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A. Capatti
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Salve Leonardi,
un saluto e: un ringraziamento dovuto!
Ho finalmente letto un romanzo di Edmund White ("Un giovane americano", editore Playground) e l'ho trovato di una qualità letteraria altissima.
Temo non avrei avuto occasione di conoscere questo scrittore - propriamente degno di definirsi tale - se non fossi venuto a sapere della sua esistenza tramite gli articoli che lei ha scritto.
Approfondirò di certo la conoscenza di White e della sua scrittura apparentemente soave e micidiale per sostanza e incisività e stile.
Un saluto!,
Coda
Caro Coda, per il momento le mando tanti auguri di buon anno e poi quando sarò di ritorno a Roma le risponderò.
A presto
gp
Di passaggio: e assieme a un augurio per le festività appena trascorse e per quelle a poco da venire! una riflessione veloce sull'ultimo romanzo di Siti: ho avuto l'impressione costante che questo romanzo non sia piaciuto neanche a chi lo scriveva, come se più che provenire da una esigenza estetica sia stato prodotto da un tanto più soffocante quanto impalpabile senso-del-dovere, non so se più personale o se più editorialmente spinto, che cerca di essere trasversalmente morale riuscendo a essere a malapena piattamente informativo - per quanti siano i ghirigori sessual-aforistici messi a margine. Mi incuriosirà leggerne qui - o altrove - le sue valutazioni, Leonardi.
Un saluto!,
Coda
Salve Gp!
la ringrazio per i suoi chiarimenti, ma le assicuro che mai avrei voluto guastarle la serenità di una notte di riposo!
Dalle due citazioni si ricava l'impressione che la ricezione di Aldo Busi all'estero - anche all'estero? - debba scontare parecchi fraintendimenti: d'altronde, se si tiene conto del suo stile, che fa scoppiare dal di dentro ogni mortorio linguistico, non si può che disperare per i suoi traduttori: non esistono ancora dei dizionari per recuperare lo stravolgimento anche semantico che Busi fa delle parole. Come per tutti i romanzi profondamente sentiti linguisticamente, un passaggio in una lingua diversa costerà delle grandi perdite a più livelli.
Di qualche giorno fa è un video nel quale Aldo Busi racconta come un traduttore castigliano abbia trasformato i collant del titolo di un suo libro in un telaio tessile...
Per White: io mi ero messo alla ricerca, proprio su Anobii, di "Un giovane americano", ed è andata così: ho contattato un utente che ho scoperto essere una ragazza, le ho detto i motivi per i quali cercavo di leggere i libri di White, lei mi ha risposto - Io lo avevo comprato per pochi euro su una bancarella e non l'ho mai letto veramente...
Infine è andata così: ha cominciato a leggerlo, se ne è appassionata (- Al tema dell'omosessualità sono molto legata, non sapevo che questo libro lo trattasse...) e mi ha scritto che liberarsene non vuole più: al massimo ci sarà uno prestito momentaneo tra un po' di tempo.
Ora c'è una nuova lettrice di White in circolazione.
Il prossimo passo è cercare e casomai ordinare online il My-Lives!
Gp, la ringrazio per il suo aiuto e davvero mi scuso se sono stato motivo di qualche rovello.
I miei saluti e a presto!,
Coda
Caro Antonio Coda,
le confesso che non ho dormito pensando a dove avevo letto il riferimento. Le confesso anche di aver confuso due episodi. Sostanzialmente White cita Busi in un articolo sull’autofiction e forse commette anche un errore, infatti egli scrive in un articolo pubblicato sulla London Review of Books: “since in Italy, at least, gay writers such as Tondelli and Aldo Busi have gladly accepted the label” [‘Today the artist is a saint who writes his own life’, Vol. 17 No. 5 · 9 March 1995, pages 6-8]. L’episodio cui mi riferivo io, però, è contenuto in un libro di Mark Simpson, che racconta: "At this point another panellist intervened, the Italian novelist Aldo Busi, an expert on meaningless sex and suicide (but in the universalist sense, you understand: fabulously, he once threatened to sue a bookshop that put his novels in the gay section): 'What do either of you know about vaginas? Eh!' he exploded. That shut us up. [Mark Simpson and Steve Zeeland, "The Queen is Dead", p. 183].
Spero di esserle stato d’aiuto! Per il resto, nessun problema a continuare i nostri discorsi qui o su Finzioni, o Le Parole e le Cose. Trovo òolto stimolanti alcune delle sue riflessioni. Se posso, io le consiglio di partire con “My lives” di E. White, un ottimo compromesso tra autofiction e narrativa. A presto
gp