"Vite di donne" che quasi non conoscono la felicità, che si alimentano di odio, di rabbia in attesa del momento della loro vendetta personale. Nel lungo racconto che dà il titolo al libro, la spirale di negatività, di follia e insoddisfazione non riesce a trovare né soluzione né rimedio.
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"Vite di donne" che quasi non conoscono la felicità, che si alimentano di odio, di rabbia in attesa del momento della loro vendetta personale. Nel lungo racconto che dà il titolo al libro, la spirale di negatività, di follia e insoddisfazione non riesce a trovare né soluzione né rimedio. Per fortuna lo politica e la Rivoluzione culturale non entrano in questi racconti altrimenti avremmo raggiunto l'apoteosi del dramma.
Lo stile è fluido, pacato, senza fronzoli, a volte i periodi sono così secchi e duri che sembra di sentire freddo.
Bel libro dall'autore di Mogli e concubine (da cui è stato tratto il film Lanterne rosse), in cui la tragedia e il dramma delle protagoniste difficilmente sono accompagnate da una luce di "speranza" (la scorgiamo appena accennata in una sorella Jian, nell'ultimo racconto).
Stendhal scrisse questa breve biografia (insieme a quella di Haydn non presente in questa edizione) perché aveva urgente bisogno di denaro per pagare i suoi debiti. Non l’avessi saputo l’avrei trovata superficiale e, nonostante la brevità, ripetitiva. In realtà probabilmente Stendhal era ispirato so
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Stendhal scrisse questa breve biografia (insieme a quella di Haydn non presente in questa edizione) perché aveva urgente bisogno di denaro per pagare i suoi debiti. Non l’avessi saputo l’avrei trovata superficiale e, nonostante la brevità, ripetitiva. In realtà probabilmente Stendhal era ispirato solo dall’idea di riappacificare la sua situazione finanziaria e non ha dato il meglio di sé almeno in fatto di contenuti.
Tenera la parte dedicata a Mozart bambino, ripetitivo il resto.
Non si finisce mai d'imparare. Non più giovinetta e nata e vissuta in una grande città dove le "guerre" iniziano già in Posta e dal panettiere, scopro che in realtà ho la furbizia di una tartaruga nel gestire le situazioni conflittuali adottando la tecnica della "testa d'ariete", che fa un gran male
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Non si finisce mai d'imparare. Non più giovinetta e nata e vissuta in una grande città dove le "guerre" iniziano già in Posta e dal panettiere, scopro che in realtà ho la furbizia di una tartaruga nel gestire le situazioni conflittuali adottando la tecnica della "testa d'ariete", che fa un gran male, per ottenere poco o niente.
Questo libro fornisce una chiave di lettura immediata per noi occidentali che non siamo molto avezzi alle strategie cinesi, e a me personlmente ricorda che il mondo dei Cavalieri e dell'Onore, dei Principi e della Parola data esiste solo nella favole.
Non conoscevo Mahfuz e sono contenta di averlo letto dopo “Palazzo Yacoubian” di al-Aswani, che ha sicuramente preso qualcosa in più della semplice “ispirazione” da questo libro. Leggendoli in quest’ordine, sono riuscita a godermi due romanzi (e non cambio giudizio sul più recente, sarebbe troppo fa
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Non conoscevo Mahfuz e sono contenta di averlo letto dopo “Palazzo Yacoubian” di al-Aswani, che ha sicuramente preso qualcosa in più della semplice “ispirazione” da questo libro. Leggendoli in quest’ordine, sono riuscita a godermi due romanzi (e non cambio giudizio sul più recente, sarebbe troppo facile).
Con il “senno di poi”, Palazzo Yacoubian è un romanzo un po’ ruffiano, che si sofferma e indugia quando il lettore ha “sete di sapere”.
“Vicolo del mortaio” trasuda bocconi di vita, costellata di avvenimenti piccoli e grandi, che a volte creano molto rumore e pettegolezzi, ma che il quartiere presto dimentica, perché ha già altro a cui pensare. Non c’è l’accento su nessun tema, scandaloso o meno, per cui anche se nel lettore si accende una curiosità “pruriginosa”, volendo avere qualche dettaglio in più di questo o di quell’amore, o su qualche scelta che fa scalpore, Mahfuz non si sofferma, va avanti, si sposta su un altro personaggio o su un’altra vicenda. Non ci sono condanne né assoluzioni, ma solo i pensieri a volte meschini, a volte nobili degli abitanti del vicolo. E’ dall’equilibrio delle diverse storie che si sviluppa una chiara immagine del Vicolo del mortaio, fatta di vicende drammatiche, ridicole, di poco conto, di miseria, di affetto, di vita che a Il Cairo come in qualunque altra località hanno alla base l’umanità, le sue miserie e la sua grandezza.
Ammirevole come la Gatto Trocchi, partendo da citazione dei vari "maghi", risalga alla fonte di queste affermazioni, che generalmente, mescolano i testi religiosi, tradizionali, esoterici più disparati.
Vite di donne
"Vite di donne" che quasi non conoscono la felicità, che si alimentano di odio, di rabbia in attesa del momento della loro vendetta personale.continue)
Nel lungo racconto che dà il titolo al libro, la spirale di negatività, di follia e insoddisfazione non riesce a trovare né soluzione né rimedio.
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"Vite di donne" che quasi non conoscono la felicità, che si alimentano di odio, di rabbia in attesa del momento della loro vendetta personale.
Nel lungo racconto che dà il titolo al libro, la spirale di negatività, di follia e insoddisfazione non riesce a trovare né soluzione né rimedio.
Per fortuna lo politica e la Rivoluzione culturale non entrano in questi racconti altrimenti avremmo raggiunto l'apoteosi del dramma.
Lo stile è fluido, pacato, senza fronzoli, a volte i periodi sono così secchi e duri che sembra di sentire freddo.
Bel libro dall'autore di Mogli e concubine (da cui è stato tratto il film Lanterne rosse), in cui la tragedia e il dramma delle protagoniste difficilmente sono accompagnate da una luce di "speranza" (la scorgiamo appena accennata in una sorella Jian, nell'ultimo racconto).
Vita di Mozart
Stendhal scrisse questa breve biografia (insieme a quella di Haydn non presente in questa edizione) perché aveva urgente bisogno di denaro per pagare i suoi debiti. Non l’avessi saputo l’avrei trovata superficiale e, nonostante la brevità, ripetitiva. In realtà probabilmente Stendhal era ispirato so ... (continue)
Stendhal scrisse questa breve biografia (insieme a quella di Haydn non presente in questa edizione) perché aveva urgente bisogno di denaro per pagare i suoi debiti. Non l’avessi saputo l’avrei trovata superficiale e, nonostante la brevità, ripetitiva. In realtà probabilmente Stendhal era ispirato solo dall’idea di riappacificare la sua situazione finanziaria e non ha dato il meglio di sé almeno in fatto di contenuti.
Tenera la parte dedicata a Mozart bambino, ripetitivo il resto.
Vincere senza combattere. Da Sun Tzu ai 36 stratagemmi: l'arte della strategia secondo l'antico pensiero cinese
Non si finisce mai d'imparare. Non più giovinetta e nata e vissuta in una grande città dove le "guerre" iniziano già in Posta e dal panettiere, scopro che in realtà ho la furbizia di una tartaruga nel gestire le situazioni conflittuali adottando la tecnica della "testa d'ariete", che fa un gran male ... (continue)
Non si finisce mai d'imparare. Non più giovinetta e nata e vissuta in una grande città dove le "guerre" iniziano già in Posta e dal panettiere, scopro che in realtà ho la furbizia di una tartaruga nel gestire le situazioni conflittuali adottando la tecnica della "testa d'ariete", che fa un gran male, per ottenere poco o niente.
Questo libro fornisce una chiave di lettura immediata per noi occidentali che non siamo molto avezzi alle strategie cinesi, e a me personlmente ricorda che il mondo dei Cavalieri e dell'Onore, dei Principi e della Parola data esiste solo nella favole.
Vicolo del mortaio
Non conoscevo Mahfuz e sono contenta di averlo letto dopo “Palazzo Yacoubian” di al-Aswani, che ha sicuramente preso qualcosa in più della semplice “ispirazione” da questo libro. Leggendoli in quest’ordine, sono riuscita a godermi due romanzi (e non cambio giudizio sul più recente, sarebbe troppo fa ... (continue)
Non conoscevo Mahfuz e sono contenta di averlo letto dopo “Palazzo Yacoubian” di al-Aswani, che ha sicuramente preso qualcosa in più della semplice “ispirazione” da questo libro. Leggendoli in quest’ordine, sono riuscita a godermi due romanzi (e non cambio giudizio sul più recente, sarebbe troppo facile).
Con il “senno di poi”, Palazzo Yacoubian è un romanzo un po’ ruffiano, che si sofferma e indugia quando il lettore ha “sete di sapere”.
“Vicolo del mortaio” trasuda bocconi di vita, costellata di avvenimenti piccoli e grandi, che a volte creano molto rumore e pettegolezzi, ma che il quartiere presto dimentica, perché ha già altro a cui pensare.
Non c’è l’accento su nessun tema, scandaloso o meno, per cui anche se nel lettore si accende una curiosità “pruriginosa”, volendo avere qualche dettaglio in più di questo o di quell’amore, o su qualche scelta che fa scalpore, Mahfuz non si sofferma, va avanti, si sposta su un altro personaggio o su un’altra vicenda. Non ci sono condanne né assoluzioni, ma solo i pensieri a volte meschini, a volte nobili degli abitanti del vicolo.
E’ dall’equilibrio delle diverse storie che si sviluppa una chiara immagine del Vicolo del mortaio, fatta di vicende drammatiche, ridicole, di poco conto, di miseria, di affetto, di vita che a Il Cairo come in qualunque altra località hanno alla base l’umanità, le sue miserie e la sua grandezza.
Viaggio nella magia
Ammirevole come la Gatto Trocchi, partendo da citazione dei vari "maghi", risalga alla fonte di queste affermazioni, che generalmente, mescolano i testi religiosi, tradizionali, esoterici più disparati.