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Jones è un giornalista inglese che per motivi personali si trasferisce in Italia, a Parma, e vi rimane per alcuni anni osservando e sforzandosi di comprendere la nuova realtà. Nel libro racconta del suo lento ma (per lui) inevitabile innamoramento per gli italiani, soffermandosi a lungo, però, sulle ... (continue)
Jones è un giornalista inglese che per motivi personali si trasferisce in Italia, a Parma, e vi rimane per alcuni anni osservando e sforzandosi di comprendere la nuova realtà. Nel libro racconta del suo lento ma (per lui) inevitabile innamoramento per gli italiani, soffermandosi a lungo, però, sulle contraddizioni e i problemi che caratterizzano il Bel Paese. Si tratta di un punto di vista esterno in grado di mettere in luce aspetti che a noi paiono normali ma che, in uno straniero, possono suscitare meraviglia, irritazione o delusione. A seconda dei casi.
Il libro inizia con un vivace capitolo dedicato al linguaggio, citando espressioni che già di per sé palesano il metodo tutto italico di approcciarsi alle cose, e prosegue con un interessante resoconto storico sull’Italia del dopoguerra, affrontando l’argomento delle stragi e della rivalità mai sopita tra “fascisti” e “comunisti”, con l’autore che si stupisce di un mondo in cui, riguardo a tutta una serie di fatti incresciosi, la realtà si mescoli continuamente con la fantasia, così che ancora oggi, a distanza di decenni, è impossibile poter parlare di verità certe (e questo è causa di una dietrologia tutta italica). Il terzo capitolo parla di calcio, il calcio italiano, anche questo territorio su cui complottisti e dietrologi combattono aspramente da anni. Il quarto capitolo affronta ill caso Sofri, raccontandomi una storia che non conoscevo nei dettagli, mentre quello successivo si sofferma sulla televisione italiana (“how is it that the most creative, cultured country in the world has the worst, most abysmal television of the planet?”) e sul suo strettissimo legame con la politica. Jones ripercorre le (illecite) prime tappe delle reti commerciali e parla delle trasmissioni che più lo convincono e di quelle che invece lo irritano (“Rete 4 has an anchorman […], [H]e’ll introduce news items on the opposition by shaking his head and saying, in a stage whisper, “These stupid Commies”. He’s painful not because he’s politicized but because of the complete lack of professionalism”), con una lucidità e una capacità d’analisi di alto livello. Un saggio illuminante, tant’è che vorrei citarlo tutto, per un argomento che mi sta molto a cuore.
Il seguente capitolo parla della religiosità degli italiani e dell’influenza vaticana sulla nostra cultura, e forse è il meno convincente, mentre i successivi si soffermano su Mani Pulite e sui vizi che del sistema politico, analizzando freddamente l’ascesa dell’odierno presidente del Consiglio e spiegando come affari, politica e quotidianità siano sempre morbosamente intrecciati tra loro (passano in rassegna il clientelismo, l’insormontabile burocrazia, il fatto di dover avere le conoscenze per trovare lavoro, il trasformismo, l’abusivismo edilizio, la tendenza al facile condono, etc etc). Il libro si chiude, infine, con una dichiarazione d’amore a Parma e all’Italia nel suo complesso che ho trovato molto sentita e che testimonia come l’autore non si ponga per niente in una snobistica posizione di presunta superiorità, dettaglio che rende l'opera ancora più credibile e affascinante.
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