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Fare reti d'impresa. Dai nodi distrettuali alle maglie lunghe: una nuova dimensione per competere
Il libro è ottimo strumento per analizzare una nuova forma di organizzazione del lavoro. Inoltre offre 20 casi studio.
Reti d’impresa e competitivitàcontinue)
“La recente approvazione delle norme sul “contratto di rete” ha aperto una nuova fase nelle politiche industriali nel Paese.
Si va infatti concretizz ... (
Il libro è ottimo strumento per analizzare una nuova forma di organizzazione del lavoro. Inoltre offre 20 casi studio.
Reti d’impresa e competitività
“La recente approvazione delle norme sul “contratto di rete” ha aperto una nuova fase nelle politiche industriali nel Paese.
Si va infatti concretizzando l’idea che le reti d’impresa possano costituire l’elemento attorno al quale costruire nel tempo nuove misure, nuovi strumenti, nuovi progetti che favoriscano la competitività nel nostro sistema produttivo”.
Reti d’impresa e innovazione
“L’innovazione che conta non si fa più da soli.
E’ troppo complessa, troppo impegnativa e troppo rischiosa per la singola impresa- per quanto grande, per quanto sapiente- possa affrontarla con le sue forze.
Sempre più spesso bisogna muoversi verso l’obiettivo mobilitando alleati e risorse esterne, in aggiunta alle proprie.
E’ per questo che il tema delle reti è diventato sempre più rilevante nelle scelte strategiche delle imprese, nelle forme organizaticve della produzione, nelle prospettive di crescita dei territori e, di conseguenza, nl modo con cui gli osservatori guardano all’evoluzione in corso”.
Dai distretti alle reti d’impresa
“...Sono passati quaranta anni da quando il nostro paese ha cominciato ad elaborare un originale capitalismo dell’impresa diffusa, appoggiato a reti locali e subfornitura, nate spontaneamente un po’ dappertutto. Dunque, per rispondere alla svolta intervenuta negli ultimi tempi, essenziale andare oltre questo modello: le reti da costruire sono oggi quelle che diversi attori devono imparare a progettare consapevolemente in forme trans-territoriali e trans-settoriali, facendo gli investimenti necessari in capitale intellettuale e relazionale e curando la loro sostenibilità di lungo termine, ossia la capacità di durare e rendere”.
A che cosa servono le reti
“...i legami che prendono corpo e si consolidano nel croso del tempo sono quesi sempre il risultato di un modo innovare che punta sulla mobilitazione di un arco esteso di forze, altamente differenziate ma- proprio per questo- ugualmente importanti per andare avanti verso una certa meta.
Il capitalismo globale della conoscenza utilizza le relazioni a rete sia per abbassare i costi di produzione di conoscenze sia per milgiorarne il valore d’uso (in temini di flessibilità e creatività). Soprattutto le usa per moltiplicarne i riusi e dunque il valore complessivamente generato.
Ci sono almeno tre aspetti rilevanti, per capre le modalità attraverso in cui la rete si traduce in valore economico”
Il legame tra imprese diverse che pur restando autonome, attraverso l’adozione della stesso frame (la cornice) di rete, confluiscono in modo stabile e consapevole in un processo congiunto di generazione del valore del capitale.
L’effetto che questo legame ha sulla competitività e dunque sui vantaggi competitivi e sul posizionamento di mercato del valore per il cliente.
La coscienza di sé in quanto collettivo che, acquistando capacità di raccontasi e di identificarsi con un nome distintivo, si mette in grado di condividere conoscenze, rischi, regole, obiettivi, investimenti, sia pure con le naturali tensioni e conflitti tra interessi divergenti.
Le funzioni cognitive delle reti
...”le reti consentono alle singole unità che le compongono di:
accedere alla conoscenza altrui, a condizioni economicamente vantaggiose e con gamma di competenze differenziate molto estesa.
specializzarsi in competenze molto focalizzate, accettando (grazie alla rete) di dipendere da altri per alcune competenze critiche, in modo da ridurre l’investimento, il rischio e il tempo che sono richiesti per produrre nuove conoscenze.
realizzare circuiti di condivisone protetti ( tra impresa e centri di ricerca, tra fornitori e clienti o tra alleati che possiedono competenze diverse) nella sperimentazione del nuovo, che produce conoscenze originali.
estendere il bacino di applicazione delle conoscenze possedute, arrivando a mercati e applicazioni che vanno oltre le possibilità della piccola impresa, senza tuttavia perdere del tutto il controllo sul processo di riproduzione e propagazione.
aumentare i rendimenti delle conoscenze possedute da ciascuno, in modo da incentivare ulteriori investimenti nella loro produzione e propagazione, rendendo in questo modo sostenibile nel lungo periodo il processo di innovazione e di crescita della produttività”.
Le reti d’impresa e nuovo modello di business: efficienza, flessibilità e creatività
maggiore efficienza: Lavorando in rete, infatti, si abbassa il costo della conoscenza impiegata e prodotta, grazie alle economie di scala che derivano dalla reciproca specializzazione e dall’ampliamento dei bacini d’uso
maggiore flessibilità. Diventa possibile rispondere in modo rapido, personalizzato e adattivo alla domanda, anche nelle nicchie o nelle piccole serie, perché l’essere in rete con altri consente di disporre di capacità addizionali o differenziate, o di competenze e lavorazioni rapidamente integrabili nel proprio ciclo produttivo. Ciò permette di ridurre significamene il time to market, mantenendo comunque un controllo affidabile sui tempi di consegna e sulle qualità delle forniture.
Maggiore creatività. Lavorando in rete è più facile innovare potendo coltivare una propria differenza creatività che anche altri utilizzano (e pagano), e potendo avere accesso a un pool differenziato di idee, risorse, capacità produttive.
Reti d’impresa e politica industriale
Le politiche industriali dovrebbero, insomma, non essere orientate più, in prevalenza, su grandi imprese (in quanto tali), territori che contengono reti locali, merceologie settoriali e delimitate a campi specifici, ma dovrebbero cercare di favorire il processo di convergenza, emersione e strutturazione delle reti trans-settoriali e trans-territoriali, in tutti i campi in cui l’economia reale domostra di volersi muovere in queste direzioni.