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Switched
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La Hocking è ormai conosciuta anche nel bel paese per aver riscosso un grandissimo successo in patria vendendo 2 milioni di copie digitali su Amazon (il prezzo di vendita era poco meno di un dollaro) del suo romanzo d'esordio Switched, primo di una trilogia incentrata sui Trylle (rivisitazione moder ... (continue)
La Hocking è ormai conosciuta anche nel bel paese per aver riscosso un grandissimo successo in patria vendendo 2 milioni di copie digitali su Amazon (il prezzo di vendita era poco meno di un dollaro) del suo romanzo d'esordio Switched, primo di una trilogia incentrata sui Trylle (rivisitazione moderna dei Troll). Il romanzo non spicca di certo per l'originalità dei contenuti – sono riscontrabili, infatti, i soliti cliché appartenenti all'era post-Twilight come il trasferimento della protagonista, la storia d'amore impossibile e osteggiata, la componente soprannaturale, l'indole solitaria della protagonista e la sua difficoltà ad integrarsi etc – e, dopo un prologo intrigante, le aspettative del lettore vengono brutalmente disattese. In più, la cosa che lascia sinceramente stupiti di Switched è la mitologia appena accennata e delineata in maniera banale. I Troll, in realtà, non hanno le sembianze orripilanti che la tradizione fantastica ha donato loro, ma sono esseri magici che ricalcano le sembianze umane, con alcune lievi differenze.
"D'accordo. Pensaci bene, Wendy. Non ti sei mai realmente integrata da nessuna parte. Sei iraconda. Sei molto intelligente e hai gusti difficili a tavola. Odi portare le scarpe. I tuoi capelli, per quanto belli, sono praticamente indomabili. Hai occhi e capelli bruni."
Così, il protagonista Finn spiega a Wendy le sue origini sconvolgenti. Peccato che in questa descrizione manchi una determinata specificità della specie a cui entrambi appartengono – di fatto moltissime persone normali potrebbero ricalcare questa fisionomia.
La narrazione mantiene un ritmo costante, ma non raggiunge alcun punto di climax e l'azione si nota per la sua assenza, dato che Switched si dipana essenzialmente raccontando situazioni e fatti inutili e di contorno senza focalizzarsi sui punti nodali e interessanti della storia. I personaggi che compongono la scena non sono adeguatamente caratterizzati: l'autrice non si spreca nell'approfondimento psicologico dei protagonisti, che risultano più delle macchiette, e delinea con pressapochismo i personaggi secondari, che non riescono ad acquisire una voce propria e distinta.
Lo stile della Hocking è piano, semplice e tipico della narrativa young adult americana. Non si evidenzia nessun utilizzo particolare della lingua, che possa distinguere l'autrice dalla massa informe di autori YA che continuano ininterrottamente a sfornare epigoni del romanzo della Meyer. Cercano, infatti, di replicare la stessa fortuna della scrittrice mormone, ricalcandone i cliché senza apportare alcuna novità significativa a un panorama letterario ormai saturo.
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