Parliamoci chiaro, oggigiorno 10 euro non si sprecano volentieri. Dopo qualche pagina (e non sono molte) di questo esperimento di collaborazione tra due "mostri sacri" del giallo italiano pensavo proprio di aver sprecato una cifra che mi permetterebbe di acquistare tre bottiglie di birra scura ameri
... (continue)
Parliamoci chiaro, oggigiorno 10 euro non si sprecano volentieri. Dopo qualche pagina (e non sono molte) di questo esperimento di collaborazione tra due "mostri sacri" del giallo italiano pensavo proprio di aver sprecato una cifra che mi permetterebbe di acquistare tre bottiglie di birra scura americana. Ma poi, tutto sommato, nonostante la relativa banalità della storia e la quasi totale assenza di tensione narrativa, qualcosa si salva. Il racconto assume una dimensione più divertita, avvenimenti e scrittura sono meno spezzati, c'è qualcosa che mitiga l'amarezza per quella che sembra un'occasione sprecata. E poi a Minimum Fax, che è editore lodevole, concedo pure una mezza stecca.
Citando un mio conoscente, come da titolo, potrei supporre che molti non sanno neppure cosa sia un baratro. E se l'Occidente è in bilico su di esso non se accorgono anche per questo.. Molto interessante quest'opera del giornalista-scrittore-sceneggiatore (che venga fulminato per l'adattamento cinema
... (continue)
Citando un mio conoscente, come da titolo, potrei supporre che molti non sanno neppure cosa sia un baratro. E se l'Occidente è in bilico su di esso non se accorgono anche per questo.. Molto interessante quest'opera del giornalista-scrittore-sceneggiatore (che venga fulminato per l'adattamento cinematografico di Caos Calmo!) Francesco Piccolo. Si parla di turismo in terre esotiche (e quindi si potrebbe dire nel Terzo Mondo), in particolare Piccolo narra un suo viaggio extralusso in alcuni paesi asiatici. Il senso di straniamento e gli aspetti ridicoli degli alberghi a cinque stelle che sorgono in paesi poveri. L'irresistibile tentazione dei souvenir e delle visite guidate a luoghi "imperdibili". Il meccanismo perverso dei voli in prima classe, ovattati e confortevoli. Ho apprezzato molto l'ironia e l'acutezza che caratterizzano queste pagine assolutamente vere e sorprendenti e per certi versi più istruttive di un saggio. E mi sono ricordato di quando per una fortunata coincidenza volai in prima classe, sorseggiando Stolichnaya e pasteggiando con filetto e rosso di Borgogna.. La riflessione che resta in testa è se tutto questo mondo artificioso, innestato in quello vero fatto di problemi enormi, può sopravvivere.
L’interesse per un’opera biografica su una band musicale, o pseudo tale come in questo caso, è spesso limitata alla cerchia dei fan della band stessa (i fan-atici in senso stretto, quelli del tipo feticista, quelli che vogliono sapere se al tal concerto la ragazza del cantate era davvero visibilment
... (continue)
L’interesse per un’opera biografica su una band musicale, o pseudo tale come in questo caso, è spesso limitata alla cerchia dei fan della band stessa (i fan-atici in senso stretto, quelli del tipo feticista, quelli che vogliono sapere se al tal concerto la ragazza del cantate era davvero visibilmente incinta). Fortunatamente Simona Orlando ha voluto fare tutt’altro e in una lunga chiacchierata con Manuel Agnelli e Giorgio Prette ha esplorato gli aspetti musicali della storia degli Afterhours, i come e i perché di certe scelte, i contesti in cui si sono mossi ai loro esordi gli odierni alfieri dell’alternative rock italiano. Perciò niente spazio al gossip, alle curiosità più frivole. Il risultato è un’opera di assoluto interesse per chiunque segua una certa scena musicale ormai affermata e titolata, come dimostra anche un altro recente libro dedicato ai Marlene Kuntz. Il rock in Italia ha una sua storia e qualcuno finalmente la racconta. [per Wait! magazine]
Questa recensione è effettivamente inqualificabile. Nel senso vero e proprio di non poterla qualificare come recensione di Bangkok, poiché il libro che ho letto è in realtà "Bangkok Days", l'edizione in lingua originale. A che pro, però, recensire in italiano e da italiano (attenzione, è importante)
... (continue)
Questa recensione è effettivamente inqualificabile. Nel senso vero e proprio di non poterla qualificare come recensione di Bangkok, poiché il libro che ho letto è in realtà "Bangkok Days", l'edizione in lingua originale. A che pro, però, recensire in italiano e da italiano (attenzione, è importante) un testo in inglese? Meglio dare un'opinione direttamente nella scheda italiana, consapevole che presto metterò in atto il proposito di leggermi anche questa edizione italiana da me acquistata da tempo (senza contare le copie regalate ad amici). Lawrence Osborne, autore a me purtroppo sconosciuto prima di imbattermi casualmente in quest'opera, è scrittore di talento. Basterebbe leggere alcuni dei suoi articoli su importanti testate come New Yorker, Men's Vogue, ecc. Ma non è solo questo, ha lo sguardo attento del viaggiatore curioso. Il protagonista di questo romanzo che sconfina nel diario di viaggio, e viceversa, si trova a Bangkok per esigenze mediche, in particolare dentistiche. Le ottime e relativamente economiche cliniche private sono meta di numerosi turisti americani e occidentali in genere, ma questo non è che uno degli aspetti di questa complessa e sorprendente città. Osborne mette a fuoco non tanto i suoi abitanti thailandesi, riguardo ai quali ammette in un certo senso che non è possibile comprenderli appieno, quanto gli stranieri che a Bangkok vanno a perdersi o a trovare un rifugio anche solo temporaneo dall'Occidente, dallo scorrere unidirezionale del tempo. In cerca forse del sanuk. "In thai c'è una parola, sanuk , che significa il dovere di godersi la vita fino in fondo. Di solito viene tradotta come 'piacere' o 'divertimento', ma in realtà non significa né una cosa né l'altra". Bangkok sembra essere per gli "expats" una Tahiti urbana, come da azzeccata definizione dell'autore. Non solo una città caotica, ricca di divertimenti anche prettamente fisici e decadenti, ma una meta che trasmette questa sensazione di poter gestire a piacimento la propria solitudine, anche in mezzo a strade e locali affollati. Un isolamento spirituale dal quale entrare e uscire, in un luogo per certi versi opposto ai luoghi di ritiro più convenzionali, e per questo uguale a essi. Un luogo di rinascita, anche. L'ideale fusione tra nichilismo e sete di vita, carpe diem influenzato dalla realtà materiale e da quella spirituale, "a Bangkok hai la sensazione che la Terra continui a girare ed è l’unica cosa che conta. E’ una presa in giro, e finirà presto, molto prima di quanto pensiamo. Ci divertiamo un po’, prima di addormentarci per sempre." Pagine disseminate di frasi così, che colgono chirurgiche l'essenza di un città e che rimangono scolpite addosso, perfette fotografie di una realtà peculiare. Un'opera per molti, ma non per tutti. Un gioiello letterario e forse sociologico. "Al crepuscolo, quando l'aria diventava grigio cenere, le froge si dilatavano per accogliere qualcosa di indefinibile - il profumo acre dei peperoncini «merda di topo» passati in olio bollente e pasta di tamarindo. E cominciavo a precipitare come una pietra in un pozzo - solo che il pozzo ero io. A Bangkok si arriva quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta."
Un investigatore (o qualcosa di simile) che soffre della sindrome di Tourette, un disturbo neurologico che produce in chi ne soffre tic vocali (tra i quali pronunciare scurrilità continue) e motori e compulsioni ossessive. Il protagonista di questo romanzo narrato in prima persona è la chiave di tut
... (continue)
Un investigatore (o qualcosa di simile) che soffre della sindrome di Tourette, un disturbo neurologico che produce in chi ne soffre tic vocali (tra i quali pronunciare scurrilità continue) e motori e compulsioni ossessive. Il protagonista di questo romanzo narrato in prima persona è la chiave di tutto. Chiave perché dona un tocco surreale alle vicende, caratterizzando particolarmente quello che si configura, più che come un hard-boiled, come un particolarissimo romanzo di formazione incentrato appunto su Lionel detto "Testadipazzo". La vicenda si dipana progressivamente, svelando personaggi e situazioni passo passo e facendo ricorso ad ampi flash-back che ricreano atmosfere di una Brooklyn sulle cui strade immagino passeggiare Robert De Niro. Tra intuizioni ridicole o geniali e flussi di coscienza coprolalici, Brooklyn senza madre spicca come uno dei romanzi più coinvolgenti degli ultimi anni. Nel 2010 forse diventerà un film interpretato e diretto da Edward Norton. Imperdibile. [per Wait! magazine]
Acqua in bocca
Parliamoci chiaro, oggigiorno 10 euro non si sprecano volentieri. Dopo qualche pagina (e non sono molte) di questo esperimento di collaborazione tra due "mostri sacri" del giallo italiano pensavo proprio di aver sprecato una cifra che mi permetterebbe di acquistare tre bottiglie di birra scura ameri ... (continue)
Parliamoci chiaro, oggigiorno 10 euro non si sprecano volentieri. Dopo qualche pagina (e non sono molte) di questo esperimento di collaborazione tra due "mostri sacri" del giallo italiano pensavo proprio di aver sprecato una cifra che mi permetterebbe di acquistare tre bottiglie di birra scura americana. Ma poi, tutto sommato, nonostante la relativa banalità della storia e la quasi totale assenza di tensione narrativa, qualcosa si salva. Il racconto assume una dimensione più divertita, avvenimenti e scrittura sono meno spezzati, c'è qualcosa che mitiga l'amarezza per quella che sembra un'occasione sprecata. E poi a Minimum Fax, che è editore lodevole, concedo pure una mezza stecca.
Allegro occidentale
Citando un mio conoscente, come da titolo, potrei supporre che molti non sanno neppure cosa sia un baratro. E se l'Occidente è in bilico su di esso non se accorgono anche per questo.. Molto interessante quest'opera del giornalista-scrittore-sceneggiatore (che venga fulminato per l'adattamento cinema ... (continue)
Citando un mio conoscente, come da titolo, potrei supporre che molti non sanno neppure cosa sia un baratro. E se l'Occidente è in bilico su di esso non se accorgono anche per questo.. Molto interessante quest'opera del giornalista-scrittore-sceneggiatore (che venga fulminato per l'adattamento cinematografico di Caos Calmo!) Francesco Piccolo. Si parla di turismo in terre esotiche (e quindi si potrebbe dire nel Terzo Mondo), in particolare Piccolo narra un suo viaggio extralusso in alcuni paesi asiatici. Il senso di straniamento e gli aspetti ridicoli degli alberghi a cinque stelle che sorgono in paesi poveri. L'irresistibile tentazione dei souvenir e delle visite guidate a luoghi "imperdibili". Il meccanismo perverso dei voli in prima classe, ovattati e confortevoli. Ho apprezzato molto l'ironia e l'acutezza che caratterizzano queste pagine assolutamente vere e sorprendenti e per certi versi più istruttive di un saggio. E mi sono ricordato di quando per una fortunata coincidenza volai in prima classe, sorseggiando Stolichnaya e pasteggiando con filetto e rosso di Borgogna.. La riflessione che resta in testa è se tutto questo mondo artificioso, innestato in quello vero fatto di problemi enormi, può sopravvivere.
Ballate di male e miele
L’interesse per un’opera biografica su una band musicale, o pseudo tale come in questo caso, è spesso limitata alla cerchia dei fan della band stessa (i fan-atici in senso stretto, quelli del tipo feticista, quelli che vogliono sapere se al tal concerto la ragazza del cantate era davvero visibilment ... (continue)
L’interesse per un’opera biografica su una band musicale, o pseudo tale come in questo caso, è spesso limitata alla cerchia dei fan della band stessa (i fan-atici in senso stretto, quelli del tipo feticista, quelli che vogliono sapere se al tal concerto la ragazza del cantate era davvero visibilmente incinta). Fortunatamente Simona Orlando ha voluto fare tutt’altro e in una lunga chiacchierata con Manuel Agnelli e Giorgio Prette ha esplorato gli aspetti musicali della storia degli Afterhours, i come e i perché di certe scelte, i contesti in cui si sono mossi ai loro esordi gli odierni alfieri dell’alternative rock italiano. Perciò niente spazio al gossip, alle curiosità più frivole. Il risultato è un’opera di assoluto interesse per chiunque segua una certa scena musicale ormai affermata e titolata, come dimostra anche un altro recente libro dedicato ai Marlene Kuntz. Il rock in Italia ha una sua storia e qualcuno finalmente la racconta. [per Wait! magazine]
Bangkok
Questa recensione è effettivamente inqualificabile. Nel senso vero e proprio di non poterla qualificare come recensione di Bangkok, poiché il libro che ho letto è in realtà "Bangkok Days", l'edizione in lingua originale. A che pro, però, recensire in italiano e da italiano (attenzione, è importante) ... (continue)
Questa recensione è effettivamente inqualificabile. Nel senso vero e proprio di non poterla qualificare come recensione di Bangkok, poiché il libro che ho letto è in realtà "Bangkok Days", l'edizione in lingua originale. A che pro, però, recensire in italiano e da italiano (attenzione, è importante) un testo in inglese? Meglio dare un'opinione direttamente nella scheda italiana, consapevole che presto metterò in atto il proposito di leggermi anche questa edizione italiana da me acquistata da tempo (senza contare le copie regalate ad amici).
Lawrence Osborne, autore a me purtroppo sconosciuto prima di imbattermi casualmente in quest'opera, è scrittore di talento. Basterebbe leggere alcuni dei suoi articoli su importanti testate come New Yorker, Men's Vogue, ecc. Ma non è solo questo, ha lo sguardo attento del viaggiatore curioso. Il protagonista di questo romanzo che sconfina nel diario di viaggio, e viceversa, si trova a Bangkok per esigenze mediche, in particolare dentistiche. Le ottime e relativamente economiche cliniche private sono meta di numerosi turisti americani e occidentali in genere, ma questo non è che uno degli aspetti di questa complessa e sorprendente città. Osborne mette a fuoco non tanto i suoi abitanti thailandesi, riguardo ai quali ammette in un certo senso che non è possibile comprenderli appieno, quanto gli stranieri che a Bangkok vanno a perdersi o a trovare un rifugio anche solo temporaneo dall'Occidente, dallo scorrere unidirezionale del tempo. In cerca forse del sanuk. "In thai c'è una parola, sanuk , che significa il dovere di godersi la vita fino in fondo. Di solito viene tradotta come 'piacere' o 'divertimento', ma in realtà non significa né una cosa né l'altra". Bangkok sembra essere per gli "expats" una Tahiti urbana, come da azzeccata definizione dell'autore. Non solo una città caotica, ricca di divertimenti anche prettamente fisici e decadenti, ma una meta che trasmette questa sensazione di poter gestire a piacimento la propria solitudine, anche in mezzo a strade e locali affollati. Un isolamento spirituale dal quale entrare e uscire, in un luogo per certi versi opposto ai luoghi di ritiro più convenzionali, e per questo uguale a essi. Un luogo di rinascita, anche. L'ideale fusione tra nichilismo e sete di vita, carpe diem influenzato dalla realtà materiale e da quella spirituale, "a Bangkok hai la sensazione che la Terra continui a girare ed è l’unica cosa che conta. E’ una presa in giro, e finirà presto, molto prima di quanto pensiamo. Ci divertiamo un po’, prima di addormentarci per sempre." Pagine disseminate di frasi così, che colgono chirurgiche l'essenza di un città e che rimangono scolpite addosso, perfette fotografie di una realtà peculiare.
Un'opera per molti, ma non per tutti. Un gioiello letterario e forse sociologico.
"Al crepuscolo, quando l'aria diventava grigio cenere, le froge si dilatavano per accogliere qualcosa di indefinibile - il profumo acre dei peperoncini «merda di topo» passati in olio bollente e pasta di tamarindo. E cominciavo a precipitare come una pietra in un pozzo - solo che il pozzo ero io. A Bangkok si arriva quando si sente che nessuno ci amerà più, quando si getta la spugna, e a pensarci bene la città è solo questo, il protocollo di una caduta."
Brooklyn senza madre
Un investigatore (o qualcosa di simile) che soffre della sindrome di Tourette, un disturbo neurologico che produce in chi ne soffre tic vocali (tra i quali pronunciare scurrilità continue) e motori e compulsioni ossessive. Il protagonista di questo romanzo narrato in prima persona è la chiave di tut ... (continue)
Un investigatore (o qualcosa di simile) che soffre della sindrome di Tourette, un disturbo neurologico che produce in chi ne soffre tic vocali (tra i quali pronunciare scurrilità continue) e motori e compulsioni ossessive. Il protagonista di questo romanzo narrato in prima persona è la chiave di tutto. Chiave perché dona un tocco surreale alle vicende, caratterizzando particolarmente quello che si configura, più che come un hard-boiled, come un particolarissimo romanzo di formazione incentrato appunto su Lionel detto "Testadipazzo". La vicenda si dipana progressivamente, svelando personaggi e situazioni passo passo e facendo ricorso ad ampi flash-back che ricreano atmosfere di una Brooklyn sulle cui strade immagino passeggiare Robert De Niro. Tra intuizioni ridicole o geniali e flussi di coscienza coprolalici, Brooklyn senza madre spicca come uno dei romanzi più coinvolgenti degli ultimi anni. Nel 2010 forse diventerà un film interpretato e diretto da Edward Norton. Imperdibile. [per Wait! magazine]