Per tutta la prima parte sembrava quasi di leggere il Diario intimo di Sally Mara (in una versione futuristica e edulcorata, ma stile e punto di vista mi son sembrati simili). Idea buona - raccontare la storia con gli occhi di una ragazzina "in formazione" - solo che quando si arriva alla parte con
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Per tutta la prima parte sembrava quasi di leggere il Diario intimo di Sally Mara (in una versione futuristica e edulcorata, ma stile e punto di vista mi son sembrati simili). Idea buona - raccontare la storia con gli occhi di una ragazzina "in formazione" - solo che quando si arriva alla parte con gli alieni tutta la storia si sgonfia come un soufflé fatto da me. Non c'è tensione, i passaggi sono sbrigativi, sembra che l'autore avesse fretta di finire. Peccato.
Non so perché l'ho comprato, visto che avevo letto altro di Fasanella e già mi aveva fatto incazzare. <br />Il libro in questione parte da un presupposto interessante, ossia che il Nord-est è stato uno dei principali terreni sui quali si è combattuta la guerra fredda in Europa, e che molte del
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Non so perché l'ho comprato, visto che avevo letto altro di Fasanella e già mi aveva fatto incazzare. <br />Il libro in questione parte da un presupposto interessante, ossia che il Nord-est è stato uno dei principali terreni sui quali si è combattuta la guerra fredda in Europa, e che molte delle vicende oscure di quegli anni si possono/devono rileggere sotto questa luce. Peccato però che il tutto si risolva in un guazzabuglio di fatti e ipotesi mishiati in maniera assolutamente casuale, dando la stessa rilevanza ad avvenimenti che hanno in realtà pesi assolutamente diversi, e che si spaccino per verità assodate teorie/teoremi piuttosto bizzarri (il processo 7 aprile, ad esempio e probabilmente altre cose che conosco meno e sulle quali non ho strumenti critici sufficienti per discernere fatti e ipotesi). Per non parlare della grossolanità con la quale viene descritto il mondo dei centri sociali, che neanche un questurino alle prime armi saprebbe semplificare di più.<br />I discorsi di fondo del libro, i concetti che almeno a me sono rimasti alla fine della lettura e sui quali non sono per nulla d'accordo, sembrano due:<br />1) rossi e neri son tutti uguali;<br />2) la realtà non è mai quella che appare, dietro alla mano di uno che mette una bomba o che spara ci deve essere sempre un'altra mano, un'altra testa, un grande vecchio. Una certa mania del complotto che ha sempre seguito nel nostro paese, e che a me è sempre sembrata la maniera migliore per eludere le responsabilità dei singoli soggetti (individuali o collettivi). Non è che ci debba per forza essere il Grande Vecchio dietro a tutto.
Che la società italiana sia fatta da infiniti frammenti sconnessi mi pare una realtà abbastanza palese, e dunque scegliere questa chiave di lettura per raccontare il paese può essere efficace. Se però ciascuno di questi frammenti viene descritto facendo ricorso al più consueto luogo comune, eco che
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Che la società italiana sia fatta da infiniti frammenti sconnessi mi pare una realtà abbastanza palese, e dunque scegliere questa chiave di lettura per raccontare il paese può essere efficace. Se però ciascuno di questi frammenti viene descritto facendo ricorso al più consueto luogo comune, eco che l'efficacia viene meno. Cazzullo raccoglie una grande quantità di storie, di opinioni, e anche qualche fatto, ma sempre si ferma alla superficie, al già detto, al punto di vista più evidente (quello che caratterizza per la gran parte la stampa italiana di questi anni). Così per esempio per descrivere Parma lascia la parola a Stendhal e Bevilacqua, Torino è Chiamparino e il funerale di Agnelli, Bologna è Cofferati contro i conservatori rossi. La sinistra non ha capito che la sicurezza non è roba di destra, senza Tav l'italia sarà tagliata fuori dal progresso, sono arrivati troppi immigrati troppo in fretta, la Lega è populista, la destra non si è evoluta abbastanza, e via dicendo. Questo libro è una sorta di bignami di ciò che si sente dire tutti i giorni, un collage (ben confezionato) di centinaia di nomi, di articoli di giornale, di libri (di successo), ma gli manca completamente la capacità di suggerire chiavi interpretative diverse, punti di vista obliqui, o per lo meno inconsueti. Uno (io) arriva alla fine e si chiede: e allora?
Va bene, Paolo Nori, ci si diverte, uno stile suo scorrevole e acuto, ma che cosa resta cosa resta cosa? Una volta chiuso il libro, una volta passato del tempo (anche poco, tipo tre giorni), che cosa è rimasto attaccato di quelle parole? Sarei curioso di leggere un libro di Nori nel quale non c
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Va bene, Paolo Nori, ci si diverte, uno stile suo scorrevole e acuto, ma che cosa resta cosa resta cosa? Una volta chiuso il libro, una volta passato del tempo (anche poco, tipo tre giorni), che cosa è rimasto attaccato di quelle parole? Sarei curioso di leggere un libro di Nori nel quale non ci sia il pronome "io"; e magari con una storia - che va bene che il romanzo è morto, però insomma.
Dula di Marte
Per tutta la prima parte sembrava quasi di leggere il Diario intimo di Sally Mara (in una versione futuristica e edulcorata, ma stile e punto di vista mi son sembrati simili). Idea buona - raccontare la storia con gli occhi di una ragazzina "in formazione" - solo che quando si arriva alla parte con ... (continue)
Per tutta la prima parte sembrava quasi di leggere il Diario intimo di Sally Mara (in una versione futuristica e edulcorata, ma stile e punto di vista mi son sembrati simili). Idea buona - raccontare la storia con gli occhi di una ragazzina "in formazione" - solo che quando si arriva alla parte con gli alieni tutta la storia si sgonfia come un soufflé fatto da me. Non c'è tensione, i passaggi sono sbrigativi, sembra che l'autore avesse fretta di finire. Peccato.
La promessa
Forse il giallo migliore che mi sia capitato di leggere.
Terrore a nordest
Non so perché l'ho comprato, visto che avevo letto altro di Fasanella e già mi aveva fatto incazzare. <br />Il libro in questione parte da un presupposto interessante, ossia che il Nord-est è stato uno dei principali terreni sui quali si è combattuta la guerra fredda in Europa, e che molte del ... (continue)
Non so perché l'ho comprato, visto che avevo letto altro di Fasanella e già mi aveva fatto incazzare. <br />Il libro in questione parte da un presupposto interessante, ossia che il Nord-est è stato uno dei principali terreni sui quali si è combattuta la guerra fredda in Europa, e che molte delle vicende oscure di quegli anni si possono/devono rileggere sotto questa luce. Peccato però che il tutto si risolva in un guazzabuglio di fatti e ipotesi mishiati in maniera assolutamente casuale, dando la stessa rilevanza ad avvenimenti che hanno in realtà pesi assolutamente diversi, e che si spaccino per verità assodate teorie/teoremi piuttosto bizzarri (il processo 7 aprile, ad esempio e probabilmente altre cose che conosco meno e sulle quali non ho strumenti critici sufficienti per discernere fatti e ipotesi). Per non parlare della grossolanità con la quale viene descritto il mondo dei centri sociali, che neanche un questurino alle prime armi saprebbe semplificare di più.<br />I discorsi di fondo del libro, i concetti che almeno a me sono rimasti alla fine della lettura e sui quali non sono per nulla d'accordo, sembrano due:<br />1) rossi e neri son tutti uguali;<br />2) la realtà non è mai quella che appare, dietro alla mano di uno che mette una bomba o che spara ci deve essere sempre un'altra mano, un'altra testa, un grande vecchio. Una certa mania del complotto che ha sempre seguito nel nostro paese, e che a me è sempre sembrata la maniera migliore per eludere le responsabilità dei singoli soggetti (individuali o collettivi). Non è che ci debba per forza essere il Grande Vecchio dietro a tutto.
Outlet Italia
Che la società italiana sia fatta da infiniti frammenti sconnessi mi pare una realtà abbastanza palese, e dunque scegliere questa chiave di lettura per raccontare il paese può essere efficace. Se però ciascuno di questi frammenti viene descritto facendo ricorso al più consueto luogo comune, eco che ... (continue)
Che la società italiana sia fatta da infiniti frammenti sconnessi mi pare una realtà abbastanza palese, e dunque scegliere questa chiave di lettura per raccontare il paese può essere efficace. Se però ciascuno di questi frammenti viene descritto facendo ricorso al più consueto luogo comune, eco che l'efficacia viene meno. Cazzullo raccoglie una grande quantità di storie, di opinioni, e anche qualche fatto, ma sempre si ferma alla superficie, al già detto, al punto di vista più evidente (quello che caratterizza per la gran parte la stampa italiana di questi anni). Così per esempio per descrivere Parma lascia la parola a Stendhal e Bevilacqua, Torino è Chiamparino e il funerale di Agnelli, Bologna è Cofferati contro i conservatori rossi. La sinistra non ha capito che la sicurezza non è roba di destra, senza Tav l'italia sarà tagliata fuori dal progresso, sono arrivati troppi immigrati troppo in fretta, la Lega è populista, la destra non si è evoluta abbastanza, e via dicendo. Questo libro è una sorta di bignami di ciò che si sente dire tutti i giorni, un collage (ben confezionato) di centinaia di nomi, di articoli di giornale, di libri (di successo), ma gli manca completamente la capacità di suggerire chiavi interpretative diverse, punti di vista obliqui, o per lo meno inconsueti. Uno (io) arriva alla fine e si chiede: e allora?
Siam poi gente delicata
Va bene, Paolo Nori, ci si diverte, uno stile suo scorrevole e acuto, ma che cosa resta cosa resta cosa? Una volta chiuso il libro, una volta passato del tempo (anche poco, tipo tre giorni), che cosa è rimasto attaccato di quelle parole?continue)
Sarei curioso di leggere un libro di Nori nel quale non c ... (
Va bene, Paolo Nori, ci si diverte, uno stile suo scorrevole e acuto, ma che cosa resta cosa resta cosa? Una volta chiuso il libro, una volta passato del tempo (anche poco, tipo tre giorni), che cosa è rimasto attaccato di quelle parole?
Sarei curioso di leggere un libro di Nori nel quale non ci sia il pronome "io"; e magari con una storia - che va bene che il romanzo è morto, però insomma.