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Cover of Pashazade
  • 2 people find this helpful

    Perché nessuno mi ha mai parlato di Jon Courtenay Grimwood? Ricordo un'unica citazione di quest'autore ai tempi di ICF, la persona che ne parlava era affidabile e quindi mi ero debitamente segnato il titolo del romanzo. Però da allora son passati quasi 10 anni di assordante silenzio. Possibil ... (continue)

    Perché nessuno mi ha mai parlato di Jon Courtenay Grimwood? Ricordo un'unica citazione di quest'autore ai tempi di ICF, la persona che ne parlava era affidabile e quindi mi ero debitamente segnato il titolo del romanzo. Però da allora son passati quasi 10 anni di assordante silenzio. Possibile che questo scrittore sia così poco conosciuto da 'ste parti?
    Me lo chiedo perché Pashazade è una delle cose più interessanti, divertenti e avvincenti lette in ambito fantascientifico negli ultimi anni. Nel romanzo di Jon Courtenay Grimwood c'è un protagonista memorabile che si rivela nella sua complessità man mano che si procede con la lettura; c'è un'ambientazione formidabile: un'Alessandria d'Egitto di un prossimo futuro ucronico in cui le due guerre mondiali non ci sono mai state, ma che non per questo appare meno credibile o reale; c'è un plot avvincente, a metà strada tra mistero della camera chiusa e noir urbano; ci sono una serie di comprimari che si fanno ricordare, colti all'incrocio tra oriente e occidente, in precario equilibrio tra fascinazioni tecnologiche e tradizioni millenarie.
    Insomma, in Pashazade c'è tutto quel che serve per divertirsi, tanto che adesso non vedo l'ora di mettere le mani sui due romanzi successivi della serie.

    http://iguanajo.blogspot.com/2009/11/letture-ottobre-20…

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    Posted on Nov 11, 2009 | 2 feedbacks

Cover of Silverlock
  • Sembra incredibile che al di fuori di una piccola cerchia di iniziati che lo adorano questo romanzo del 1949 sia praticamente sconosciuto. E dire che tra le pagine di Silverlock c'è tutto quel che serve per affascinare il lettore più esigente: c'è l'avventura, la classica quest attrave ... (continue)

    Sembra incredibile che al di fuori di una piccola cerchia di iniziati che lo adorano questo romanzo del 1949 sia praticamente sconosciuto. E dire che tra le pagine di Silverlock c'è tutto quel che serve per affascinare il lettore più esigente: c'è l'avventura, la classica quest attraverso un mondo sconosciuto, c'è il racconto di formazione, con l'eroe della che si trasforma da cinico mezzemaniche in rotta col mondo a consapevole protagonista della propria vita, c'è il divertimento, che il tono del racconto si mantiene sempre leggero, tra trovate stravaganti, boutade e ovvie smargiassate, e c'è soprattutto un mondo che non ha uguali nella mia esperienza di lettore, un mondo in cui si incrocia tutto l'universo narrativo occidentale, dal folklore britannico all'inferno dantesco, da Omero a Shakespeare, dai miti nordici alle leggende popolari. All'interno del Commonwealth capita di navigare sulla zattera di Huck Finn o di incontrare Circe e Robin Hood, Sir Gavain e Amleto. Del resto il romanzo è letteralmente pieno di personaggi straordinari e parte del divertimento sta anche nel riconoscere luoghi e personaggi che John Myers Myers inserisce senza soluzione di continuità nel corso della vicenda.
    Insomma, se vi volete immergere in una vicenda che riscrive in qualche centinaio di pagine la storia dell'immaginario occidentale dell'ultima trentina di secoli Silverlock è il romanzo che fa per voi, se invece siete tra quelli che storcono il naso a sentir parlare di fantasy, tenete presente che se questo romanzo di John Myers Myers non fosse così ostinatamente ancorato al canone fantastico potrebbe benissimo essere riconosciuto quale romanzo post-moderno ante litteram, con il suo libero mescolare cultura alta e popolare, con la superba costruzione allegorica che si fonde al pragmatismo yankee, con il continuo rimestare tra sesso e intelletto, con il tono sfrontatamente farsesco di tutta la vicenda.

    iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2009/07/letture-giugno-200…

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    Posted on Jul 2, 2009 | Add your feedback

Cover of The Sandman: Book of Dreams
  • Era da tempo che non frequentavo il signore dei sogni, tanto da aver quasi dimenticato il fascino del mondo ricreato dalla fantasia di Neil Gaiman.
    Questa antologia di racconti mi ha riportato indietro a quando la lettura delle storie di Sandman era una delle mie personali piccole meraviglie qu ... (continue)

    Era da tempo che non frequentavo il signore dei sogni, tanto da aver quasi dimenticato il fascino del mondo ricreato dalla fantasia di Neil Gaiman.
    Questa antologia di racconti mi ha riportato indietro a quando la lettura delle storie di Sandman era una delle mie personali piccole meraviglie quotidiane. Fortunatamente i racconti raccolti in questo volume non hanno il sapore del tributo scolastico o dell'operazione nostalgica. Gli autori coinvolti dimostrano anzi una buona conoscenza del reame del sogno e soprattutto rendono bene l'idea di come le suggestioni evocate dal capolavoro di Gaiman abbiano arricchito la letteratura fantastica contemporanea.
    Come ogni antologia anche questa non fa eccezione alla regola per cui racconti brillanti si alternano ad altri più deboli, ma se devo trovare un difetto più sostanziale, beh… mi è dispiaciuto solo che Morfeo compaia in primo piano un po' troppo di rado e lateralmente, anche se la sua presenza (e quella dei suoi fratelli e sorelle immortali) è sempre ben percepibile.
    Tra le storie che più mi hanno colpito non posso non citare almeno quelle di John M. Ford (Chain Home, Low), di Robert Rodi (An Extra Smidgen of Eternity), George Alec Effinger (Seven Nights in Slumberland) e soprattutto quella di Susanna Clarke (Stopp’t-Clock Yard) l'unica in cui Sandman è davvero protagonista.
    (E per finire un grazie a Sarmax che mi ha regalato il volume)

    iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2009/04/rapporto-letture-m…

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    Posted on Apr 8, 2009 | Add your feedback

Cover of Glasshouse
  • In Glasshouse Charlie Stross continua ad esplorare l'evoluzione dell'umanità post-singolarità vista in Accelerando. Per farlo adotta un tono decisamente più sobrio e pacato di quello cui ci aveva abituato. In effetti Glasshouse è caratterizzato da un'atmosfera cupa ... (continue)

    In Glasshouse Charlie Stross continua ad esplorare l'evoluzione dell'umanità post-singolarità vista in Accelerando. Per farlo adotta un tono decisamente più sobrio e pacato di quello cui ci aveva abituato. In effetti Glasshouse è caratterizzato da un'atmosfera cupa e a tratti angosciante, calato com'è in una realtà fatta di guerra, paranoia e controllo totale.
    Partendo dall'idea del panopticon Stross tenta un'indagine sulla natura della coscienza e della memoria decidendo di fare un passo indietro rispetto all'approccio iperaccelerato e tecno-gadgetistico che contraddistingue la sua produzione precedente. Se il centro dei suoi romanzi fino a questo momento era infatti la sfrenata speculazione tecnologica, con personaggi perfettamente integrati e pronti a cavalcare l'onda del futuro, in Glasshouse ci troviamo per la prima volta a fare i conti con un protagonista che non ha la più pallida idea di cosa stia succedendo, che si ritrova privato della sua stessa identità e totalmente in balia di poteri su cui non ha alcun controllo.
    I legami con la fantascienza sociologica che ha caratterizzato una lunga e fortunata stagione della letteratura di genere dello scorso secolo sono evidenti e vengono ancora più sottolineati dalla scelta di collocare la maggior parte dell'azione nell'archetipo del classico sobborgo americano anni '60, con la fortissima tensione al conformismo che lo caratterizza e l'emarginazione - se non la punizione - di chi tarda ad integrarsi.
    Scegliere un approccio di questo tipo comporta il rischio di scivolare nella sterile satira d'antan o addirittura nella parodia. Stross evita abilmente questo genere di trappola con un controllo davvero magistrale dei toni, rinunciando magari alla sua caratteristica leggerezza e limitando al minimo le strizzate d'occhio al lettore.
    Oltre ai temi già accennati dell'identità, della memoria e del controllo, Glasshouse è densissimo di ulteriori suggestioni (la guerra, il trauma, la religione) sempre comunque tratteggiate con eleganza e integrate ottimamente nella trama. Quest'ultima non è forse troppo sorprendente e i cambiamenti di prospettiva che si succedono paiono a volte un poco forzati, ma la tensione che regge la vicenda rimane comunque sempre alta, con la realtà sottesa all'esperimento sociale al centro del romanzo che si rivela progressivamente al lettore fino al degno finale. Se in Glasshouse c'è un difetto probabilmente sta nella parte iniziale del romanzo. In poche decine di pagine si accumula un tal numero di premesse appena accennate - necessarie poi nel prosieguo della vicenda - che rendono l'inizio della storia troppo macchinoso e incredibile.
    Nonostante non sia un romanzo perfetto, Glasshouse è l'ulteriore dimostrazione della capacità di Charlie Stross di coniugare storie brillanti con riflessioni non banali sullo stato della realtà, dimostrando oltretutto una capacità di evoluzione nei temi e soprattutto nella scrittura che lo pongono ancora una volta ai vertici del genere.

    iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2009/03/rapporto-letture-f…

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    Posted on Mar 6, 2009 | Add your feedback

Cover of Brasyl
  • 1 person find this helpful

    Ian McDonald non cessa mai di stupirmi con la sua straordinaria capacità di evocare meraviglie ovunque posi lo sguardo. Dopo l'India di River of Gods ecco questo viaggio tra le pieghe della storia del Brasile tra contorsioni quantistiche, doppelgänger a gogo, suggestioni Conrad ... (continue)

    Ian McDonald non cessa mai di stupirmi con la sua straordinaria capacità di evocare meraviglie ovunque posi lo sguardo. Dopo l'India di River of Gods ecco questo viaggio tra le pieghe della storia del Brasile tra contorsioni quantistiche, doppelgänger a gogo, suggestioni Conradiane (il viaggio nel cuore di tenebra della giungla amazzonica in questo senso è esemplare) e un'immersione totale nell'atmosfera caotica, calda e sensuale di Rio de Janeiro e San Paolo.
    Personaggi affascinanti, azione a tamburo battente e soprattutto la sfrenata immaginazione di McDonald si sviluppano e si incrociano nelle tre fasi temporali attraverso cui si dipana il volume: dall'odissea amazzonica di padre Luis alla fine del '700, alle inquietanti vicissitudini di una produttrice di tv spazzatura nella Rio odierna, fino alle strabilianti avventure di un favelado di successo nella San Paolo del 2032. In mezzo tutto il Brasile possibile, con la scrittura ritmata ed evocativa dell'autore a creare un background di suoni odori immagini e sapori che risulta presto indissolubile dalla trama fantascientifica che rende Brasyl un romanzo unico nel suo genere. Formidabile.

    iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2008/12/rapporto-letture-n…

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    Posted on Dec 4, 2008 | Add your feedback

Cover of Looking for Jake and Other Stories
  • 1 person find this helpful

    Trovato a tre sterline in una libreria di Belfast, questo volume che raccoglie 13 racconti e un fumetto scritti da China Miéville è stata una bella sorpresa.
    Il primo impatto a dir la verità non è stato dei migliori, le prime storie mi hanno lasciato piuttosto freddino, non so se per la diffic ... (continue)

    Trovato a tre sterline in una libreria di Belfast, questo volume che raccoglie 13 racconti e un fumetto scritti da China Miéville è stata una bella sorpresa.
    Il primo impatto a dir la verità non è stato dei migliori, le prime storie mi hanno lasciato piuttosto freddino, non so se per la difficoltà di entrare in sintonia con la scrittura non proprio semplice dell'autore o proprio per l'atmosfera piuttosto distaccata che contraddistingue quei racconti, ma poi mi sono imbattuto in Reports of Certain Events in London e in Familiar e da lì in poi è stato un crescendo fino all'ultima pagina del volume.
    Non sono un esperto di letteratura horror, non so quindi se le molte suggestioni che Miéville evoca nelle sue pagine siano totalmente originali o se invece siano riscritture di canoni del genere. Certo che il connubio tra creature fantastiche, approccio fantascientifico, interesse urbano e coscienza socialista che caratterizza la produzione breve di China Miéville è davvero strabiliante. Nell'antologia si passa dal classico racconto horror alla divertita sortita fanta-natalizia (in salsa rossa), dal ritorno nelle strade di New Crobuzon - la città protagonista del romanzo Perdido Street Station - con il racconto più fortemente e appassionatamente politico di tutto il volume, all'esposizione degli strani avvenimenti che coinvolgono le strade di Londra o alla descrizione di una rara malattia che preoccuperà più di un lettore. Quale che sia il tema del racconto è possibile rintracciare almeno un punto fermo nell''immaginario dell'autore: la città - intesa in tutte le sue possibili declinazioni, dalla discarica di periferia ai quartieri residenziali ai centri nevralgici del potere - che sia protagonista della storia o semplice palcoscenico, è un riferimento costante in tutti suoi racconti. Ed è proprio dal rapporto tra i suoi protagonisti e i luoghi dove vivono che nascono alcune delle creazioni migliori dell'autore, che sembra privilegiare i rapporti tra spazi e persone piuttosto che non le relazioni che si instaurano tra la varia umanità presente nelle sue pagine.
    Una nota particolare sul romanzo breve che chiude il volume. In The Tain (a proposito, voi come tradurreste Tain?) Miéville si lascia ispirare da un'invenzione di Borges per imbastire un racconto apocalittico straordinario per la forza evocativa dell'idea che lo sostiene e formidabile per la sua inesorabilità. L'odissea di Sholl per le strade di Londra mi resterà negli occhi per un bel po' di tempo.

    iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2008/09/rapporto-letture-a…

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    Posted on Sep 3, 2008 | Add your feedback

Cover of Farthing
  • Non amo particolarmente le ucronie che molto spesso sono semplici scorciatoie per travestire di modernità il solito romanzo storico, giocando con le conoscenze pregresse del lettore piuttosto che con la speculazione fantascientifica che in teoria dovrebbe sorreggerle. Farthing invece è un rom ... (continue)

    Non amo particolarmente le ucronie che molto spesso sono semplici scorciatoie per travestire di modernità il solito romanzo storico, giocando con le conoscenze pregresse del lettore piuttosto che con la speculazione fantascientifica che in teoria dovrebbe sorreggerle. Farthing invece è un romanzo speculativo della miglior specie, un'opera in cui lo slittamento della realtà storica ha lo scopo preciso di veicolare senza sbandamenti o concessioni la speculazione politica che è il fine ultimo dell'autrice.
    Farthing è infatti un testo politico travestito da romanzo giallo, inserito in un contesto ucronico con un sapore inconfondibilmente inglese. Un romanzo capace di passare abilmente dall'atmosfera di sofisticata ipocrisia della nobile residenza di un lord della corona, ai dubbi etici di un gentile ispettore di Scotland Yard, alla sovversione più allucinante di ogni forma di civile convivenza.
    Un testo brillante che guadagna nel crescendo drammatico della vicenda quello che rischia di perdere nella trasparente impostazione morale dell'opera da parte dell'autrice.

    iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2008/09/rapporto-letture-a…

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    Posted on Sep 3, 2008 | Add your feedback

Cover of King of Morning, Queen of Day
  • Ho già parlato di questo splendido romanzo in questo post: http://iguanajo.blogspot.com/2008/07/scorci-da-un-fanta…
    Ora che ho terminato la lettura posso confermare l'impressione assolutamente positiva, King of Morning, Queen of Day è un ottimo esempio di letteratura di ... (continue)

    Ho già parlato di questo splendido romanzo in questo post: http://iguanajo.blogspot.com/2008/07/scorci-da-un-fanta…
    Ora che ho terminato la lettura posso confermare l'impressione assolutamente positiva, King of Morning, Queen of Day è un ottimo esempio di letteratura di genere con influenze sia fantascientifiche sia più propriamente fantastiche.
    Il romanzo racconta di tre generazioni di fanciulle irlandesi e si dipana per tutto il corso dello scorso secolo. La storia si sofferma sul rapporto di ognuna delle tre ragazze con il proprio dono: un legame ereditario che la lega indissolubilmente con il Mygmus, il mondo dei miti che permea e circonda la nostra realtà quotidiana. Ogni vicenda è narrata con uno stile diverso, cercando di catturare l'atmosfera letteraria del periodo in cui si svolge.
    Si parte con Emily, nel 1913 e la struttura del racconto è diaristica-epistolare, con la storia che si dipana tra i diari di Emily e del padre, con le lettere che si scambiano i vari personaggi che animano la scena. Da segnalare tra i personaggi la presenza di William Butler Yeats.
    Si prosegue quindi con Jessica. Siamo negli anni '30: la recente nascita della repubblica d'Irlanda e gli strascichi della guerra civile degli anni precedenti influenzano non poco la vicenda. Il racconto si fa più lineare, compaiono un paio di personaggi curiosi, e si indaga sul passato della protagonista.
    La terza parte ha per protagonista Enye, siamo alla fine degli anni '80, sullo sfondo la caduta del muro e i vari problemi globali che assillano il pianeta.
    La vicenda si sviluppa su piani temporali paralleli, lo stile ricorda molto quello del cyberpunk che allora andava per la maggiore.
    Lo sviluppo di quest'ultima parte pesa forse un po' troppo sulle spalle della protagonista, e l'inserimento di alcuni personaggi particolari m'è sembrato stonare un po' con il clima generale del romanzo. Ma è un difetto veniale, che nel complesso King of Morning, Queen of Day è davvero una lettura soddisfacente.
    Da segnalare l'abbondante uso di spade orientali (e non ho potuto evitare di pensare a Snow Crash, edito anche lui nel 1992) e la presenza dei corrieri in bicicletta ( vi dice niente il nome Chevette Washington? beh… lei compare sulla scena solo un paio d'anni più tardi). Erano i miti del periodo, evidentemente.

    iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2008/08/rapporto-letture-l…

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    Posted on Aug 1, 2008 | Add your feedback

Cover of ASH
  • Le meravigliose avventure di Ash condottiere del XV secolo

    Quando ho finito Ash sono rimasto senza fiato.

    La conclusione, anzi, le conclusioni soddisfano completamente tutte le esigenze del lettore: altre sorprese, azione estrema, dolcezza e disperazione e strizzatine d'occhi, ...e fantascienza a palate (non necessariamente in quest'ordine). N ... (continue)

    Quando ho finito Ash sono rimasto senza fiato.

    La conclusione, anzi, le conclusioni soddisfano completamente tutte le esigenze del lettore: altre sorprese, azione estrema, dolcezza e disperazione e strizzatine d'occhi, ...e fantascienza a palate (non necessariamente in quest'ordine). Neanche l'autrice si fosse risparmiata nel migliaio di pagine precedenti.

    Inizialmente ho avuto qualche perplessità sulla effettiva fantascientificità del romanzo, beh, mi sbagliavo: Ash è sf cristallina. Certo, nelle 1112 pagine della vicenda trovano posto molte altre cose: il romanzo storico, la ricostruzione ambientale (eccezionale questo aspetto), lo sviluppo dei personaggi e poi azione azione azione e sorprese sorprese sorprese.
    Ecco, se c'è qualche difetto nello sviluppo del romanzo è forse nel volere quasi (quasi!) forzare il ritmo dei cliff-hanger (ce n'è più o meno uno ogni 80 pagine), il che costringe il lettore a stringersi alla poltrona, trattenere il respiro e sfogliare le pagine come un forsennato. Questa cosa rischia di far passare in secondo piano la densità e profondità del testo.
    E nell'eccesso di sorprese pare di cogliere a volte anche qualche furbizia dell'autrice che in questa maniera distrae il lettore dal fulcro della storia.
    Ma sono difetti veniali. Perché Ash è un libro che rimane nella memoria, che stupisce, commuove, appassiona, un romanzo davvero meraviglioso. Consigliatissimo.

    (2002)

    (NB: il romanzo è edito in italia da Fanucci diviso in quattro volumi)

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    Posted on Jun 27, 2008 | Add your feedback

Cover of Soldier of the Mist
  • Interessante incrocio tra romanzo storico (l'ambientazione nell'antica grecia è resa in maniera magistrale) e fantasy (con l'irrompere nella vicenda del soprannaturale nella persona del pantheon greco al completo). Con queste premesse la storia sembra interessante ma non riesce mai a spiccare il vol ... (continue)

    Interessante incrocio tra romanzo storico (l'ambientazione nell'antica grecia è resa in maniera magistrale) e fantasy (con l'irrompere nella vicenda del soprannaturale nella persona del pantheon greco al completo). Con queste premesse la storia sembra interessante ma non riesce mai a spiccare il volo e a rendere davvero memorabili le avventure del soldato Latro, senza memoria e ricordi ma con la capacità di vedere e parlare con gli antichi dei.
    Utilizzando un artificio simile (ma ribaltandone il meccanismo) a quello impiegato nel Libro del Nuovo Sole Wolfe ripercorre la vita del protagonista dal suo punto di vista limitato ma estremamente partecipe. Purtroppo Latro non ha il carisma di Severian e le sue avventure si riducono a una serie di episodi che faticano a rendere consistente la vicenda.

    (iguana blog: http://iguanajo.blogspot.com/2007/02/rapporto-letture-g… )

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    Posted on Jun 13, 2008 | Add your feedback

Cover of Sacrifice of Fools
  • Sacrifice of Fools e' un romanzo di Ian McDonald uscito nel 1996, mai tradotto in italiano.

    Prendete un'Irlanda del Nord prossima ventura, una pacifica invasione di visitatori straordinariamente alieni, un plot giallo che piu' classico non si può.
    Quello che otterrete è un g ... (continue)

    Sacrifice of Fools e' un romanzo di Ian McDonald uscito nel 1996, mai tradotto in italiano.

    Prendete un'Irlanda del Nord prossima ventura, una pacifica invasione di visitatori straordinariamente alieni, un plot giallo che piu' classico non si può.
    Quello che otterrete è un gran bel romanzo di fantascienza in cui trama gialla, considerazioni politiche e necessità umane (o aliene) si mescolano in un mix davvero affascinante.

    McDonald parte dai più scontati cliché dei romanzi di genere (sia fantascientifici che noir) per involarsi strada facendo verso altri territori. I suoi Shian sono tra gli alieni più memorabili mi sia capitato di incontrare. Il protagonista, come la poliziotta con famiglia che lo insegue, due personaggi complessi, tridimensionali, veri. La tragica realtà nordirlandese emerge come solo in Eureka Street m'era capitato di leggere.

    Insomma, un'ottima lettura per un altro buon romanzo inspiegabilmente ignorato da queste parti.
    (2004)

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    Posted on Jun 9, 2008 | Add your feedback

Cover of Ares Express
  • A proposito di romanzi sorprendenti, traboccanti di sense of wonder, magnifici nella creazione di scenari straordinari e personaggi memorabili. Ares Express di Ian McDonald è esattamente quel tipo di romanzo.

    Avete presente Iain M. Banks? beh... togliete la Cultura, portat ... (continue)

    A proposito di romanzi sorprendenti, traboccanti di sense of wonder, magnifici nella creazione di scenari straordinari e personaggi memorabili. Ares Express di Ian McDonald è esattamente quel tipo di romanzo.

    Avete presente Iain M. Banks? beh... togliete la Cultura, portate la scala a livello planetario e ne avrete una buona approssimazione: sorprese ogni piè sospinto, scenari incredibili, dimensioni colossali. Ares Express si svolge nello stesso scenario marziano di Desolation Road, ma i riferimenti diretti sono pochi e il tono è leggermente diverso: meno epico e più acrobatico.
    Se Peter Jackson sarebbe forse il regista più adatto per un'eventuale trasposizione cinematografica di Desolation Road, per Ares Express ci vorrebbe un Terry Gillian in stato di grazia.
    (2003)

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    Posted on Jun 9, 2008 | Add your feedback

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