-
All books
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Eleclyah has more books in other languages ...
RSS feeds: subscribe to Eleclyah's shelf



The Eye of the World è il primo volume di una saga molto lunga attualmente ancora in fase di scrittura (anche se ormai in dirittura d'arrivo), iniziata nel 1990 da Robert Jordan ed affidata, dopo la morte del suo autore, a Brandon Sanderson perché la completasse.
Naturalmente sto parlando del ... (continue)
The Eye of the World è il primo volume di una saga molto lunga attualmente ancora in fase di scrittura (anche se ormai in dirittura d'arrivo), iniziata nel 1990 da Robert Jordan ed affidata, dopo la morte del suo autore, a Brandon Sanderson perché la completasse.
Naturalmente sto parlando della Ruota del Tempo! Una volta conclusa la saga conterà 14 volumi (di non meno di settecento pagine l'uno) più un prologo. Vi sembrano tanti libri e tante pagine?
Ammetto che la mole può spaventare.
Ma partiamo dall'inizio, da questo primo volume. Ciò che molti rimproverano a Jordan si può riassumere, sostanzialmente, in due punti: i riferimenti a Tolkien e la prolissità.
Sul primo punto sono e non sono d'accordo. Tolkien è un po' il papà del fantasy, e moltissimi scrittori si sono poi rifatti ai suoi modelli nel concepire una propria storia: l'orfano che vive fuori dal mondo ma che è destinato a grandi cose, e per compierle intraprende un viaggio di crescita e ricerca (la quest) è, essenzialmente, il succo di questo cliché.
Nemmeno Jordan se ne distacca: il protagonista, Rand al'Thor, è un pastore della regione dei Fiumi Gemelli, i cui abitanti sono caratterizzati (come scopriremo più volte nel corso del libro) da un'indole decisamente testarda. Vivono praticamente isolati dal mondo, e le uniche notizie vengono portate da occasionali visitatori o dagli ambulanti che, una volta l'anno, si fanno strada fin laggiù con il loro carico di oggetti e di informazioni.
Ed è alla vigilia della festa di Bel Tine che Padan Fain, un ambulante, giunge nel villaggio di Emond's Field, dopo un inverno innaturalmente rigido che non vuole cedere il passo alla primavera. L'ambulante porta notizie di guerre al sud; e quella notte il villaggio viene attaccato da diverse bande di Trolloc, creature dall'aspetto semi-umano e semi-animalesco, credute soltanto leggenda fino al giorno prima, che mettono a ferro e fuoco il villaggio. Quelle creature cercano qualcosa, o meglio qualcuno: un giovane dell'età di Rand al'Thor, Matrim Cauthon o Perrin Aybara, nati a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. I tre devono fuggire dal loro villaggio natale per evitarne la distruzione: pare che il Padre delle Menzogne, il Tenebroso in persona, sia sulle loro tracce... ma cosa voglia da loro, questo nessuno di loro lo sa. Non ancora.
Inizia così il loro viaggio. I tre giovani, accompagnati da altri personaggi, cercano la salvezza verso Tar Valon, città dove potranno trovare delle risposte, ma sulla strada incontrano ostacoli e difficoltà che li portano a separarsi per diverso tempo, e quando si incontrano nuovamente la loro metà è cambiata...
Nel corso del libro ci sono indubbiamente alcuni omaggi a Tolkien; ma si limitano ad essere omaggi, sono ben lungi dall'essere volgari scopiazzature. Invito chiunque lo pensi ad andarsi a leggere La spada di Shannara di Terry Brooks per farsi un'idea di cosa sia veramente una scopiazzatura.
La prolissità: anche qui sono d'accordo e non sono d'accordo. Ci sono effettivamente dei punti più lenti del resto e che probabilmente potevano essere sfoltiti. Resta il fatto che Jordan è il primo autore fantasy in cui non sento che manchi qualcosa. Per me, Jordan dice "tutto" (notate le virgolette) quel che c'è da dire senza diventare pedante. Jordan sviluppa la sua storia con capacità notevoli: la "pecca" è che queste notevoli capacità non sono ancora completamente palesate in The Eye of the World.
È infatti dal secondo volume (The Great Hunt) che la storia, che sembrava risentire in maniera non pesante, ma quanto meno evidente, dell'influsso di Tolkien, se ne distacca per percorrere un sentiero tutto suo. Solo allora emerge appieno la complessità di un mondo (e di una storia) che Jordan ha attentamente pianificato in ogni suo aspetto. Il mondo della Ruota del Tempo ha una sua complessa filosofia (che l'autore riassume in ogni incipit), diversissime culture con numerosissimi riferimenti a popoli, religioni, storie, invenzioni (e chi più ne ha più ne metta) del mondo reale.
Perciò, se cercate un fantasy tutt'altro che banale, forse La Ruota del Tempo fa per voi. Se potete permettervelo, in inglese. non c'è davvero paragone con la versione italiana.
Is this helpful?