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- Fede e fiducia (6)
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By Enzo Bianchi -
Finished on Jun 15, 2013 




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- Io, Robot (5990)
- Oscar 434
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By Isaac Asimov -
Finished on May 30, 1986
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- Il crollo della galassia centrale (2551)
- Oscar 570 - Fantascienza 15
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By Isaac Asimov -
Finished on May 30, 1987
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- Catastrofi! (235)
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By Ben Bova, Clark Ashton Smith, Raymond Z. Gallun, … -
Finished on May 30, 1990
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- Lenin (46)
- Teoria e prassi nella personalità di un rivoluzionario
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By György Lukács -
Reference
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- Il suono del suo nome (19)
- Viaggi nel mondo islamico
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By Cees Nooteboom -
Finished on Jun 8, 2013 




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- Verità segrete esposte in evidenza (147)
- Sincretismo e fantasia, contemplazione ed esotericità
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By Elémire Zolla -
Finished on Jun 3, 2013 




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- La vecchiaia (4)
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By Marco Tullio Cicerone -
Finished on May 22, 2013 




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- Il fiume mortale (6)
- Il Giallo Mondadori n. 3064
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By Anne Perry -
Finished on May 13, 2013 




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- Il cielo color melograno (36)
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By Louise S. Black -
Finished on Jun 10, 2013 




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- L'unico figlio (563)
- Mondo noir n.8
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By Anne Holt -
Finished on May 7, 2013 




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- L'omicidio Carosino (148)
- Le prime indagini del commissario Ricciardi
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By Maurizio de Giovanni -
Finished on Jun 13, 2013 




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- Il veleno dell'oleandro (387)
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By Simonetta Agnello Hornby -
Finished on Mar 25, 2013 




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Isolani/isolati - 02 giu 13 -
Un libro entrato nella mia libreria per l’ostinazione (benefica e che spero non cessi mai) di chi con-tinua a regalarmi un libro ogni volta che parto. E partendo spesso, si capisce l’incremento di libri non pianificati. D’altra parte l’Agnello non mi dispiace nella lettura (e prima o poi riuscirò a ... (
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Jun 3, 2013 |
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- Farfalle sul Mekong. Tra Thailandia e Vietnam (294)
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By Corrado Ruggeri -
Finished on Mar 20, 2013 




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Farfalle sul Mekong. Tra Thailandia e Vietnam




Passioni - 14 apr 13 -
E come recita il sottotiolo “Tra Thailandia e Vietnam”. Me ne aveva parlato una coordinatrice di Avventure nel Mondo, indicandolo come buon punto di partenza per capire qualcosa almeno di una parte dell’Indocina. Preparando il secondo viaggio nella regione in dodici mesi, ho pensato che va-lesse la ... (
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Apr 14, 2013 |
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- Il castigo di Attila (25)
- Calcio, scommesse e camorra: la seconda indagine del commissario pugile
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By Paolo Foschi -
Finished on Mar 27, 2013 




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La vecchiaia
Ho affrontato subito, con l’opportuna precedenza, questo esiguo ma corposo libretto, frutto di una componente di regalo nel corso della mia celebrata festa sorianese, a merito di un collettivo rega-lante composto da ex-colleghi (come riporto in testa accumulandoli in un’etichetta che alcuni più non ... (continue)
Ho affrontato subito, con l’opportuna precedenza, questo esiguo ma corposo libretto, frutto di una componente di regalo nel corso della mia celebrata festa sorianese, a merito di un collettivo rega-lante composto da ex-colleghi (come riporto in testa accumulandoli in un’etichetta che alcuni più non hanno). Non sono certo io che posso entrare nel merito della scrittura dell’arpinate, sia per la mia basica cultura classica, sia per i fiumi di inchiostro che i suoi scritti hanno fatto scorrere nel corso dei secoli. Devo però fare i complimenti con la fattura di questo libro. Un’ottima introduzione di Oscar Fuà, che chiarisce i termini ed i contorni del testo. Un’edizione con testo a fronte, dove (an-che chi come me poco sa di latino) si può apprezzare la facilità dei passaggi maggiori del testo (scritto, tanto per collocarlo nel tempo, pochi mesi prima dell’uccisione di Giulio Cesare). Ed un corredo di note esaustive e stimolanti. Nello specifico, poi, tre sono gli elementi di riflessione che la lettura mi ha suscitato. Il primo, ovvio, dipende dall’esposizione del problema che ne fa Cicerone, dove con sapiente uso oratorio, pone quattro domande alla vecchiaia. Quattro accuse, che ribatte e confuta con stile e larghezza. Il secondo è uno stimolo, una curiosità derivante dai tanti uomini illustri citati. Illustri per Cicerone ed il suo tempo, non sempre, non tutti, rimasti tali negli anni. Ma vederne i nomi mi ha spinto, mi spinge a cercarne notizie anche altrove. Il terzo è una conseguenza della parte maggiore del testo, dedicata ai piaceri della campagna e della vita ritirata, dopo una vita ben vissuta (e vedremo cosa possa voler dire). E domandandomi come io, coevo allo scrittore mentre ne scrive, mi pongo verso la vita “quieta e contemplativa”. E rispondendomi che non è il prosieguo dei miei anni, quello. Posso restare del tempo in quiete, ma sarò presto rimesso in moto dai miei stimoli interiori. E riprenderò, finché ne avrò le forze, il viaggio per i luoghi del mondo. Dove anche con la quiete, e non più con l’irrequietezza giovanile, continuo ad accrescere il mio interiore bisogno di conoscenza. Risposto all’ultimo quesito, torno al primo, ed alle quattro accuse che retoricamente Cicerone porta alla vecchiaia: la vecchiaia distoglie dalle attività, rende il corpo debole, priva di quasi tutti i piaceri ed è troppo vicino alla morte. Se distoglie dalle attività, se rende l’uomo inattivo, questi non è più capace di grandi imprese. Che però (ed io con lui) non si compiono solo per forza o agilità, ma spesso e ben più grandi per saggezza ed autorità. Il secondo punto è quasi un corollario del primo. Possono venir meno le forze, ma l’intelletto progredisce e matura, tanto che, pur avanti con gli anni, una sua orazione riesce a tenere l’uditorio in ascolto più e quanto di un concione giovanile ed arrogante (a meno di non usare i mezzi vocali sopraffattori come spesso si usa nel mondo odierno). Di modo che gli anziani possono e debbono guidare il percorso formativo ed intellettivo dei giovani. Certo, volevamo tutto e subito un dì. Ma ora riconosco che il tutto bisogna poterlo capire. E sarò sempre grato a chi nel corso degli anni me lo ha spiegato. Il terzo, pur riconoscendo l’autore che alcuni piaceri non sono propri della sua età, spiega ed argomenta che quelli che restano (vuoi anche le soddisfazioni sessuali) pur diminuite nel numero aumentano nell’intensità, essendo accompagnate dall’intelletto. E poi si aumentano i piaceri medita-tivi e di condivisione, punto che mi trova completamente in accordo con Cicerone. Qui parte la sua digressione sulla campagna, di cui ho già espresso il mio sentire. L’ultima è la più forte, la più sentita dagli anziani. La morte si avvicina. Ma come già espresso nel commento ad altri saggi, solo l’esistenza della morte fa si che abbia senso quello di cui si è vissuto. Il termine, anche se non ne conosciamo la tempistica, implica una riflessione (che più si comincia per tempo meglio è) sulla futilità di certi comportamenti e certe mete. E sulla necessità di concentrare la propria attenzione sulla riflessione di cosa abbia un sé per il proprio io. Noi, a prescindere dai credi personali, rimarremmo comunque presenti al di là dello spazio fisico, con quanto abbiamo fatto, e con quanto abbiamo lasciato. Tanti sono gli esempi che Cicerone fa per questo punto, punto forte ovviamente. E come non dargli ragione, nel mio piccolo e personale pantheon, dove ci sono persone e personaggi, pubblici e privati, che purtroppo non frequento più fisicamente, ma con i quali continuo a ragionare internamente. E per sempre (almeno per il mio sempre). Sperando che altrettanto sia dopo di me. Idealmente, il breve scritto, mi si ricollega al da non molto citato libro di Hilmann sul completamento del carattere e della propria personalità giustamente nel tempo cosiddetto della vecchiaia. Il punto centrale poi, cui accenno solo per non allungare troppo lo scritto, meriterebbe un trattamento a sé, forse un saggio, dove poter citare ed elencare le gesta ed i comportamenti quotidiani di Fabrizio Luscino, di Curio Dentato, di Tiberio Coruncanio, di Marco Valerio Corvino, di Lucio Flaminino. Solo a sentirne i nomi, mi vien quasi voglia di farlo presto. Si torni però al testo, ricordando le molte metafore della vita come un’opera di teatro, dove tu attore potrai avere applausi, anche se non comparirai nell’ultima scena. Ma più ancora, a quell’immagine del vecchio che guida la nave usando senza sforzo il timone. La sua conoscenza (la mia?) della vita varrà più a tener ferma la barra sulla retta andatura, meglio del correre a destra e manca in preda alla paura. Paura che c’è e rimane, sempre, in ogni istante della vita, ma che va guidata dalla consapevolezza della finitezza terrena. Riflessione che è bene cominciare sin da giovani. Grazie Cicerone! (ed anche ai donatori.)
“I vecchi … devono diminuire le fatiche fisiche e aumentare invece l’attività della mente … La dis-sipatezza, se vergognosa in ogni età, nella vecchiaia specialmente è turpe. Se poi si aggiunge an-che l’intemperanza dei piaceri, duplice è il male che ne deriva, poiché la vecchiaia riceve disonore per sé e rende più spudorata la sfrenatezza dei giovani.” (27) [da Cicerone ‘Sui doveri’ dedicato a SB]
“Seneca: ogni genere di piacere trova lo stadio più allettante nel momento finale.” (36)
“Ogni età della vita è gravosa per quelli che non trovano in se stessi un aiuto che li faccia vivere felicemente.” (55)
“Gorgia da Leontini [per i suoi cento anni]: Non ho nulla da rinfacciare alla vecchiaia.” (65)
“Solone si vanta nei suoi versi di invecchiare imparando sempre qualcosa.” (75)
“Ogni parte della vita possiede un che di naturale da cogliersi al tempo giusto.” (81)
“Non vi è delitto o atto disonorevole che non trovi spinta nella brama del piacere … dove esso re-gna… non può abitare la virtù.” (87)[sempre per SB]
“Ringrazio di cuore la vecchiaia che mi ha accresciuto il desiderio di conversare.” (93)
“I vecchi sono uggiosi, sospettosi, intrattabili e difficili: e se vogliamo anche avari. Codesti però sono difetti del carattere, non della vecchiaia!” (109)
“Non mi pento di aver vissuto perché l’ho fatto in maniera tale da non ritenere di essere nato in-vano.” (123)
“La vecchiaia è l’ultimo atto della vita … del quale dobbiamo evitare la stanchezza, specie quando sopraggiunga la sazietà.” (125)
“Seneca: ogni giorno ritienilo una vita; chi si prepara in questo modo e vive ogni giorno nella sua pienezza, è tranquillo.” (139)
“Temistocle, a chi gli voleva insegnare l’arte di ricordare, rispose di desiderare maggiormente l’arte di dimenticare.” (151)
“La qualità della vecchiaia è legata strettamente al tenore della vita trascorsa da giovani.” (154)
“Dalla nota sui convivi: i commensali devono essere non meno che le Grazie, non più che le Muse; cioè in numero non inferiore a tre e non superiore a nove.” (161)
“Il vecchio è in condizioni migliori rispetto al giovane, in quanto ha già conseguito ciò che l’altro può solo augurarsi.” (169)