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  • Cover of L'ultima legione

    L'ultima legione

    In lettura con la mia classe.

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    — Nov 2, 2009 | 1 feedback
  • Cover of L'incubo di Hill House

    L'incubo di Hill House

    Ottimo incontro di fine anno con Shirley Jackson, autrice citata molte volte da King (in Dance macabre, ad esempio), che aveva finito per incuriosirmi parecchio. E mi sembra che la sua influenza sulle opere del Re –Shining in primo luogo – sia forte.
    Questo romanzo tratta di uno dei capisaldi dell ... (continue)

    Ottimo incontro di fine anno con Shirley Jackson, autrice citata molte volte da King (in Dance macabre, ad esempio), che aveva finito per incuriosirmi parecchio. E mi sembra che la sua influenza sulle opere del Re –Shining in primo luogo – sia forte.
    Questo romanzo tratta di uno dei capisaldi della produzione horror (letteraria e cinematografica): la casa stregata. Potrà sembrare banale, eppure a me pare che molte delle tipiche caratteristiche che siamo abituati ad associare alla casa stregata siano nate proprio con questo romanzo.
    La particolarità sta nel fatto che la casa sembra agire specificamente sulla mente della protagonista, e alla fine non si capisce (l’autrice vuole che non si capisca) come le cose vanno realmente, e cioè se la mente di Eleanor (che si avvita su se stessa per tutto il romanzo e alla fine mette i brividi) abbia prodotto le manifestazioni o se la casa sia effettivamente stregata.
    Una cosa è certa: se non lo era prima, lo è senz’altro alla fine.
    La casa viene descritta come se fosse un essere vivente, e un essere vivente “insano”, come dice in primo, magistrale paragrafo del romanzo, ripreso nel finale in una perfetta Ringkomposition. Ho molto apprezzato lo stile e la tecnica narrativa: è in terza persona, da narratore onnisciente, ma, contemporaneamente, sembra di trovarsi nella mente di Eleanor, la quale trasmette un persistente e sottilissimo senso di malessere, come un mal di mare costante.
    Bello, davvero bello.

    « Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola. »

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    — Dec 2, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Lo sguardo di uno sconosciuto

    Lo sguardo di uno sconosciuto

    Thriller grazioso ma senza pretese. Sembra che il mistero che si prepara sia così grande e complicato...e invece è una storiella di cronaca da terza pagina! Merita perché incuriosisce, comunque, e costringe ad una lettura serrata.
    Stile scorrevole.
    L'unico problema è che non comunica alcun tipo di ... (continue)

    Thriller grazioso ma senza pretese. Sembra che il mistero che si prepara sia così grande e complicato...e invece è una storiella di cronaca da terza pagina! Merita perché incuriosisce, comunque, e costringe ad una lettura serrata.
    Stile scorrevole.
    L'unico problema è che non comunica alcun tipo di emozione mentre lo si legge...

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    — Nov 27, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Il mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo

    Il mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo

    Un libro che colpisce, sicuramente. Immagino abbia colpito molto di più i lettori dell’epoca e di poco posteriori: noi, in fondo, abbiamo vissuto la pecora Dolly e i deliri di onnipotenza del dr. Antinori, siamo ormai rotti non dico ad ogni tipo di esperienza, ma almeno ad ogni possibilità di questo ... (continue)

    Un libro che colpisce, sicuramente. Immagino abbia colpito molto di più i lettori dell’epoca e di poco posteriori: noi, in fondo, abbiamo vissuto la pecora Dolly e i deliri di onnipotenza del dr. Antinori, siamo ormai rotti non dico ad ogni tipo di esperienza, ma almeno ad ogni possibilità di questo tipo di esperienza.
    Che dire? Libro bello, anche se con due difetti. Il primo riguarda lo stile, anche se non so dire con esattezza perché, forse un tantino ridondante e “ipertrofico”. Il secondo riguarda la frattura fra la prima e la seconda parte, che perde mordente e diventa un po’ confusa, insomma non si capisce dove l’autore voglia andare a parare.
    E’ come se, dopo aver avuto la folgorazione sul mondo nuovo, invero estremamente brillante e affascinante nella sua formulazione, Huxley non sapesse bene come continuare. E’ ovvio che l’elemento antagonista – il Selvaggio – dovesse essere inserito, ad un certo punto della storia, ma non è altrettanto ovvio il ruolo che costui ricopre nell’economia del romanzo. Insomma, Huxley non prende una posizione, cosa che, a mio parere, è confermata dal saggio Ritorno al mondo nuovo.
    La cosa veramente stupefacente, infatti (e qui mi sento molto polemica), è che lo stesso autore non rigetta completamente tutte le basi costitutive del mondo nuovo che ha creato. Forse passa inosservato che egli dà per ammissibile la selezione genetica! Tanto d’occhi nel leggere frasi come “noi non organizziamo sistematicamente la riproduzione; e il nostro sregolato capriccio (cioè una riproduzione spontanea e naturale!) non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di umani di qualità biologicamente inferiore”. E si domanda: “una società siffatta, fino a quando potrà conservare le sue tradizioni di libertà individuale e di governo democratico?” . Per poi concludere: “E che dire che degli organismi insufficienti per condizioni congenite, che la medicina e i servizi sociali oggi salvano e lasciano proliferare? Aiutare gli infelici è bene, indubbiamente, ma non meno indubbiamente è male trasmettere interi ai nostri posteri i risultati di mutazioni negative; come è male la progressiva contaminazione del fondo genetico a cui dovranno attingere i membri della nostra specie”.
    Ecco, a mio parere anche solo il porsi il dilemma è raccapricciante. Perché non torniamo a esporre sui fianchi della montagna i bambini nati con qualche difetto? -__- io, coi miei geni paterni tendenti alla calvizie e all’ingrasso, sarei eliminata in un processo genetico, di sicuro. Non sarei affatto pneumatica.
    Ancora (ma ci sarebbe un saggio da scrivere su tutti gli argomenti che pone sul piatto Huxley): in vari punti egli scrive che la società sarebbe dominata da forze impersonali che sottraggono individualità. Entro certi limiti questa è certamente la verità, ma poi mette in relazione la cosa coi tempi andati, ma questo è un errore! E’ prima che la collettività aveva un potere soverchiante sull’individuo, o meglio il ruolo sociale; che diamine, prima si era una categoria (contadino, prete, donna, vagabondo) e i figli continuavano il lavoro dei padri, neppure ponendosi il problema di poter essere diversi (e in ciò molto simili ad un abitante del mondo nuovo), oggi, invece (e va da sé che sto parlando della nostra società occidentale – ma anche Huxley parla di essa) si è persone, ed è tanto più straordinario in quanto si è persone pur vivendo nella società di massa per antonomasia.
    Ad un certo punto, in seguito, Huxley parla del condizionamento e dell’arte di vendere, di immagini e suoni subliminali, di ipnopedia, etc. Salvo poi dire, più avanti, che gli esseri umani non sono poi così suggestionabili da essere “eterodiretti” in qualche direzione specifica coattivamente e che, anzi, l’istruzione e la fruizione degli strumenti critici di cui l’uomo può dotarsi possono svicolare l’umanità da questi giochetti. Mi sembra che neppure lui, infine, abbia un’idea chiarissima in merito a questi argomenti.
    In merito al Selvaggio: cosa ne pensa Huxley? Ma è davvero questo il simbolo della resistenza dell’umanità allo snaturamento? A me non sembra affatto la figura positiva che, in tal caso, dovrebbe essere, anzi, è descritto in modo abbastanza discutibile. Io, che pur provo orrore di fronte alla descrizione del mondo nuovo, non mi sento rappresentata da questo baluardo di “uomo al naturale”, dalle sue scelte, dai suoi gesti. Non so, forse Huxley ha perso lucidità dopo aver assunto troppa mescalina.
    Ah, a proposito: Huxley auspica la creazione di una droga perfetta come il soma, e si spinge a dire che LSD non fa pagare “alcuno scotto fisiologico” (p.299 ed. Mondadori), pur trasportando l’uomo in un altro mondo tramite le allucinazioni. Nessuno scotto fisiologico? Ma dai. Corro subito a prenderlo al supermarket.
    Insomma, Huxley approva, senza rendersene conto, forse, la metà delle trasformazioni che ipotizza nel suo nuovo mondo, salvo poi scagliarsi contro il condizionamento e inneggiare alla resistenza. O era davvero confuso, oppure, freudianamente, dalle sue parole traspare un pensiero un tantino diverso dalla morale (a questo punto solo supposta) che vuole propinare nel libro.
    Questo rende il romanzo veramente molto interessante.

    (e comunque, con tutti i limiti del tempo, specie scientifici, Platone ha fatto ipotesi molto simili - pur con un interesse diversissimo - nel IV sec. a.C.; c'è da credere davvero che Huxley abbia tratto spunto dalla Repubblica, libro V).

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    — Nov 23, 2009 | Add your feedback
  • Cover of 1984

    1984

    2 people find this helpful

    Dopo aver letto i commenti degli altri lettori, devo dire che il libro è veramente bello, di gran lunga superiore alle mie - pur alte - aspettative, ma, di contro a molti commentatori (qui e altrove), mi rifiuto categoricamente di vedere nella mia realtà la situazione descritta da Orwell (così come ... (continue)

    Dopo aver letto i commenti degli altri lettori, devo dire che il libro è veramente bello, di gran lunga superiore alle mie - pur alte - aspettative, ma, di contro a molti commentatori (qui e altrove), mi rifiuto categoricamente di vedere nella mia realtà la situazione descritta da Orwell (così come somiglianze con la politica attuale, e così come mi ribello sentendo parlare di dittatura nel nostro Paese - forse bisognerebbe provarle, le cose, prima di usare parole - a mio avviso - a sproposito e offensive nei confronti di tutti coloro che in dittature vere o in situazioni più simili a quelle dell'Oceania ci si trovano davvero). Penso che i bravi scrittori di fantascienza scrivano captando correnti sotterranee o in nuce o in divenire e trasformandole in scenari volutamente esagerati, tendendo verso un eccesso volutamente esemplificativo ma non realistico.
    Io penso che una situazione del genere non potrebbe mai verificarsi nella realtà, la tensione verso la libertà è insopprimibile nella specie umana, trova sempre un punto di sfogo, e forse la visione di Orwell è viziata, da buon anglosassone, da una considerazione pessimistica di quelli che chiama i "prolet". Inoltre ovviamente risente leggermente della temperie politica e culturale dell'epoca in cui fu scritto.
    La manipolazione dell'informazione? Certo che c'è, ma se penso alle vite dei cesari di Svetonio, al Panegirico di Traiano scritto da Plinio, al ritratto di Nicia e di Cleone fatti da Aristofane, beh, non posso non notare che è una strategia vecchia e nondimeno non ci ha impedito, almeno non completamente, di indagare le vere ragioni della storia. Basta volerlo e possedere un minimo di strumenti critici che, grazie a Dio, abbiamo tutti a disposizione.
    Detto questo, che è frutto di convinzioni personalissime (e una volta tanto ottimiste), aggiungo anche che il libro è scritto benissimo, la traduzione mi sembra eccellente, il finale amaro q.b. a completare il grandioso e allucinante affresco di Orwell. E' letteralmente pieno di riflessioni interessantissime, che mi pento di non aver isolato e sottolineato (ma che un giorno rileggerò) e soprattutto ho trovato adorabile lo spunto glottologico della neolingua e l'appendice ad essa dedicata. Forse è proprio l'invenzione della neolingua, coi suoi manifesti scopi di imbrigliamento del pensiero (non si ha attività speculativa senza il linguaggio, come tutti sanno), la trovata veramente geniale e soprattutto estremamente realistica (e impressionante) di quest'optimus liber. Anche il trattato politico (il libro di Goldstein, la bibbia della fantomatica Confraternita - a proposito, un caso che il nemico del Partito abbia un cognome evidentemente ebreo?) è bellissimo e anche impegnativo.
    Promosso a pieni voti!

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    — Nov 17, 2009 | Add your feedback
  • Cover of L'esorcista

    L'esorcista

    3 people find this helpful

    Ho scelto di leggere questo libro sulla scorta dei commenti letti su aNobii, secondo i quali era ben più spaventoso del film…a me non ha spaventato affatto, e questo è stato un motivo di delusione, ma l’unico. Il film mi ha spaventato da morire, e anzi, mi spaventa ogni volta che lo vedo. Credo che ... (continue)

    Ho scelto di leggere questo libro sulla scorta dei commenti letti su aNobii, secondo i quali era ben più spaventoso del film…a me non ha spaventato affatto, e questo è stato un motivo di delusione, ma l’unico. Il film mi ha spaventato da morire, e anzi, mi spaventa ogni volta che lo vedo. Credo che gli effetti sonori e visivi (i suoni emessi da Regan, la nebbia ghiacciata, etc.) abbiano fatto la differenza, o probabilmente, conoscendo già la storia, semplicemente, da quel punto di vista, non mi ha fatto effetto.
    Però è un libro molto bello…Soprattutto, devo dire, l’ultimo quarto, dal momento in cui padre Karras prende ad occuparsi del caso McNeil, e ha luogo quel lungo dibattito interiore al gesuita, che ho trovato bellissimo e molto ben fatto. Anche la parte dell’esorcismo (che, nel libro, prende molto meno spazio che nel film) è stata ben realizzata, soprattutto per quanto riguarda la descrizione della figura di padre Merrin, una personalità assai affascinante e carismatica, che non si può non rimpiangere.
    E’ un libro horror? Direi proprio di no. Nonostante induca orrore non è un libro dell’orrore. E’ un libro religioso? Forse, dal punto di vista soprattutto etimologico del termine religio, che indica il legame con il trascendente. Non è un libro religioso nel senso dell’indottrinamento, intendiamoci. Però, paradossalmente, se un giorno dovessi scegliere di credere davvero, di mettere da parte i miei dubbi, la fede nell’esistenza del Male avrebbe un peso importante, oserei dire decisivo.
    Penso che chiunque, sebbene difficilmente si sia mai trovato davanti all’esplosione di cattiveria dimostrata dal demonio ospitato nel corpo di Regan, possa riconoscere, in certi attacchi verbali, qualcosa di già visto e già subìto da persone con le quali ci siamo duramente scontrati. E’ interessante il punto di vista dell’autore, che io condivido, quando fa dire a padre Merrin:
    “La possessione, ecco, non è nelle guerre, come tanti credono che sia, e molto raramente in situazioni straordinarie come quella che stiamo vivendo noi ora, qui…in questa ragazzina, questa povera bambina. No, io la vedo spesso nelle piccole cose della vita, Damien, nell’insensibiità, nei piccoli rancori, nelle incomprensioni, nelle parole crudeli e sferzanti che si dicono, spesso senza volere, nelle discussioni tra amici. O tra innamorati.”
    La possessione nelle piccole cose di ogni giorno. Impressionante, vero? Almeno per me lo è.
    E sulla fede:
    “(…)E credo che lo scopo sia farci perdere la speranza, farci rinnegare la nostra umanità, Damien. Farci vedere la nostra stessa bestialità, la nostra natura abietta, putrescente, priva di dignità, orribile, malvagia, insignificante. E qui forse è il nocciolo di tutto questo, Damien: il nostro essere senza valore. Per questo credo che la Fede non sia una questione razionale, per nulla. E’ una questione d’amore. Accettare la possibilità che Dio possa amarci…(…)
    Accettare, oltre quella del Male, la possibilità dell’Amore.

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    — Nov 7, 2009 | 3 feedbacks
  • Cover of The Dome

    The Dome

    8 people find this helpful

    Mentre scrivo queste parole ascolto Resurrection di Brian May (e se non sapete chi è, tanto peggio per voi), colonna sonora di questi ultimi giorni per motivi personali, e rivelatasi ottimo accompagnamento anche per le sensazioni suscitate dal finale di questo bel libro. Ok, ok: io sono di p ... (continue)

    Mentre scrivo queste parole ascolto Resurrection di Brian May (e se non sapete chi è, tanto peggio per voi), colonna sonora di questi ultimi giorni per motivi personali, e rivelatasi ottimo accompagnamento anche per le sensazioni suscitate dal finale di questo bel libro. Ok, ok: io sono di parte, a me i libri di King piacciono davvero tutti e non sono mai stata una di quelle sgradevoli cornacchie che gracchia a morto sulla carriera del Re, pur tuttavia questo libro mi ha piacevolmente sorpreso. Non so dire cosa mi aspettassi, so soltanto dire che mi è piaciuto. Forse ne sono rimasta stupita (si fa per dire) perché dalle anticipazioni sembrava altro (io le evito come la peste, ma qualche notizia arriva ugualmente, come ad esempio cannibalismo adombrato…bah!), in primis una specie di copia dell’Ombra dello scorpione, ma in realtà le affinità sono scarsissime per non dire nulle, e si sentono solo nella prima parte del romanzo. In realtà le situazioni sono molto diverse, semmai è la natura umana ad essere la stessa…ma quella lo zio Steve potrebbe forse cambiarla? Purtroppo no. In fondo (ma proprio in fondo) è un uomo anche a lui, e quando parla di provare gusto a far del male, il sospetto che stia parlando anche di sé è praticamente certezza. Anche se ci piace(rebbe) definirci diversi dai cretini che vediamo a Chester’s Mill e che ci fanno ribollire il sangue quanto ne leggiamo le gesta, possiamo davvero definirci diversi da loro? Io credo di no. Sì, d’accordo: il Grande Nemico non siamo noi, perché Big Jim Rennie è il simbolo, il paradigma, l’esemplificazione del male (e non voglio chiamarlo Male, perché il Male è intelligente, quello di Rennie è stupido e basso e volgare). Ma i gregari in buona fede? Oh, sì, ci piacerebbe identificarci (anzi, ci piace, perché lo facciamo mentre leggiamo) nei 28 esuli del frutteto McCoy, ma io non sono così ingenua da pensare che, in una situazione simile sarei nel frutteto invece che a stampar baci contro la Cupola verso mio marito. Probabilmente sarei alla Cupola, probabilmente sarebbero tutti alla Cupola. Come in effetti sono. King non li giudica mentre li descrive, descrive solo un dato di fatto della realtà. E non mi sento di definire questa gente vera sprezzantemente come pecoroni senza cervello, anche se sono sicura che molti lustra-proprio-ego-e-intelletto lo hanno fatto e lo faranno. Perché non c’è nulla di pecoreccio nel pensare che l’unione fa la forza, nel suggere uno scampolo d’amore, nel pensare che tanto vale prendere solo quello che possiamo e di cui abbiamo certezza. Lo facciamo tutti, nella vita quotidiana, guarda un po’. E’ semplicemente la nostra natura, e prima di essere anime siamo corpi con menti rozze programmate per soddisfarli, sarà bene che ce ne ricordiamo, ogni tanto.
    Per concludere (ho delirato abbastanza, nevvero?), salto a piè pari tutte le considerazioni politiche, che secondo me non c’entrano un tubo (tranne nei limiti in cui la politica esiste come parte della nostra vita, al pari delle altre, s'intende)…al posto di Big Jim ci poteva essere anche il netturbino del paese (lo ricordate Masaniello, né?) se le condizioni lo avessero favorito. E in fondo alla fine il vero capo di Chester’s Mill non è stato forse un certo Chef, che di politica ne sa quanto io di matematica? Ma conosceva la Bibbia. Diciamo tutti in coro Amen. “Poiché abbiamo visto in maniera confusa attraverso un vetro. Ma ora vediamo faccia a faccia”

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    — Oct 30, 2009 | 2 feedbacks
  • Cover of La collina dei conigli

    La collina dei conigli

    4 people find this helpful

    E' vero, è un romanzo epico

    Avrei voluto leggere questo bel romanzo in età più verde, questo è certo. Certi romanzi, anche se sono scritti per tutte le età (come tutta la buona letteratura per l’infanzia e l’adolescenza; solo la cattiva letteratura non è fruibile anche dagli adulti), acquistano una patina di magia soprattutto ... (continue)

    Avrei voluto leggere questo bel romanzo in età più verde, questo è certo. Certi romanzi, anche se sono scritti per tutte le età (come tutta la buona letteratura per l’infanzia e l’adolescenza; solo la cattiva letteratura non è fruibile anche dagli adulti), acquistano una patina di magia soprattutto per i bambini e i ragazzini. Gli adulti difficilmente riescono a coglierla…
    Detto questo, sorprendentemente il libro mi è piaciuto molto. Ammetto che, durante le prime 100 pagine circa, ero debitamente perplessa. Non capivo il libro (cosa non capissi, non lo so neppure io!) e procedevo con qualche riserva. Poi mi ha presa, improvvisamente, e mi è dispiaciuto finirlo, anche se la fine di questo romanzo è bella, dolce, poetica senza essere stucchevole.
    I personaggi sono bellissimi, sia quelli positivi sia quelli negativi. Ho letto molti commenti secondo i quali Adams qui adombrerebbe precise realtà storiche (come i campi di concentramento nazisti nella conigliera del Generale Vulneraria). Sciocchezze. Per fortuna l’Autore non ha mai avuto in mente nulla di simile, semmai ha voluto rendere le diverse possibilità di sviluppo di una società, comprese quelle degenerate (il che è molto diverso dal postulare una precisa eziologia storica, che sarebbe risultata pesante e fuori luogo).
    Non voglio con questo dire che manchino significati sociali nel libro, anzi. C’è la meritocrazia (è un coniglio di “seconda o terza” categoria a costituire il cardine della conigliera), si descrive come auspicabile e possibile la collaborazione fra popoli (il coniglio e il gabbiano, il coniglio e il topo), si racconta che il rispetto, l’amore, l’amicizia sono migliori della forza e dell’organizzazione (l’amicizia della piccola colonia protagonista è una fra le migliori mai descritte).
    Quintilio, Parruccone, Moscardo, Mirtillo, Nicchio, Dente di Leone, Kehaar, sono tutti, come nella migliore tradizione letteraria, personaggi che parlano di noi, in cui ciascuno, a seconda del carattere e della personalità, si può riconoscere.
    Un’ultima cosa: Adams non umanizza i conigli. Non abbandona mai il punto di vista animale nel descrivere i suoi personaggi, e questo lo giudico un grandissimo pregio.

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    — Oct 14, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Intervista con la storia

    Intervista con la storia

    6 people find this helpful

    Ecco un libro che molte persone dovrebbero leggere. Specie quelle abituate ad esprimersi su cose che non conoscono. Ecco una vera socialista (alla faccia di chi la accosta alla destra - direbbe Sgarbi: capre! ignoranti!), di un socialismo purtroppo mai visto nei governi o nelle fazioni politiche che ... (continue)

    Ecco un libro che molte persone dovrebbero leggere. Specie quelle abituate ad esprimersi su cose che non conoscono. Ecco una vera socialista (alla faccia di chi la accosta alla destra - direbbe Sgarbi: capre! ignoranti!), di un socialismo purtroppo mai visto nei governi o nelle fazioni politiche che pure si fregiano di questo titolo. Ecco soprattutto una donna libera, non perfetta, magari non condivisibile in tutto, ma che non si è mai nascosta dietro un partito. Ecco una donna che ha vissuto la Storia, ecco una donna che sa fare domande, ecco una donna che sa amare. E che sa scrivere, contrariamente a molti dei suoi detrattori, che necessiterebbero di istruzione elementare.
    Sono di parte, eh. Io la Fallaci l'adoro.

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    — Oct 5, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Il sentiero dei nidi di ragno

    Il sentiero dei nidi di ragno

    3 people find this helpful

    Un libro bellissimo fin dal titolo (ma un titolo così bello l’ho mai trovato?). Opera prima di Calvino, presenta quello stile vagamente favolistico che caratterizzerà anche le sue opere successive, anche se di favolistico c’è ben poco. Un libro sulla Resistenza, che tenta di mostrare cosa essa fu da ... (continue)

    Un libro bellissimo fin dal titolo (ma un titolo così bello l’ho mai trovato?). Opera prima di Calvino, presenta quello stile vagamente favolistico che caratterizzerà anche le sue opere successive, anche se di favolistico c’è ben poco. Un libro sulla Resistenza, che tenta di mostrare cosa essa fu davvero, lontano sia dalla santificazione sia dal revisionismo che tenta di dissacrarla. Un tentativo a mio parere riuscito, peraltro!
    I partigiani sono uomini come tanti, e come tali spesso si trovano a far scelte anche importanti senza sapere bene il perché. Non tutti (e probabilmente pochi di loro) combattevano il fascismo per convinzione ideologica o politica; c’era chi vi si trovava per caso; chi doveva riscattarsi da qualche avvenimento personale; chi era un convinto comunista; addirittura chi vagheggiava la libera iniziativa di stampo anglosassone!
    Non una torma di eroi, ma una torma di uomini per i quali la lotta è un modus vivendi, gente spesso miserabile che non sa da che parte stare, e che tradisce, che si confonde, che passa da un settore all’altro, gente che magari vuol solo mangiare e conservare il suo campicello e alla quale non importa niente del campicello del vicino (non mi sento propriamente di biasimarli…). Alcuni naturalmente sono eroi, alcuni sono teorici convinti, alcuni sono integerrimi persecutori di nobili obiettivi.
    Il protagonista, Pin, è uno strano bambino rifiutato dai bambini, che cerca conforto nei grandi ma non li capisce. E’ una figura straziante di monello strappato alle uniche cose che dovrebbero interessare un bambino: famiglia, gioco, pane sulla tavola. Naturalmente anche i grandi non capiscono lui. E gli equivoci di questo genere portano verso l’unica direzione della solitudine.
    Da leggere, nonostante lo stile un po’ aspro dell’esordiente Calvino.

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    — Oct 4, 2009 | Add your feedback

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