Il tema delle mani, da sempre caro alla letteratura fantastica, ha le sue origini nel '400, quando maghi ed alchimisti dissertarono circa i poteri magici della Mano di Gloria: nella versione più comune la mano sinistra, in salamoia, di un impiccato usata a mo' di candelabro.
Il tema delle mani, da sempre caro alla letteratura fantastica, ha le sue origini nel '400, quando maghi ed alchimisti dissertarono circa i poteri magici della Mano di Gloria: nella versione più comune la mano sinistra, in salamoia, di un impiccato usata a mo' di candelabro.
Il principio magico delle mani è dei più semplici e antichi: si tratta di conferire a una parte (la mano) le caratteristiche dell'insieme (l'uomo che la possedeva).
Su questo presupposto, in linea di massima, si basano quindi le storie che hanno a che vedere con mani, sulle quali si sono cimentati autori come Gérard de Nerval ("La Main Enchantée"), Charles Nodier("La Main de Glorie"), Sheridan Le Fanu ("An Authentic Narrative of the Ghost of a Hand"), Guy de Maupassant ("La Main D'écorché"), fino al classico del genere di W. F. Harvey, "The Beast With Five Fingers".
Anche le "Mani di Orlac" occupa un posto di riguardo in questo filone narrativo, non tanto per il valore letterario, quanto per l'influenza che ha avuto sul cinema horror, dagli albori fino ai giorni nostri grazie a varie trasposizioni cinematografiche che hanno fatto della storia del pianista a cui vengono trapiantate le mani di un assassino (e di tutte le altre varianti, fino a "The Eye") uno dei temi ricorrenti del cinema horror.
Il romanzo in sè ha un certo gusto macabro e vagamente allucinato e alcune parti sono intense (Rosine al buio che lotta con il misterioso ospite) anche se i meccanismi del giallo risultano un po' troppo scontati per il lettore moderno e la "suspense" risulta, a mio avviso, diluita e traballante.
Che si tratti dell'edizione italiana dell'antologia "Ghost and Scholars" di R. Pardoe e R. Dalby non è subito evidente a causa dello strano titolo.
Comunque si tratta di un testo di sicuro interesse per gli appassionati del genere, anche perchè questa antologia ha alle spalle un lavoro di diversi
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Che si tratti dell'edizione italiana dell'antologia "Ghost and Scholars" di R. Pardoe e R. Dalby non è subito evidente a causa dello strano titolo.
Comunque si tratta di un testo di sicuro interesse per gli appassionati del genere, anche perchè questa antologia ha alle spalle un lavoro di diversi anni di studi che furono raccolti nella rivista "Ghost and Scholars" che, a partire dal 1979, pubblicò numerosi saggi critici, racconti e documenti sulla Ghost Story di ispirazione Jamesiana.
Nel volume sono raccolti dei racconti che in qualche modo sono stati ispirati da M.R. James o che condividiono un certo retroterra tematico e stilistico con quelli del nostro.
Studiosi alle prese con vecchi tomi, chiese che nascondono blasfeme entità, rovine covo di entità spettrali, religosi dalla dubbia fede, per intenderci..
Dato che si tratta di racconti è difficile esprime un giudizio complessivo ma a mio modesto avviso almeno quattro sono le storie che si elavano sulle altre: "Mosca Cieca" di John Dickson Carr, "Fra il tramonto e il sorgere della luna" di R. H. Malden, "Sui tetti" di S. Baring-Gould e "Venite, seguitemi!" di S. Hodgson.
Sicuramente la forza di questi racconti non è nell'intreccio o negli espedienti narrativivi, dato che solitamente non sono quelli che fanno la differenza in una ghost story, ma in quello che per James era l'ingrediente chiave di un racconto di fantasmi: l'atmosfera, lo sfondo, che in questi racconti disturba e inquieta più degli avvenimenti in se.
Peter Hainig è noto per avere disseminato gli scaffali delle librerie degli appassionati di decine di antologie di genere fantastico. ll tema conduttore di questa antologia in particolare è il culto del maligno e c'è da dire che nel 1969 una proposta simile aveva un impatto diverso da quello che
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Peter Hainig è noto per avere disseminato gli scaffali delle librerie degli appassionati di decine di antologie di genere fantastico. ll tema conduttore di questa antologia in particolare è il culto del maligno e c'è da dire che nel 1969 una proposta simile aveva un impatto diverso da quello che avrebbe oggi. Era l'anno di Charles Manson e degli Hell's Angels, gente che faceva sul serio e che aveva aperto il coperchio di un calderone che fino ad allora era rimasto nascosto ai più.
I racconti proposti non sono inseriti a caso, ma almeno due sono quelli che si distaccano dagli altri.
“Antichi Sortilegi” di Blackwood è sicuramente il migliore racconto proposto. L'espediente dell'estraneo in una comunità chiusa cattura il lettore che, dal punto di vista del protagonista, non può che guardare con sospetto gli abitanti del villaggio . Blackwood si rifà, come in molte delle sue storie, a tematiche che richiamano ad aspetti primordiali, di ritorno alle origini: la rivelazione di altri piani della percezione è vista come un ritorno alla natura bestiale dell'essere umano, aiutato, in qualche modo, da pozioni più o meno magiche.
Dennis Wheatley è proposto con “Il sacerdote nero” che è la storia di un detective dell'occulto (Varney come un misconosciuto vampiro letterario) che vuole smascherare un satanista. L'estremo realismo e il fatto che parla di personaggi reali (A. Crowley) conferiscono alla storia dei tratti inquietanti. Nel commento al racconto viene segnalato che Wheatley spesso ribadisce di non avere mai preso parte a riti satanici, mettendo di fatto nel lettore il dubbio che in realtà vi abbia preso parte. Il commento non fa che spianare la strada ad un un racconto che vuole farsi prendere sul serio.
Edizione sospetta, quella di di questo libro, in tempi di terrori pandemici e a pochi anni dal 2012. Niente di male, beninteso, si fa di anche peggio per vendere.
La storia è quella dei sopravvissuti alla fine del genere umano ma è sostanzialmente una riflessione su come gli uomini abbiano po
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Edizione sospetta, quella di di questo libro, in tempi di terrori pandemici e a pochi anni dal 2012. Niente di male, beninteso, si fa di anche peggio per vendere.
La storia è quella dei sopravvissuti alla fine del genere umano ma è sostanzialmente una riflessione su come gli uomini abbiano poche speranze di riscatto. Ai protagonisti viene data una nuova possibilità, possono iniziare una nuova era, memori degli errori del passato e ricchi delle conoscenze ereditate. Ma la nuova micro-società conosce subito il delitto, inizia a dividersi in tribù, conosce la superstizione (che è manipolazione).
Il male sopravvive alla scomparsa della società degli uomini; l'anziano protagonista, memoria vivente di una civiltà ormai epica, di questo inizia a rendersi conto: sa che nuovamente il progresso dovrà pagare il suo tributo di vite umane, non c'è una seconda possibilità ma il lento ripetersi di un ciclo che condurrà ad una nuova fine.
Le Cinque Ampolle
Stampa: http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/le-cinque-ampolle/11387716
Le mani di Orlac
Il tema delle mani, da sempre caro alla letteratura fantastica, ha le sue origini nel '400, quando maghi ed alchimisti dissertarono circa i poteri magici della Mano di Gloria: nella versione più comune la mano sinistra, in salamoia, di un impiccato usata a mo' di candelabro.
Il principio magico de ... (continue)
Il tema delle mani, da sempre caro alla letteratura fantastica, ha le sue origini nel '400, quando maghi ed alchimisti dissertarono circa i poteri magici della Mano di Gloria: nella versione più comune la mano sinistra, in salamoia, di un impiccato usata a mo' di candelabro.
Il principio magico delle mani è dei più semplici e antichi: si tratta di conferire a una parte (la mano) le caratteristiche dell'insieme (l'uomo che la possedeva).
Su questo presupposto, in linea di massima, si basano quindi le storie che hanno a che vedere con mani, sulle quali si sono cimentati autori come Gérard de Nerval ("La Main Enchantée"), Charles Nodier("La Main de Glorie"), Sheridan Le Fanu ("An Authentic Narrative of the Ghost of a Hand"), Guy de Maupassant ("La Main D'écorché"), fino al classico del genere di W. F. Harvey, "The Beast With Five Fingers".
Anche le "Mani di Orlac" occupa un posto di riguardo in questo filone narrativo, non tanto per il valore letterario, quanto per l'influenza che ha avuto sul cinema horror, dagli albori fino ai giorni nostri grazie a varie trasposizioni cinematografiche che hanno fatto della storia del pianista a cui vengono trapiantate le mani di un assassino (e di tutte le altre varianti, fino a "The Eye") uno dei temi ricorrenti del cinema horror.
Il romanzo in sè ha un certo gusto macabro e vagamente allucinato e alcune parti sono intense (Rosine al buio che lotta con il misterioso ospite) anche se i meccanismi del giallo risultano un po' troppo scontati per il lettore moderno e la "suspense" risulta, a mio avviso, diluita e traballante.
Fantasmi
Che si tratti dell'edizione italiana dell'antologia "Ghost and Scholars" di R. Pardoe e R. Dalby non è subito evidente a causa dello strano titolo.
Comunque si tratta di un testo di sicuro interesse per gli appassionati del genere, anche perchè questa antologia ha alle spalle un lavoro di diversi ... (continue)
Che si tratti dell'edizione italiana dell'antologia "Ghost and Scholars" di R. Pardoe e R. Dalby non è subito evidente a causa dello strano titolo.
Comunque si tratta di un testo di sicuro interesse per gli appassionati del genere, anche perchè questa antologia ha alle spalle un lavoro di diversi anni di studi che
furono raccolti nella rivista "Ghost and Scholars" che, a partire dal 1979, pubblicò numerosi saggi critici, racconti e documenti sulla Ghost Story di ispirazione Jamesiana.
Nel volume sono raccolti dei racconti che in qualche modo sono stati ispirati da M.R. James o che condividiono un certo retroterra tematico e stilistico con quelli del nostro.
Studiosi alle prese con vecchi tomi, chiese che nascondono blasfeme entità, rovine covo di entità spettrali, religosi dalla dubbia fede, per intenderci..
Dato che si tratta di racconti è difficile esprime un giudizio complessivo ma a mio modesto avviso almeno quattro sono le storie che si elavano sulle altre: "Mosca Cieca" di John Dickson Carr, "Fra il tramonto e il sorgere della luna" di R. H. Malden, "Sui tetti" di S. Baring-Gould e "Venite, seguitemi!" di S. Hodgson.
Sicuramente la forza di questi racconti non è nell'intreccio o negli espedienti narrativivi, dato che solitamente non sono quelli che fanno la differenza in una ghost story, ma in quello che per James era l'ingrediente chiave di un racconto di fantasmi: l'atmosfera, lo sfondo, che in questi racconti disturba e inquieta più degli avvenimenti in se.
I classici della Magia Nera
Peter Hainig è noto per avere disseminato gli scaffali delle librerie degli appassionati di decine di antologie di genere fantastico. ll tema conduttore di questa antologia in particolare è il culto del maligno e c'è da dire che nel 1969 una proposta simile aveva un impatto diverso da quello che ... (continue)
Peter Hainig è noto per avere disseminato gli scaffali delle librerie degli appassionati di decine di antologie di genere fantastico. ll tema conduttore di questa antologia in particolare è il culto del maligno e c'è da dire che nel 1969 una proposta simile aveva un impatto diverso da quello che avrebbe oggi. Era l'anno di Charles Manson e degli Hell's Angels, gente che faceva sul serio e che aveva aperto il coperchio di un calderone che fino ad allora era rimasto nascosto ai più.
I racconti proposti non sono inseriti a caso, ma almeno due sono quelli che si distaccano dagli altri.
“Antichi Sortilegi” di Blackwood è sicuramente il migliore racconto proposto. L'espediente dell'estraneo in una comunità chiusa cattura il lettore che, dal punto di vista del protagonista, non può che guardare con sospetto gli abitanti del villaggio .
Blackwood si rifà, come in molte delle sue storie, a tematiche che richiamano ad aspetti primordiali, di ritorno alle origini: la rivelazione di altri piani della percezione è vista come un ritorno alla natura bestiale dell'essere umano, aiutato, in qualche modo, da pozioni più o meno magiche.
Dennis Wheatley è proposto con “Il sacerdote nero” che è la storia di un detective dell'occulto (Varney come un misconosciuto vampiro letterario) che vuole smascherare un satanista. L'estremo realismo e il fatto che parla di personaggi reali (A. Crowley) conferiscono alla storia dei tratti inquietanti. Nel commento al racconto viene segnalato che Wheatley spesso ribadisce di non avere mai preso parte a riti satanici, mettendo di fatto nel lettore il dubbio che in realtà vi abbia preso parte. Il commento non fa che spianare la strada ad un un racconto che vuole farsi prendere sul serio.
La peste scarlatta
***This comment contains spoilers! ***
Edizione sospetta, quella di di questo libro, in tempi di terrori pandemici e a pochi anni dal 2012. Niente di male, beninteso, si fa di anche peggio per vendere.
La storia è quella dei sopravvissuti alla fine del genere umano ma è sostanzialmente una riflessione su come gli uomini abbiano po ... (continue)
Edizione sospetta, quella di di questo libro, in tempi di terrori pandemici e a pochi anni dal 2012. Niente di male, beninteso, si fa di anche peggio per vendere.
La storia è quella dei sopravvissuti alla fine del genere umano ma è sostanzialmente una riflessione su come gli uomini abbiano poche speranze di riscatto. Ai protagonisti viene data una nuova possibilità, possono iniziare una nuova era, memori degli errori del passato e ricchi delle conoscenze ereditate. Ma la nuova micro-società conosce subito il delitto, inizia a dividersi in tribù, conosce la superstizione (che è manipolazione).
Il male sopravvive alla scomparsa della società degli uomini; l'anziano protagonista, memoria vivente di una civiltà ormai epica, di questo inizia a rendersi conto: sa che nuovamente il progresso dovrà pagare il suo tributo di vite umane, non c'è una seconda possibilità ma il lento ripetersi di un ciclo che condurrà ad una nuova fine.