«[...] La vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l'immaginazione». Certamente così sono le vite dei due gemelli Claus e Lucas, indissolubilmente legate e speculari come i loro nomi, l'uno anagramma dell'altro.
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«[...] La vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l'immaginazione». Certamente così sono le vite dei due gemelli Claus e Lucas, indissolubilmente legate e speculari come i loro nomi, l'uno anagramma dell'altro. Su di loro incombe la tragedia, privata e collettiva. L'unica difesa che sembrano in grado di ergere di fronte all'accanimento della vita è la fredda indifferenza e la menzogna. Le loro storie si dipanano in un paese imprecisato, ma che sembra attraversato dalle stesse tragedie che ha conosciuto l'Ungheria della scrittrice. Alla fine le menzogne, il gioco del doppio, crollano. Non restano più ragioni per continuare a vivere. Di grande impatto lo stile, freddo e ipnotico, che con asetticità burocratica e distacco chirurgico fa scorrere sotto i nostri occhi vicende terribili. Grande metafora del Novecento e delle sue violenze.
Ciao! Mi piace molto la tua libreria, ho intenzione di sfogliarla con calma perchè ci sono molti titoli interessanti, intanto ti avvicino se permetti :)
Trilogia della città di K.
«[...] La vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l'immaginazione». Certamente così sono le vite dei due gemelli Claus e Lucas, indissolubilmente legate e speculari come i loro nomi, l'uno anagramma dell'altro. ... (continue)
«[...] La vita è di un'inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l'immaginazione». Certamente così sono le vite dei due gemelli Claus e Lucas, indissolubilmente legate e speculari come i loro nomi, l'uno anagramma dell'altro. Su di loro incombe la tragedia, privata e collettiva. L'unica difesa che sembrano in grado di ergere di fronte all'accanimento della vita è la fredda indifferenza e la menzogna. Le loro storie si dipanano in un paese imprecisato, ma che sembra attraversato dalle stesse tragedie che ha conosciuto l'Ungheria della scrittrice. Alla fine le menzogne, il gioco del doppio, crollano. Non restano più ragioni per continuare a vivere.
Di grande impatto lo stile, freddo e ipnotico, che con asetticità burocratica e distacco chirurgico fa scorrere sotto i nostri occhi vicende terribili. Grande metafora del Novecento e delle sue violenze.