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Grandi speranze
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Prima di attaccare Grandi speranze avevo letto soltanto i Canti di Natale, di Dickens, se vogliamo escludere (e sarebbe opportuno) una di quelle orribili riduzioni per bambini che mi fa appioppata alle medie (David Copperfield), nella convinzione, che negli anni si è fatta più marcata, che i bambini ... (continue)
Prima di attaccare Grandi speranze avevo letto soltanto i Canti di Natale, di Dickens, se vogliamo escludere (e sarebbe opportuno) una di quelle orribili riduzioni per bambini che mi fa appioppata alle medie (David Copperfield), nella convinzione, che negli anni si è fatta più marcata, che i bambini siano degli idioti la cui deficienza sarà colmata solo dall'aureo ingresso nell'età adulta. Tuttavia, anche avendo letto così poco, sentivo oscuramente che Dickens era un autore nelle mie corde, a partire dalla sua collocazione temporale (secondo me l'800 è il secolo del romanzo per eccellenza, e non è stato mai eguagliato).
Sentivo, dicevo, che era un autore nelle mie corde e così ho comprato questo libro, il primo che ho trovato sulla mia strada, attratta anche dal titolo. Beh devo dire la mia impressione è stata più che confermata dalla lettura. Oserei dire che è un romanzo bellissimo, benché un tantino pessimista. Saltata l'introduzione, scelta che si è rivelata quanto mai sensata (non ho mai capito perché non si mettano come postfazioni saggi che spesso svelano tutto della trama, anche i colpi di scena) mi sono inoltrata nell'Inghilterra della seconda metà dell'800, nelle paludi delle sue contee, nella sua capitale "tortuosa, angusta e sporca", una Londra che assomiglia molto a un inferno dantesco (se mai l'Inferno possa prevedere qualche piccola oasi di felicità). Mi ci sono addentrata come un coltello nel burro e ne sono stata risucchiata: perché anche se si tratta di tempi tanto diversi, anche se per comunicare si spediscono lettere e bigliettini, anche se si viaggia a piedi o in diligenza, anche se si legge con lampade a gas o candele, nonostante tutto l'Uomo viaggia inalterato nel tempo e nello spazio, e ciascuno dei lettori potrebbe sentirsi Pip, Miss Havisham, Wemmick, Estella...
Dickens ci vuol molto semplicemente dire che le grandi speranze da coltivare sono quelle dell'animo e degli affetti; che le ambizioni non conformi alla propria natura portano alla rovina morale e a volte materiale; e, secondo me, che l'amore è il sentimento più mutevole e pernicioso del creato! Ci sono esempi di amore felice e riuscito (quello di Herber, quello di Wemmick) ma le storie d'amore principali, che sono, in fondo, il vero e proprio motore della storia, sono sfortunate, infelici e distruttive. Pip ama, e lo ammette, al di là di qualsiasi ragionevolezza. E che dire di Miss Havisham? anche il suo amore era dello stesso tipo, se ha portato alle conseguenze che vediamo nel libro.
E' una visione pessimistica della vita e dell'amore, anche se non disperata, nel senso proprio di "senza speranza". Per Dickens esiste la speranza: negli affetti semplici e veri, nel lavoro, nella moderazione. Non tutto ciò che è stato portato dall'ambizione è da buttar via: lo prova l'amicizia di Herbert, anzi direi che l'amicizia è il sentimento che Dickens sembra elevare a perfezione: questo romanzo mi è piaciuto anche perché io stessa sono d'accordo nel ritenere l'amore un sentimento perlomeno pericoloso e, invece, la vera amicizia, imperitura e benefica.
Il finale è aperto: Dickens si astiene da un favolistico happy end, ma suggerisce con leggerezza la possibilità che le cose vadano diversamente, un giorno, con l'impegno personale e la buona coscienza.
Per quanto riguarda lo stile, il romanzo è narrato in prima persona dal protagonista, e si nutre di una prosa bellissima, ben resa, a mio parere, dalla traduzione italiana, corposa, densa senza essere pesante (a questo proposito, ho letto qualche critica sulla presunta pesantezza di Dickens...e dopo aver visitato le librerie degli autori di questa critica, ho ben capito il perché! è naturale definire pesante Dickens se si è abituati a leggere solo certi tipi di libri...); un punto a favore di Dickens è l'abbondanza di humor che talvolta si traduce in vera e propria comicità, e che rende la lettura piacevolissima svelando l'acume dell'Autore. Bello, bello, bello!!
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