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Benvenuti su Marte
«Il progresso è il nostro prodotto più importante», annunciava lo sceriffo dei film in bianco e nero Ronal Reagan in uno spot della General Electric. Nel documentatissimo saggio «Benvenuti su Marte» [Isbn edizioni, 242 pagine, 24 euro] Ken Hollings ricostruisce con una miniera di episodi, citazioni ... (continue)
«Il progresso è il nostro prodotto più importante», annunciava lo sceriffo dei film in bianco e nero Ronal Reagan in uno spot della General Electric. Nel documentatissimo saggio «Benvenuti su Marte» [Isbn edizioni, 242 pagine, 24 euro] Ken Hollings ricostruisce con una miniera di episodi, citazioni e collegamenti spiazzanti tra diversi media e contesti culturali, l’epoca che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni cinquanta, quando cioè – e questa la tesi del libro – gli americani letteralmente inventarono il futuro e costruirono l’immaginario che ci ha accompagnato almeno fino a quando lo sceriffo Reagan non venne fuori dal piccolo schermo per dare la caccia all’Impero del Male per essere eletto presidente degli Stati uniti d’America. Gli anni cinquanta sono ancora oggi un punto di riferimento ideale per il cittadino americano medio: nell’iconografia della pubblicità della Coca cola o delle immagini dell’epoca vengono descritti come una età aurea un po’ ingenua ma in fondo genuina. Si tratta di un classico fenomeno di «nostalgia per un’epoca che non è mai esistita», di cui parla una vecchia volpe della contro-cultura americana come Jello Biafra in una sua canzone.
Si comincia nel 1947. L’affermato agente pubblicitario William T. Levitt lancia sul mercato immobiliare la prima cittadina suburbana: una cittadina di case tutte uguali per seimila abitanti, collocata esattamente a metà strada tra la metropoli di New York e i depositi delle munizioni di Long Island. Levitt si è ispirato al villaggio prefabbricato di Oak Ridge, in Tennessee, pensato per ospitare gli scienziati che studiavano la prima bomba atomica, e ha preso più di uno spunto dalle tecniche di edificazione dei prefabbricati degli accampamenti della guerra appena conclusa. Comincia l’epoca della colonizzazione dello spazio, della dispersione dei centri abitati in chiave anti-nucleare. Gli abitanti delle nuove città di provincia portano il testimone delle tecnologie. Tutte le case del villaggio di Levitt dispongono di una televisione: il salotto diventa il luogo del tubo catodico e la tecnologia futuristica si accompagna all’isolamento della suburbia fuori dal caos della grande città. Dentro questi insediamenti che caratterizzeranno sempre più il paesaggio statunitense si consuma un vero e proprio esperimento di ingegneria sociale cui si accompagna l’irruzione nei villaggi artificiali di psicologi e scienziati sociali, che analizzeranno le nuove forme di vita e segneranno il debutto su grande scala degli psicofarmaci. È sempre nel 1947 che Albert Hoffmann metterà in commercio l’Lsd. L’allucinogeno verrà spacciato come medicina per combattere l’alcolismo e le devianze sessuali e sarà utilizzato dagli psichiatri per «avere accesso a tutto il mondo di idee e sensazioni mentali dei pazienti», come promette il materiale informativo che accompagna la sostanza allucinogena. Sono i prodromi della psichiatria di massa, che Hollings riconosce come caratteristica della società democratica: il nazismo appena sconfitto sterminava i diversi, qui si pretendere di curarli, uniformarli. Ecco come mai gli statunitensi spediscono i loro psichiatri a verificare l’infermità mentale dei criminali nazisti. La psichiatrizzazione del sociale si manifesterà anche, col boom delle pellicole sul tema, la cui punta dell’iceberg è un capolavoro come «Io ti salverò» di Alfred Hitchcock. Sempre al 1947 risale quello che passerà alla storia come il Rapporto Kinsey fotografa per la prima volta in maniera credibile e attraverso strumenti statistici moderni il comportamento sessuale degli americani: il dottor Kinsey impiega sofisticati calcolatori e speciali tabulati per fare luce sulla più intima delle sfere comportamentali. Intanto, sempre a proposito di tecnologie e società, nasce la Cia e cominciano a sorgere molte di quelle strutture che negli a venire saranno identificate sotto la definizione un po’ complottarda di «complesso militare industriale» e che incroceranno l’alleanza inquietante tra lo sviluppo economico e quello bellico.
«Sono qualcosa di più di bombe atomiche o stelle cadenti», avverte una ballata country dell’epoca sui dischi volanti. La canzone richiama inconsapevolmente un documento segreto dell’aeronautica militare del 1948 in cui si sostiene qualcosa di cui ci accorgeremo più di quarant’anni dopo, con la prima guerra del Golfo: l’affermazione degli aerei moderni porta con sè una rivoluzione nelle tattiche belliche. «Il passaggio dalla lancia, attraverso l’arco, il moschetto, il fucile e l’artiglieria fino alle armi della seconda guerra mondiale – si legge nel documento – è consistito solo nell’aumento della potenza di fuoco». Nota Hollings: «È arrivato il momento di tecnologie specialistiche e di una élite militare professionistica».
Il coacervo di innovazioni che scavano nella sfera intima della persona e che al tempo stesso ridisegnano gli equilibri economici, scatena l’allucinazione collettiva dei dischi volanti: la minaccia viene dallo spazio profondo e rappresenta al tempo stesso la fascinazione verso i simboli del futuro e la paura dell’invasione e dell’auto-distruzione. Il disco volante, silenzioso e velocissimo, è la metafora del passaggio dalla meccanica all’elettronica. Non è solo fantascienza, è una specie di elaborazione collettiva. Che in questa zona grigia, tra innovazione tecnologica, analisi psico-sociale e immaginario si stia movendo qualcosa lo indicano tre eventi occorsi nel 1949. In quell’anno l’Associazione americana degli psicologi punta il dito contro il grande successo di un libro intitolato «Dianetics. La moderna scienza della salute mentale» scritto da un autore di fantascienza di nome Ron Hubbard, che poi fonderà la controversa chiesa di Scientology. Nello stesso periodo, il Miami News pubblica un articolo di firmato da un giornalista che si scoprirà essere un agente Cia di nome Edward Hunter, in cui si parla per la prima volta di «lavaggio del cervello»: è solo grazie a questo strumento, si sostiene nell’articolo, che i cinesi starebbe aderendo in massa al partito comunista. Non è solo una boutade propagandistica, tanto che il direttore della Cia Roscoe Hillenkoetter approva i finanziamenti a un programma sull’ipnosi, che ha lo scopo di indurre un uomo ad agire «contro la sua volontà e contro le leggi della natura e dell’autoconservazione». Sembra un b-movie che prende spunto da un romanzo psichedelico-sociale di Willam Borroughs. Nel 1952 la Cia se ne inventa un’altra: studia la possibilità di costruire un «raggio per l’amnesia» [con la scusa che «i russi e i cinesi potrebbero arrivarci prima»: ogni epoca necessita del suo nemico assoluto]: si tratta proprio della nuova guerra di cui parlava il documento segreto di qualche anno prima, in fondo ne «La guerra dei mondi» gli invasori alieni non vengono uccisi dalle armi convenzionali ma dai microbi terrestri. E nel capolavoro di Don Siegel «L’invasione degli ultracorpi», il nemico arriva dai baccelli delle coltivazioni botaniche, mica dai raggi laser.
Si diceva di Burroughs: proprio l’autore de «Il pasto nudo» si trova nel 1953 in Messico a cercare la vite Yagé, che avrebbe «proprietà telepatiche». Il filo conduttore delle macchinazioni top-secret sulla percezione umana è sempre la droga allucinogena per eccellenza. Nel novembre di quell’anno in cui il ministero della difesa spende la cifra record di 54 miliardi di dollari dell’epoca, i responsabili del progetto affermano che tutti gli agenti del servizio segreto dovrebbero provare l’Lsd, cosa che permetterebbe di «ampliare le esperienze» e di «eliminare i soggetti deboli». Il programma sarà interrotto soltanto quando un dirigente si getterà dalla finestra dopo che nel suo bicchiere di Cointreau era stato messo di nascosto un francobollo di acido.
Bill Gaines, storico editore di fumetti culto quali «Tales from the crypt» nel 1954 finiscr sotto le grinfie della commissione di indagine sulla delinquenza giovanile per le storie fuori dal comune dei suoi albi. Prendersela coi gioielli a fumetti della Ec comics fino al punto di vietare parole come «strano», «bizarro» e «inquietante» significava forse contendere la capacità di costruire mondi per rivendicarle il monopolio: in quel crinale stretto che separa il controllo delle menti dalla libertà delle coscienze. In fondo sia nei laboratori che nelle fantasie popolari si «domandava l’impossibile». «La fantasia, dopotutto, non è niente di più che una teoria irrealizzabile», afferma l’autore a proposito dell’esplosione, nella seconda metà del decennio, di drive-in che proiettano film fantascientifici. L’oggetto degli anni cinquanta è sempre lo stesso: «pensare l’impensabile». Per dirla in altri modi, si potrebbero usare le parole che un analista della Rand corporation rivolse a un generale del Pentagono: «Ho combattuto tante guerre nucleari quanto lei». Ecco perché quei giovani cresciuti a base di film come «Ultimatum alla terra» e fumetti fanta-horror hanno preso l’Lsd solo per divertimento, e non per esercitarsi a oscure e improbabili guerre biochimiche e hanno avuto la possibilità di giocarsi il futuro del presente, sena aspettare che qualcuno lo progettasse a tavolino disegnando sobborghi paramilitari o manipolando l’immaginario collettivo.
[ da Carta n.13 2010]
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