La quarta di copertina ci avvisa che "Ragnatela" era solo la prima stesura del romanzo, rimasto incompiuto per la sopraggiunta scomparsa dell'autore. Ed effettivamente la cosa un po' si nota.
Sicuramente Wyndham avrebbe avuto modo di perfezionare ulteriormente il testo, che così com'è risulta un po
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La quarta di copertina ci avvisa che "Ragnatela" era solo la prima stesura del romanzo, rimasto incompiuto per la sopraggiunta scomparsa dell'autore. Ed effettivamente la cosa un po' si nota.
Sicuramente Wyndham avrebbe avuto modo di perfezionare ulteriormente il testo, che così com'è risulta un pochino sbilanciato (quantitativamente eccessive le parti dedicate a presentazione e digressioni, a scapito della vicenda vera e propria). La narrazione è vagamente piatta: non ci sono scene molto emozionanti; lo stile è ordinato e metodico, senza "scossoni", ma proprio questo va a inficiare l'effetto delle scene d'azione e più in generale il coinvolgimento emotivo nella vicenda.
Non è comunque un brutto libro: Wyndham scrive in modo scorrevole e, nonostante la scarsa empatia, la lettura risulta piacevole. La brevità del testo fa sì che l'interesse rimanga alto. Molto intrigante l'idea di fondo: cosa potrebbe succedere, se i ragni arrivassero a collaborare tra loro?
In definitiva non un volume memorabile, che sicuramente avrebbe potuto trarre giovamento da un lavoro più approfondito. Non mi sono però pentito di averlo letto. Il voto sarebbe tre stelline e mezzo, ma questa volta ho deciso di approssimare per eccesso, in onore di uno scrittore che ho apprezzato molto e che resta uno dei grandi maestri della SF. :)
Il libro è bello davvero. Una ricostruzione storica di assoluta levatura, in cui i personaggi inventati da Stephenson si trovano a interagire con le grandi personalità realmente vissute tra '600 e '700. Il problema? L'ho trovato un volume di una pesantezza indicibile (e non mi riferisco al numero di
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Il libro è bello davvero. Una ricostruzione storica di assoluta levatura, in cui i personaggi inventati da Stephenson si trovano a interagire con le grandi personalità realmente vissute tra '600 e '700. Il problema? L'ho trovato un volume di una pesantezza indicibile (e non mi riferisco al numero di pagine, comunque ragguardevole)! Ho fatto molta fatica a procedere, nonostante la trama mi intrigasse e mi spingesse a saperne di più. Stephenson scrive, per lunghi tratti, con uno stile quasi didascalico, sciorinando nozioni su nozioni che possono anche risultare interessanti, ma spezzano terribilmente la narrazione. Penso che questo libro sarebbe potuto entrare fra i miei preferiti, se solo non fosse sfuggito così di mano all'autore. Sono solo a un terzo della trilogia e non mi sento ancora in grado di affrontare il secondo volume. Prima o poi dovrò farlo, però. :)
Un vecchietto compie cent'anni e decide di fuggire dalla casa di riposo, ritrovandosi ben presto alle prese con strane avventure e un mucchio di soldi. Il tutto condito da vicende della vita passata del vegliardo, che, si scoprirà, ha fatto tutto e conosciuti personalità importanti e capi di stato.
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Un vecchietto compie cent'anni e decide di fuggire dalla casa di riposo, ritrovandosi ben presto alle prese con strane avventure e un mucchio di soldi. Il tutto condito da vicende della vita passata del vegliardo, che, si scoprirà, ha fatto tutto e conosciuti personalità importanti e capi di stato. Manco fosse Forrest Gump. Il libro parte con un'idea carina e inizialmente risulta divertente, ma ben presto la narrazione diventa piatta e tediosa, così come insopportabili finiscono per risultare tutti i personaggi. Le potenzialità c'erano, ma vengono gestite in maniera banale. Anche l'umorismo, che dovrebbe essere il punto di forza della narrazione, si rivela controproducente, in quanto stucchevole e scontato. Pare abbia avuto un grande successo: decisamente sopravvalutato, a mio parere.
Ok, partiamo dal presupposto che l'ironia sia una cosa personalissima e totalmente soggettiva. Per esempio, conosco parecchie persone che adorano i Griffin. Io non riesco a capire quale possa essere l'attrattiva di quello show, il cui umorismo mi pare scontato, avulso dal contesto (e come tale evit
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Ok, partiamo dal presupposto che l'ironia sia una cosa personalissima e totalmente soggettiva. Per esempio, conosco parecchie persone che adorano i Griffin. Io non riesco a capire quale possa essere l'attrattiva di quello show, il cui umorismo mi pare scontato, avulso dal contesto (e come tale evitabile) e più in generale banale e dozzinale. E lo dice uno che solitamente adora nonsense e situazioni paradossali. Detto questo, "50 cose..." dovrebbe essere un libro che fa ridere qualcuno. Ma io vi sfido a trovare anche solo una pagina che faccia vagamente alzare un angolo di bocca, in questo ciarpame. Ho provato, nel leggerlo, quel particolare imbarazzo che si avverte quando si è al cospetto di qualcuno che si impegna per risultare spassoso senza il minimo successo. Forzato e deprimente. Confido che questa spudorata iniziativa commerciale cada ben presto nel dimenticatoio che più le compete.
Ragnatela
La quarta di copertina ci avvisa che "Ragnatela" era solo la prima stesura del romanzo, rimasto incompiuto per la sopraggiunta scomparsa dell'autore. Ed effettivamente la cosa un po' si nota.
Sicuramente Wyndham avrebbe avuto modo di perfezionare ulteriormente il testo, che così com'è risulta un po ... (continue)
La quarta di copertina ci avvisa che "Ragnatela" era solo la prima stesura del romanzo, rimasto incompiuto per la sopraggiunta scomparsa dell'autore. Ed effettivamente la cosa un po' si nota.
Sicuramente Wyndham avrebbe avuto modo di perfezionare ulteriormente il testo, che così com'è risulta un pochino sbilanciato (quantitativamente eccessive le parti dedicate a presentazione e digressioni, a scapito della vicenda vera e propria). La narrazione è vagamente piatta: non ci sono scene molto emozionanti; lo stile è ordinato e metodico, senza "scossoni", ma proprio questo va a inficiare l'effetto delle scene d'azione e più in generale il coinvolgimento emotivo nella vicenda.
Non è comunque un brutto libro: Wyndham scrive in modo scorrevole e, nonostante la scarsa empatia, la lettura risulta piacevole. La brevità del testo fa sì che l'interesse rimanga alto. Molto intrigante l'idea di fondo: cosa potrebbe succedere, se i ragni arrivassero a collaborare tra loro?
In definitiva non un volume memorabile, che sicuramente avrebbe potuto trarre giovamento da un lavoro più approfondito. Non mi sono però pentito di averlo letto.
Il voto sarebbe tre stelline e mezzo, ma questa volta ho deciso di approssimare per eccesso, in onore di uno scrittore che ho apprezzato molto e che resta uno dei grandi maestri della SF. :)
Gigi Meroni. Il ribelle granata
Come il Toro. Come Gigi. Poesia.
Argento vivo
Il libro è bello davvero. Una ricostruzione storica di assoluta levatura, in cui i personaggi inventati da Stephenson si trovano a interagire con le grandi personalità realmente vissute tra '600 e '700.continue)
Il problema? L'ho trovato un volume di una pesantezza indicibile (e non mi riferisco al numero di ... (
Il libro è bello davvero. Una ricostruzione storica di assoluta levatura, in cui i personaggi inventati da Stephenson si trovano a interagire con le grandi personalità realmente vissute tra '600 e '700.
Il problema? L'ho trovato un volume di una pesantezza indicibile (e non mi riferisco al numero di pagine, comunque ragguardevole)! Ho fatto molta fatica a procedere, nonostante la trama mi intrigasse e mi spingesse a saperne di più. Stephenson scrive, per lunghi tratti, con uno stile quasi didascalico, sciorinando nozioni su nozioni che possono anche risultare interessanti, ma spezzano terribilmente la narrazione. Penso che questo libro sarebbe potuto entrare fra i miei preferiti, se solo non fosse sfuggito così di mano all'autore.
Sono solo a un terzo della trilogia e non mi sento ancora in grado di affrontare il secondo volume. Prima o poi dovrò farlo, però. :)
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve
Un vecchietto compie cent'anni e decide di fuggire dalla casa di riposo, ritrovandosi ben presto alle prese con strane avventure e un mucchio di soldi. Il tutto condito da vicende della vita passata del vegliardo, che, si scoprirà, ha fatto tutto e conosciuti personalità importanti e capi di stato. ... (continue)
Un vecchietto compie cent'anni e decide di fuggire dalla casa di riposo, ritrovandosi ben presto alle prese con strane avventure e un mucchio di soldi. Il tutto condito da vicende della vita passata del vegliardo, che, si scoprirà, ha fatto tutto e conosciuti personalità importanti e capi di stato. Manco fosse Forrest Gump.
Il libro parte con un'idea carina e inizialmente risulta divertente, ma ben presto la narrazione diventa piatta e tediosa, così come insopportabili finiscono per risultare tutti i personaggi. Le potenzialità c'erano, ma vengono gestite in maniera banale. Anche l'umorismo, che dovrebbe essere il punto di forza della narrazione, si rivela controproducente, in quanto stucchevole e scontato.
Pare abbia avuto un grande successo: decisamente sopravvalutato, a mio parere.
50 cose che puoi fare con un libro. Oggi che non si legge più
Ok, partiamo dal presupposto che l'ironia sia una cosa personalissima e totalmente soggettiva.continue)
Per esempio, conosco parecchie persone che adorano i Griffin. Io non riesco a capire quale possa essere l'attrattiva di quello show, il cui umorismo mi pare scontato, avulso dal contesto (e come tale evit ... (
Ok, partiamo dal presupposto che l'ironia sia una cosa personalissima e totalmente soggettiva.
Per esempio, conosco parecchie persone che adorano i Griffin. Io non riesco a capire quale possa essere l'attrattiva di quello show, il cui umorismo mi pare scontato, avulso dal contesto (e come tale evitabile) e più in generale banale e dozzinale. E lo dice uno che solitamente adora nonsense e situazioni paradossali.
Detto questo, "50 cose..." dovrebbe essere un libro che fa ridere qualcuno. Ma io vi sfido a trovare anche solo una pagina che faccia vagamente alzare un angolo di bocca, in questo ciarpame.
Ho provato, nel leggerlo, quel particolare imbarazzo che si avverte quando si è al cospetto di qualcuno che si impegna per risultare spassoso senza il minimo successo. Forzato e deprimente.
Confido che questa spudorata iniziativa commerciale cada ben presto nel dimenticatoio che più le compete.