"...[specialmente] a quei letterati e a quegli scrittori italiani i quali, spigliatissimi e divertiti nello scrivere loro, si trovano poi imbarazzati a leggere la prosa noiosa di uno che scrive così pesante. tanto che finiscono per non leggere e giudicare "a fiuto", come il maiale quando è condot
... (continue)
"...[specialmente] a quei letterati e a quegli scrittori italiani i quali, spigliatissimi e divertiti nello scrivere loro, si trovano poi imbarazzati a leggere la prosa noiosa di uno che scrive così pesante. tanto che finiscono per non leggere e giudicare "a fiuto", come il maiale quando è condotto per trifole e incontra invece, sotto la quercia, la gianda. et cum spiritu tuo."
a fiuto, nonostante l'ammonimento burbero dell'immenso maestro, mi trovo -non già- a giudicare in poche righe ingenerose il lavoro di questo celebrato autore.
gli è che di essere obbiettivo me ne cale assai poco essendo io qui l'ultimo dei lettori e solo un vieto consumatore: alla fine cioè: mi piace/non mi piace e perchè, senza scomodare troppe categorie disagevoli ad esser maneggiate senza parer troppo pedante e perciò, vi dirò, mi son trovato mica bene con questo libro, mica bene.
presi in prestito questo libro da una mia amica, trovandomi sguarnito di letture per il viaggio e, sempre rimarcando che in centrale -come con metropolitana sintesi si indica la principale stazione ferroviaria nel nòst milàn- la gh'è no una librarìa, di leggermi in viaggio D d donna che ti danno con repubblica al sabato non mi giova.
delle circostanze nelle quali lo trovai gradevole prestamente non dirò: immaginatevele. quand'è che si legge qualsiasi cosa che capiti a tiro? (io ricordo d'aver trovato interessante il bio presto, da leggere in quel momento di umana necessità che in quel modo alto cerchiamo di sublimare dimenticandoci il corpo).
Hulot, i libri che non t'aggradano, dionescampi se la fai palloccolosa; non è corretto: la faccio palloccolosa, indeed, ma per quelli che inizialmente m'entusiasmano e poi in luogo della trifola grufolo la gianda. perchè al cominciamento di questo testo io mi divertii, avendo altrove inutilmente tentato di usare questi termini scientemente sbagliati come fa a volte un traduttore automatico. per riuscirvi dovrei scrivere in inglese, per il vostro sollazzo, giacchè coltivo il talento del termine inconsueto anche nelle lingue barbare che purtroppamente non padroneggio (purtròppamente!), perciò finirei per infiorettare scivoloni esilaranti ma ortograficamente corretti in analogia alla mia vellutata pronounciation -della quale però alcuni angloidi s'imbarazzano affermare di non trarre significato comprensibile sostenendo (quegli) io esibirmi in una supercazzola preterintenzionale. curioso, se si pensa che temo non sia frequente un inglese che conosca la supercazzola.
per chi non avesse presente (qual io fui) di che cosa si sta parlando dirò: il romanzo è composto di due parti: una è il racconto dell'interprete ucraino dell'autore in visita nella sua terra d'antica origine co una misione speciale (sgrammaticato, sciatto, famelico, paesano, con quel modo di parlare divertente), l'altra è una narrazione d'una vicenda d'uno shtetl (in bella prosa tipica e seriosa fino allo scherno) che va dall'antico al motivo della visita e della missione. esse parti si intrecciano in un modo che non vorrei definire perchè vi anticiperei una sorpresa e magari a voi la sorpresa piace scartarvela da soli: respect.
siccome quando si dice non mi piace si va nel personale insindacabile ma discutibile ecco che a me questa struttura doppia mi sconfinfera poco. questa nello specifico perchè, presempio, i fiori blu mi pare massimamente godibile e paradigmatico di tale tipo di costruzione di romanzo.
non ce l'ho questo libro, l'ho restituito accompagnandolo con l'omaggio di un altro libro che mi è piaciuto poco. direte: ma sei proprio un pisquano, Hulot. e no. io qui vi volevo. seguite il ragionamento:
a lei questo libro piace al punto da sollecitarmene la restituzione
io non vedevo l'ora di riportarglielo perchè non lo reggo
io tenevo due copie di quest'altro libro (poi vi dirò quale e perchè) che non lo reggevo manco quello
di fronte a questi fatti è probabile che il secondo libro (d'accompagnamento) che a me è costato fatica (e doppio acquisto) a lei piaccia moltissimo.
fila?
mi date del pisquano ancora o del sensibile e caritatevole, nel senso dell'umano amore?
ho un libraio che, quando mi vede, stende tappeti rossi.
si è fatto un archivio con i suoi clienti e sa che cosa leggono. io vi compaio come: ingegnere, legge narrativa contemporanea, noir, letteratura, design.
sulla base di questa poco esaustiva descrizione che non parla affatto della
... (continue)
ho un libraio che, quando mi vede, stende tappeti rossi.
si è fatto un archivio con i suoi clienti e sa che cosa leggono. io vi compaio come: ingegnere, legge narrativa contemporanea, noir, letteratura, design.
sulla base di questa poco esaustiva descrizione che non parla affatto della mia passione, faccio per dire, per la musica della talkin'loud che mi prese -un po' tardivamente, lo ammetto ora con nostalgia- nel 1994, per le automobili sportive inglesi (immutata da diabolik a il prigioniero) e per la parmigiana di melanzane (meno tardiva ma diuturna), egli mi consigliò - dopo avergli detto che a me dazieri m'era piaciuto, e elmore leonard pure- questo romanzo di lansdale. iniziai e lo mollai, capita.
ce l'avevo lì da mo'. viaggio molto in treno.
per giunta, la prima volta che sentii parlare di hap e leonard (i due protagonisti del libro: un bianco dimesso e malinconicamente sfigato nel senso proprio del termine e un nero gay maledettamente determinato) fu durante la trasmissione radiofonica del citato matteo bi bianchi: mi stavano simpatici.
poi però lessi la notte del drive in e di sciropparmi un altro lansdale, amici, ne avevo voglia come di vedere un paio di tette su un cinghiale.
questo è proprio lansdale: ci ha questo modo di parlare da fottuto duro della maledetta provincia profonda. voglio dire, uomo, se ti piace sentir parlare diretto come un cazzo di binario nel deserto allora, hey: è il tuo libro. se poi ti chiedi che accidenti ci fa quel fottuto binario nel dannato deserto, amico, non è un problema mio.
è pulp elementale. come diceva bebo storti: sangue e merda. sa essere avvincente ma uno basta. sa essere anche divertente, semel in anno. il vecchio joe non comprerà altri sigari coi miei euri, se capite cosa voglio dire.
dopo la notte del drive in non mi potete dire che non dò una seconda possibilità, minchia.
e d'ora in poi parlo pulito come una cazzo di monaca ninfomane giusto un minuto dopo la confessione.
...ma già godo immensamente delle uscite straordinarie e della prosa di questo grandissimo.
ci tenevo a dirvelo.
approfondirò, non temete.
anzi, forse è il caso che temiate. ---
questo volume raccoglie la rubrica della posta del guerin sportivo quando a tenerla era il no
... (continue)
...ma già godo immensamente delle uscite straordinarie e della prosa di questo grandissimo.
ci tenevo a dirvelo.
approfondirò, non temete.
anzi, forse è il caso che temiate. ---
questo volume raccoglie la rubrica della posta del guerin sportivo quando a tenerla era il nostro, nell'anno che precedette la sua morte prematura.
in quegli anni (siamo nel 1971) io manco sapevo leggere e solo sette anni dopo mi sarei imbattuto in una rubrica di posta dei lettori: qui paperino quack (se ci penso mi viene il mal di stomaco: era di un buonismo appiccioso al gusto retorico di mago zurlì che paperino -irascibile anche- avrebbe sbattuto il cappello a terra al solo leggere che insopportabili melensaggini sentimentalose firmavano a nome suo), e poi la posta dell'uomo ragno (caro LS (era luciano secchi e non lee stan come ho pietosamente creduto): è più forte thor o hulk?).
per strano che vi possa apparire, la posta del guerin sportivo poneva a bianciardi quesiti similmente strampalati: il calo di rendimento di riva dipende dal fatto che vive more uxorio con una donna sposata ad altri? chi fu più forte pugilatore, carnera o benvenuti? quale pedale è degno d'apollo, merckx o binda? anastasi, a quale personaggio del risorgimento si può ravvicinare?
anastasi? nel risorgimento?
e quel grossetano rispondeva.
senza essere laudator temporis acti, aujourd'hui sulla rosea (che non so nemmeno se il guerin sportivo ancora è edito) sarebbe come se i lettori chiedessero: balotelli è maggiormente assimilabile a hegel o a schelling? troppo facile dire che i lettori della gazzetta non riuscirebbero ad immaginare una rubrica di posta nè un tanto azzardato accostamento. dell'idealismo tedesco, poi, ne parliamo un'altra volta.
sorge il sospetto che certe lettere non fossero reali, che fossero pettinate visto il loro bello stile, che addirittura se le scrivesse lui; ciononostante le sue risposte vanno dal sorprendente all'esilarante, argutissime, disarmanti.
in definitiva da questi scritti viene fuori l'anarchia di bianciardi, il suo sentirsi stranito ad essere dalla parte del pensiero comune, la sua profonda e dissimulata cultura, la sua umanità fumìna e insieme accomodante, priva di giudiziosa spocchia, orgogliosa di simpatie esplicite, di pareri di pancia e parziali e incurante di dire antipatico chi non gli stava a genio.
un maestro, anche se gli sarebbe dispiaciuto sentirselo dire.
esempi evidenti: cucinare è un processo che necessita di metodologia progettuale: ho sempre detto di essere un cuoco prima che un ingegnere. son soddisfazioni quando i tuoi colleghi ti guardano perplessi e tu scopri che sei d'accordo con bruno munari.
... (continue)
fondamentale. illuminante. nitido.
esempi evidenti: cucinare è un processo che necessita di metodologia progettuale: ho sempre detto di essere un cuoco prima che un ingegnere. son soddisfazioni quando i tuoi colleghi ti guardano perplessi e tu scopri che sei d'accordo con bruno munari.
ci si ritrova la maggior parte dei vizi progettuali evidenziati e corretti. non si fa accenno al solo problema di scala (ampiamente trattato nel testo di petrosky sugli errori degli ingegneri, ovviamente presente in questa libreria).
non so perchè non sia adottato in ogni facoltà d'ingegneria. il metodo è rigoroso ma aperto come dev'essere l'atteggiamento di un vero maestro.
se vi occupate di progettazione (di qualunque tipo) fatene tesoro.
una ricchissima bibliografia completa questo volume essenziale che ha anche la cortesia delle pagine bianche per le annotazioni.
lo aggiungerò fragorosamente alle letture consigliate pei miei studenti.
a matteo bi bianchi mi affezionai ascoltando dispenser su radiodue. i suoi commenti a notizie curiose ed insolite, le sue segnalazioni di musicisti discutibili e interessanti mi piacevano. mi stava simpatico e ancora di più mi piacque quando lessi il suo "fermati tanto così", anche per via del fatto
... (continue)
a matteo bi bianchi mi affezionai ascoltando dispenser su radiodue. i suoi commenti a notizie curiose ed insolite, le sue segnalazioni di musicisti discutibili e interessanti mi piacevano. mi stava simpatico e ancora di più mi piacque quando lessi il suo "fermati tanto così", anche per via del fatto che io, come lui, feci servizio civile in un asilo e così, insomma, mi sembrava che fossimo un po' amici, un po' vecchi colleghi: ti ricordi matte'?
non mi fate fretta. non ho detto "sarò breve".
oh insomma, questo libro in libreria: visto e preso.
fatto sta che qui matteo bi bianchi, pur col consueto tocco witty, mi risulta mestamente irregimentato nella casistica gay arguta e informata dei fatti in quel modo frizzantemente entusiasta per ogni clamoroso nonnulla che fa tanto, scusate, ricchione.
perchè, o matteo, devi dire: hai visto quello che bono, perchè raccontare di questi batticuori da ragazzine ostentati da un gruppo di giovanotti in vacanza ad amsterdam? perchè gli sdilinquimenti sul fatto che ti piaceva disco bambina? mi dirai: ma se mi piaceva disco disco dovve io sono veramenthi io, per farti contento doveva piacermi lungha e dirhitta corrheva la strhada? va bene, no fai bene ad essere fedele ai fatti, ma a questo punto mi chiedo: prima di heather parisi, esistevano i gay? prima degli Abba, di pattypravo, prima di ogni fottuto luogo comune sull'immaginario gay sempre più ripetitivo (l'outing, il macho tenero, l'etero sposato insospettabile, l'etero curioso, la passione per la moda, per il fru fru, l'idiosincrasia teatrale riservata alle cadute di gusto o alle ovvietà (alle parole "anni settanta" alberto sviene)), prima di tutto questo catalogo che ognuno di noi riconosce e che matteo bi bianchi recupera e ripertica, di grazia, i gay che facevano?
e quando l'ultima copia di disco bambina e di obabaluba saranno giustamente sommerse dalle sabbie del tempo, come sarà possibile improvvisamente riconoscersi gay?
"fermati tanto così" è un altro libro e lì matteo bi bianchi gliel'ammolla. mi ricordassi a chi l'ho prestato.
gliel'ammolla pure nell'utile appendice di questo libretto, con le indicazioni della colonna sonora abbastanza originale.
Ogni cosa è illuminata
"...[specialmente] a quei letterati e a quegli scrittori italiani i quali, spigliatissimi e divertiti nello scrivere loro, si trovano poi imbarazzati a leggere la prosa noiosa di uno che scrive così pesante. tanto che finiscono per non leggere e giudicare "a fiuto", come il maiale quando è condot ... (continue)
"...[specialmente] a quei letterati e a quegli scrittori italiani i quali, spigliatissimi e divertiti nello scrivere loro, si trovano poi imbarazzati a leggere la prosa noiosa di uno che scrive così pesante. tanto che finiscono per non leggere e giudicare "a fiuto", come il maiale quando è condotto per trifole e incontra invece, sotto la quercia, la gianda.
et cum spiritu tuo."
a fiuto, nonostante l'ammonimento burbero dell'immenso maestro, mi trovo -non già- a giudicare in poche righe ingenerose il lavoro di questo celebrato autore.
gli è che di essere obbiettivo me ne cale assai poco essendo io qui l'ultimo dei lettori e solo un vieto consumatore: alla fine cioè: mi piace/non mi piace e perchè, senza scomodare troppe categorie disagevoli ad esser maneggiate senza parer troppo pedante e perciò, vi dirò, mi son trovato mica bene con questo libro, mica bene.
presi in prestito questo libro da una mia amica, trovandomi sguarnito di letture per il viaggio e, sempre rimarcando che in centrale -come con metropolitana sintesi si indica la principale stazione ferroviaria nel nòst milàn- la gh'è no una librarìa, di leggermi in viaggio D d donna che ti danno con repubblica al sabato non mi giova.
delle circostanze nelle quali lo trovai gradevole prestamente non dirò: immaginatevele.
quand'è che si legge qualsiasi cosa che capiti a tiro? (io ricordo d'aver trovato interessante il bio presto, da leggere in quel momento di umana necessità che in quel modo alto cerchiamo di sublimare dimenticandoci il corpo).
Hulot, i libri che non t'aggradano, dionescampi se la fai palloccolosa; non è corretto: la faccio palloccolosa, indeed, ma per quelli che inizialmente m'entusiasmano e poi in luogo della trifola grufolo la gianda. perchè al cominciamento di questo testo io mi divertii, avendo altrove inutilmente tentato di usare questi termini scientemente sbagliati come fa a volte un traduttore automatico.
per riuscirvi dovrei scrivere in inglese, per il vostro sollazzo, giacchè coltivo il talento del termine inconsueto anche nelle lingue barbare che purtroppamente non padroneggio (purtròppamente!), perciò finirei per infiorettare scivoloni esilaranti ma ortograficamente corretti in analogia alla mia vellutata pronounciation -della quale però alcuni angloidi s'imbarazzano affermare di non trarre significato comprensibile sostenendo (quegli) io esibirmi in una supercazzola preterintenzionale. curioso, se si pensa che temo non sia frequente un inglese che conosca la supercazzola.
per chi non avesse presente (qual io fui) di che cosa si sta parlando dirò: il romanzo è composto di due parti: una è il racconto dell'interprete ucraino dell'autore in visita nella sua terra d'antica origine co una misione speciale (sgrammaticato, sciatto, famelico, paesano, con quel modo di parlare divertente), l'altra è una narrazione d'una vicenda d'uno shtetl (in bella prosa tipica e seriosa fino allo scherno) che va dall'antico al motivo della visita e della missione.
esse parti si intrecciano in un modo che non vorrei definire perchè vi anticiperei una sorpresa e magari a voi la sorpresa piace scartarvela da soli: respect.
siccome quando si dice non mi piace si va nel personale insindacabile ma discutibile ecco che a me questa struttura doppia mi sconfinfera poco. questa nello specifico perchè, presempio, i fiori blu mi pare massimamente godibile e paradigmatico di tale tipo di costruzione di romanzo.
non ce l'ho questo libro, l'ho restituito accompagnandolo con l'omaggio di un altro libro che mi è piaciuto poco.
direte: ma sei proprio un pisquano, Hulot.
e no.
io qui vi volevo.
seguite il ragionamento:
a lei questo libro piace al punto da sollecitarmene la restituzione
io non vedevo l'ora di riportarglielo perchè non lo reggo
io tenevo due copie di quest'altro libro (poi vi dirò quale e perchè) che non lo reggevo manco quello
di fronte a questi fatti è probabile che il secondo libro (d'accompagnamento) che a me è costato fatica (e doppio acquisto) a lei piaccia moltissimo.
fila?
mi date del pisquano ancora o del sensibile e caritatevole, nel senso dell'umano amore?
Il mambo degli orsi
ho un libraio che, quando mi vede, stende tappeti rossi.
si è fatto un archivio con i suoi clienti e sa che cosa leggono. io vi compaio come: ingegnere, legge narrativa contemporanea, noir, letteratura, design.
sulla base di questa poco esaustiva descrizione che non parla affatto della ... (continue)
ho un libraio che, quando mi vede, stende tappeti rossi.
si è fatto un archivio con i suoi clienti e sa che cosa leggono. io vi compaio come: ingegnere, legge narrativa contemporanea, noir, letteratura, design.
sulla base di questa poco esaustiva descrizione che non parla affatto della mia passione, faccio per dire, per la musica della talkin'loud che mi prese -un po' tardivamente, lo ammetto ora con nostalgia- nel 1994, per le automobili sportive inglesi (immutata da diabolik a il prigioniero) e per la parmigiana di melanzane (meno tardiva ma diuturna), egli mi consigliò - dopo avergli detto che a me dazieri m'era piaciuto, e elmore leonard pure- questo romanzo di lansdale. iniziai e lo mollai, capita.
ce l'avevo lì da mo'. viaggio molto in treno.
per giunta, la prima volta che sentii parlare di hap e leonard (i due protagonisti del libro: un bianco dimesso e malinconicamente sfigato nel senso proprio del termine e un nero gay maledettamente determinato) fu durante la trasmissione radiofonica del citato matteo bi bianchi: mi stavano simpatici.
poi però lessi la notte del drive in e di sciropparmi un altro lansdale, amici, ne avevo voglia come di vedere un paio di tette su un cinghiale.
questo è proprio lansdale: ci ha questo modo di parlare da fottuto duro della maledetta provincia profonda. voglio dire, uomo, se ti piace sentir parlare diretto come un cazzo di binario nel deserto allora, hey: è il tuo libro.
se poi ti chiedi che accidenti ci fa quel fottuto binario nel dannato deserto, amico, non è un problema mio.
è pulp elementale. come diceva bebo storti: sangue e merda. sa essere avvincente ma uno basta.
sa essere anche divertente, semel in anno.
il vecchio joe non comprerà altri sigari coi miei euri, se capite cosa voglio dire.
dopo la notte del drive in non mi potete dire che non dò una seconda possibilità, minchia.
e d'ora in poi parlo pulito come una cazzo di monaca ninfomane giusto un minuto dopo la confessione.
Il fuorigioco mi sta antipatico
...ma già godo immensamente delle uscite straordinarie e della prosa di questo grandissimo.
ci tenevo a dirvelo.
approfondirò, non temete.
anzi, forse è il caso che temiate.
---
questo volume raccoglie la rubrica della posta del guerin sportivo quando a tenerla era il no ... (continue)
...ma già godo immensamente delle uscite straordinarie e della prosa di questo grandissimo.
ci tenevo a dirvelo.
approfondirò, non temete.
anzi, forse è il caso che temiate.
---
questo volume raccoglie la rubrica della posta del guerin sportivo quando a tenerla era il nostro, nell'anno che precedette la sua morte prematura.
in quegli anni (siamo nel 1971) io manco sapevo leggere e solo sette anni dopo mi sarei imbattuto in una rubrica di posta dei lettori: qui paperino quack (se ci penso mi viene il mal di stomaco: era di un buonismo appiccioso al gusto retorico di mago zurlì che paperino -irascibile anche- avrebbe sbattuto il cappello a terra al solo leggere che insopportabili melensaggini sentimentalose firmavano a nome suo), e poi la posta dell'uomo ragno (caro LS (era luciano secchi e non lee stan come ho pietosamente creduto): è più forte thor o hulk?).
per strano che vi possa apparire, la posta del guerin sportivo poneva a bianciardi quesiti similmente strampalati: il calo di rendimento di riva dipende dal fatto che vive more uxorio con una donna sposata ad altri? chi fu più forte pugilatore, carnera o benvenuti? quale pedale è degno d'apollo, merckx o binda? anastasi, a quale personaggio del risorgimento si può ravvicinare?
anastasi? nel risorgimento?
e quel grossetano rispondeva.
senza essere laudator temporis acti, aujourd'hui sulla rosea (che non so nemmeno se il guerin sportivo ancora è edito) sarebbe come se i lettori chiedessero: balotelli è maggiormente assimilabile a hegel o a schelling?
troppo facile dire che i lettori della gazzetta non riuscirebbero ad immaginare una rubrica di posta nè un tanto azzardato accostamento. dell'idealismo tedesco, poi, ne parliamo un'altra volta.
sorge il sospetto che certe lettere non fossero reali, che fossero pettinate visto il loro bello stile, che addirittura se le scrivesse lui; ciononostante le sue risposte vanno dal sorprendente all'esilarante, argutissime, disarmanti.
in definitiva da questi scritti viene fuori l'anarchia di bianciardi, il suo sentirsi stranito ad essere dalla parte del pensiero comune, la sua profonda e dissimulata cultura, la sua umanità fumìna e insieme accomodante, priva di giudiziosa spocchia, orgogliosa di simpatie esplicite, di pareri di pancia e parziali e incurante di dire antipatico chi non gli stava a genio.
un maestro, anche se gli sarebbe dispiaciuto sentirselo dire.
Da cosa nasce cosa
fondamentale. illuminante. nitido.
esempi evidenti: cucinare è un processo che necessita di metodologia progettuale: ho sempre detto di essere un cuoco prima che un ingegnere.
... (son soddisfazioni quando i tuoi colleghi ti guardano perplessi e tu scopri che sei d'accordo con bruno munari.
fondamentale. illuminante. nitido.
esempi evidenti: cucinare è un processo che necessita di metodologia progettuale: ho sempre detto di essere un cuoco prima che un ingegnere.
son soddisfazioni quando i tuoi colleghi ti guardano perplessi e tu scopri che sei d'accordo con bruno munari.
ci si ritrova la maggior parte dei vizi progettuali evidenziati e corretti. non si fa accenno al solo problema di scala (ampiamente trattato nel testo di petrosky sugli errori degli ingegneri, ovviamente presente in questa libreria).
non so perchè non sia adottato in ogni facoltà d'ingegneria.
il metodo è rigoroso ma aperto come dev'essere l'atteggiamento di un vero maestro.
se vi occupate di progettazione (di qualunque tipo) fatene tesoro.
una ricchissima bibliografia completa questo volume essenziale che ha anche la cortesia delle pagine bianche per le annotazioni.
lo aggiungerò fragorosamente alle letture consigliate pei miei studenti.
quei crapùn!
Generations of love
a matteo bi bianchi mi affezionai ascoltando dispenser su radiodue. i suoi commenti a notizie curiose ed insolite, le sue segnalazioni di musicisti discutibili e interessanti mi piacevano. mi stava simpatico e ancora di più mi piacque quando lessi il suo "fermati tanto così", anche per via del fatto ... (continue)
a matteo bi bianchi mi affezionai ascoltando dispenser su radiodue. i suoi commenti a notizie curiose ed insolite, le sue segnalazioni di musicisti discutibili e interessanti mi piacevano. mi stava simpatico e ancora di più mi piacque quando lessi il suo "fermati tanto così", anche per via del fatto che io, come lui, feci servizio civile in un asilo e così, insomma, mi sembrava che fossimo un po' amici, un po' vecchi colleghi: ti ricordi matte'?
non mi fate fretta. non ho detto "sarò breve".
oh insomma, questo libro in libreria: visto e preso.
fatto sta che qui matteo bi bianchi, pur col consueto tocco witty, mi risulta mestamente irregimentato nella casistica gay arguta e informata dei fatti in quel modo frizzantemente entusiasta per ogni clamoroso nonnulla che fa tanto, scusate, ricchione.
perchè, o matteo, devi dire: hai visto quello che bono, perchè raccontare di questi batticuori da ragazzine ostentati da un gruppo di giovanotti in vacanza ad amsterdam? perchè gli sdilinquimenti sul fatto che ti piaceva disco bambina? mi dirai: ma se mi piaceva disco disco dovve io sono veramenthi io, per farti contento doveva piacermi lungha e dirhitta corrheva la strhada?
va bene, no fai bene ad essere fedele ai fatti, ma a questo punto mi chiedo:
prima di heather parisi, esistevano i gay?
prima degli Abba, di pattypravo, prima di ogni fottuto luogo comune sull'immaginario gay sempre più ripetitivo (l'outing, il macho tenero, l'etero sposato insospettabile, l'etero curioso, la passione per la moda, per il fru fru, l'idiosincrasia teatrale riservata alle cadute di gusto o alle ovvietà (alle parole "anni settanta" alberto sviene)), prima di tutto questo catalogo che ognuno di noi riconosce e che matteo bi bianchi recupera e ripertica, di grazia, i gay che facevano?
e quando l'ultima copia di disco bambina e di obabaluba saranno giustamente sommerse dalle sabbie del tempo, come sarà possibile improvvisamente riconoscersi gay?
"fermati tanto così" è un altro libro e lì matteo bi bianchi gliel'ammolla.
mi ricordassi a chi l'ho prestato.
gliel'ammolla pure nell'utile appendice di questo libretto, con le indicazioni della colonna sonora abbastanza originale.