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Piccolo trattato sull'immensità del mondo
Questo piccolo, veloce e discretamente scorrevole testo di Sylvain Tesson è una sorta di resoconto memoria
del suo stile di vita. Ottima la prima parte forse un pò troppo singolare e compiacente la seconda.
Nomadismo è una parola molto interessante ma spesso non sappiamo bene quali principi e rego ... (continue)
Questo piccolo, veloce e discretamente scorrevole testo di Sylvain Tesson è una sorta di resoconto memoria
del suo stile di vita. Ottima la prima parte forse un pò troppo singolare e compiacente la seconda.
Nomadismo è una parola molto interessante ma spesso non sappiamo bene quali principi e regole di vita
osservi ne tantomeno quali siano le soddisfazioni che lo stesso fornisce a chi sceglie di adottarlo come stile di vita.
Universo molto distante dalla vita di ogni giorno, la vita vissuta senza il tempo a regolarla, con il ritmo dei passi umani
è una vita completamente diversa, con canoni che una vita normale non coglie non solo perchè non vuole; Uno stile di vita in cui
arte, pensiero, forse un pizzico di follia e probabilmente discreto malessere sociale ti porta a seguire.
Di certo è una vita piena di tante cose e vuota di molte altre... non mi sento in grado di ritenerla migliore o peggiore ma di certo
di ritenerla molto interessante.
Alcuni passi del libro che mi hanno colpito particolarmente:
- Il nomadismo rappresenta la miglior risposta al trascorrere del tempo. Il mio scopo non è quello
di riacciuffarlo, ma da riuscire ad essergli indifferente.
- Se diminuiamo la velocità, il tempo, per uno strano effetto di imitazione, rallenterà a sua volta.
- La lentezza rivela cose che la velocità nasconde
- L'altra ragione che mi lega al principio di viaggiare con "mezzi leali" riguarda il fatto che lo sforzo
prolungato fornisce al cervello la giusta dose di oppiacei naturali.
- Il viaggio è la superficie offerta al pensiero per divagare in assoluta libertà.
- Vivere significa trasformare il proprio sogno in un ricordo.
- Velèry nel 1931 disse: "Tutta la terra abitabile è stata riconosciuta, rilevata, divisa tra le nazioni.
L'era delle aree abbandonate, dei territori liberi, dei luoghi che non appartengono a nessuno
è conclusa. Inizia il tempo del mondo finito".
- Gli uomini, le loro idee, le loro aspirazioni, i loro dei e le loro opere sono minacciati dalla
civiltà della Similitudine
- Uno sguardo è una carezza; sfiora, senza comprendere, passa senza scavare, scivola sull'essenziale.
- Esiste un altro regno dell'ignoto, ancora più allettante delle macchie bianche, nere o grigie.
E' quello del mistero: La parte inesplicata del mondo, ciò che l'occhio non vede, ma che il mito svela.
Per accedervi è neccessario aprire uno spiraglio nel laboratorio della conoscenza.
- Il miglior cibo del vagabondo è l'allegria. Essa non è precisamente esultanza, ma evoca piuttosto un
appetito adolescente accompagnato da una leggera ironia nei confronti della vita, la grande impresa di
infischiarsene del mondo.
- Gli ostacoli che raggiunge volentieri sono colli, paludi, guadi profondi, pietraie, tempeste. Sono le forze
burocratiche della Natura, disposte qua e la per complicare il passaggio. Sono i soli ostacoli che
meritino di essere affrontati. Le altre barriere quelle erette dagli uomini, le frontiere chiuse per esempio,
sono da evitare, in quanto metastasi governative, la gorgone inventata per servire gli uomini ma
che ha finito per ritorcersi loro contro.
- Capitolo 8: Ai limiti dell’umanesimo (capitolo che andrebbe letto e riletto, divulgato nelle scuole e diffuso
nei paesi meno istruiti del mondo, senza escludere per altro quelli che vengono ritenuti istruiti) per la sua intera
prima parte.