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Non so come l'avrei preso se fossi stato una donna -
Incredibile come in un libro così pieno di misoginia abbia trovato alcuni spunti che mi legano all'autore. Stupenda la descrizione di un Giappone che dubito esista ancora.
- — Sep 25, 2008 | Add your feedback
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- La biblioteca della piscina (257)
- By Alan Hollinghurst
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Quando una traduzione rovina un libro -
Ho letto questo libro tradotto perché mi è stato regalato. Sono sicuro che in inglese l'avrei apprezzato molto di più, ma questa pessima traduzione mi ha rovinato ogni piacere: non solo sono presenti moltissime imprecisioni (per esempio, l'asciugamano da spiaggia che diventa una salvietta, per non p ... (continue)
- — Aug 17, 2008 | 4 feedbacks
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- La spada di Mishima (93)
- By Christopher Ross
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Una vasca di troppo
Un misterioso e raccapricciante omicidio sconvolge la più giovane cittadina di provincia del Veneto, un gruppo di ex compagni delle superiori ("la compagnia") si ritrova in piazza Ferretto per il solito spritz delle sette, quando ricompare un loro vecchio amico, Ale, che da anni aveva fatto perdere ... (continue)
Un misterioso e raccapricciante omicidio sconvolge la più giovane cittadina di provincia del Veneto, un gruppo di ex compagni delle superiori ("la compagnia") si ritrova in piazza Ferretto per il solito spritz delle sette, quando ricompare un loro vecchio amico, Ale, che da anni aveva fatto perdere le tracce e che, guarda caso, è partente delle due vittime massacrate nel ristorante di famiglia. La storia quindi si sviluppa con tre voci narranti: Ale, che racconta la sua formidabile storia da quando ha lasciato Mestre per un Erasmus in Germania fino a ritrovarsi affiliato alla yakuza in Giappone; Giorgio, il migliore amico di Ale delle superiori rimasto nella cittadina a condurre una vita perlopiù mediocre; e Nicolò, il nipote di Ale rimasto orfano di padre e senza sorella minore, sedicenne in cerca della propria identità sessuale.
Gli elementi per un giallo decoroso ci sono, ma col procedere della storia – e l'approfondimento dei protagonisti – la trama si fa sempre più trita. Sono rimasto positivamente impressionato dalla puntuale e pungente descrizione sociologica dei personaggi e delle loro iterazioni nell'ambiente specifico della "terraferma" veneziana: rituali, idiosincrasie, abbigliamento, mode, mentalità; tutti elementi che solo un locale avrebbe saputo cogliere senza cadere nel tipico cliché del Nordest. Interessante e realistico il linguaggio usato dalle voci narranti e dagli altri personaggi, che mostra le sfumature nel continuum che parte dal dialetto veneziano puro alla variante orientale dell'italiano; tuttavia, ho notato con rammarico l'intervento di uno zelante revisore romano, che ha sostituito "fica" a "figa" e ha messo passati remoti in bocca a trentenni veneti, determinando sconcertanti variazioni di stile.
Quello che non convince in questa prima opera di Francesco Ferracin è il personaggio di Ale, sospeso tra una versione casereccia di Fight Club e un videogioco noir: oltre all'improbabile storia personale (ma su questo potrei anche sorvolare dato che sguazzo nel fantastico), risulta insopportabile il suo virilismo, che viene ribadito fino alla nausea anche sul piano lessicale, visto che tutto quello che fa – stringere la mano, abbracciare, gesticolare, persino sodomizzare un tizio – acquisisce l'aggettivo "virile", tra l'altro con citazioni fuori luogo di Mishima. Giorgio, invece, che nel lettore dovrebbe suscitare maggior simpatia e identificazione, riesce a muovere al massimo pietà, quasi come i personaggi patetici di periferia cantati da Max Pezzali.
Il vero colpo di grazia è l'idea di fondo, neanche tanto celata, secondo cui il Veneto sarebbe stato tanto un bel posto prima di essere subissato da tutti questi immigrati e recioni, ma anche l'inutile ultimo capitolo con quei dettagli truculenti contribuisce ad aumentare l'apatia verso questo romanzo, che tuttalpiù può intrattenere con leggerezza durante un lungo viaggio in treno o aereo. L'impressione personale è che sia stato scritto da un militante di Forza Nuova con velleità letterarie e ispirato dal recente fenomeno Faletti.
Sulla biografia dell'autore si legge che è nel campo cinematografico, già dalla lettura del libro direi che l'intenzione è di farne un film; chissà che non si avveri il suo sogno: già mi vedo Nicholas Vaporidis, Silvio Muccino e Carolina Crescentini che si prendono uno spritz al Caffè dell'Orologio biascicando qualche espressione veneziana con cadenza romanesca.
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