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Cover of The Eye of the World
  • The Eye of the World è il primo volume di una saga molto lunga attualmente ancora in fase di scrittura (anche se ormai in dirittura d'arrivo), iniziata nel 1990 da Robert Jordan ed affidata, dopo la morte del suo autore, a Brandon Sanderson perché la completasse.
    Naturalmente sto parlando del ... (continue)

    The Eye of the World è il primo volume di una saga molto lunga attualmente ancora in fase di scrittura (anche se ormai in dirittura d'arrivo), iniziata nel 1990 da Robert Jordan ed affidata, dopo la morte del suo autore, a Brandon Sanderson perché la completasse.
    Naturalmente sto parlando della Ruota del Tempo! Una volta conclusa la saga conterà 14 volumi (di non meno di settecento pagine l'uno) più un prologo. Vi sembrano tanti libri e tante pagine?
    Ammetto che la mole può spaventare.
    Ma partiamo dall'inizio, da questo primo volume. Ciò che molti rimproverano a Jordan si può riassumere, sostanzialmente, in due punti: i riferimenti a Tolkien e la prolissità.
    Sul primo punto sono e non sono d'accordo. Tolkien è un po' il papà del fantasy, e moltissimi scrittori si sono poi rifatti ai suoi modelli nel concepire una propria storia: l'orfano che vive fuori dal mondo ma che è destinato a grandi cose, e per compierle intraprende un viaggio di crescita e ricerca (la quest) è, essenzialmente, il succo di questo cliché.
    Nemmeno Jordan se ne distacca: il protagonista, Rand al'Thor, è un pastore della regione dei Fiumi Gemelli, i cui abitanti sono caratterizzati (come scopriremo più volte nel corso del libro) da un'indole decisamente testarda. Vivono praticamente isolati dal mondo, e le uniche notizie vengono portate da occasionali visitatori o dagli ambulanti che, una volta l'anno, si fanno strada fin laggiù con il loro carico di oggetti e di informazioni.
    Ed è alla vigilia della festa di Bel Tine che Padan Fain, un ambulante, giunge nel villaggio di Emond's Field, dopo un inverno innaturalmente rigido che non vuole cedere il passo alla primavera. L'ambulante porta notizie di guerre al sud; e quella notte il villaggio viene attaccato da diverse bande di Trolloc, creature dall'aspetto semi-umano e semi-animalesco, credute soltanto leggenda fino al giorno prima, che mettono a ferro e fuoco il villaggio. Quelle creature cercano qualcosa, o meglio qualcuno: un giovane dell'età di Rand al'Thor, Matrim Cauthon o Perrin Aybara, nati a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. I tre devono fuggire dal loro villaggio natale per evitarne la distruzione: pare che il Padre delle Menzogne, il Tenebroso in persona, sia sulle loro tracce... ma cosa voglia da loro, questo nessuno di loro lo sa. Non ancora.
    Inizia così il loro viaggio. I tre giovani, accompagnati da altri personaggi, cercano la salvezza verso Tar Valon, città dove potranno trovare delle risposte, ma sulla strada incontrano ostacoli e difficoltà che li portano a separarsi per diverso tempo, e quando si incontrano nuovamente la loro metà è cambiata...
    Nel corso del libro ci sono indubbiamente alcuni omaggi a Tolkien; ma si limitano ad essere omaggi, sono ben lungi dall'essere volgari scopiazzature. Invito chiunque lo pensi ad andarsi a leggere La spada di Shannara di Terry Brooks per farsi un'idea di cosa sia veramente una scopiazzatura.
    La prolissità: anche qui sono d'accordo e non sono d'accordo. Ci sono effettivamente dei punti più lenti del resto e che probabilmente potevano essere sfoltiti. Resta il fatto che Jordan è il primo autore fantasy in cui non sento che manchi qualcosa. Per me, Jordan dice "tutto" (notate le virgolette) quel che c'è da dire senza diventare pedante. Jordan sviluppa la sua storia con capacità notevoli: la "pecca" è che queste notevoli capacità non sono ancora completamente palesate in The Eye of the World.

    È infatti dal secondo volume (The Great Hunt) che la storia, che sembrava risentire in maniera non pesante, ma quanto meno evidente, dell'influsso di Tolkien, se ne distacca per percorrere un sentiero tutto suo. Solo allora emerge appieno la complessità di un mondo (e di una storia) che Jordan ha attentamente pianificato in ogni suo aspetto. Il mondo della Ruota del Tempo ha una sua complessa filosofia (che l'autore riassume in ogni incipit), diversissime culture con numerosissimi riferimenti a popoli, religioni, storie, invenzioni (e chi più ne ha più ne metta) del mondo reale.
    Perciò, se cercate un fantasy tutt'altro che banale, forse La Ruota del Tempo fa per voi. Se potete permettervelo, in inglese. non c'è davvero paragone con la versione italiana.

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    Posted on Dec 20, 2009 | Add your feedback

Cover of The Gathering Storm
  • 4 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    La Ruota del Tempo volume 12

    Now, what can I say about The Gathering Storm? That it's one of the most—wait.
    *cough*
    Rewind.

    Ogni volta la stessa storia: leggo un libro in inglese e prima di riprendere piena coscienza dell'italiano mi devo... dis-inglesizzare. Datemi tempo.

    *some minutes lat—cioè, qu ... (continue)

    Now, what can I say about The Gathering Storm? That it's one of the most—wait.
    *cough*
    Rewind.

    Ogni volta la stessa storia: leggo un libro in inglese e prima di riprendere piena coscienza dell'italiano mi devo... dis-inglesizzare. Datemi tempo.

    *some minutes lat—cioè, qualche minuto più tardi*

    Brandon Sanderson è un nome sconosciuto ai più, in Italia. In America gode di una certa fama, ma io stessa, prima che venisse scelto per completare il lavoro che, purtroppo, Jordan non era riuscito a terminare, non l'avevo mai sentito nominare.
    "Sarà all'altezza del compito che gli è stato affidato?", mi sono chiesta subito.
    Ovviamente il passo successivo è stato informarsi sul suddetto autore. Prima la biografia—grazie alla quale ho scoperto essere lui stesso un fan della Ruota del Tempo. Thank the Light.
    Poi le opere. Dopo aver letto Mistborn: The Final Empire (e attualmente sto leggendo il seguito, The Well of Ascension) non ho più avuto dubbi sul fatto che Sanderson sia stato un'ottima scelta.

    Opinione, questa, rafforzata anche di più dopo aver letto The Gathering Storm.
    Riprendere il lavoro di un autore diverso, immergersi nel suo mondo non più dal punto di vista di lettore, ma da quello di creatore, non dev'essere semplice.
    Nel romanzo, la mano di Sanderson è ben presente e si nota: lo stile è leggermente diverso, più asciutto e veloce—senza per questo togliere troppo ad uno dei tratti caratterizzanti la saga, ossia le descrizioni. Si nota, dicevo, qua e là. E non stona, ma rende tutto più affascinante.

    Ho avuto la pelle d'oca per tutto il tempo impiegato a leggere il libro (perché è già finito?). Soprattutto in certe parti del romanzo.
    E ora attenzione, iniziano gli spoiler.

    ***INIZIO SPOILER***
    The Gathering Storm è incentrato su due figure principali: Rand ed Egwene. Come al solito ci sono anche dei punti di vista minori in cui è dato lieve spazio alle vicende di altri personaggi (Mat e Perrin su tutti, ai quali vengono riservati pochi capitoli), ma sono il Drago Rinato e l'Amyrlin Seat delle Aes Sedai ribelli i due fulcri di questo dodicesimo volume della saga.
    Li avevamo lasciati, in Knife of Dreams, l'uno privato della mano sinistra dalla Reietta Semirhage, presa poi prigioniera dalle Aes Sedai che seguono Rand, l'altra catturata dalle lealiste della Torre Bianca e ridotta da Elaida a novizia—ma tanto abile da riuscire, piano piano, a minarne l'autorità alle fondamenta.
    Gli obiettivi del Drago Rinato in The Gathering Storm si riducono all'ottenere la pace con gli Seanchan. The north and the east must be as one. The west and the south must be as one. The two must be as one. Rand cerca l'incontro con la Figlia delle Nove Lune, spostandosi nel frattempo nell'Arad Doman per riportarlo all'ordine e alla pace. La sua pazzia progredisce, facendolo parlare ad alta voce con Lews Therin quando altri sono nella sua medesima stanza. La sua umanità si sta lentamente ma inesorabilmente prosciugando, lasciando a malapena intravedere l'ombra di quel pastore che, la vigilia di Bel Tine di quel che sembra così tanto tempo fa, aveva lasciato i Fiumi Gemelli. La sua natura di ta'veren si fa più oscura, e un alone buio sembra attorniarlo. I suoi occhi sono ghiaccio, ed è impressionante il modo in cui il Drago Rinato viene visto dagli occhi dei suoi seguaci.
    L'involuzione/evoluzione di Rand in questo dodicesimo libro è magistralmente gestita, portata al limite del sopportabile dalle circostanze e dal peso delle sue responsabilità... un peso tale da farlo rinunciare ad uno dei punti saldi a cui si aggrappava per mantenere intatto un briciolo di umanità: non uccidere, mai, una donna.

    A Tar Valon, intanto, Egwene procede con il suo piano per riunificare la Torre Bianca. Proibisce al suo esercito di salvarla, anche quando viene imprigionata nei sotterranei della Torre, ma lentamente, nonostante tutto, guadagna terreno, seminando dubbi e coltivando l'incertezza delle Aes Sedai leali ad Elaida sulle capacità della loro leader.
    E quando tutto sembra giunto ad uno stallo, gli Seanchan attaccano Tar Valon, proprio come Egwene aveva Sognato.

    Questi sono i due fili conduttori del libro, ai quali vengono intrecciate mille altre trame meno "vistose", magari, ma foriere di rivelazioni attese da tempo.
    Torna in scena Verin, che finalmente svela il piano a cui lavora da oramai settant'anni; Tam al'Thor incontra finalmente il figlio Rand; Tuon diventa infine Imperatrice, Mat si avvicina sempre più a Caemlyn, scampando un pericolo dopo l'altro, con l'intenzione poi di recarsi con Thom alla Torre di Ghenjei, Lan cavalca verso il passo di Tarwin... e intanto il tocco del Tenebroso sul mondo si fa sempre più pressante e pericoloso.
    ***FINE SPOILER***

    C'è tanto in The Gathering Storm, veramente tanto, e tutto gestito in maniera splendida.
    Si sente che è "solo" il primo libro della trilogia finale della saga, ma questo non toglie che il dodicesimo volume sia, come dicevo prima, uno dei più belli finora pubblicati. Se non il più bello.
    Le pagine migliori? Quelle su Rand. L'ultimo capitolo, Veins of Gold.

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    Posted on Nov 18, 2009 | Add your feedback

Cover of Northanger Abbey
  • 2 people find this helpful

    Delizioso!

    Se avessi saputo prima quanto delizioso fosse questo romanzo non avrei aspettato così tanto prima di leggerlo. E invece non l'ho preso in mano finché, alcuni anni fa, un'amica me lo consigliò caldamente.
    Ora che l'ho affrontato anche in inglese, posso affermare con certezza che vale veramente l ... (continue)

    Se avessi saputo prima quanto delizioso fosse questo romanzo non avrei aspettato così tanto prima di leggerlo. E invece non l'ho preso in mano finché, alcuni anni fa, un'amica me lo consigliò caldamente.
    Ora che l'ho affrontato anche in inglese, posso affermare con certezza che vale veramente la pena leggerlo.

    La sottile ironia di Jane Austen ha qui, come non mai, terreno fertile, nel rappresentare minutamente e con arguzia una meravigliosa "parodia" del genere gotico.
    I personaggi di Northanger Abbey sono eccellentemente delineati, i Thorpe non meno dei Morland, gli Allen non meno dei Tilney. E la scrittura frizzante, pungente, a volte tenera a volte acutamente ironica, rende piacevole ogni singola pagina.

    In conclusione, credo che Northanger Abbey valga la pena di essere letto almeno tanto quanto vale la pena leggere Pride and Prejudice o uno qualsiasi degli altri scritti della Austen; e in più, vi consiglio di dedicare un'ora e mezza alla visione dello sceneggiato per la TV realizzato dalla BBC nel 2007, protagonisti Felicity Jones e J.J. Feild: molto fedele allo spirito del romanzo e davvero piacevole a vedersi.

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    Posted on Oct 23, 2009 | Add your feedback

Cover of I Can Has Cheezburger?
  • iCANHASCHEEZBURGER.com & Professor Happycat sono lieti di presentarvi una esilarante raccolta fotografica di LOLcats, ciascuna corredata dalla sua LOLcaption!

    Il libro contiene circa 200 foto di mici nelle posizioni più buffe e negli atteggiamenti più simpatici che il nostro felino domestico r ... (continue)

    iCANHASCHEEZBURGER.com & Professor Happycat sono lieti di presentarvi una esilarante raccolta fotografica di LOLcats, ciascuna corredata dalla sua LOLcaption!

    Il libro contiene circa 200 foto di mici nelle posizioni più buffe e negli atteggiamenti più simpatici che il nostro felino domestico riesce ad offrirci, con tanto di battute a commentarle.
    Spassosissimo.
    Unico "neo" per chi si avvicina per la prima volta al libro: non è scritto in inglese-inglese... ma in una sorta di di misto tra inglese da sms e inglese "lo-scrivo-come-lo-pronuncio".
    Ma non preoccupatevi, ci si fa l'abitudine! ;)

    Se volete dei gustosi assaggi di quel che potete trovare nel libro, ecco il sito che fa per voi:
    http://icanhascheezburger.com/

    Have fun!!!

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    Posted on Sep 9, 2009 | Add your feedback

Cover of The Final Empire
  • 1 person find this helpful

    Da leggere!

    E se nella Battaglia Finale tra il Bene e il Male fosse stato il Male a trionfare, cosa sarebbe accaduto?</p><p>La terra è arida, brulla, nera; dal cielo scuro cade cenere, il sole è rosso, e di notte una fitta nebbia avvolge il mondo.<br />A Luthadel, capitale dell'Impero Finale, ... (continue)

    E se nella Battaglia Finale tra il Bene e il Male fosse stato il Male a trionfare, cosa sarebbe accaduto?</p><p>La terra è arida, brulla, nera; dal cielo scuro cade cenere, il sole è rosso, e di notte una fitta nebbia avvolge il mondo.<br />A Luthadel, capitale dell'Impero Finale, risiede il Lord Ruler, immortale, dio sulla Terra, salvatore dell'umanità. Il clero regge le fila del governo, i nobili vivono nel lusso, e tutti gli altri, gli skaa, sono schiavi rassegnati: testa china, senza speranza, lavorano e muoiono di fatica, di fame, o picchiati a morte.<br />Ma un giorno, nella piantagione di Lord Tresting, uno schiavo alza la testa, fissa negli occhi, con fierezza, il nobile, e gli sorride.<br />Il giorno dopo Tresting e le sue guardie sono morte.</p><p>Dopo mille anni di oppressione, dopo numerose ribellioni fallite e sedate nel sangue, Kelsier e la sua banda di allomanti, uomini capaci di sfruttare la magia dei metalli, stanno organizzando una rivolta mai vista prima per rovesciare il Reggente e porre fine alla sua oppressione, affinché il mondo possa tornare quello che era prima dell'Ascensione.<br />A loro si unisce Vin, ragazzina cresciuta per strada tra gli stenti, e inconsapevolmente in possesso degli straordinari poteri di Mistborn.</p><p>Dopo aver letto Mistborn: The Final Empire, il primo volume della Mistborn Trilogy, mi viene in mente solo una parola: LEGGETELO. In inglese, se possibile; comunque è stato pubblicato anche in italiano, da Fanucci, con il titolo L'ultimo impero.<br />Qual è il suo pregio maggiore? Ce ne sono molti.<br />L'originalità. A partire dalle premesse, da cui si sviluppa la vicenda; il tipo di magia, semplice ma efficace, con i suoi vantaggi ed i suoi costi; e l'intera storia con i suoi colpi di scena inaspettati (e che colpi di scena!), il finale che sì, effettivamente ti immaginavi, ma non così...<br />I personaggi. Sono caratterizzati in modo ottimo, sia i protagonisti che i personaggi secondari; con le loro debolezze, i loro punti di forza e i loro errori, i dubbi e le certezze, sono personaggi reali, che non lottano solo per il Bene superiore ma anche per la propria sopravvivenza quotidiana.<br />La scrittura. Semplice ma suggestiva, senza superfluo che annoi o che allunghi il brodo, senza volgarità gratuite a svilire la storia, anche se questo non significa che Sanderson risparmi al lettore la durezza e la crudeltà del Lord Ruler e del suo clero.</p><p>Mistborn: The Final Empire è sicuramente uno dei migliori fantasy che io abbia mai letto. E ora che l'ho letto, sono sicura che Brandon Sanderson sarà un eccellente successore di Robert Jordan nel completare il ciclo della Ruota del Tempo.

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    Posted on Sep 23, 2009 | Add your feedback

Cover of Knife of Dreams
Cover of The World of Robert Jordan's the Wheel of Time
  • 1 person find this helpful

    Il mondo della Ruota del Tempo è a dir poco vasto.

    Oltre al continente dove si svolgono le vicende, ci sono altri continenti: Shara, Seanchan, la Terra degli Uomini Pazzi.
    Il continente stesso è diviso in tanti piccoli stati: Andor, Arafel, Taer, Cairhien, le Marche di Confine e molti alt ... (continue)

    Il mondo della Ruota del Tempo è a dir poco vasto.

    Oltre al continente dove si svolgono le vicende, ci sono altri continenti: Shara, Seanchan, la Terra degli Uomini Pazzi.
    Il continente stesso è diviso in tanti piccoli stati: Andor, Arafel, Taer, Cairhien, le Marche di Confine e molti altri... ognuno dei quali ha il proprio popolo con le proprie usanze, il proprio esercito, la propria bandiera e le proprie storie.

    The World of Robert Jordan's The Wheel of Time contiene tutto ciò che riguarda la geografia, l'etnologia e la storia del mondo della Ruota del Tempo. E molto altro.
    Oltre a ciò, il libro è corredato da moltissimi disegni e cartine, utilissimi per farsi un'idea più precisa dei luoghi e dei personaggi della Ruota.

    L'unica "pecca" è che non esiste, e non credo esisterà, almeno a breve, un'edizione italiana.
    A parte ciò, il libro è una guida immancabile per chi ama la saga della Ruota del Tempo.

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    Posted on Sep 17, 2008 | Add your feedback

Cover of Persuasion
Cover of The Little Prince
Cover of The Alchemist
Cover of The Well of Ascension
Cover of Crossroads of Twilight
  • *** This comment contains spoilers! ***

    La Ruota del Tempo volume 10

    Crossroads of Twilight può essere diviso essenzialmente in tre parti.<br />La prima è composta dal prologo, dove Jordan ci ha abituati a seguire dei punti di vista minori ma non per questo meno importanti. In Glimmers of the pattern seguiamo ancora una volta le vicende della cacc ... (continue)

    Crossroads of Twilight può essere diviso essenzialmente in tre parti.<br />La prima è composta dal prologo, dove Jordan ci ha abituati a seguire dei punti di vista minori ma non per questo meno importanti. In Glimmers of the pattern seguiamo ancora una volta le vicende della caccia all'Ajah Nera a Tar Valon; conosciamo l'ultimo dei cinque Grandi Capitani, Rodel Ituralde, che dà subito l'impressione di essere un gran bel personaggio; ritroviamo i Manti Bianchi dopo la disfatta subita ad opera degli Seanchan; Gawyn nei pressi della Torre Bianca; Logain che lascia la Torre Nera; Davram Bashere nei pressi di Caemlyn e Lord Dobraine a Cairhien che subiscono due tentativi di furto molto simili e da cui escono ferita Deira Bashere e vivo per un soffio Dobraine.<br />Un prologo con alti e bassi; alcuni punti di vista, tra cui quello di Yukiri a Tar Valon e quello di Rodel Ituralde in Arad Doman sono davvero interessanti; lo stesso non vale per altre parti.<br />Nel complesso, un inizio più che sufficiente.</p><p>La seconda parte, che corrisponde all'incirca ai primi quindici capitoli del libro, è un lungo indugiare su cosa accade nel mondo mentre Rand è a Shadar Logoth a pulire Saidin.<br />Mat è appena fuori Ebou Dar, pronto ad andarsene con lo spettacolo di Valan Luca; Perrin ha raggiunto finalmente gli Shaido che hanno rapito Faile, e deve pensare ad un piano per poterla liberare; Elayne a Caemlyn cerca di portare dalla sua parte le Grandi Casate andorane non ancora schierate per ottenere supporto alla sua pretesa al Trono del Leone.<br />Di questi primi capitoli si poteva quasi fare a meno, tanto sono scarni di eventi davvero rilevanti. Quasi esclusivamente descrittivi, portano avanti la storia con estrema lentezza, aggiungendo solo qua e là qualcosa di nuovo che non tiene la storia in stallo. Nemmeno i capitoli con Mat, che in genere sono più frizzanti degli altri, conservano la loro solita vivacità.<br />La pulitura di saidin è un evento ricorrente in questi capitoli, ma nessuna Aes Sedai si prende la briga di andare ad indagare sull'accaduto o a cercare notizie. Tutti (TUTTI!) sono convinti che sia opera dei Reietti.<br />La mancanza di informazioni, in questo caso, più che essere penosa e allarmante, sembra forzata dalla mano dell'autore.<br />Complessivamente, sufficiente meno meno.</p><p>La terza parte, infine, ha luogo dopo la pulitura di saidin, e inizia nel campo della Aes Sedai ribelli, giunte alle porte di Tar Valon e pronte a cominciare l'assedio.<br />Anche in questo caso si pensa che quanto accaduto sia opera dei Reietti, nonostante la presenza di Myrelle, che deve aver avvertito che Lan era a Shadar Logoth, e nonostante gli indizi che Aviendha, in sogno, dà ad Egwene, ormai diventata Aes Sedai fino alle ossa. Quel che la ragazza aveva fatto in Il sentiero dei pugnali era formidabile, ma in Crossroads of Twilight è soltanto una Aes Sedai come tutte le altre, immersa nei segreti e nei piani fino al collo, con l'unica differenza di non aver ancora guadagnato il distacco emotivo necessario per la posizione che riveste. Questa mancanza la porterà, a fine libro, a compiere uno sbaglio enorme che manderà all'aria un piano assolutamente geniale e che probabilmente avrebbe aiutato ad evitare il combattimento tra le due fazioni.<br />Uno dei capitoli migliori del libro, se non il migliore in assoluto, è dedicato ad Alviarin.<br />Vale davvero la pena aver arrancato per venti capitoli per giungere a questo punto. Questo è il vero Jordan, e questo è ciò che ci si sarebbe aspettati da un libro della saga.<br />Il resto del romanzo purtroppo non si mantiene altrettanto interessante, sebbene la vicenda di Perrin prenda una piega che nessuno si sarebbe, probabilmente, mai aspettato. Perrin riesce a stupire e a spiazzare quando il lettore meno se lo aspetta, oramai assuefatto alla lentezza esasperante della ricerca di Faile.<br />Non commento gli ultimi due capitoli su Mat, forse i peggiori di tutto il libro.<br />Resta ancora Rand, a cui sono dedicati due piccoli capitoli. Il Drago Rinato è solo una figura sullo sfondo degli eventi di Crossroads of Twilight, non ancora completamente ripresosi dopo Shadar Logoth. Su di lui la pulitura di saidin sembra non avere effetto. Perché?<br />Ma Rand non può fermarsi. Tarmon Gai'don è sempre più vicina, i segni sono più evidenti giorno dopo giorno. Il Drago Rinato non può combattere su due fronti come ha fatto finora. Perciò decide di inviare Bashere, Logain e Loial a stipulare una tregua con una delle due parti...</p><p>Che dire di Crossroads of Twilight? Un esperimento che non è riuscito come doveva, disse Jordan, e questa è l'impressione che ho avuto io.<br />Eccessivamente descrittivo, a scapito degli eventi, troppo diluiti all'interno del libro; contiene sì tante piccole informazioni e tanti piccoli avvenimenti che fanno procedere la storia, ma il cambiamento di ritmo rispetto ai precedenti libri è abissale e disorientante, e la mancanza di dialogo e scambio di notizie tra le parti, considerato che molti incanalatori possono Viaggiare, piuttosto singolare.<br />Questo decimo volume della saga poteva essere ridotto a un terzo e inserito nel successivo, Knife of Dreams, senza perdere nulla o quasi, perché dà l'impressione di essere un libro di passaggio.<br />Resta il fatto che è indispensabile per il procedere della vicenda e che alcune parti sono davvero molto belle. È per questo che le stelline sono tre anziché due: Crossroads of Twilight, nonostante la lentezza, la "quasi inerzia" della trama, porta le vicende fino al limite dello stallo, al momento di tensione prima del balzo. Speriamo che queste aspettative vengano poi confermate dal successivo Knife of Dreams.<br />E che le varie Aes Sedai, nobildonne, Atha'an Miere eccetera abbassino un po' la cresta, perché l'arroganza che Jordan dà loro in questo volume è assolutamente eccessiva. Persino Min non è più la stessa!</p><p>Una postilla: è un piacere leggere finalmente in lingua un libro di Jordan, senza incappare in errori e traduzioni italiane fatte malamente. Se ne avete la possibilità, procuratevi i libri in inglese, perché ne vale davvero la pena.

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    Posted on Jun 16, 2009 | Add your feedback

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