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  • Cover of Non vi lascerò orfani

    Non vi lascerò orfani

    Ricordo di famiglia, più utile all'autrice che al lettore

    Con questo libro, un vero e proprio ritratto di famiglia tracciato da una persona famosa ma a mio parere ancora abbastanza umile (almeno quando non si confronta con i suoi ospiti televisivi), ho provato sensazioni molteplici. Innanzi tutto, mi ha commosso. Quando si parla di famiglia, fratelli, geni ... (continue)

    Con questo libro, un vero e proprio ritratto di famiglia tracciato da una persona famosa ma a mio parere ancora abbastanza umile (almeno quando non si confronta con i suoi ospiti televisivi), ho provato sensazioni molteplici. Innanzi tutto, mi ha commosso. Quando si parla di famiglia, fratelli, genitori, figli, parenti, case, animali, ovvero di tutti quegli elementi che rendono completa ed emozionante una vita, trasformandola in qualcosa degno di essere vissuto e di essere ricordato, e lo si fa in certi toni e con un certo rimpianto, la vista mi si annebbia e la lacrimuccia fa capolino dall'occhio.
    Ché poi non ogni momento della propria vita sia adatto a letture del genere, per gli sconvolgimenti interiori che può provocare, è un altro paio di maniche, e non voglio criticare il libro della Bignardi su basi esclusivamente personali, non sarebbe giusto.
    Quello che però mi sono chiesta nel corso della lettura, è come se la possa essere sentita di raccontare particolari così intimi, e non solo della sua esistenza, ma anche di quella di tante altre persone, senza aver timore di violare la sua stessa privacy e quella degli altri.
    Forse ci vuole coraggio, o magari un po' di incoscienza, chissa'. Di certo la Bignardi scrive bene, e nella più completa sincerità. Ma era proprio necessario essere così sinceri?

    N.B. Da sorvolare le descrizioni genealogiche: della vita della Bignardi mi può pure fregare qualcosa, ma di quella dei suoi zii, nonni e altri parenti, sinceramente posso pure fare a meno...

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    — Dec 1, 2009 | 1 feedback
  • Cover of La ragazza che giocava con il fuoco

    La ragazza che giocava con il fuoco

    *** This comment contains spoilers! ***

    Da considerarsi la prima parte del secondo volume...

    Quest'uomo ha l'incredibile capacità di inventarsi delle trame così tremendamente avvincenti da dare la strana illusione al lettore di essere quasi una "persona a conoscenza dei fatti", in grado se solo potesse di intervenire ad aiutare i vari Blomkvist, Bublanski e Armanski a risolvere il CASO dell ... (continue)

    Quest'uomo ha l'incredibile capacità di inventarsi delle trame così tremendamente avvincenti da dare la strana illusione al lettore di essere quasi una "persona a conoscenza dei fatti", in grado se solo potesse di intervenire ad aiutare i vari Blomkvist, Bublanski e Armanski a risolvere il CASO della povera Lisbeth!
    Ma come dicevo si tratta solo di un'illusione.
    Il povero lettore non può fare niente per Lisbeth.
    Se non crucciarsi per questo scricciolo di donna, oggetto di continue persecuzioni, che si batte con ogni sua forza, ma... to be continued nel terzo volume!

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    — Sep 29, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Febbre a 90°

    Febbre a 90°

    2 people find this helpful

    Un malato di calcite. Che sa scrivere. E bene. Anzi, molto bene. Ecco, questo è Nick Hornby.
    Speravo che attraverso la lettura della sua esperienza personale sarei arrivata a comprendere come certi miei amici malati di calcite all'italiana (nella variante romanista, una delle più aggressive, cr ... (continue)

    Un malato di calcite. Che sa scrivere. E bene. Anzi, molto bene. Ecco, questo è Nick Hornby.
    Speravo che attraverso la lettura della sua esperienza personale sarei arrivata a comprendere come certi miei amici malati di calcite all'italiana (nella variante romanista, una delle più aggressive, credo...) possano far ruotare buona parte della loro esistenza intorno al gioco del pallone. Ma mi arrendo, a questo punto sento di dover ammettere che questo strano fenomeno non lo capirò mai. Che tipo di amore, passione, attrazione, può portare delle persone a rinunciare a un fine settimana di vacanza e riposo o a rischiare di rovinare un'amicizia storica per non essere andati a compleanni o matrimoni, solo per andare allo stadio? non lo so, non lo capisco, e Hornby mi ha solo confuso ulteriormente le idee. Evidentemente è qualcosa che non puoi controllare, a mente fredda nessuno si farebbe condizionare così l'esistenza da fatti o persone, di qualunque natura essi siano...
    So solo che nonostante l'indiscussa abilità di Hornby nel descrivere certe condizioni e certi stati d'animo del tifoso tipo (e lui ne è un esemplare assolutamente eccezionale ma tutto sommato uguale a tanti altri!), con questo libro il calcio è arrivato a darmi la nausea...

    P.S. Mauri e Franz non me ne vogliate, tanto già sapevate come la pensavo ;-D
    CMQ FORZA ROMA!!!!

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    — Aug 27, 2009 | 2 feedbacks
  • Cover of L'uomo dei cerchi azzurri

    L'uomo dei cerchi azzurri

    2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    O O O azzurri!

    Non è da tutti scrivere un giallo che non è solo un giallo. Mi spiego: ho scoperto (ma chissà perché lo immaginavo ancor prima di avventurarmi nella sua scoperta...) che la Vargas più che una giallista è una psico-giallista, una che si diverte ad arricchire la trama di mille divagazioni ininfluenti ... (continue)

    Non è da tutti scrivere un giallo che non è solo un giallo. Mi spiego: ho scoperto (ma chissà perché lo immaginavo ancor prima di avventurarmi nella sua scoperta...) che la Vargas più che una giallista è una psico-giallista, una che si diverte ad arricchire la trama di mille divagazioni ininfluenti sul suo sviluppo, e tuttavia determinanti per esso. Non si può infatti negare che se il commissario incaricato di indagare su un caso prima buffo (finché sono cerchi disegnati col gesso...) poi inquietante (ma arrivare ad infilarci i cadaveri dentro...) permette alla sua indole svagata di condurlo a spasso per supposizioni e vaghe intuizioni, con qualche perdonabile deviazione verso amori perduti mai dimenticati, allora, dicevo, non si può negare che in non poche occasioni il puro intreccio degli eventi rischi di vedersi rubare la scena da pindariche riflessioni e conflittuali stati d'animo, che ben stemperano la cruda sequenza di fatti di sangue. Quando a recitare è il "personaggio" Adamsberg, infatti, si dimentica cosa c'è in ballo (ben 3 cadaveri con relativo assassino ben nascosto!) e ci si perde nella sua testa vuota di raziocinio ma piena di genialità, non senza provare simpatia per il suo acuto assistente Danglard che per stargli accanto, nonché dietro, deve trangugiare alcol fin dal primo pomeriggio...
    L'atmosfera franco/parigina che impregna il racconto in ogni pagina aiuta a rendere tutto ancora più credibile.
    Cara Vargas, buona la prima, ritornerò a leggerti!

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    — Aug 7, 2009 | 3 feedbacks
  • Cover of Le intermittenze della Morte

    Le intermittenze della Morte

    *** This comment contains spoilers! ***

    Inutile, la morte fa parte della vita

    La morte che come una lampadina difettosa va e viene... e chi ci aveva mai pensato!
    Saramago, fino alla lettura di questo libro a me sconosciuto, riflette con una prosa densa al limite dello stucchevole sulla possibilità che la morte, come una donna capricciosa, decida di fare sciopero, analizzando ... (continue)

    La morte che come una lampadina difettosa va e viene... e chi ci aveva mai pensato!
    Saramago, fino alla lettura di questo libro a me sconosciuto, riflette con una prosa densa al limite dello stucchevole sulla possibilità che la morte, come una donna capricciosa, decida di fare sciopero, analizzandone con arguzia e intelligenza le terribili conseguenze.
    Proprio così, le terribili conseguenze: Saramago sgombra subito il campo dal sospetto che un'eventuale blocco del flusso funerario possa recare gioia ed esultanza alla popolazione che ne è interessata. E stando alle sue considerazioni, non ha tutti i torti. Meno lavoro per diverse categorie, squilibri demografici, sfruttamento della situazione da parte della criminalità organizzata, imbarazzo nelle alte sfere ecclesiastiche, di guai e impicci vari ce n'è per tutti!
    E così alla fine si arriva quasi a provare simpatia per la povera morte (con la m minuscola, mi raccomando, ché la Morte è un'altra cosa...), e per i complessi grovigli da lei creati in nome di una libertà che non è poi tale (non è forse anche la morte in alcuni casi una forma di liberazione?) e nei quali lei stessa si trova incredibilmente invischiata.
    Insomma, meglio che alla fine la nera signora torni a falciare vite come le compete...

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    — Jun 28, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Uomini che odiano le donne

    Uomini che odiano le donne

    Un gran bel thriller alla salsa nordica

    Un gran bel thriller alla salsa nordica. Un giallo mozzafiato, ricco di colpi di scena, che stando all'azzeccata definizione di uno dei protagonisti riporta in auge il vecchio mistero dell'omicidio nella stanza chiusa a chiave.

    E poi la forza del personaggio. Come non partire in quarta con l' ... (continue)

    Un gran bel thriller alla salsa nordica. Un giallo mozzafiato, ricco di colpi di scena, che stando all'azzeccata definizione di uno dei protagonisti riporta in auge il vecchio mistero dell'omicidio nella stanza chiusa a chiave.

    E poi la forza del personaggio. Come non partire in quarta con l'immaginario sullo scricciolo dark tutto tatuaggi e piercing che porta il nome di Lisbeth, o con l'affascinante ma finalmente non tenebroso reporter d'assalto Mikael (ma che gli fa alle donne, Mikael?!?)?

    Interessante infine il rimpallo temporale tra una vicenda che si è svolta in bianco e nero, a circa quarant'anni di distanza dal presente, e la sua analisi e risoluzione con i più moderni e avanzati strumenti informatici che l'era digitale possa mettere a disposizione.

    E dunque una totale immersione nel MILLENNIUM da poco cominciato, che a pieno diritto si prende il suo spazio anche nella letteratura, riservando un sentito omaggio ai grandi soggetti del passato (secondo me Agatha Christie insegna...).

    Pronti o quasi ad affrontare gli altri due "mattoni" che mi salutano dallo scaffale della libreria!

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    — Jun 10, 2009 | 2 feedbacks
  • Cover of la buona terra

    la buona terra

    1 person find this helpful

    La terra come fulcro dell'esistenza

    Un romanzo lento e cadenzato che, come la dolce melodia di una ninna nanna, ti culla illustrandoti in modo semplice e fedele la vita rurale di una Cina d'altri tempi, neanche poi tanto lontani.

    Protagonista è Wang Lung, un uomo di cui si segue l'intero ciclo esistenziale, che si svolge e avvol ... (continue)

    Un romanzo lento e cadenzato che, come la dolce melodia di una ninna nanna, ti culla illustrandoti in modo semplice e fedele la vita rurale di una Cina d'altri tempi, neanche poi tanto lontani.

    Protagonista è Wang Lung, un uomo di cui si segue l'intero ciclo esistenziale, che si svolge e avvolge intorno all'elemento primario della terra, intesa come punto di partenza, conservazione e arrivo di ogni ricchezza materiale e spirituale.

    Un libro che in un certo qual modo ci ricorda come l'esistenza dell'uomo procedesse ugualmente anche prima dell'avvento della tecnologia, sebbene in totale balia degli imprevedibili capricci della natura.

    Affascinante e per riflettere.

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    — May 9, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Ti prendo e ti porto via

    Ti prendo e ti porto via

    Come Dio comanda mi è piaciuto molto di più

    Dopo aver sbollito l'entusiasmo per aver letto “Come Dio comanda”, credo di poter ora essere in grado di esprimere un giudizio abbastanza obiettivo sullo stile di Ammaniti. Innanzi tutto, fatica un pochino a carburare, con quel suo modo di introdurti lentamente nelle vite dei suoi personaggi, sempre ... (continue)

    Dopo aver sbollito l'entusiasmo per aver letto “Come Dio comanda”, credo di poter ora essere in grado di esprimere un giudizio abbastanza obiettivo sullo stile di Ammaniti. Innanzi tutto, fatica un pochino a carburare, con quel suo modo di introdurti lentamente nelle vite dei suoi personaggi, sempre al limite della normalità. E proprio quando ti ha cotto a puntino, e sei sul punto di sbottare perché non si capisce dove le varie storie debbano andare a parare, ecco lì che ti serve un finale febbricitante sia nel ritmo serrato che nella conclusione imprevedibile dei fatti.
    Ma mentre in “Come Dio comanda” i protagonisti vivono a stretto contatto, quindi non perdi mai di vista nessuno, in “Ti lascio etc” le storie rimangono tra loro estranee per troppo tempo. Pertanto mi sono ritrovata a mal digerire quegli episodi di ordinario squallore all'italiana raccontati in un italiano approssimativo ed essenziale che non rientrano certo in una categoria definibile come “alta letteratura”. Senza contare che ho provato molta più simpatia per Cristiano Zena e quello sciagurato del padre Rino, che non per quel bastardo viscidone di Graziano Biglia.
    In sostanza (mi perdonino coloro che non hanno apprezzato questo confronto tra i due libri, ma le assonanze sono veramente tante!), Ammaniti ha il merito di inventarsi trame che con spettacolari colpi di coda diventano avvincenti ed appassionanti, ma lo fa con una scrittura e dei termini estremamente semplici (con un certo abuso di parolacce, anche a sproposito...), che ahimé non possono collocarlo tra i grandi scrittori del nostro tempo.

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    — Mar 27, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Sostiene Pereira

    Sostiene Pereira

    3 people find this helpful

    Solo una cosa: grazie Pereira

    Ci sono due cose di questo libro che non dimenticherò mai: la frase tormentone "sostiene Pereira" (con alcune leggere varianti) e la mitica limonata che il protagonista del libro elegge regina di tutte le bevande rinfrescanti sorseggiandola in ogni occasione.
    Ma questi due piccoli particolari i ... (continue)

    Ci sono due cose di questo libro che non dimenticherò mai: la frase tormentone "sostiene Pereira" (con alcune leggere varianti) e la mitica limonata che il protagonista del libro elegge regina di tutte le bevande rinfrescanti sorseggiandola in ogni occasione.
    Ma questi due piccoli particolari in futuro costituiranno per me solo dei comodi appigli per ripescare nella memoria la storia di un uomo coraggioso oltre ogni sua stessa aspettativa, pronto nonostante tutto (età, rimpianti, salute) a rimettersi in gioco e a rimontare sul treno della vita in direzione dell'unica meta possibile: la libertà.
    Grazie Pereira per la tua dimostrazione di grande coraggio e per aver testimoniato che siamo noi, e non gli anni che passano, a decidere quando mettere la parola fine ad un'esistenza dignitosa e meritevole di essere ricordata.

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    — Feb 14, 2009 | 1 feedback
  • Cover of L'ombra del vento

    L'ombra del vento

    1 person find this helpful

    comunque mi sono chiesta tutto il tempo come si pronunciasse il nome di Julian Carax (Huliàn Caràx?

    Può capitare di essere attratti da un libro solo per come suona bene il titolo... a me è capitato con "L'ombra del vento", e le aspettative non sono rimaste deluse! In realtà il mio primo approccio con il libro non è stato dei migliori, mi sembrava banale e poco accattivante (forse questa sensazione ... (continue)

    Può capitare di essere attratti da un libro solo per come suona bene il titolo... a me è capitato con "L'ombra del vento", e le aspettative non sono rimaste deluse! In realtà il mio primo approccio con il libro non è stato dei migliori, mi sembrava banale e poco accattivante (forse questa sensazione era alimentata dai troppi commenti positivi che le persone intorno a me tendevano a formulare sul libro, e di solito questo genere di atmosfera mi infastidisce e indispone...).
    Poi piano piano ho cominciato a sentirmi a mio agio, riconoscevo alcuni luoghi della meravigliosa Barcellona, come il Tibidabo, ad annusare l'aria sempre in fermento di quella città, l'anima passionale e caliente della sua gente, e così ho scelto di assaporare ogni singola pagina di cui si componeva il racconto, pur correndo il rischio di non riuscire a tenere il ritmo di una trama così fitta di avvenimenti e soprattutto di colpi di scena.
    La storia è veramente appassionante, il giovane protagonista Daniel, che si improvvisa detective in una Barcellona anni '50, ti entra talmente dentro da non lasciarti più nemmeno durante il giorno (e aggiungerei che anche di notte, complice una cena pesante, i fantasmi che lui insegue si possono riaffacciare nei tuoi sogni angosciandoti nel profondo...).
    L'amore, la guerra, l'onore familiare, la cultura letteraria degli anni a cavallo delle due guerre, e la passione per tutto ciò che è l'universo libri, sono solo alcuni degli ingredienti sapientemente miscelati da Zafon in quest'opera. Una menzione speciale poi la merita il buon Fermin, senza il suo personaggio il libro sarebbe un altro, e non avrebbe alcun risalto l'impressionante capacità dell'autore di sdrammatizzare anche le situazione più dolorose e inaccettabili. Assolutamente da non perdere.

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    — Jan 29, 2009 | 1 feedback
  • Cover of La donna dello scandalo

    La donna dello scandalo

    *** This comment contains spoilers! ***

    Chi non ha mai sognato di avere una storia con la propria insegnante...

    Mi sono imbattuta in questo libro solo perché un mio amico lo aveva letto e me lo ha consigliato.
    In effetti non si tratta di un libro qualunque, ma di una sorta di cronostoria di una vicenda scabrosa quanto reale. Anzi, a dirla tutta, credo che l’autrice Zoe Heller, giornalista per diverse tes ... (continue)

    Mi sono imbattuta in questo libro solo perché un mio amico lo aveva letto e me lo ha consigliato.
    In effetti non si tratta di un libro qualunque, ma di una sorta di cronostoria di una vicenda scabrosa quanto reale. Anzi, a dirla tutta, credo che l’autrice Zoe Heller, giornalista per diverse testate inglesi, nello scrivere questo particolare romanzo concepito come un diario compilato da una testimone abbia attinto a tutta la documentazione relativa ai fatti che hanno coinvolto i protagonisti e al processo cui sono stati successivamente sottoposti.
    La storia non viene narrata come un vero e proprio fatto di cronaca, perché ad impedirlo sono il coinvolgimento diretto della voce narrante (la testimone di cui parlavo prima), e il ritratto molto ravvicinato dei due scandalosi amanti che ci viene fornito. Proprio la possibilità di conoscere così a fondo le motivazioni che possono spingere una bella e interessante donna quarantenne a farsi trascinare in una torbida storia di sesso con un suo allievo appena quindicenne induce a riconsiderare con occhio più obiettivo e distaccato, e allo stesso tempo con un filo di comprensione in più, tutta la vicenda. Sheba è una donna solare, sempre sorridente, ma sposata con un uomo molto più vecchio di lei, da cui ha avuto due figli con cui non riesce in alcun modo a esprimere i suoi sentimenti materni (infatti mentre il figlio più piccolo è affetto da sindrome di down, la figlia diciassettenne è in piena crisi adolescenziale). Le frustrazioni della donna si ripetono anche in ambito professionale, perché il suo eccessivo permissivismo, nocivo a casa come a scuola, si rivela assolutamente controproducente nei confronti degli studenti. Il ritratto che ne emerge è quello di una persona estremamente fragile e vuolnerabile, che trasforma la sua pseudo storia con il ragazzino Steven Connolly in una distrazione momentanea dai suoi problemi, senza tenerne in alcun conto le conseguenze.
    Parallelamente si delinea anche il profilo della testimone, la più anziana collega di Sheba, che fa breccia nel suo cuore come amica proprio nel clou della storia tra alunno e professoressa. Barbara è in un certo senso l’opposto di Sheba: single (per l’esattezza zitella), esperta nell’insegnamento e nel trattare con i ragazzi, riservata, Barbara è subito affascinata dalla personalità di Sheba, e proprio attraverso dei saggi consigli sul loro lavoro riesce a stringere con essa una forte amicizia. Un’amicizia che tuttavia presenta degli aspetti controversi, delle punte di gelosia, delle forme di morbosità che saranno deleterie per l’avventura di Sheba destinata a concludersi nel peggiore dei modi. E tutto sommato l’impressione che si ha alla fine del libro è che Sheba non meritasse tutto questo.
    Per concludere, lo stile della Heller è appassionante ed efficace, ma nonostante tutto non si riesce mai a dimenticare che si sta leggendo l’approfondimento romanzato di un puro fatto di cronaca.

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    — Dec 29, 2008 | Add your feedback

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