibile, comunque, dire che la data risale a partire dagli inizi dell’ottavo secolo allorquando era piuttosto diffusa la moda di scrivere enigmi in latino.

    Non bisogna credere che questi componimenti siano dei semplici rifacimenti di composizioni poetiche scritte in latino. Gli enigmi di Exeter hanno, invece, un grande fascino, una spiccata immaginazione, una decisa originalità e spesso una straordinaria acutezza di pensiero. Caratteristiche di scrittura queste che ci permettono di entrare agevolmente nel chiuso mondo anglosassone. Alcuni hanno un sapore popolare, altri caratteristiche letterarie ed altri ancora entrambi gli elementi. Gli argomenti vanno dall’osservazione della natura, dei suoi fenomeni, dei suoi abitatori come gli uccelli e gli alberi, altre volte trattano di cose di casa, degli oggetti quotidiani, attrezzi e strumenti della vita di tutti i giorni.

    Sia il mondo germanico che quello cristiano sono presenti e in molti casi si avverte la lenta e sottile penetrazione degli insegnamenti cristiani in un ambiente diffidente, crudo e crudele ma che vuole cambiare, tentato com’è dalle luci che provengono dalla nuova religione. Ci piace qui riportate le note parole di uno dei consiglieri del re Edwin come sono riferite dal Venerabile Beda allorquando il re stava considerando se seguire la nuova fede. Dice il consigliere al suo sovrano:

    “ O re, immaginate di stare seduto ad un banchetto coi vostri consiglierei e cavalieri durante una serata d’inverno. Il camino è acceso e la sala riscaldata. Fuori l’inverno infuria con le sue tempeste. Entra un passerotto da una porta ed esce da un’altra. Dentro è al sicuro , ma dopo pochi minuti lascia questo posto sicuro e ritorna all’inverno fuori e scompare. Alla stessa maniera questa vita mortale sembra solo un breve intervallo, ciò che può essere venuto prima, o può venire dopo, non lo sappiamo. Perciò, mio re, se questi nuovi insegnamenti cristiani portano una maggiore certezza potremmo seguirli. E il re lo fece”.

    Il settimo e l’ottavo secolo videro una ricca produzione di manoscritti che i missionari usavano in patria o all’estero sul continente per esercitare la loro missione. Diverse poesie parlano degli scrivani, delle illustrazioni dei manoscritti, della custodia dei libri, degli strumenti musicali in uso nel tempo e nei luoghi. La vita di ogni giorno è l’argomento caratterizzante della raccolta, l’uomo e il suo futuro nella quotidianità del suo percorso terreno, consapevole del suo destino e della presenza di Dio. Si dibatte continuamente nel tentativo di far conciliare le due realtà, anche se la sua ha un riferimento prevalente alla sua terra e i suoi raccolti, piuttosto che a elaborazioni di concetto. Gli Anglosassoni erano legati all’agricoltura e questi componenti poetici rappresentano un inno al lavoratore della terra mai cantato prima.

    Sei enigmi hanno un riferimento alle rune, le lettere dell’alfabeto usato, in varie forme, dagli Scandinavi e dagli Anglosassoni, ottenuto modificando i segni degli alfabeti greco e latino per facilitarne l’incisione su pietra e legno. La parola “runa” significa “mistero” o “segreto”. Si ritiene che l’alfabeto runico abbia avuto origine con l’era cristiana. E’ proprio con gli indovinelli runici che i testi poetici del “Libro di Exeter” cominciano a diffondersi e restano nel tempo e nella cultura anglosassone. I bambini li imparano appena cominciano a parlare perché permette loro di giocare più con le parole che col contenuto. La fama degli enigmi del Libro di Exeter continua perché quei testi poetici continuano ad essere sia poesie che enigmi.

    Antonio Gallo (aka galloway)

    Le cinque poesie che seguono sono una selezione de “Il Libro degli Indovinelli di Exeter” che l’autore di questo articolo ha tradotto in italiano dall’inglese moderno. La traduzione in inglese moderno dall’anglosassone è quella curata da Kevin Crossley-Holland e pubblicata dalla “Folio Society” di Londra nel 1978. Ad esse fa seguito un altro gruppo di cinque “riddle” moderni pubblicati dallo stesso Crossley-Holland insieme a Lawrence Sail nel 1999 per le edizioni “Enitharmon Press”, Londra, col titolo “The New Exeter Book of Riddles”: una specie di risposta moderna alla raccolta di indovinelli anglosassoni, contenente circa un centinaio di “riddles” scritti da noti poeti inglesi moderni. In fondo troverete la soluzione. Tutti i testi mantengono la numerazione originale.

    1.

    Who is so clever and quick-witted
    as to guess who goads me on my journey
    when I get up, angry, at times awesome;
    when I roar loudly and rampage over the land,
    sometimes causing havoc; when I burn houses
    and ransack palaces? Smoke rises,
    ashen over roofs. There is a din on earth,
    men die sudden deaths when I shake the forest,
    the flourishing trees, and fell timber -
    I with my roof of water, an avenger
    driven far and wide by the powers above;
    I carry on my back what once covered
    every man, body and soul submerged
    together in the water. Say what conceals me
    or what I, who bear this burden, am called.

    Chi è tanto acuto e arguto
    da indovinare chi mi insegue nel viaggio,
    quando mi sveglio, arrabbiato e spesso furioso,
    quando urlo ed infurio sulla terra,
    spesso provocando panico, quando brucio le case
    e saccheggio palazzi? Il fumo si alza,
    ceneri sui tetti. C’è un fragore per la terra
    e gli uomini periscono quando scuoto la foresta,
    gli alberi fioriti ed i tronchi abbattuti.
    Io, col mio tetto d’acqua, un vendicatore
    portato in lungo e in largo, delle forze celesti;
    io trascino su di me ciò che un tempo
    ogni uomo portava con sé, corpo e anima
    sommersi nell’acqua. Dimmi ciò che mi nasconde,
    o come sono chiamato, io che porto questo fardello.

    6
    Christ, who alone ordains victories,
    created me for combat. When my lord
    urges me to fight, I often scorch mortals;
    I approach the earth and, without a touch,
    afflict a huge host of people.
    At times I gladden the minds of men,
    keeping my distance I console those
    whom I fought before; though in that consolation
    they’re aware of the conflict also when, once more, after such suffering, I soothe their lives.

    Cristo, il vero distributore di vittorie,
    mi ha fatto per il combattimento.
    Quando il mio signore
    ordina di battermi, spesso brucio i mortali.
    Mi avvicino alla terra e, senza toccarla,
    tormento masse di gente.
    A volte faccio felici lo spirito degli uomini,
    a distanza consolo chi prima ho combattuto,
    sebbene essi avvertono il mio dolore
    in quella considerazione, allevio le loro vite,
    ancora una volta, dopo una simile sofferenza.

    33

    A strange creature came floating over the waves,
    shouting out to distant shores,
    resounded loudly; her laughter was terrible
    and fearsome to all. Sharp were her edges.
    She is slow to join battle but severe in the fray,
    Smashing great ships with savagery.
    She binds them with a baleful charm,
    and speaks with characteristic cunning:
    ‘My mother, one of the beloved maidens,
    is my daughter also, swollen and strong,
    known by all people as she falls on the earth,
    welcomed with love through the width of all lands.’

    Una strana e bella creatura venne galleggiando sulle onde, urlante verso lontane spiagge,
    risuonante con fragore. La sua risata, era terribile
    e paurosa per tutti. Acuminate le sue punte.
    Lenta nell’unirsi in battaglia, terribile nella mischia,
    abbatte grandi navi con somma crudeltà.
    Le attira con fascino malefico.
    Parla con caratteristica perfidia.
    “ Mia madre, una delle care vergini,
    è anche figlia mia, forte e grossa,
    conosciuta da tutti quando cade sulla terra,
    benvenuta con amore nello squarcio delle terre”.

    66
    I stretch beyond the bounds of the world,
    I’m smaller than a worm, clearer than the sun,
    I shine more brightly than the moon. The swelling seas,
    the fair face of the earth and the green fields,
    are within my clasp. I cover the depths,
    and plunge beneath hell; I ascend above heaven,
    highland of renown; I reach beyond
    the boundaries of the land of blessed angels.
    I fill far and wide all the corners of the earth
    and the oceans streams. Say what my name is.

    Mi stendo oltre i confini del mondo.
    Sono più piccolo di un verme, più brillante del sole,
    risplendo più della luna. I mari rigonfi,
    il bel volto della terra e tutti i verdi campi,
    sono dentro il mio raggio di azione. Copro le profondità,
    e affondo nell’inferno. Ascendo i cieli,
    altipiani del cognito. Mi spingo oltre
    i confini della terra benedetta dagli angeli.
    Riempio in lungo ed in largo gli angoli della terra
    e le acque degli oceani. Dici qual è il mio nome.

    74
    I was once a young woman,
    a glorious warrior, a grey-haired queen.
    I soared with birds, stepped on the earth,
    swam in the sea - dived under waves,
    languid amongst fishes. I had a living spirit.

    Una volta ero una giovane donna,
    un famoso guerriero, una regina dai capelli grigi.
    Mi libravo con gli uccelli, mettevo il piede sulla terra,
    nuotavo nel mare - mi tuffavo nelle onde,
    leggera tra i pesci. Avevo uno spirito vivo.

    14
    What we reminded you of you are already forgetting.
    You are already imagining something new.
    Close your eyes, remember the way we move:
    In your sleepless nights we will help you to let go.

    David Constantine
    Ciò che vi ricordammo di voi lo state già dimenticando.
    State già immaginando qualcosa di nuovo.
    Chiudete gli occhi, ricordate come ci muoviamo:
    nelle vostre notti insonni vi aiuteremo ad andare.

    16

    We are a crystal zoo,
    Wielders of fortunes,
    The top of our professions.
    Like hard silver nails
    Hammered into the dark
    We make charts for mariners.

    John Cotton

    Siamo uno zoo di cristallo
    Gestori di fortune,
    La migliore delle nostre professioni.
    Come dure unghie d’argento
    Scolpite nel buio
    Facciamo mappe per i marinai.

    65
    Men stare at me more than women
    These days. But what the matter –
    I click with them too! In the days
    When Socrates was the bees’ knees
    I was speaking stone, but the jaws
    Really hurt so I ended up talking riddles –
    But at least I’d invented that genre!
    Now, though, folks, I’m back
    Clevere than ever, and so full of answers
    You’ll not get rid of me again.

    William Oxley

    Gli uomini mi fissano più delle donne
    Al giorno d’oggi. Ma che importa –
    Anche con loro ho fortuna! Ai tempi
    Di Socrate allorquando egli era l’affare
    Parlavo in pietra, ma le ossa
    Fanno davvero male e così smisi di parlare in enigmi –
    Almeno avevo inventato quel genere!
    Ed ora, gente, eccomi di nuovo
    Più in gamba che mai, e con tante risposte
    Non vi libererete di me tanto facilmente.

    66
    Through frost and snow and sunlight,
    Through rain and night and day
    I go back to where I come from.
    I pass all things, yet stay.

    Brian Patten
    Col gelo la neve e la luce del sole,
    Con pioggia di notte e di giorno
    Ritorno da dove provengo.
    Passo tutte cose, eppure io rimango.

    84

    Man.
    Fish.
    First fruit.
    Unicorn.
    Pelican.
    Second of Three.
    Word Man.
    Hanged Man.

    Christopher Southgate

    Uomo.
    Pesce.
    Primo frutto.
    Unicorno.
    Pellicano.
    Secondo di Tre.
    Uomo Parola
    Uomo appeso.

    Soluzioni: 1,tempesta; 6, sole; 33, iceberg; 66,creazione; 74,cigno; 14,nuvole; 16,stelle; 65,computer; 66,road; 84,Cristo.

    Antonio Gallo

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    Posted on Feb 15, 2009 | Add your feedback

The gunpowder plot: The narrative of Oswald Tesimond alias Greenway
  • The Plot

    In 1605, thirteen young men planned to blow up
    the Houses of Parliament. Among them was
    Guy Fawkes, Britain's most notorious traitor.

    After Queen Elizabeth I died in 1603, English Catholics who had been persecuted under her rule had hoped that her successor, James I, would be more ... (continue)

    In 1605, thirteen young men planned to blow up
    the Houses of Parliament. Among them was
    Guy Fawkes, Britain's most notorious traitor.

    After Queen Elizabeth I died in 1603, English Catholics who had been persecuted under her rule had hoped that her successor, James I, would be more tolerant of their religion. James I had, after all, had a Catholic mother. Unfortunately, James did not turn out to be more tolerant than Elizabeth and a number of young men, 13 to be exact, decided that violent action was the answer.

    A small group took shape, under the leadership of Robert Catesby. Catesby felt that violent action was warranted. Indeed, the thing to do was to blow up the Houses of Parliament. In doing so, they would kill the King, maybe even the Prince of Wales, and the Members of Parliament who were making life difficult for the Catholics. Today these conspirators would be known as extremists, or terrorists.

    To carry out their plan, the conspirators got hold of 36 barrels of gunpowder - and stored them in a cellar, just under the House of Lords.

    But as the group worked on the plot, it became clear that innocent people would be hurt or killed in the attack, including some people who even fought for more rights for Catholics. Some of the plotters started having second thoughts. One of the group members even sent an anonymous letter warning his friend, Lord Monteagle, to stay away from the Parliament on November 5th. Was the letter real?

    The warning letter reached the King, and the King's forces made plans to stop the conspirators.

    Guy Fawkes, who was in the cellar of the parliament with the 36 barrels of gunpowder when the authorities stormed it in the early hours of November 5th, was caught, tortured and executed.

    It's unclear if the conspirators would ever have been able to pull off their plan to blow up the Parliament even if they had not been betrayed. Some have suggested that the gunpowder itself was so old as to be useless. Since Guy Fawkes and the other conspirators got caught before trying to ignite the powder, we'll never know for certain.

    Even for the period which was notoriously unstable, the Gunpowder Plot struck a very profound chord for the people of England. In fact, even today, the reigning monarch only enters the Parliament once a year, on what is called "the State Opening of Parliament". Prior to the Opening, and according to custom, the Yeomen of the Guard search the cellars of the Palace of Westminster. Nowadays, the Queen and Parliament still observe this tradition.

    On the very night that the Gunpowder Plot was foiled, on November 5th, 1605, bonfires were set alight to celebrate the safety of the King. Since then, November 5th has become known as Bonfire Night. The event is commemorated every year with fireworks and burning effigies of Guy Fawkes on a bonfire.

    Some of the English have been known to wonder, in a tongue in cheek kind of way, whether they are celebrating Fawkes' execution or honoring his attempt to do away with the government.

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    Posted on Dec 3, 2009 | Add your feedback

Short Stories By Saki
  • Writing short

    Hector Hugh Munro, or Saki was a satirist and author with a taste for the witty and outrageous. Saki wrote most of his best work for newspapers such as the Westminster Gazette, Daily Express, Bystander, Morning Post and Outlook. A master of the short story, Saki entertains like few other writers do ... (continue)

    Hector Hugh Munro, or Saki was a satirist and author with a taste for the witty and outrageous. Saki wrote most of his best work for newspapers such as the Westminster Gazette, Daily Express, Bystander, Morning Post and Outlook. A master of the short story, Saki entertains like few other writers do at the first reading. It is on subsequent readings that one is made aware of the sheer beauty and ease of Saki's language.

    Christopher Morley writes that Saki provides one an excellent introduction to "the mysterious jungles of English humour, a savage country with birds of unexpected plumage." Saki is often compared to O. Henry, but I rather suspect his stance is more closely related to Dorothy Parker's. In any case, Saki speaks for himself and indeed it is quite difficult to speak of Saki.

    Saki was a student of European history and gifted with a prodigious memory, if he had continued to write historical tracts (as his first book was) it is not improbable that the study of history would be looked upon today as a rather light endeavour. Saki was eminently capable of saving an entire discipline from a doddering reputation. His varied interests are apparent in his political satires, short stories and plays. Saki loved wild animals and had a knack of finding the most interesting individuals and places wherever he went.

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    Posted on Dec 3, 2009 | Add your feedback

A short history of English Literature By Gilbert Phelps
  • Una delle tante ...

    Una delle tante storie della letteratura inglese che hanno fatto la storia di quello che so in inglese ...

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    Posted on Nov 1, 2009 | Add your feedback

The wit of Oscar Wilde
  • Il genio

    Non mi sognerei mai di recensire il "wit" di Oscar Wilde. Sarei ridicolo ...

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    Posted on Nov 1, 2009 | Add your feedback

Japanese short stories
  • Stories from another world

    This is a wonderful collection from a rich literary culture that is nearly unknown in the West. The book is beautifully produced, with terrific original illustrations. One of my all-time favorite books.

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    Posted on Nov 1, 2009 | Add your feedback

No man is an island: A selection from the prose of John Donne
  • Nessun uomo è un'isola

    "Nessun uomo è un'isola". E' vero quanto affermò John Donne e noi oggi, navigatori reali e virtuali, lo sappiamo più che mai.

    “Nessun uomo è un’isola ma una parte del continente” dice il poeta. Ed è vero. La conferma la si ha quando si arriva a Ellis Island, un piccolo pezzo di terra in mezzo ... (continue)

    "Nessun uomo è un'isola". E' vero quanto affermò John Donne e noi oggi, navigatori reali e virtuali, lo sappiamo più che mai.

    “Nessun uomo è un’isola ma una parte del continente” dice il poeta. Ed è vero. La conferma la si ha quando si arriva a Ellis Island, un piccolo pezzo di terra in mezzo al mare, all’ombra della Statua della Libertà, nella baia di New York. Dal 1892 al 1924 è stato il più trafficato punto di sbarco negli USA per gli immigrati di tutto il mondo. Venne poi usato come ospedale militare e centro di reclusi per stranieri in tempo di guerra. Chiuso nel 1954 e del tutto abbandonato fino al 1990 allorquando si trasformò in museo dell’immigrazione. Ellis Island, l'Isola delle Lacrime. Tutti coloro i quali desiderano davvero conoscere la storia di questo Paese dovrebbero visitare questo posto abbinando la visita a quella della Statua della Libertà. Oltre cento milioni di Americani sono passati per Ellis Island. Il Presidente J F Kennedy ebbe a dire che “ci furono probabilmente tante ragioni per venire in America quante furono le persone che arrivarono qui” ed è senza dubbio vero. Ogni emigrato aveva una sua storia: persecuzioni religiose, lotte politiche, disoccupazione, spirito di avventura, sete di danaro, tutte circostanze che causarono la grande emigrazione a cominciare dal 1892, mettendo prima piede su questa piccola striscia di terra e poi sulla terra ferma. Per molti era ancora un’isola, poco lontana dal continente del quale più tardi avrebbero fatto parte, appena superate le formalità di sbarco.

    Per tanti rimase “l’isola delle lacrime”, la non accettazione all’ingresso e quindi il ritorno a casa. Ma il sogno di diventare parte del “continente” si avverò per molti che avevano deciso di costruirsi una nuova vita, in un mondo sconosciuto pieno di richiami. Guardando i documenti visivi, ascoltando quelle voci, fermando lo sguardo sulle immagini di quei volti smarriti in mostra nel centro di documentazione, si possono capire tante cose, sia della storia passata di quei viaggiatori provenienti da altri mondi, che della storia futura in quel “continente” che sarebbe diventato la loro isola per la vita futura.

    Valige di cartone, scatoli legati da un filo di spago, cappelli sgualciti, camice merlettate di donne, catenelle di improbabili orologi nei taschini del gilet di quegli uomini in fila, scialli sulle spalle di donne con capelli dalle lunghe trecce, cappelli da signore con fiori, giacche sdrucite, cappelli di uomini dai volti smunti, sfiniti dal sonno e consumati dalla fatica, bambini incappellati e piangenti, portati per mano da adulti che sembrano statue fuori dal tempo. Tutti in fila, tutti in attesa. Tutti senza un sorriso, tutti a fissare il fotografo, tutti con un foglio in mano da consegnare a qualcuno che avrebbe deciso il loro destino. Questi aspiranti Americani venivano esaminati da ufficiali, medici e impiegati in cerca di malattie, irregolarità, di risposte sbagliate, di un qualsiasi indizio, insomma, che potesse portare al loro fermo e rimpatrio. Facile cadere nelle grinfie di poco scrupolosi impiegati, corrotti poliziotti, medici incapaci. Chi aveva disponibilità di soldi era quasi sicuro di farla franca e di filtrare da quell’isola che poteva diventare un’isola di lacrime. Da accurate statistiche risultano, comunque, respinti solo l’un per cento di chi voleva, attraverso Ellis Island, diventare Americano e “unirsi” al Continente.

    Anna era una brava ricamatrice della provincia meridionale italiana. Aveva lasciato il piccolo paese alle falde del Vesuvio, prima di una famiglia numerosa, tanti fratelli da accudire, tante speranze da coltivare. Attraversò l’oceano affidando alle sue abili mani di ricamatrice il suo futuro, scegliendosi un nuovo mondo. Correva l’anno 1924, anni di grandi speranze per chi metteva piede su quell’isola e varcava la soglia di quel continente. Ebbe nove figli, visse di lavoro dando forma ai suoi nuovi sogni su quel Nuovo Mondo in cui, come i Padri Pellegrini di qualche secolo prima, avevano realizzato i loro destini. Oggi, Jimmy, il cugino americano, all’età di ottanta anni, ha conosciuto suo cugino italiano sul Continente Americano, dopo avere conosciuto i luoghi dove sua madre Anna era nata e cresciuta prima di varcare l’oceano. Generazioni divise che si separarono e che oggi si sono ritrovate all’ombra della Statua della Libertà, su Ellis Island, l’isola che appartiene al Continente. Anna era mia zia. Ecco perché John Donne aveva ed ha ragione.

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    Posted on Apr 27, 2009 | Add your feedback

The Jubilee Years 1887-1897
THE BAYEUX TAPESTRY AND THE NORMAN INVASION By Lewis Thorpe
  • A Very Lively Ancient Artwork

    England was invaded and conquered one time, in 1066. If you know even the slightest bit of that history, your images of the conquest come from one classic source, the Bayeux Tapestry, one 70-meter strip of linen, a meter wide, embroidered ("tapestry" is a misnomer) with hundreds of vivid figures of ... (continue)

    England was invaded and conquered one time, in 1066. If you know even the slightest bit of that history, your images of the conquest come from one classic source, the Bayeux Tapestry, one 70-meter strip of linen, a meter wide, embroidered ("tapestry" is a misnomer) with hundreds of vivid figures of kings, queens, soldiers, and horses. It tells the story of what led up to the Norman Conquest and how King Harold was defeated by William the Conqueror. There is not much we know for sure about the tapestry and how it came to be made, but that is only a small part of the story in The Bayeux Tapestry. The book does offer a summary of the many different scenes in the tapestry, and presents the best speculations about the sometimes confusing or incomplete story it tells, and about just how the enormous project was brought to its near-completion. Most agree that the tapestry was complete shortly after the events it depicts, but the first mention of it is in an inventory of 1476; it is the tapestry's history after that time to the present that is the fascinating subject of this book.

    No one knows for certain who was the sponsor who ordered the tapestry to be made, or who did the making. The pre-1476 history of the tapestry is uncertain, but most of the book covers the wonderful story of how the tapestry has been handled and treated as an object of art and a symbol of varying significance to different beholders. Its first close escape from destruction was in 1562 when, during a Calvinist sacking, vandals destroyed many other artworks within the Bayeux cathedral. During the French Revolution, citizens thought that destroying the past would make for a better future. The tapestry had not been on permanent display in its cathedral (it isn't a religious work) and was kept in a chest in a dark side-chapel, so it escaped the revolutionary destruction inflicted on statues and paintings in the cathedral. In 1793 it escaped the fate of being consigned permanently to the Louvre; it was the sort of thing the new museum was supposed to display, but probably its awkward size and primitive style allowed it to remain in its old home. Napoleon in 1803, however, brought it to the Louvre (albeit temporarily) for its propaganda value. After all, it showed how France had once conquered England, and he thought it was a prediction of what might come to pass again. The tapestry became in its turn an inspiration for Hitler. Those Normans were, to the Nazis, not so French but more Aryan, and the tapestry was a Nordic masterpiece that rightly belonged to the German people, besides reflecting the success of a future invasion of England. Heinrich Himmler appreciated what he described as "the importance which the Bayeux Tapestry holds for our glorious and cultured Germanic history," and determined to have it. Between 1941 and 1945, it was driven in questionable vehicles over open roads on five different occasions, with the Frenchmen who wanted to protect and keep it being aided by battling arms of the German bureaucracy that had conflicting aims of preserving the art and commandeering it. The tapestry was eventually moved back to the Louvre, where in 1944, German General Dietrich von Choltitz was given the task of blowing up Paris before the city was re-taken by the Allies. SS officers even came to him in the final days, insisting that he turn the tapestry over to them so they could take it back to Germany, but since by the time they got to him, he could point to the Louvre as being in the zone of the Allies, the tapestry remained safe.

    The tapestry returned to its home, where it has a new hall for its display, and is visited by thousands who also come to see the region of the Normandy landings. They can also go to the shop and buy a tapestry tea towel and mouse mat, but Hicks reminds us that this classic piece of art has had plenty of other modern interpretations. Especially around the anniversary of 1966, advertisers had a jolly time reproducing or parodying it ("Battle of Hastings 1066 / Bottle of Guinness 1966") or even using Latin in their ads. It has been evaluated as a documentary movie, a Norman Newsreel that has been analyzed for its plots and subplots. Political cartoonists have enjoyed depicting Winston Churchill or Mrs. Thatcher in Norman style, and there is even a video game with Norman graphics. The tapestry may have finally settled into a permanent home gallery, but here is its lively story, with reasons to think that it will continue to be influential in the future.

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    Posted on Feb 15, 2009 | Add your feedback

Robert and Elizabeth Barrett Browning: How Do I Love Thee? (Studies in Austrian Literature, Culture, and Thought) (Studies in Austrian Lite… By Elizabeth Barrett Browning, Robert Browning
  • Un amore oltre la morte

    Per la celebrazione del giorno di San Valentino ecco una famosa poesia della poetessa inglese Elizabeth Barrett Browning. Il sonetto fu scritto nel 1845 mentre lei veniva corteggiata dal poeta Robert Browning. Porta il numero XLIII e fa parte della raccolta intitolata Sonnets From the Portuguese.

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    Per la celebrazione del giorno di San Valentino ecco una famosa poesia della poetessa inglese Elizabeth Barrett Browning. Il sonetto fu scritto nel 1845 mentre lei veniva corteggiata dal poeta Robert Browning. Porta il numero XLIII e fa parte della raccolta intitolata Sonnets From the Portuguese.

    Elizabeth Barrett Browning nacque a Durham in Inghilterra nel 1806. Prima figlia di genitori benestanti proprietari di una piantagione in Giamaica. Non frequentò alcuna scuola e venne educata in casa. Da giovane studiò l'ebraico per poter leggere in lingua originale la Bibbia, e il greco per studiare il teatro e la filosofia greca. Cominciò a scrivere poesie sin dall'età di 12 anni, anche se non pubblicò nulla per i successivi venti anni.

    All'età di 14 anni si ammalò gravemente di problemi respiratori e successivamente una caduta da cavallo le lesionò la spina dorsale. Due eventi che segnarono profondamente la sua vita. Nel 1828 la madre morì e, quattro anni dopo, l'azienda di famiglia fallì. Il padre si trasferì in una città costiera. Era un genitore rigido, protettivo ed anche tirannico, tanto da proibire ai suoi figli di sposarsi. Nel 1833 Elizabeth pubblicò la sua prima opera, una traduzione del "Prometeo" di Eschilo. Qualche anno dopo la famiglia si trasferì a Londra. Suo padre cominciò a mandare i suoi fratelli e sorelle in Giamaica per aiutare la famiglia. Elizabeth ne soffrì molto perché dovette fronteggiare la realtà del posto che vedeva nella schiavitù un fatto normale e per giunta non voleva separarsi dai suoi fratelli e sorelle.

    Nel 1838 scrisse e pubblicò The Seraphim and Other Poems una raccolta di poesie in forma di tragedia greca classica in cui ebbe modo di esprimere tutti i suoi sentimenti. Poco tempo dopo, a causa del suo stato di salute, fu costretta a trasferirsi in Italia accompagnata dal suo tanto amato fratello Edward a cui era solita riferirsi coll'appellativo di "Bro". Sfortunatamente questo annegò un anno dopo e Elizabeth ritornò a Londra, seriamente ammalata, distrutta spiritualmente e moralmente. Per cinque lunghi anni rimase chiusa nella sua stanza continuando a scrivere poesie. Nel 1844 pubblicò un'altra raccolta. Una edizione venne pubblicata anche negli USA con la presentazione di Edgar Allan Poe. In una delle poesie della raccolta elogiava le opere del poeta connazionale Robert Browning il quale si interessò a lei. Le scrisse e le espresse tutta la sua ammirazione per le sue poesie. Per i successivi 20 mesi i due si scambiarono ben 574 lettere di ammirazione, rispetto, amore l'uno per l'altra. Il loro rapporto si intensificò fino a quando nel 1845 Robert le inviò un telegramma in cui diceva: "Amo i suoi versi con tutta la mia anima, gentile signorina Barrett. Mi piacciono molto questi libri ed io amo anche lei con tutto il mio cuore". Qualche mese più tardi si incontrarono e si innamorarono. Ispirata da questo sentimento Elizabeth scrisse 44 poesie d'amore che vennero inclusi nella raccolta Sonnets From the Portuguese pubblicati poi nell'anno 1850. La loro crescente passione e la grande sensibilità di Elizabeth le dettero la possibilità di far esaltare le proprie emozioni sia nelle poesie che nei sonetti, sfuggendo in tal modo alla oppressione paterna, il quale padre, da quel momento, non le rivolse mai più la parola.

    Elizabeth e Robert, uniti in matrimonio, andarono prima a Pisa e poi si stabilirono a Firenze per il resto della loro vita. La sua salute migliorò molto tanto da poter dare vita ad un figlio, Robert. Nel 1850 i Sonnets From the Portuguese vennero pubblicati. Alcuni critici hanno avanzato l'idea che il titolo fu scelto per nascondere la natura amorosa del contenuto ed era soltanto un momento di transizione creativa dai lavori precedenti. In effetti, il nomignolo che Elizabeth aveva dato al figlioletto Robert era "il mio piccolo Portoghese" a causa della sua carnagione scura, mediterranea, legata possibilmente a discendenze giamaicane. A Firenze Elizabeth si occupò di problemi connessi alla vita politica italiana ma anche di altri come ad esempio il problema della schiavitù, del lavoro e dello sfruttamento minorile, dei diritti delle donne e della libertà intellettuale. La sua popolarità diminuì a causa di queste scelte di impegno che volle fare, a quel tempo ed in quei luoghi controcorrente. Ciò nonostante continuò ad essere letta ed apprezzata in tutta Europa. Morì a Firenze nel 1861.

    Il sonetto è forse uno dei più famosi tra quelli scritti dalla Browning. E' un sonetto veramente sentito, romantico, elegante e semplice, facile da ricordare. La domanda iniziale prelude alla risposte che si snodano armoniosamente come in un rosario di fedeltà cristiana. Ed è proprio questo suo atteggiamento a caratterizzare il sonetto nella dimensione amorosa. Diversi sono i modi coi i quali lei scopre di amare Robert da quelli dei suoi "santi perduti" che sono i suoi genitori e suo fratello. La dichiarazione finale che cioè la morte e il tempo non diminuiranno il suo amore è decisiva: nemmeno la morte potrà distruggere il suo amore. Anzi, dopo,il suo amore sarà più forte. Nel giorno di San Valentino una ragione in più per amare ... l'Amore.

    How do I love thee?

    How do I love thee? Let me count the ways.
    I love thee to the depth and breadth and height
    My soul can reach, when feeling out of sight
    For the ends of Being and ideal Grace.
    I love thee to the level of everyday's
    Most quiet need, by sun and candlelight.
    I love thee freely, as men strive for Right;
    I love thee purely, as they turn from Praise.
    I love thee with the passion put to use
    In my old griefs, and with my childhood's faith.
    I love thee with a love I seemed to lose
    With my lost saints,--I love thee with the breath,
    Smiles, tears, of all my life!--and, if God choose,
    I shall but love thee better after death.

    Come ti amo?

    Come ti amo? Lascia che ci pensi.
    Ti amo fino al massimo della profondità,
    dell'altezza ed estensione che l'anima mia
    possa raggiungere, quando al di là del corporeo
    tocco i confini dell'Essere e della Grazia ideale.
    Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
    alla luce del giorno e al lume di candela.
    Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia;
    Ti amo con la stessa purezza con cui essi
    rifuggono dalla lode;
    Ti amo con la passione delle passate sofferenze
    come quella che da fanciulla riponevo nella fede;
    Ti amo con quell'amore che credevo aver smarrito
    coi miei santi perduti, - ti amo col respiro,
    i sorrisi, le lacrime dell'intera mia vita! - e,
    se Dio vuole, ancor meglio t'amerò dopo la morte.

    "Sonnets from the Portuguese" - Sonnet XLIII

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    Posted on Feb 14, 2009 | Add your feedback

Faust, Parts 1 and 2: (Cliffs Notes) By Robert J. Milch
  • Sete di conoscenza

    La ricerca infinita della conoscenza e dell'esperienza può condurre gli uomini a fare tutto. Ma essi hanno una origine divina che li può portare alla salvezza.

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    Posted on Nov 27, 2009 | Add your feedback

Does Accent Matter?: The Pygmalion Factor By John Honey
  • It does!

    Professor John Honey explores the influence that regional/class accent has in contemporary Britain, why some accents are more popular than others, our subconscious reactions to accent, and argues that schools should provide children with a 'uniform accent' that can reduce the current prejudice. Cont ... (continue)

    Professor John Honey explores the influence that regional/class accent has in contemporary Britain, why some accents are more popular than others, our subconscious reactions to accent, and argues that schools should provide children with a 'uniform accent' that can reduce the current prejudice. Controversial stuff. Old fashioned, too. Typically island English ...

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    Posted on Feb 1, 2009 | Add your feedback

Anguished English By Richard Lederer
  • 1 person find this helpful

    L'inglese è facile o difficile?

    Spesso si dice che la lingua inglese è una lingua facile da apprendere, semplice sia per la grammatica che per la sintassi. E ciò, ovviamente, non è vero. Ma quasi tutti concordano sul fatto che l'inglese ha una pronuncia difficile, se non impossibile. Pronuncia e scrittura sono indissolubilmente le ... (continue)

    Spesso si dice che la lingua inglese è una lingua facile da apprendere, semplice sia per la grammatica che per la sintassi. E ciò, ovviamente, non è vero. Ma quasi tutti concordano sul fatto che l'inglese ha una pronuncia difficile, se non impossibile. Pronuncia e scrittura sono indissolubilmente legate a causa delle tantissime influenze esterne a cui questa lingua è stata sottoposta. Notevole quella del francese, ma anche delle lingue classiche, come il latino ed il greco, ed anche l'arabo. Senza dire poi delle tantissime parole importate da tutte le altre lingue del pianeta nel corso dei secoli. Per questa ragione l'inglese diventa anche la lingua con il più vasto lessico al mondo. Ecco un documento in versi, una poesia insomma, che dimostra quanto sia idiosincratica la pronuncia di questa lingua straordinaria:

    We’ll begin with a box, and the plural is boxes,
    But the plural of ox should be oxen, not oxes.
    Then one fowl is a goose, but two are called geese,
    Yet the plural of mouse should never be meese,
    You may find a lone mouse or a whole nest of mice,
    But the plural of house is houses, not hice.
    If the plural of man is always called men,
    Why shouldn’t the plural of pan be called pen?
    The cow in the plural may be cows or kine,
    But a bow if repeated is never called bine,
    And the plural of vow is vows, never vine.
    If I speak of a foot and you show me your feet,
    And I give you a boot would a pair be called beet?
    If one is a tooth, and a whole set are teeth,
    Why shouldn’t the plural of booth be called beeth?
    If the singular’s this and the plural is these,
    Should the plural of kiss ever be nicknamed keese?
    Then one may be that and three would be those,
    Yet hat in the plural would never be hose,
    And the plural of cat is cats, not cose.
    We speak of a brother, and also of brethren,
    But though we say mother, we never say methren,
    Then the masculine pronouns are he, his and him,
    But imagine the feminine she, shis and shim,
    So the English, I think, you all will agree,
    Is the queerest language you ever did see.

    Cominciamo con box che al plurale fa boxes,
    ma il plurale di ox è oxen non oxes.
    Poi un volatile è goose, ma al plurale è geese,
    perciò mouse dovrebbe fare al plurale meese
    e invece fa mice, eppure il plurale di house è houses non mice, e house fa houses non hice.
    Se man al plurale fa men, perchè il plurale di pan
    non dovrebbe essere pen? La mucca cow fa cows o kine, ma bow non è mai bine e vow è sempre vows mai vine. Se parlo del piede e voi mi indicate i vostri feet, perché il plurale di booth non dovrebbe essere beeth? Il plurale di kiss non dovrebbe essere keese? invece è kisses. E poi that e three diventano those, eppure hat al plurale non è mai hose, e il plurale di cat è cats, non cose. Chiamiamo brothers ma anche brethern, ma mother non diventa mai methern. I pronomi maschili singolari sono he, his, him,
    ma il femminile she non è mai shis o shim.
    Perciò l'Inglese, ne converrete, è la lingua più strana che esiste.

    box-boxes
    ox-oxen

    goose-geese
    mouse-mice
    house-houses

    man-men
    pen-pens

    cow-cows-kine
    bow-bows
    vow-vows

    foot-feet
    boot-beet
    tooth-teeth

    this-these
    kiss-kisses

    that-those
    hat-hats

    brother-brothers-brethern
    mother-mothers

    he, his, him
    she, her

    ----

    Here are some signs resulting from bad knowledge of English (Taken from "Anguished English" by Rechard Lederer. Used without permission):

    In a Tokyo Hotel: Is forbitten to steal hotel towels please. If you are not person to do such thing is please not to read notis.

    In another Japanese hotel room: Please to bathe inside the tub.

    In a Bucharest hotel lobby: The lift is being fixed for the next day. During that time we regret that you will be unbearable.

    In a Leipzig elevator: Do not enter the lift backwards, and only when lit up.

    In a Belgrade hotel elevator: To move the cabin, push button for wishing floor. If the cabin should enter more persons, each one should press a number of wishing floor. Driving is then going
    alphabetically by national order.

    In a Paris hotel elevator: Please leave your values at the front desk.

    In a hotel in Athens: Visitors are expected to complain at the office between the hours of 9 and 11 A.M. daily.

    In a Yugoslavian hotel: The flattening of underwear with pleasure is the job of the chambermaid.

    In a Japanese hotel: You are invited to take advantage of the chambermaid.

    In the lobby of a Moscow hotel across from a Russian Orthodox monastary: You are welcome to visit the cemetery where famous Russian
    and Soviet composers, artists, and writers are buried daily except Thursday.

    In an Austrian hotel catering to skiers: Not to perambulate the corridors in the hours of repose in the boots of ascension.

    On the menu of a Swiss restaurant: Our wines leave you nothing to hope for.

    On the menu of a Polish hotel: Salad a firm's own make; limpid red beet soup with cheesy dumplings in the form of a finger; roasted duck let loose; beef rashers beaten up in the country people's fashion.

    In a Hong Kong supermarket: For your convenience, we recommend courteous, efficient self-service.

    Outside a Hong Kong tailor shop: Ladies may have a fit upstairs.

    In a Bangkok dry cleaner's: Drop your trousers here for best results.

    Outside a Paris dress shop: Dresses for street walking.

    In a Rhodes tailor shop: Order your summers suit. Because is big rush we will execute customers in strict rotation.

    Similarly, from the Soviet Weekly: There will be a Moscow Exhibition of Aets by 15,000 Soviet Republic painters and sculptors. These were executed over the past two years.

    In an East African newspaper: A new swimming pool is rapidly taking shape since the contractors have thrown in the bulk of their workers.

    In a Vienna hotel: In case of fire, do your utmost to alarm the hotel porter.

    A sign posted in Germany's Black Forest: It is strictly forbidden on our black forest camping site that people of different sex, for instance, men and women, live together in one tent unless they are
    married with each other for that purpose.

    In a Zurich hotel: Because of the impropriety of entertaining guests of the opposite sex in the bedroom, it is suggested that the lobby be used for this purpose.

    In an advertisement by a Hong Kong dentist: Teeth extracted by the latest Methodists.

    A translated sentence from a Russian chess book: A lot of water has been passed under the bridge since this variation has been played.

    In a Rome laundry: Ladies, leave your clothes here and spend the afternoon having a good time.

    In a Czechoslovakian tourist agency: Take one of our horse-driven city tours -- we guarantee no miscarriages.

    Advertisement for donkey rides in Thailand: Would you like to ride on your own ass?

    On the faucet in a Finnish washroom: To stop the drip, turn cock to right.

    In the window of a Swedish furrier: Fur coats made for ladies from their own skin.

    On the box of a clockwork toy made in Hong Kong: Guaranteed to work throughout its useful life.

    Detour sign in Kyushi, Japan: Stop: Drive Sideways.

    In a Swiss mountain inn: Special today -- no ice cream.

    In a Bangkok temple: It is forbidden to enter a woman even a foreigner if dressed as a man.

    In a Tokyo bar: Special cocktails for the ladies with nuts.

    In a Copenhagen airline ticket office: We take your bags and send them in all directions.

    On the door of a Moscow hotel room: If this is your first visit to the USSR, you are welcome to it.

    In a Norwegian cocktail lounge: Ladies are requested not to have children in the bar.

    At a Budapest zoo: Please do not feed the animals. If you have any suitable food, give it to the guard on duty.

    In the office of a Roman doctor: Specialist in women and other diseases.

    In an Acapulco hotel: The manager has personally passed all the water served here.

    In a Tokyo shop: Our nylons cost more than common, but you'll find they are best in the long run.

    From a Japanese information booklet about using a hotel air conditioner: Cooles and Heates: If you want just condition of warm in your room, please control yourself.

    From a brochure of a car rental firm in Tokyo: When passenger of foot heave in sight, tootle the horn. Trumpet him melodiously at first, but if he still obstacles your passage then tootle him with
    vigor.

    In a French chalet: In case of fire, please ejaculate the premises.

    Two signs from a Majorcan shop entrance:
    - English well talking.
    - Here speeching American.

    On a set of assembly instructions: "You must be screwing with screwing driver. Fingers screwing not good enough."

    Some examples of equally awkward English from right here in ths US...

    In a New Hampshire jewelry store: Ears pierced while you wait.

    In a New York Restaurant: Customers who find our waitresses rude ought to see the manager.

    In LA dance hall: good clean dancing every night but sunday.

    In Florida maternity ward: No children allowed.

    In the offices of a loan company: Ask about our plans for owing your home.

    In a toy department: Five Santa Clauses,no waiting.

    In a Maine shop: our motto is to give our customers the lowest possible prices and workmanship.

    On military bases: restricted to unauthorized personal.

    On a display of 'You are my one --- now available in multi pack and only' valentine cards.

    In downtown Boston: Callahan tunnel /No end.

    In a window of a general store: Why go elsewhere and be cheated if you can come right here ??

    In a Maine restaurant: Open 7 days a week and weekends.

    In a New Jersey Restaurant: Open 11 AM to 11 PM Midnight.

    In a Pennsylvania cemetery: Persons are prohibited from picking flowers from any but their own graves....

    On the grounds of a private school: No tresspassing without permission.

    In a library: Blotter paper will no longer be available until the public stops taking it away.

    On a Tennessee Highway: Take notice, when this sign is under water, this road is impassable.

    On a movie marquee: Now playing ADAM AND EVE with a cast of thousands..

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    Posted on May 3, 2009 | 2 feedbacks

The Paintings in the Royal Collection
  • Extensive & unique

    Gathered over the centuries by successive British monarchs, the Royal Collection is extensive and unique. The 7,000 paintings that hang in the royal palaces and residences constitute a visual record of the tastes of patrons from Henry VIII to Queen Victoria. Christopher Lloyd moves away from a tradi ... (continue)

    Gathered over the centuries by successive British monarchs, the Royal Collection is extensive and unique. The 7,000 paintings that hang in the royal palaces and residences constitute a visual record of the tastes of patrons from Henry VIII to Queen Victoria. Christopher Lloyd moves away from a traditional chronological account of the growth of the Collection and adopts a more wide-ranging, thematic approach to the pictures. After describing the part played in the Collection's formation by the three great connoisseur sovereigns Charles I, George IV, and Queen Victoria (under the guidance of Prince Albert), he looks at the art from widely different angles. Topics include the effect of the Reformation on painting in England and the importance of the Grand Tour; animal and landscape painting; international relations, diplomacy, and warfare; informal portraits of monarchs and their families; and large-scale ceremonial images. Foreword by HRH The Prince of Wales.

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    Posted on Jan 21, 2009 | Add your feedback

My Mother My Self By Nancy Friday
  • Just like her mother ...

    Unless a woman has completley disconnected from her mother (successfully and has maintained it for several years) ... she stands a very high chance of being exactly like her or an extreme opposite to her instead of who she is as a unique person. This book by Nancy Friday explains why. One cannot cut ... (continue)

    Unless a woman has completley disconnected from her mother (successfully and has maintained it for several years) ... she stands a very high chance of being exactly like her or an extreme opposite to her instead of who she is as a unique person. This book by Nancy Friday explains why. One cannot cut the psychic umbilical cord alone, it takes effort, commitment, and intention to do so. A timeless book on how to heal and love who you are and where you came from while leaving the negative legacies behind.

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    Posted on Jan 14, 2009 | Add your feedback

Mental Health Nursing: The Nurse-patient Journey By Verna Benner Carson
  • Ricordi di follia

    Questo è un libro particolarmente difficile da dimenticare. Mi ricorda del tempo di quando ho avuto modo di conoscere la "follia", non quella di cui parla Erasmo da Rotterdam nel suo famoso libro "Elogio della Follia". Follia immaginaria, ideale, metafisica. Non quella, bensì quella vera, visibile, ... (continue)

    Questo è un libro particolarmente difficile da dimenticare. Mi ricorda del tempo di quando ho avuto modo di conoscere la "follia", non quella di cui parla Erasmo da Rotterdam nel suo famoso libro "Elogio della Follia". Follia immaginaria, ideale, metafisica. Non quella, bensì quella vera, visibile, concreta, quella che tocchi con mano giorno per giorno, con cui hai a che fare materialmente, quella, per intenderci, che fa rima con ... escrementi, quelli dei pazienti, si intende. Un capitolo triste, penoso, ma importante e straordinario della mia vita. Avrò modo e tempo di scriverne con calma. Abbiate la pazienza di seguirmi. Questa sarà una "recensione" a puntate ...

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    Posted on Feb 15, 2009 | Add your feedback

Web 2.0 Heroes: Interviews with 20 Web 2.0 Influencers By Bradley L. Jones
  • 1 person find this helpful

    Gli "eroi" del Web 2.0

    Anche se il titolo di questo recente libro non mi piace molto, perché suona retorico quell' "eroi" riferito ai 20 prescelti innovatori della Rete, è un libro che va assolutamente letto e studiato in quanto di grande attualità. Può fare da catalizzatore di idee ed intenzioni, anticipare tendenze e da ... (continue)

    Anche se il titolo di questo recente libro non mi piace molto, perché suona retorico quell' "eroi" riferito ai 20 prescelti innovatori della Rete, è un libro che va assolutamente letto e studiato in quanto di grande attualità. Può fare da catalizzatore di idee ed intenzioni, anticipare tendenze e dare previsioni su quello che sarà il prossimo futuro della nostra attuale civiltà telematica. I nomi degli innovatori, o presunti tali, sono operatori del "social networking", quella generazione di informatici che pensa alla Rete non più come ad un semplice strumento di conservazione di dati e distributore di informazione, qual'è stato il Web fino ad ora. Oggi, questo strumento ancora del tutto vergine, sta diventando interattivo ed innovativo. Sono queste le due parole correnti più usate, forse diventate addirittura banali, ma decisive per far comprendere che tipo di rivoluzione è e sarà il Web 2.0 e quelli successivi ancora a venire.

    Interattivo perchè la gente, altrimenti detti utenti, non vogliono assistere passivi allo scorrere della Rete sotto i loro occhi. Pagina dopo pagina, è come leggere i libri sullo schermo. Il che non regge. Nessuno leggerà mai i libri su di uno schermo. E' accertato che non si va oltre il quinto rigo di un testo online. E nemmeno le immagini attirano se non sono usufruibili, classificabili, manipolabili, insomma da gestire come più fa comodo. per non parlare poi dei suoni. L'utente vuole avere la sua parte, scegliersi il suo ruolo, avere una sua funzione precisa, ma non rigida ed immutabile, bensì mobile, intercambiabile. Sopratutto vuole ricavarne un vantaggio, far sentire la sua presenza, il suo peso.

    Innovativo tutto quanto può essere interattivo, può, deve diventare innovativo. Innovare significa pensare in maniera diversa, nuova, contrapposta. Una nuova filosofia, quindi, un nuovo e diverso modo di pensare ed affrontate il mondo e non solo. Un modo nuovo anche per confrontarsi con se stessi. Forse andare anche oltre, pensando alle comunità ed al mercato. Se per mercato significa fare soldi, beh! i latini già sapevano che "pecunia non olet". Figurarsi poi con gli anglosassoni, che gestiscono l'attuale rivoluzione informatica. Essi sanno benissimo che "it's the money that makes the world go round"! E sarà sempre di più così. Hai voglia i falsi moralisti di comodo a frenare, pontificando.

    Allora se la situazione sta così, è una marea che sale sempre di più ed è in continua espansione. Date una scorsa ai nomi degli intervistati nel libro e vi accorgerete di leggere le parole registrate di giovani imprenditori che hanno fatto del loro lavoro e della loro attività una spinta verso la possibilità di avvicinare e comprendere le masse come mai si era fatto prima. Qui non si tratta di controllare il "messaggio", bensì quello che gli utenti vogliono. Si tratta di metterli in condizione di dire ciò che non hanno mai potuto dire e che forse nemmeno loro sanno di potere/sapere dire. Il che sta a significare: incentivare la creatività realizzando la cultura del contributo collocando il trasmettitore al posto che gli spetta.

    Bloggers, sviluppatori di siti, strategisti di mercato, tecnici della comunicazione: nomi commerciali di successo come: eBay, Linkedin, Ning, Technorati, Twitter, IBM, Microsoft, Sun Microsystems, Skype ... per menzionarne solo alcuni, fanno di questo libro un manuale non tanto per leggere il futuro quanto per costruire il presente. Non solo della Rete ma della nostra civiltà. E non vi sembri forte questa affermazione, non lo è affatto. Una cosa certa, e qui c'è del paradossale, è che tra qualche anno, forse non più di tre o quattro, questo stesso libro sarà del tutto risibile ed obsoleto, con tutte le cose che gli illustri intervistati hanno detto. Il presente incalza con una tale velocità che si fa subito futuro. Passato, presente e futuro si troveranno davvero a convivere per dare destini migliori agli uomini? Lo speriamo.

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    Posted on Jan 15, 2009 | Add your feedback

Short Prayers for the Long Day By Giles Harcourt
  • Elogio della preghiera

    Questo libro porta la data del 1982 e l'indicazione di Rye, una località nella contea meridionale del Sussex in Inghilterra. Un piccolo paese che è un gioiello di memoria e cultura tipicamente inglese. Lo comprai dopo una visita all'antica chiesetta locale ed alla casa del vicario. Si intitola "Brev ... (continue)

    Questo libro porta la data del 1982 e l'indicazione di Rye, una località nella contea meridionale del Sussex in Inghilterra. Un piccolo paese che è un gioiello di memoria e cultura tipicamente inglese. Lo comprai dopo una visita all'antica chiesetta locale ed alla casa del vicario. Si intitola "Brevi preghiere per il lungo giorno". Il giorno si riferisce chiaramente al viaggio nella giornata terrena degli uomini, fedeli e non, credenti e non credenti. In effetti la preghiera, a ben vedere, non è solo una categoria mentale e spirituale riservata a chi crede. Ogni uomo o donna, in quanto essere umani, a loro modo credono in qualche cosa che appartiene ad essi, o almeno credono che sia un loro patrimonio. Si sentono di farne uso quando ne avvertono il bisogno, ovunque se ne presenti l'occasione, ponendosi delle domande alle quali pensano di sapere rispondere, o sperano di trovare una risposta.

    La preghiera, appartiene, quindi a tutti, ovunque pulsa la vita, fatta di materia e di spirito. Suddiviso in tre diverse sezioni, cadenzate sulle 24 ore di un giorno, mattina, mezzogiorno, sera, gli autori, padre e figlio, hanno isolato diverse categorie e vi hanno inserite poesie e brani in prosa scritti da autori di ogni tempo e luogo. Sono migliaia le testimonianze di fede, le implorazioni, gli inni, i canti, i ricordi, le poesie scritte da chi crede oppure no, da occidente o oriente, moderno o antico. La parole chiave delle categorie toccano lo spirito e l'esperienza di tutti: dio, amore, universo, natura, fanciullezza, educazione, amicizia, viaggi, nazioni, chiesa, fede, guida, amore, tolleranza, servizio, malattia, sofferenza, male, perdono, silenzio, tempo, morte, resurrezione... Parole ognuna delle quali si manifesta in forma di preghiera, per capire, amare, dimenticare, perdonare.

    Ma che cos'è realmente la preghiera? Chi veramente prega? Quando decidiamo di pregare? Dov'è il posto migliore per pregare? E perché decidiamo di farlo? Interrogativi ai quali gli autori danno una risposta presentando testi ed esempi, ma è chiaro che questi stessi testi possono anche non essere sufficienti per chi avverte il bisogno e la necessità di pregare. Non sono forse soddisfacenti alle nostre esigenze, ma possono, comunque, dare un utile punto di partenza per cercare di comunicare con il personaggio certamente più popolare e ricercato dell'intero universo: Dio. Ho detto "personaggio" ma certamente sarebbe meglio dire "Fattore" come lo chiamava il Poeta, visto e considerato che chiamarlo "attore" sarebbe riduttivo e confonderebbe i ruoli e le funzioni.

    Gli attori veri siamo noi uomini, che ci sforziamo di trovare il giusto linguaggio per comunicare con Lui che gestisce l'intera scena sul palcoscenico dell'universo. Lungo è l'elenco degli autori presentati. Tutti i messaggi sono testi di preghiera, ma non c'è nulla di chiesastico in questo libretto prezioso. Si scrive, si parla e si legge della lingua del cuore, una lingua che tocca l'animo di tutti gli uomini, anche i più malvagi ed atei. Sono preghiere in forma di domande che gli uomini di tutti i tempi e di ogni luogo sono destinati a porsi. In ogni momento della loro vita, quando si svegliano al mattino ed affrontano la vita come una nuova avventura, a mezzogiorno quando il giorno diventa solenne e a sera quando, col calare delle tenebre, si avverte il bisogno di riflettere in forma di preghiera che non è altro che una domanda fatta per capire il tutto.

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    This classic book - divided symbolically into Morning, Noon, and Night - is a compilation of more than 300 prayers, reflections, and meditations loved and used throughout the centuries in a variety of different religious traditions. The three parts of the book contain an assortment of thematic sections which include Love, the Calling, Testing, Deepening, Redeeming, and Perfecting. Paperback.

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    Posted on May 3, 2009 | Add your feedback

Latin for All Occasions By Henry Beard
  • English latinomania

    "This wonderful little book was presented to me many years ago after I had completed a Latin seminar (what would turn out to be the last of my language courses as an undergraduate). It was a wonderful gift, and I have found much use for the various phrases, and an extraordinary amount of humour that ... (continue)

    "This wonderful little book was presented to me many years ago after I had completed a Latin seminar (what would turn out to be the last of my language courses as an undergraduate). It was a wonderful gift, and I have found much use for the various phrases, and an extraordinary amount of humour that can be derived from the blandest of statements when translated into Latin. For example, the innocuous phrase 'Darn! There goes my beeper!' becomes quite funny in Latin:
    Heu! Tintinnuntius meus sonat!
    One has visions of Caesar fumbling through his tunic for some beeping object. As one might readily object -- how can there be a word in Latin for beeper (or bleeper)? Such things did not exist. Author Henry Beard had to improvise, but then again, that is what langauges have been doing, well, at least since the Roman times. One can see the derivative of the proposed word for beeper in the same word for the inner-ear disturbance ttinnitus. Beepers are often disturbances of the outer ear, so the word fits. Alas, there is no single symposium on the additions to Latin along the lines of the French Academy for the regulation of new words in the langauge.
    So, if you need a little Latin on the golf course (Alterum ictum faciam); on the tennis court (minime latum!), at the beach when spotting a shark (Pistrix! Pistrix!), or you just need to say Illud Latine dici non potest (you can't say that in Latin), you'll be prepared with this volume.
    It even comes with a section on what to say when at the Vatican (where it might truly come in handy). For instance, you might need to say 'Ubi possum potiri petasi similis isti?' when passing a cardinal or nun (translation: Where can I get a hat like that?). Of course, he might answer in Latin -- for that, you're on your own for translation.
    This book is not a text book -- it does not dwell upon declensions and conjugations, and many of the translations seem deliberately chosen to match English-sounding words. Latin is a language in which there is often more than one choice for any particular word, and Beard has here generally chosen the one most likely to be familiar to an English-speaking readership.
    There are twelve brief chapters to the book, which cover the following topics:
    I. Conversational Latin (Lingua Latina Conlocutioni)
    II. Informational Latin (Lingua Latina Nuntiis)
    III. Occupational Latin (Lingua Latina Occupationi)
    IV. Recreational Latin (Lingua Latina Oblectamentis)
    V. Practical Latin (Lingua Latina Utilis)
    VI. Tactical Latin (Lingua Latina Rationi)
    VII. Cultural Latin (Lingua Latina Docta)
    VIII. Social Latin (Lingua Latina Vitae Communi)
    IX. Sensual Latin (Lingua Latina Libidinosa)
    X. Gastronomical Latin (Lingua Latina Cenatica)
    XI. Familial Latin (Lingua Latina Domestica)
    XII. Formal Latin (Lingua Latina Ritibus)
    One can see some cognates and base words from Latin to English in the translations just of the chapter titles -- Occupationi, Utilis, Libidinosa, and Domestica are words that fit right readily.
    So, don't waste your time on watching reruns of Insula Gilliganis or game shows such as Periculum (Jeopardy!) and Rota Fortunae (Wheel of Fortune) -- pick up this book today, and merge the worlds past and present. This is a book that is quite fun!
    Author Henry Beard states that he once despaired of ever using his Latin in the real world, and that prior to the work on this book, the only time he'd had occasion was to avoid something on a menu in Italy that looked suspiciously like the Latin word for 'eel'.
    Die dulci fruere. (Have a nice day.)"

    http://www.ciao.co.uk/Latin_for_All_Occasions__Review_5…

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    Posted on Jan 11, 2009 | Add your feedback

Web 2.0: A Manager's Guide By Amy Shuen
  • The New Web

    Web 2.0 makes headlines, but how does it make money? This concise guide explains what's different about Web 2.0 and how those differences can improve your company's bottom line. Whether you're an executive plotting the next move, a small business owner looking to expand, or an entrepreneur planning ... (continue)

    Web 2.0 makes headlines, but how does it make money? This concise guide explains what's different about Web 2.0 and how those differences can improve your company's bottom line. Whether you're an executive plotting the next move, a small business owner looking to expand, or an entrepreneur planning a startup, Web 2.0: A Strategy Guide illustrates through real-life examples how businesses, large and small, are creating new opportunities on today's Web.

    This book is about strategy. Rather than focus on the technology, the examples concentrate on its effect. You will learn that creating a Web 2.0 business, or integrating Web 2.0 strategies with your existing business, means creating places online where people like to come together to share what they think, see, and do. When people come together over the Web, the result can be much more than the sum of the parts. The customers themselves help build the site, as old-fashioned "word of mouth" becomes hypergrowth.

    Web 2.0: A Strategy Guide demonstrates the power of this new paradigm by examining how:

    Flickr, a classic user-driven business, created value for itself by helping users create their own value
    Google made money with a model based on free search, and changed the rules for doing business on the Web-opening opportunities you can take advantage of

    Social network effects can support a business-ever wonder how FaceBook grew so quickly?
    Businesses like Amazon tap into the Web as a source of indirect revenue, using creative new approaches to monetize the investments they've made in the Web

    Written by Amy Shuen, an authority on Silicon Valley business models and innovation economics, Web 2.0: A Strategy Guide explains how to transform your business by looking at specific practices for integrating Web 2.0 with what you do. If you're executing business strategy and want to know how the Web is changing business, this book is for you.

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    Posted on Jan 8, 2009 | Add your feedback

Study Skills. By Katharine Williams
  • Imparare a studiare

    Imparare a studiare in fondo è come imparare a vivere. Si comincia sbagliando e sbagliando si impara.

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    Posted on Jan 9, 2009 | Add your feedback

Teach Yourself to Think By Edward de Bono
  • Imparare a pensare

    Si impara a pensare, pensando. Ma per pensare si deve sbagliare. Allora non è possibile imparare a pensare senza sbagliare. Quindi questo libro sembrerebbe superfluo. Ma non lo è. De Bono è sempre De Bono. Lui ha insegnato tutto a tutti. Chissà chi sono stati i suoi insegnanti ...

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    Posted on Jan 9, 2009 | Add your feedback

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