Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, non è stato solo uno dei maggiori scienziati del Novecento, ma ha saputo coniugare la ricerca ai massimi livelli ad una non consueta capacità di divulgazione. In questo volumetto di semplice lettura sono raccolte tre conferenze, che risalgono al
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Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, non è stato solo uno dei maggiori scienziati del Novecento, ma ha saputo coniugare la ricerca ai massimi livelli ad una non consueta capacità di divulgazione. In questo volumetto di semplice lettura sono raccolte tre conferenze, che risalgono al 1963. Nella prima, piccolo capolavoro, il fisico affronta la natura della scienza e la funzione che, nella ricerca, svolgono il dubbio e l’incertezza; nella seconda parla dei rapporti tra scienza e politica e tra scienza e religione; nella terza tratta delle implicazioni sociali delle scoperte scientifiche. La lettura restituisce tutta la freschezza e la simpatia con cui Feynman conduceva le sue conversazioni (se ne trova ampia documentazione su YouTube). Sull’ultima lavagna a gesso riempita dallo scienziato (è morto nel 1988 e la sua lavagna non è mai stata cancellata), si legge: «Ciò che non posso creare, non lo posso comprendere». Un ottimo viatico per l’insegnamento, l’apprendimento e la ricerca.
L'Autrice, già allieva di Maria Montessori, ricostruisce la vita ed il pensiero della grande pedagogista. Ne viene fuori il ritratto di una coraggiosa donna impegnata nel campo dell'emancipazione femminile e per un nuovo modello educativo. Tra le prime donne laureate in Medicina in Italia, a partire
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L'Autrice, già allieva di Maria Montessori, ricostruisce la vita ed il pensiero della grande pedagogista. Ne viene fuori il ritratto di una coraggiosa donna impegnata nel campo dell'emancipazione femminile e per un nuovo modello educativo. Tra le prime donne laureate in Medicina in Italia, a partire dal 1907, cioè dalla prima Casa dei bambini nel popolare quartiere San Lorenzo di Roma, sviluppò quel progetto educativo impregnato di positivismo e centrato sul bambino, che avrà un immediato successo nel mondo ed ancora oggi resta un modello di riferimento soprattutto fuori d'Italia.
Massimo Carlotto non è solo un grande tessitore di intrecci, è soprattutto grande scrittore nel disegnare complessi e affascinanti profili psicologici. La commissaria Bourdet, per esempio, è uno di questi. Ricorda, per certi versi, l’Alligatore: insegue una sua moralità, che non si fonda su una rigi
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Massimo Carlotto non è solo un grande tessitore di intrecci, è soprattutto grande scrittore nel disegnare complessi e affascinanti profili psicologici. La commissaria Bourdet, per esempio, è uno di questi. Ricorda, per certi versi, l’Alligatore: insegue una sua moralità, che non si fonda su una rigida e convenzionale distinzione in buoni e cattivi; lotta contro l’eterno volto del potere; è profondamente sola. Credo che di questo romanzo, la commissaria Bourdet sarà l’unico elemento che rimarrà nella mia memoria. Questa volta l’intreccio è un po’ troppo forzato e presenta qualche sbavatura: il romanzo si apre con un respiro globale, muovendosi tra punti lontani del pianeta segnalati con precisione da gps, per poi sfumare, nell’ultima pagina, in una dimensione intimista. Il luogo in cui si concentrano i numerosi fili liberati all’inizio è Marsiglia, una Marsiglia in cui si ritrovano vecchi “duri”, che rievocano atmosfere alla Giancarlo Fusco e facce da Jean Gabin, pure circonfuse da colpi di kalašnikov e nuove gang.
Con stile chiaro e piacevole e con una enorme massa di riferimenti, Remo Bodei invita allo studio della filosofia. Cosa significhi filosofare ed essere filosofo; il rapporto tra cultura orientale e occidentale; la meraviglia quale motore del filosofare; se insegnare per temi o secondo uno sviluppo c
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Con stile chiaro e piacevole e con una enorme massa di riferimenti, Remo Bodei invita allo studio della filosofia. Cosa significhi filosofare ed essere filosofo; il rapporto tra cultura orientale e occidentale; la meraviglia quale motore del filosofare; se insegnare per temi o secondo uno sviluppo cronologico; i temi e i problemi fondamentali: questi gli argomenti toccati, con leggerezza di penna e grande profondità intellettuale. Interessante la proposta di considerare la filosofia "atopica", così da coniugare le posizioni tradizionalmente distanti di analitici e continentali.
Pierre Hadot è venuto a mancare tre anni fa, nell’aprile del 2010. Nell’annunciarne la morte, il quotidiano francese «Libération» lo presentò come «una delle grandi figure del pensiero contemporaneo». Si era dedicato soprattutto al pensiero antico e ai rapporti tra filosofia greca e la sua ricezione
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Pierre Hadot è venuto a mancare tre anni fa, nell’aprile del 2010. Nell’annunciarne la morte, il quotidiano francese «Libération» lo presentò come «una delle grandi figure del pensiero contemporaneo». Si era dedicato soprattutto al pensiero antico e ai rapporti tra filosofia greca e la sua ricezione nella cultura latina, ma era stato anche uno dei primi, in Francia, ad interessarsi ai giochi linguistici di Wittgenstein. Convinto che «la prima qualità di uno storico della filosofia, e fors’anche di un filosofo, sia possedere il senso storico», si era applicato con rigore filologico allo studio di Plotino, Epitteto e Marco Aurelio ed era arrivato a teorizzare l’idea di una filosofia come «stile di vita». I filosofi dell’antichità che hanno fondato scuole, sostiene Hadot, «hanno voluto proporre dei modi di vita» (e in questa chiave va letta la celebre espressione di Platone, secondo cui la filosofia sarebbe un esercizio di morte). La filosofia, cioè, si offriva come una scelta di vita, come esercizio vissuto. Socrate, afferma Hadot riprendendo Plutarco, era un filosofo in quanto la pratica della sua vita quotidiana costituiva la sua stessa filosofia. Tutta la filosofia è un esercizio che orienta la nostra azione: i dialoghi di Platone, i corsi di Aristotele, le lettere di Epicuro, non consistono nella semplice esposizione di una dottrina, ma tendono a «formare» più che ad «informare». Ed è questo un ottimo viatico anche per chi si accinge allo studio dei filosofi, perché è sempre preferibile l’indagine analitica delle loro opere (testi vivi, dialoganti con il lettore), anziché cercare di enuclearne un sistema («Gli studi sistematici sono come erbari di foglie morte»). Praticare la filosofia come esercizio spirituale in questo senso appare molto simile all’attività del pittore o del poeta. Significa, infatti, come ha suggerito Bergson, approdare ad una visione disinteressata del mondo, non egoistica. Solo allora il mondo si offre al nostro sguardo come se lo vedessimo per la prima volta, al di là dell’abitudine e della banalità. Solo allora scopriamo quella meraviglia e quello stupore che muovono l’uomo verso la pratica filosofica, come è accaduto allo stesso Hadot, quando, adolescente, ha provato di fronte al cielo stellato «un’angoscia insieme terribile e soave, provocata dal sentimento della presenza del mondo, o del Tutto, e di me in questo mondo».
Il senso delle cose
Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, non è stato solo uno dei maggiori scienziati del Novecento, ma ha saputo coniugare la ricerca ai massimi livelli ad una non consueta capacità di divulgazione. In questo volumetto di semplice lettura sono raccolte tre conferenze, che risalgono al ... (continue)
Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, non è stato solo uno dei maggiori scienziati del Novecento, ma ha saputo coniugare la ricerca ai massimi livelli ad una non consueta capacità di divulgazione. In questo volumetto di semplice lettura sono raccolte tre conferenze, che risalgono al 1963. Nella prima, piccolo capolavoro, il fisico affronta la natura della scienza e la funzione che, nella ricerca, svolgono il dubbio e l’incertezza; nella seconda parla dei rapporti tra scienza e politica e tra scienza e religione; nella terza tratta delle implicazioni sociali delle scoperte scientifiche. La lettura restituisce tutta la freschezza e la simpatia con cui Feynman conduceva le sue conversazioni (se ne trova ampia documentazione su YouTube). Sull’ultima lavagna a gesso riempita dallo scienziato (è morto nel 1988 e la sua lavagna non è mai stata cancellata), si legge: «Ciò che non posso creare, non lo posso comprendere». Un ottimo viatico per l’insegnamento, l’apprendimento e la ricerca.
Maria Montessori
L'Autrice, già allieva di Maria Montessori, ricostruisce la vita ed il pensiero della grande pedagogista. Ne viene fuori il ritratto di una coraggiosa donna impegnata nel campo dell'emancipazione femminile e per un nuovo modello educativo. Tra le prime donne laureate in Medicina in Italia, a partire ... (continue)
L'Autrice, già allieva di Maria Montessori, ricostruisce la vita ed il pensiero della grande pedagogista. Ne viene fuori il ritratto di una coraggiosa donna impegnata nel campo dell'emancipazione femminile e per un nuovo modello educativo. Tra le prime donne laureate in Medicina in Italia, a partire dal 1907, cioè dalla prima Casa dei bambini nel popolare quartiere San Lorenzo di Roma, sviluppò quel progetto educativo impregnato di positivismo e centrato sul bambino, che avrà un immediato successo nel mondo ed ancora oggi resta un modello di riferimento soprattutto fuori d'Italia.
Respiro corto
Massimo Carlotto non è solo un grande tessitore di intrecci, è soprattutto grande scrittore nel disegnare complessi e affascinanti profili psicologici. La commissaria Bourdet, per esempio, è uno di questi. Ricorda, per certi versi, l’Alligatore: insegue una sua moralità, che non si fonda su una rigi ... (continue)
Massimo Carlotto non è solo un grande tessitore di intrecci, è soprattutto grande scrittore nel disegnare complessi e affascinanti profili psicologici. La commissaria Bourdet, per esempio, è uno di questi. Ricorda, per certi versi, l’Alligatore: insegue una sua moralità, che non si fonda su una rigida e convenzionale distinzione in buoni e cattivi; lotta contro l’eterno volto del potere; è profondamente sola. Credo che di questo romanzo, la commissaria Bourdet sarà l’unico elemento che rimarrà nella mia memoria. Questa volta l’intreccio è un po’ troppo forzato e presenta qualche sbavatura: il romanzo si apre con un respiro globale, muovendosi tra punti lontani del pianeta segnalati con precisione da gps, per poi sfumare, nell’ultima pagina, in una dimensione intimista. Il luogo in cui si concentrano i numerosi fili liberati all’inizio è Marsiglia, una Marsiglia in cui si ritrovano vecchi “duri”, che rievocano atmosfere alla Giancarlo Fusco e facce da Jean Gabin, pure circonfuse da colpi di kalašnikov e nuove gang.
Una scintilla di fuoco
Con stile chiaro e piacevole e con una enorme massa di riferimenti, Remo Bodei invita allo studio della filosofia. Cosa significhi filosofare ed essere filosofo; il rapporto tra cultura orientale e occidentale; la meraviglia quale motore del filosofare; se insegnare per temi o secondo uno sviluppo c ... (continue)
Con stile chiaro e piacevole e con una enorme massa di riferimenti, Remo Bodei invita allo studio della filosofia. Cosa significhi filosofare ed essere filosofo; il rapporto tra cultura orientale e occidentale; la meraviglia quale motore del filosofare; se insegnare per temi o secondo uno sviluppo cronologico; i temi e i problemi fondamentali: questi gli argomenti toccati, con leggerezza di penna e grande profondità intellettuale. Interessante la proposta di considerare la filosofia "atopica", così da coniugare le posizioni tradizionalmente distanti di analitici e continentali.
La filosofia come modo di vivere
Pierre Hadot è venuto a mancare tre anni fa, nell’aprile del 2010. Nell’annunciarne la morte, il quotidiano francese «Libération» lo presentò come «una delle grandi figure del pensiero contemporaneo». Si era dedicato soprattutto al pensiero antico e ai rapporti tra filosofia greca e la sua ricezione ... (continue)
Pierre Hadot è venuto a mancare tre anni fa, nell’aprile del 2010. Nell’annunciarne la morte, il quotidiano francese «Libération» lo presentò come «una delle grandi figure del pensiero contemporaneo». Si era dedicato soprattutto al pensiero antico e ai rapporti tra filosofia greca e la sua ricezione nella cultura latina, ma era stato anche uno dei primi, in Francia, ad interessarsi ai giochi linguistici di Wittgenstein. Convinto che «la prima qualità di uno storico della filosofia, e fors’anche di un filosofo, sia possedere il senso storico», si era applicato con rigore filologico allo studio di Plotino, Epitteto e Marco Aurelio ed era arrivato a teorizzare l’idea di una filosofia come «stile di vita». I filosofi dell’antichità che hanno fondato scuole, sostiene Hadot, «hanno voluto proporre dei modi di vita» (e in questa chiave va letta la celebre espressione di Platone, secondo cui la filosofia sarebbe un esercizio di morte). La filosofia, cioè, si offriva come una scelta di vita, come esercizio vissuto. Socrate, afferma Hadot riprendendo Plutarco, era un filosofo in quanto la pratica della sua vita quotidiana costituiva la sua stessa filosofia. Tutta la filosofia è un esercizio che orienta la nostra azione: i dialoghi di Platone, i corsi di Aristotele, le lettere di Epicuro, non consistono nella semplice esposizione di una dottrina, ma tendono a «formare» più che ad «informare». Ed è questo un ottimo viatico anche per chi si accinge allo studio dei filosofi, perché è sempre preferibile l’indagine analitica delle loro opere (testi vivi, dialoganti con il lettore), anziché cercare di enuclearne un sistema («Gli studi sistematici sono come erbari di foglie morte»). Praticare la filosofia come esercizio spirituale in questo senso appare molto simile all’attività del pittore o del poeta. Significa, infatti, come ha suggerito Bergson, approdare ad una visione disinteressata del mondo, non egoistica. Solo allora il mondo si offre al nostro sguardo come se lo vedessimo per la prima volta, al di là dell’abitudine e della banalità. Solo allora scopriamo quella meraviglia e quello stupore che muovono l’uomo verso la pratica filosofica, come è accaduto allo stesso Hadot, quando, adolescente, ha provato di fronte al cielo stellato «un’angoscia insieme terribile e soave, provocata dal sentimento della presenza del mondo, o del Tutto, e di me in questo mondo».