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- SpotPolitik (63)
- Perché la casta non sa comunicare
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By Giovanna Cosenza
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- La libertà delle donne (40)
- Contro il femminismo moralista
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By Valeria Ottonelli
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- Le brave ragazze non leggono romanzi (140)
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By Francesca Serra
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- Alice senza niente (139)
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By Pietro De Viola
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- Ave Mary (1932)
- E la Chiesa inventò la donna
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By Michela Murgia
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- Deumanizzazione (35)
- Come si legittima la violenza
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By Chiara Volpato





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- Linee di confine. Filosofia e postcolonialismo (7)
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By Emanuela Fornari
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Linee di confine. Filosofia e postcolonialismo
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Un saggio denso, sia per la quantità di riferimenti al dibattito interno alla «costellazione postcoloniale», sia per il linguaggio filosofico utilizzato. Un'introduzione, ma non per tutti, a quello che potremmo chiamare il paradigma postcoloniale: un concetto che si smarca dall'originaria con ... (
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May 13, 2011 |
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- Amore e violenza (28)
- Il fattore molesto della civiltà
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By Lea Melandri





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- Mamma o non mamma (74)
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By Elena Stancanelli, Carola Susani
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- Sopravvivere all'attesa (15)
- Manuale per giovani coppie
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By Arnaldo Greco, Arianna Giorgia Bonazzi
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- Parola di donna (38)
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By R. Armeni
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- La vita accanto (1629)
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By Mariapia Veladiano





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- Trilogia della città di K. (11277)
- Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna
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By Agota Kristof





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- Sulla traccia di Nives (630)
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By Erri De Luca
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Un'alpinista, al femminile si scrive con l'apostrofo e quell'apostrofo è la mia bandierina di donna che faccio sventolare lassù.
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Mar 21, 2011 |
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- Just kids (466)
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By Patti Smith





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- L'invenzione dei giovani (53)
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By Jon Savage
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Jon Savage ricostruisce la formazione della categoria sociologica ed economica del teenager, da "non-luogo" collocabile tra l'infanzia e l'età adulta a oggetto e soggetto di scambi simbolici e commerciali, neologismo degli anni Quaranta del secolo scorso. Nella presentazione sinottica delle v ... (
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Feb 25, 2011 |
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- La libertà di chi? (30)
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By George Lakoff
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«Siamo cresciuti pensando che le parole fossero trasparenti», ci ricorda George Lakoff. Gli strumenti concettuali che ci offre lo studioso di Berkeley hanno un valore che trascende il contesto storico-politico preso in considerazione (gli U.S.A. di George W. Bush): nozioni come quella di frame ... (
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Feb 2, 2011 |
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- Viva la vida! (545)
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By Pino Cacucci
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- RU 486 (10)
- Non tutte le streghe sono state bruciate
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By Carlo Flamigni, Corrado Melega
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- Biopolitica (9)
- Una mappa concettuale
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By Laura Bazzicalupo
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Un percorso chiaro e articolato attraverso i molti fiumi e rivoli che la parola «biopolitica» raccoglie: Bazzicalupo ne ricostruisce le origini, la particolare torsione teorica che acquista con Michel Foucault e i sentieri che dal (o in alternativa al) pensatore francese si sono costituiti. Inoltre, ... (
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Dec 10, 2010 |
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Alice senza niente
Una trentenne laureata in Scienze Politiche a indirizzo economico, poliglotta, mille lavori alle spalle: la si può chiamare flessibile o precaria; si possono inventare neologismi come «defuturizzazione», per cercare di descrivere il senso di smarrimento, frustrazione, rabbia – a tratti, angoscia – c ... (continue)
Una trentenne laureata in Scienze Politiche a indirizzo economico, poliglotta, mille lavori alle spalle: la si può chiamare flessibile o precaria; si possono inventare neologismi come «defuturizzazione», per cercare di descrivere il senso di smarrimento, frustrazione, rabbia – a tratti, angoscia – che si prova se il cercare un'occupazione diventa la propria, principale occupazione.
Pietro De Viola è uno dei tanti cittadini italiani formati, qualificati e pronti a comprendere ed affrontare il mondo contemporaneo – se non altro per il fatto di esserci nati. Sa che dobbiamo fare i conti con l'essere tanti atomi irrelati – non c'è solidarietà di classe, non c'è unità nazionale, non c'è comunità di destino, checchè se ne dica – e da qui si deve partire per immaginare legami, comunità, lavori, destini. E svuotare di significato i brutti neologismi.
Pietro De Viola ha deciso di iniziare dalla mossa più ovvia, eppure così difficile e rara: raccontarsi. Si è “messo in scena”, per così dire: ha capito di non chiamarsi solo Pietro, ma anche Alice – e chissà quanti altri atomi si assomigliano e non lo sanno – e si è dipinto a parole, nero su bianco. Prima in un file e in un sito internet, poi, vista l'eco sempre più ampia che la “sua” storia andava suscitando, in un esile volume pubblicato da Terre di Mezzo. Esile, ma terribilmente denso: vi si racconta la tragicommedia di Alice, troppo qualificata, troppo brava – quindi, senza niente – e del suo compagno, che del niente (le scarse nozioni di chitarra) fa un qualcosa (lezioni private a gente che ne sa poco meno di lui) per sopravvivere. Sembriamo tanti maghi di provincia, noi-Pietro, noi-Alice, noi-Riccardo. Ci hanno insegnato che dobbiamo suggestionarci per suggestionare – e produrre effetti di realtà e potere. Una vecchia storia, che Andrea Cavalletti ha recentemente ricostruito con lucidità (Suggestione. Potenza e limiti del fascino politico, Bollati Boringhieri 2011). Ma se, come aveva capito infine K., «la menzogna viene elevata a ordine del mondo», può capitare che paradossalmente sia proprio il Potere, nelle vesti dimesse di una selezionatrice ad un colloquio di lavoro, a dirci che possiamo anche smettere di recitare, che sa che sappiamo, che quel lavoro che diciamo di desiderare più di ogni altra cosa al mondo ci umilia e siamo lì per i nostri bisogni primari, non per ciò che vorremmo essere. E se al vernissage dove siamo andati fingendo di amare un artista, per mangiare qualcosa di decente senza spendere, ci scoprono e cominciano a ridere e deriderci, non ci resta che scappare sotto la pioggia. E iniziare a raccontarci. Noi-Pietro, noi-Alice, noi-Riccardo.