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Alexander Le…
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- Il barone Bagge (167)
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By Alexander Lernet-Holenia -
Finished 




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Certo, poi ci sono anche Monsieur Hulot e Hrundi V. Bahkshi.
Vedi che ho fatto bene?
Ti metto tra i vicini. Abbiamo in comune l'equivoco sul significato di 'Giro di vite', mi sembra abbastanza.
Je vous remercie, Monsieur
E gnente, nel dubbio ho chiamato la medica e mi ha detto, intanto, di vicinizzarti per tenere sotto controllo la situazione. Io le ho obiettato che non abbiamo poi molti libri in comune, ma lei ha comandato e io eseguo. :)
urca @petra, non mi sento di esprimermi con così largo anticipo: da qui a dicembre magari escono altre duecentocinquanta sfumatre di grigio giallo blu e io faccio la figura di quello un po' fuori dal giro.
;)
Il barone Bagge
l'ho trovato sul treno
tipo bookcrossing, ve lo ricordate il bookcrossing?continue)
qualche anno fa era di gran moda. che uno lasciava un libro su una panchina, un tavolino d'un bar (d'un caffé, che è più letterario), alla fermata del dodici barrato: dovunque, apposta; e chi lo trovava se ne giovava ... (
l'ho trovato sul treno
tipo bookcrossing, ve lo ricordate il bookcrossing?
qualche anno fa era di gran moda. che uno lasciava un libro su una panchina, un tavolino d'un bar (d'un caffé, che è più letterario), alla fermata del dodici barrato: dovunque, apposta; e chi lo trovava se ne giovava e tendenzialmente doveva fare altrettanto con quello stesso o con un altro libro.
come quella bella abitudine del caffé pagato (o sospeso, altri dice) che si lascia al bar (in potenza, no nella tazzina) per chi ne abbia desiderio e bisogno.
io una volta m'ero comprato un libriccino di murakami (libriccino, vezzoso) e me lo stavo leggendo ai mercati traianei, a roma, con tanto di gatti e tramonto eterno, e a un bel momento mi sono girato un attimo che avevo poggiato il libro sull'antiquo smozzicato laterizio per non so che cosa più e -com'è come non è- mi avevano fatto il bookcrossing, limortànguerieri.
questo l'ho trovato sul tavolinetto d'un frecciabianca (corre corre e mai si stanca) che non c'era nessuno e stavamo per scendere. e allora l'ho preso: ho fatto 'sto bookcrossing.
l'avessi trovato prima, che per tutto il viaggio ho combattuto co neuromante di gibson! (ma vaffanculo, può anche darsi che il traduttore non abbia fatto al meglio il suo lavoro ma minchia se è uno strazio quell'incedere smozzicato nel raccontare che ha sempre bisogno di descrizioni evocative nell'intenzione e fastidiose a leggersi:
"statue di marmo prive di testa erano ammucchiate come una catasta di legna": ma che cazzo vuol dire "ammucchiate come una catasta di legna"? dì accatastàte allora, fava!
o improbabili precisazioni:
gli ascensori tenuti su con bambù ed epossidiche (ma lévati),
oppure
l'odore di orina e monomeri (monomeri? è inutile che fai il vago william, l'hai fatta tu!)
invece questo austriaco si mette e racconta. piano, spiegato, ottocentesco (il libro è del '936) di luoghi allucinati quanto quelli di gibson ma -questi- sensibilmente reali: valli e montagne innevate e plotoni di cavalleria e dragoni in avanscoperta alla ricerca d'un anonimo e letale nemico russo; un sogno crudele nei carpazi, per darvi un'idea. una storia di amore e guerra raccontata con inquietudine che mischia reale e sogno, ricordi e desideri.
vagamente ricordo quel doppio sogno di schnitzler: c'era la medesima atmosfera misteriosa, di abissale vertigine vissuta -e raccontata con sorpresa- come piccola stranezza, come curiosa vaga deviazione dal consueto procedere delle cose.
me ne frega a me delle protesi neuroconnesse.