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3 of 4 people find this helpful
Non mi è piaciuto. Nemmeno un po'.
Da quanti anni scrive King? Più di trenta? Sì, mi pare di sì... Alla fine di questa lettura mi vien da pensare che esistano anche manie senili letterarie: come certi nonnini sdentati, che con l'età prendono gusto a riempirsi la bocca di ceci secchi e a farli ammorbidire nella saliva, allo stesso modo King ha preso un gusto smodato per le parentesi. Io, che ho cominciato a scrivere leggendo i suoi romanzi, non sono affatto contraria al loro uso... ma così è troppo! Ci sono pagine, in "Cell", che sono tutte parentesi una di seguito all'altra e questo ha reso pesante e fastidiosa la lettura. Dico: sei un maestro, sei il Re, non puoi trovare un modo migliore e più organico per inserire nel testo aneddoti, flashback e pensieri vari? Devi per forza sovraffollare le pagine in questo modo selvaggio?
Altra mania letteraria senile: i personaggi bidimensionali e poco credibili. Eh, son tramontati, a quanto pare, i tempi in cui King poteva tirar fuori personaggi come Roland di Gilead, Eddie Dean, Alan Pangborn, i bambini di IT, George Stark... In "Cell" l'unico personaggio che a tratti - solo a tratti - è degno di nota è il protagonista, Clay Riddle; in alcuni momenti mi ci sono identificata: lui è un disegnatore che ama e vede i suoi personaggi come io amo e vedo i miei; il suo modo di pensare ad una storia da disegnare è simile al mio quando penso ad una da scrivere. Ma nonostante questo, anche lui non è stato capace di catturarmi: non mi sono sentita coinvolta dalla sua pena per il figlio. Gli altri, poi, sono come fantasmi e questo è sicuramente l'aspetto che più mi ha lasciata con l'amaro in bocca: okay, passi per la trama, che non è originale ed è sottile come carta velina, ma cavolo! Secondo le sue stesse parole, i personaggi fanno la storia, se questi non sono all'altezza cosa può venir fuori? La risposta è "Cell": Tom, Alice e Jordan, i comprimari che accompagnano Clay in questa lotta per la sopravvivenza in un mondo di gente impazzita all'improvviso a causa dei cellulari (i telepazzi) non lasciano altra impressione che una fastidiosa sensazione di antipatia; io l'ho provata sioprattutto per Alice, prima, e per Jordan, dopo. Una cosa che mi sento ripetere spessissimo è che la caratterizzazione dei personaggi è fondamentale e che questa va curata in ogni aspetto, dalla fisionomia alla gestualità alla psicologia... anche il loro modo di parlare è importantissimo. Bene: Alice ha quindici anni, ma parla con più forza e determinazione di Clay e Tom messi insieme; ha perso la madre e il padre, è sconvolta, ha attacchi di panico e crisi isteriche, che supera stringendo in mano una scarpetta da neonato, e nonostante tutto in più di un'occasione la si vede prendere il comando del gruppetto; spesso Clay e Tom, due uomini fatti e finiti, le vanno dietro come cuccioli smarriti. Jordan, invece, ha dodici anni... e parla come un accademico: è un esperto di informatica e va benissimo... ma fatico davvero a credere che un dodicenne, che invece di dire "Io e il Preside" dice "Me e il Preside", possa arrivare a comprendere il funzionamento della mente umana partendo da riflessioni sul disco rigido dei computer. Non ci credo, alla faccia del suo QI. Nel romanzo è Jordan a formulare ipotesi - tutte azzeccatissime e ben articolate - su quel che è successo ai telepazzi, a proporre addirittura la soluzione per cercare di recuperare quelli che possono essere recuperati: Clay si rivolge a lui per sapere come deve comportarsi con suo figlio! E non solo Jordan ha il cervello di un accademico, ma parla anche come un accademico da Premio Nobel: dal momento della sua comparsa e fino alla fine si esprime come un dodicenne solo in due o tre occasioni. Questi due personaggi sono tutto un pasticcio: King ha cercato di far vedere le loro debolezze di bambini/adolescenti (la scarpina-talismano di Alice, le sgrammaticature di Jordan), ma il risultato è davvero ignobile. Spiacente, non posso definirlo diversamente.
Sempre in tema di personaggi, ad un passo dalla fine del romanzo King ne introduce altri tre completamente sconosciuti: Dan, Ray e Denise. Li ha introdotti così tardivamente che, per come la vedo io, non è riuscito a dar loro un briciolo di sostanza, soprattutto a Ray che, difatti, ha ammazzato subito subito. Certo, la sua morte ha un importante perché, ma per quel poco che è stato con il lettore... bah, che esistesse o meno non avrebbe fatto alcuna differenza: era solo uno che fumava e ogni tanto parlava. Dan e Denise non sono migliori: sembrano esercizi di caratterizzazione, piuttosto che personaggi veri e propri, ognuno dei due ha una sola caratteristica fondamentale, King non ha sviluppato altro della loro personalità: Dan è insopportabile, Denise è tosta. Punto.
Questo romanzo è una tomba per i personaggi. Che tristezza!
Della storia, che dire? E' uno spettro che ricorda "L'Ombra dello Scorpione" quel tanto che basta da farlo rimpiangere amaramente; leggevo e mi chiedevo "Perché l'hai fatto? Quando hai scritto Buick 8 i lettori non lo hanno gradito particolarmente perché ricordava troppo Christine, la macchina infernale... e tu avevi accettato i rimproveri e avevi riconosciuto il torto... Allora perché ci sei ricascato?" Io penso che "L'Ombra dello Scorpione" sia uno dei suoi romanzi più belli (dopo "The Gunslinger", per me): "Cell" è un insulto. E' come se King si fosse messo ad imitare se stesso.
Uff. Non finirà nello Scatolone degli Orrori solo perché non sopporterei mai e poi mai di vedere un libro di King accanto a quelli della Troisi, ma se dovessi dare un voto a "Cell" direi che è un 5 stentato.
Da evitare. ... (continue)
Non mi è piaciuto. Nemmeno un po'.
Da quanti anni scrive King? Più di trenta? Sì, mi pare di sì... Alla fine di questa lettura mi vien da pensare che esistano anche manie senili letterarie: come certi nonnini sdentati, che con l'età prendono gusto a riempirsi la bocca di ceci secchi e a farli ammorbidire nella saliva, allo stesso modo King ha preso un gusto smodato per le parentesi. Io, che ho cominciato a scrivere leggendo i suoi romanzi, non sono affatto contraria al loro uso... ma così è troppo! Ci sono pagine, in "Cell", che sono tutte parentesi una di seguito all'altra e questo ha reso pesante e fastidiosa la lettura. Dico: sei un maestro, sei il Re, non puoi trovare un modo migliore e più organico per inserire nel testo aneddoti, flashback e pensieri vari? Devi per forza sovraffollare le pagine in questo modo selvaggio?
Altra mania letteraria senile: i personaggi bidimensionali e poco credibili. Eh, son tramontati, a quanto pare, i tempi in cui King poteva tirar fuori personaggi come Roland di Gilead, Eddie Dean, Alan Pangborn, i bambini di IT, George Stark... In "Cell" l'unico personaggio che a tratti - solo a tratti - è degno di nota è il protagonista, Clay Riddle; in alcuni momenti mi ci sono identificata: lui è un disegnatore che ama e vede i suoi personaggi come io amo e vedo i miei; il suo modo di pensare ad una storia da disegnare è simile al mio quando penso ad una da scrivere. Ma nonostante questo, anche lui non è stato capace di catturarmi: non mi sono sentita coinvolta dalla sua pena per il figlio. Gli altri, poi, sono come fantasmi e questo è sicuramente l'aspetto che più mi ha lasciata con l'amaro in bocca: okay, passi per la trama, che non è originale ed è sottile come carta velina, ma cavolo! Secondo le sue stesse parole, i personaggi fanno la storia, se questi non sono all'altezza cosa può venir fuori? La risposta è "Cell": Tom, Alice e Jordan, i comprimari che accompagnano Clay in questa lotta per la sopravvivenza in un mondo di gente impazzita all'improvviso a causa dei cellulari (i telepazzi) non lasciano altra impressione che una fastidiosa sensazione di antipatia; io l'ho provata sioprattutto per Alice, prima, e per Jordan, dopo. Una cosa che mi sento ripetere spessissimo è che la caratterizzazione dei personaggi è fondamentale e che questa va curata in ogni aspetto, dalla fisionomia alla gestualità alla psicologia... anche il loro modo di parlare è importantissimo. Bene: Alice ha quindici anni, ma parla con più forza e determinazione di Clay e Tom messi insieme; ha perso la madre e il padre, è sconvolta, ha attacchi di panico e crisi isteriche, che supera stringendo in mano una scarpetta da neonato, e nonostante tutto in più di un'occasione la si vede prendere il comando del gruppetto; spesso Clay e Tom, due uomini fatti e finiti, le vanno dietro come cuccioli smarriti. Jordan, invece, ha dodici anni... e parla come un accademico: è un esperto di informatica e va benissimo... ma fatico davvero a credere che un dodicenne, che invece di dire "Io e il Preside" dice "Me e il Preside", possa arrivare a comprendere il funzionamento della mente umana partendo da riflessioni sul disco rigido dei computer. Non ci credo, alla faccia del suo QI. Nel romanzo è Jordan a formulare ipotesi - tutte azzeccatissime e ben articolate - su quel che è successo ai telepazzi, a proporre addirittura la soluzione per cercare di recuperare quelli che possono essere recuperati: Clay si rivolge a lui per sapere come deve comportarsi con suo figlio! E non solo Jordan ha il cervello di un accademico, ma parla anche come un accademico da Premio Nobel: dal momento della sua comparsa e fino alla fine si esprime come un dodicenne solo in due o tre occasioni. Questi due personaggi sono tutto un pasticcio: King ha cercato di far vedere le loro debolezze di bambini/adolescenti (la scarpina-talismano di Alice, le sgrammaticature di Jordan), ma il risultato è davvero ignobile. Spiacente, non posso definirlo diversamente.
Sempre in tema di personaggi, ad un passo dalla fine del romanzo King ne introduce altri tre completamente sconosciuti: Dan, Ray e Denise. Li ha introdotti così tardivamente che, per come la vedo io, non è riuscito a dar loro un briciolo di sostanza, soprattutto a Ray che, difatti, ha ammazzato subito subito. Certo, la sua morte ha un importante perché, ma per quel poco che è stato con il lettore... bah, che esistesse o meno non avrebbe fatto alcuna differenza: era solo uno che fumava e ogni tanto parlava. Dan e Denise non sono migliori: sembrano esercizi di caratterizzazione, piuttosto che personaggi veri e propri, ognuno dei due ha una sola caratteristica fondamentale, King non ha sviluppato altro della loro personalità: Dan è insopportabile, Denise è tosta. Punto.
Questo romanzo è una tomba per i personaggi. Che tristezza!
Della storia, che dire? E' uno spettro che ricorda "L'Ombra dello Scorpione" quel tanto che basta da farlo rimpiangere amaramente; leggevo e mi chiedevo "Perché l'hai fatto? Quando hai scritto Buick 8 i lettori non lo hanno gradito particolarmente perché ricordava troppo Christine, la macchina infernale... e tu avevi accettato i rimproveri e avevi riconosciuto il torto... Allora perché ci sei ricascato?" Io penso che "L'Ombra dello Scorpione" sia uno dei suoi romanzi più belli (dopo "The Gunslinger", per me): "Cell" è un insulto. E' come se King si fosse messo ad imitare se stesso.
Uff. Non finirà nello Scatolone degli Orrori solo perché non sopporterei mai e poi mai di vedere un libro di King accanto a quelli della Troisi, ma se dovessi dare un voto a "Cell" direi che è un 5 stentato.
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