Giallo sì, ma senza ispettore Maigret. E' il mio primo Simenon senza l'arcinoto ispettore e devo dire di averlo apprezzato in modo particolare.
Simenon rimaneggia tre volte, questa vicenda (che verrà prima pubblicata come Il piccolo sarto e il cappellaio e Beati gli umili) che accogli
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Giallo sì, ma senza ispettore Maigret. E' il mio primo Simenon senza l'arcinoto ispettore e devo dire di averlo apprezzato in modo particolare.
Simenon rimaneggia tre volte, questa vicenda (che verrà prima pubblicata come Il piccolo sarto e il cappellaio e Beati gli umili) che accoglie un tema che lo appassiona: la condivisione di un segreto, di un terribile segreto. Un segreto che forse distrugge l'innocente non abituato a sopportare carichi così gravosi.
Tutto il romanzo è ambientato a La Rochelle: si percepisce il clima della città di provincia in cui in un attimo ci si può sentire sorvegliati da tutti e prigionieri della propria immagine, o di quella immagine che ci si è cuciti addosso nel tempo.
Sicuramente ricorderò un aspetto forse minore del libro, cioè l'effetto che le dichiarazione dei giornali e dei vari "specialisti" hanno fatto a proposito del serial killer e l'effetto delle stesse sull'omicida... da brivido!!
Va letto dopo qualche Gary, quando ormai si è preso confidenza con lo scrittore, come fosse un nonno, che si è sempre scontrato con il destino, che adoriamo anche se a volte ci fa un po' vergognare. La sua vita raccontata sotto forma di intervista, ha un taglio introspettivo con toni molto accesi s
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Va letto dopo qualche Gary, quando ormai si è preso confidenza con lo scrittore, come fosse un nonno, che si è sempre scontrato con il destino, che adoriamo anche se a volte ci fa un po' vergognare. La sua vita raccontata sotto forma di intervista, ha un taglio introspettivo con toni molto accesi soprattutto quando si parla di principi e di valori. Non gli ho creduto del tutto, un po' si è incensato, un po' mi è parso un'anima in pena che lotta furiosamente con un sistema che non riesce a comprendere. Nonostante le pagine profuse in lungaggini politiche a proposito della sua carriera diplomatica (fra l'altro, oggi, datate e difficili da contestualizzare) il suo rapporto con il sesso femminile che pare rispettoso e concettualmente molto moderno ma, dal mio punto di vista "romanzato" per il pubblico di lettori, rimane uno dei miei scrittori preferiti.
Schmitt ha vinto il Premio Goncourt 2010 per questi racconti (il premio che ha vinto due volte Gary, prendendo in giro la giuria), che trovo snelli, coinvolgenti e intelligenti. Non sono però i racconti di Dino Buzzati, che si prestano a diverse chiavi di lettura, che quasi assomigliano a un test c
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Schmitt ha vinto il Premio Goncourt 2010 per questi racconti (il premio che ha vinto due volte Gary, prendendo in giro la giuria), che trovo snelli, coinvolgenti e intelligenti. Non sono però i racconti di Dino Buzzati, che si prestano a diverse chiavi di lettura, che quasi assomigliano a un test che vuole far emergere il nostro inconscio in tutta la sua interezza. In questa raccolta abbiamo due temi più e meno palesemente dichiarati: la redenzione e santa Rita. In quest'ultimo caso, la santa “delle cause perse” appare in situazioni molto diverse fra loro e sta a noi darle la giusta collocazione e interpretare qual è il suo ruolo. Per quanto riguarda la redenzione, Schmitt ci dice che “l'uomo non cambia, si corregge. Utilizza il proprio carattere in un altro modo, lo indirizza mettendolo al servizio di altri valori." Su questo punto sarei d'accordo completamente, se avesse parlato di valori e disvalori, l'evoluzione dell'uomo, passando anche dalla presa di coscienza non è sempre positiva e verso il bene. Quello che è certo è che nelle storie d'amore – amore spirituale, verso i figli, per gli amici - spesso c'è asincronia, ma anche in questo caso, raggiungere la consapevolezza e la sintonia, anche solo per un attimo, non è scontato. Ho sentito troppo l'eco religioso, riferimento senza sfumature del bene e del giusto.
Nel Giornale di bordo in cui l'autore ci fa assaggiare cosa pensa e prova durante la stesura di questi quattro racconti, ho scoperto invece un uomo dal “caratterino” volitivo, con punte di presunzione che smorza velocemente quando si rilegge. Apprezzo molto che lo pubblichi.
Se il linguaggio un po’ spinto, poco elegante fa impressione, questo non è il libro giusto. Ma il titolo cita una maitresse, non una madre superiora. Se invece, come me del resto, restate affascinati da chi nasce sfortunato, ma è coerente con se stesso, che combatte, perde ma non si lamenta,
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Se il linguaggio un po’ spinto, poco elegante fa impressione, questo non è il libro giusto. Ma il titolo cita una maitresse, non una madre superiora. Se invece, come me del resto, restate affascinati da chi nasce sfortunato, ma è coerente con se stesso, che combatte, perde ma non si lamenta, qualche volta vince allora questo libro è perfetto. La vita di Nelly affascina a incanta: è stata fino al 1917 una maitresse di casini di lusso con ben 37 anni di carriera (dopo aver fatto a suo volta “la vita” per alcuni anni), impara a leggere e a scrivere da sola, si relaziona con uomini di potere (i suoi clienti o coloro ai quali deve pagare le tangenti per non avere “fastidi”), con donne cioè le “sue ragazze” spesso fragili e imprevedibili, deve differenziarsi dalla concorrenza e vivere borderline fra i malavitosi e i grossi industriali. Mi rimarranno impresse le riflessioni sui puritani, le statistiche sugli uomini che frequentano la “sua casa”, quelle sull’amore e sul mondo seminascosto, dei furfantelli o di chi comunque prova a campare in bilico fra il lecito e l’illecito (più verso il secondo che il primo). Non era una sprovveduta e nemmeno una donna fortunata, ma una “manager” che non scappava di fronte al rischio. Peccato che non abbia potuto godere dei diritti d’autore del suo manoscritto, se li sarebbe meritati ha scritto un romanzo che offre un quadro originale ma completo di un’epoca. Non la giudico per la professione, scelta liberamente, la stimo per la forza d’animo e per l’acutezza nell’osservare gli Stati Uniti in un periodo cruciale (dalla guerra ai cercatori d’oro, passando per il puritanesimo e l’arrivo della mafia italiana con Al Capone).
Descrizioni leziose e tinte da romanzetto rosa, mi hanno a più riprese spinto ad abbandonare questo volumetto (rosa giustappunto) che per onestà offre anche alcuni spunti. Ad esempio quello sulla guerra, che ferisce anche chi non sanguina in modo troppo profondo perché possa essere riconosciuto e cu
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Descrizioni leziose e tinte da romanzetto rosa, mi hanno a più riprese spinto ad abbandonare questo volumetto (rosa giustappunto) che per onestà offre anche alcuni spunti. Ad esempio quello sulla guerra, che ferisce anche chi non sanguina in modo troppo profondo perché possa essere riconosciuto e curato. Peccato che rimanga uno spunto, non segue nulla. Altro "scorcio" riguarda il cambiamento economico per cui vivere di rendita inizia ad essere impossibile ai più, quindi esiste una generazione che si ritrova nel mezzo del cammin della propria esistenza a rimboccarsi le maniche e a lavorare. Infine una donna disincantata dà consigli di vita pratici, ignorando la morale comune, semplicemente basandosi sull'esperienza: peccato le vengano dedicate solo un paio di paginette.
Insomma, tante idee carine in una salsa zuccherosa e pretenziosa. La Némirovsky aveva solo 23 anni quando ha scritto questo libro, ma quando l'ho acquistato non lo sapevo e poiché non sto studiando l'evoluzione della sua scrittura, ma vorrei solo godermi una buona lettura, sarei meno sarcastica se lo avessi pagato come una pubblicazione su un giornalino universitario.
I fantasmi del cappellaio
Giallo sì, ma senza ispettore Maigret. E' il mio primo Simenon senza l'arcinoto ispettore e devo dire di averlo apprezzato in modo particolare.
Simenon rimaneggia tre volte, questa vicenda (che verrà prima pubblicata come Il piccolo sarto e il cappellaio e Beati gli umili) che accogli ... (continue)
Giallo sì, ma senza ispettore Maigret. E' il mio primo Simenon senza l'arcinoto ispettore e devo dire di averlo apprezzato in modo particolare.
Simenon rimaneggia tre volte, questa vicenda (che verrà prima pubblicata come Il piccolo sarto e il cappellaio e Beati gli umili) che accoglie un tema che lo appassiona: la condivisione di un segreto, di un terribile segreto. Un segreto che forse distrugge l'innocente non abituato a sopportare carichi così gravosi.
Tutto il romanzo è ambientato a La Rochelle: si percepisce il clima della città di provincia in cui in un attimo ci si può sentire sorvegliati da tutti e prigionieri della propria immagine, o di quella immagine che ci si è cuciti addosso nel tempo.
Sicuramente ricorderò un aspetto forse minore del libro, cioè l'effetto che le dichiarazione dei giornali e dei vari "specialisti" hanno fatto a proposito del serial killer e l'effetto delle stesse sull'omicida... da brivido!!
La notte sarà calma
Va letto dopo qualche Gary, quando ormai si è preso confidenza con lo scrittore, come fosse un nonno, che si è sempre scontrato con il destino, che adoriamo anche se a volte ci fa un po' vergognare.continue)
La sua vita raccontata sotto forma di intervista, ha un taglio introspettivo con toni molto accesi s ... (
Va letto dopo qualche Gary, quando ormai si è preso confidenza con lo scrittore, come fosse un nonno, che si è sempre scontrato con il destino, che adoriamo anche se a volte ci fa un po' vergognare.
La sua vita raccontata sotto forma di intervista, ha un taglio introspettivo con toni molto accesi soprattutto quando si parla di principi e di valori. Non gli ho creduto del tutto, un po' si è incensato, un po' mi è parso un'anima in pena che lotta furiosamente con un sistema che non riesce a comprendere.
Nonostante le pagine profuse in lungaggini politiche a proposito della sua carriera diplomatica (fra l'altro, oggi, datate e difficili da contestualizzare) il suo rapporto con il sesso femminile che pare rispettoso e concettualmente molto moderno ma, dal mio punto di vista "romanzato" per il pubblico di lettori, rimane uno dei miei scrittori preferiti.
Concerto in memoria di un angelo
Schmitt ha vinto il Premio Goncourt 2010 per questi racconti (il premio che ha vinto due volte Gary, prendendo in giro la giuria), che trovo snelli, coinvolgenti e intelligenti. Non sono però i racconti di Dino Buzzati, che si prestano a diverse chiavi di lettura, che quasi assomigliano a un test c ... (continue)
Schmitt ha vinto il Premio Goncourt 2010 per questi racconti (il premio che ha vinto due volte Gary, prendendo in giro la giuria), che trovo snelli, coinvolgenti e intelligenti. Non sono però i racconti di Dino Buzzati, che si prestano a diverse chiavi di lettura, che quasi assomigliano a un test che vuole far emergere il nostro inconscio in tutta la sua interezza.
In questa raccolta abbiamo due temi più e meno palesemente dichiarati: la redenzione e santa Rita. In quest'ultimo caso, la santa “delle cause perse” appare in situazioni molto diverse fra loro e sta a noi darle la giusta collocazione e interpretare qual è il suo ruolo.
Per quanto riguarda la redenzione, Schmitt ci dice che “l'uomo non cambia, si corregge. Utilizza il proprio carattere in un altro modo, lo indirizza mettendolo al servizio di altri valori." Su questo punto sarei d'accordo completamente, se avesse parlato di valori e disvalori, l'evoluzione dell'uomo, passando anche dalla presa di coscienza non è sempre positiva e verso il bene. Quello che è certo è che nelle storie d'amore – amore spirituale, verso i figli, per gli amici - spesso c'è asincronia, ma anche in questo caso, raggiungere la consapevolezza e la sintonia, anche solo per un attimo, non è scontato.
Ho sentito troppo l'eco religioso, riferimento senza sfumature del bene e del giusto.
Nel Giornale di bordo in cui l'autore ci fa assaggiare cosa pensa e prova durante la stesura di questi quattro racconti, ho scoperto invece un uomo dal “caratterino” volitivo, con punte di presunzione che smorza velocemente quando si rilegge. Apprezzo molto che lo pubblichi.
Memorie di una maîtresse americana
Se il linguaggio un po’ spinto, poco elegante fa impressione, questo non è il libro giusto. Ma il titolo cita una maitresse, non una madre superiora. Se invece, come me del resto, restate affascinati da chi nasce sfortunato, ma è coerente con se stesso, che combatte, perde ma non si lamenta, ... (continue)
Se il linguaggio un po’ spinto, poco elegante fa impressione, questo non è il libro giusto. Ma il titolo cita una maitresse, non una madre superiora. Se invece, come me del resto, restate affascinati da chi nasce sfortunato, ma è coerente con se stesso, che combatte, perde ma non si lamenta, qualche volta vince allora questo libro è perfetto.
La vita di Nelly affascina a incanta: è stata fino al 1917 una maitresse di casini di lusso con ben 37 anni di carriera (dopo aver fatto a suo volta “la vita” per alcuni anni), impara a leggere e a scrivere da sola, si relaziona con uomini di potere (i suoi clienti o coloro ai quali deve pagare le tangenti per non avere “fastidi”), con donne cioè le “sue ragazze” spesso fragili e imprevedibili, deve differenziarsi dalla concorrenza e vivere borderline fra i malavitosi e i grossi industriali.
Mi rimarranno impresse le riflessioni sui puritani, le statistiche sugli uomini che frequentano la “sua casa”, quelle sull’amore e sul mondo seminascosto, dei furfantelli o di chi comunque prova a campare in bilico fra il lecito e l’illecito (più verso il secondo che il primo). Non era una sprovveduta e nemmeno una donna fortunata, ma una “manager” che non scappava di fronte al rischio.
Peccato che non abbia potuto godere dei diritti d’autore del suo manoscritto, se li sarebbe meritati ha scritto un romanzo che offre un quadro originale ma completo di un’epoca. Non la giudico per la professione, scelta liberamente, la stimo per la forza d’animo e per l’acutezza nell’osservare gli Stati Uniti in un periodo cruciale (dalla guerra ai cercatori d’oro, passando per il puritanesimo e l’arrivo della mafia italiana con Al Capone).
Il malinteso
Descrizioni leziose e tinte da romanzetto rosa, mi hanno a più riprese spinto ad abbandonare questo volumetto (rosa giustappunto) che per onestà offre anche alcuni spunti. Ad esempio quello sulla guerra, che ferisce anche chi non sanguina in modo troppo profondo perché possa essere riconosciuto e cu ... (continue)
Descrizioni leziose e tinte da romanzetto rosa, mi hanno a più riprese spinto ad abbandonare questo volumetto (rosa giustappunto) che per onestà offre anche alcuni spunti. Ad esempio quello sulla guerra, che ferisce anche chi non sanguina in modo troppo profondo perché possa essere riconosciuto e curato. Peccato che rimanga uno spunto, non segue nulla.
Altro "scorcio" riguarda il cambiamento economico per cui vivere di rendita inizia ad essere impossibile ai più, quindi esiste una generazione che si ritrova nel mezzo del cammin della propria esistenza a rimboccarsi le maniche e a lavorare.
Infine una donna disincantata dà consigli di vita pratici, ignorando la morale comune, semplicemente basandosi sull'esperienza: peccato le vengano dedicate solo un paio di paginette.
Insomma, tante idee carine in una salsa zuccherosa e pretenziosa. La Némirovsky aveva solo 23 anni quando ha scritto questo libro, ma quando l'ho acquistato non lo sapevo e poiché non sto studiando l'evoluzione della sua scrittura, ma vorrei solo godermi una buona lettura, sarei meno sarcastica se lo avessi pagato come una pubblicazione su un giornalino universitario.