"«Dopo aver inseguito per decenni il favore di più o meno tutti i sindacati e delle università desiderose di arricchirsi ancora più di quanto già facciano, premurosi ministri della Repubblica, diversi per ideologia politica ma accomunati tutti dal fatto di non aver mai insegnato per una sola ora in
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"«Dopo aver inseguito per decenni il favore di più o meno tutti i sindacati e delle università desiderose di arricchirsi ancora più di quanto già facciano, premurosi ministri della Repubblica, diversi per ideologia politica ma accomunati tutti dal fatto di non aver mai insegnato per una sola ora in una scuola elementare, media o superiore, avevano nel tempo accontentato tutti» dando inizio così al caos e al libro “Classe terminale” di Antonio Ferrero. Uno spasso, davvero, da leggere d’un fiato e da esibire tra i banchi di scuola. La critica, per nulla velata (e perché avrebbe dovuto esserlo, comunque?) alla situazione scolastica degli anni Dieci viene raccontata con umorismo british, aneddoti serissimi (e verissimi, ahinoi) e personaggi omerici, pronti a viaggiare oltre le colonne d’Ercole – le aule del bienno – e ad affrontare mostri a tre teste – alunni, presidi, professori new age -."
Classe terminale
"«Dopo aver inseguito per decenni il favore di più o meno tutti i sindacati e delle università desiderose di arricchirsi ancora più di quanto già facciano, premurosi ministri della Repubblica, diversi per ideologia politica ma accomunati tutti dal fatto di non aver mai insegnato per una sola ora in ... (continue)
"«Dopo aver inseguito per decenni il favore di più o meno tutti i sindacati e delle università desiderose di arricchirsi ancora più di quanto già facciano, premurosi ministri della Repubblica, diversi per ideologia politica ma accomunati tutti dal fatto di non aver mai insegnato per una sola ora in una scuola elementare, media o superiore, avevano nel tempo accontentato tutti» dando inizio così al caos e al libro “Classe terminale” di Antonio Ferrero.
Uno spasso, davvero, da leggere d’un fiato e da esibire tra i banchi di scuola. La critica, per nulla velata (e perché avrebbe dovuto esserlo, comunque?) alla situazione scolastica degli anni Dieci viene raccontata con umorismo british, aneddoti serissimi (e verissimi, ahinoi) e personaggi omerici, pronti a viaggiare oltre le colonne d’Ercole – le aule del bienno – e ad affrontare mostri a tre teste – alunni, presidi, professori new age -."
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