Lodevole, lodevolissima opera su Platone, e non solo.
Freda traccia con mano ferma e sicura, in una parabola inamovibile, il disegno della Tradizione nascosto nel firmamento dei Cieli. Esso è come lo Stato platonico: basta volerlo vedere.
Entra di diritto per alcuni ispirati ed estatici passaggi -
... (continue)
Lodevole, lodevolissima opera su Platone, e non solo.
Freda traccia con mano ferma e sicura, in una parabola inamovibile, il disegno della Tradizione nascosto nel firmamento dei Cieli. Esso è come lo Stato platonico: basta volerlo vedere.
Entra di diritto per alcuni ispirati ed estatici passaggi - che nulla hanno da invidiare ad altri Maestri - nell'olimpo del Tradizionalismo nostrano (e non).
Ma sicché non è di letteratura in senso proprio che qui stiamo parlando, bensì di quella forma di conoscenza oggettiva ed esente da personalismi che è la conoscenza tradizionale, ci pare una rischiosa ὕβρις lodare l'autore per le sue indubbie capacità - ci si conceda il termine - 'letterarie'.
Egli non è difatti detentore di nessuna particolare verità. Egli è semmai sacrista della verità. E l'opera sua s'impone come il prezioso lavoro di un amanuense che mietendo dalla biblioteca eterna della Tradizione è intento a copiare e ricopiare. Per preservare.
Dunque, i nostri pacati complimenti all'autore e con essi la nostra ammirazione, non per quello ch'egli scrive - sicché essendo l'idea partorita dalla Verità egli ne è mero ascoltatore - ma per il suo esser stato e continuare ad essere un egùmeno miliziano.
Una di quelle razze in estinzione alle quali non è concesso l'ingresso in Campidoglio.
« L'altro principio, onde autore discende, siccome testimonia Ugoccione nel principio delle sue derivazioni, è uno vocabolo Greco, che dice 'autentin', che tanto vale in Latino, quanto 'degno di fede e d'obedienza'. E così autore quinci derivato, si prende per ogni persona degna d'essere creduta, e
... (continue)
« L'altro principio, onde autore discende, siccome testimonia Ugoccione nel principio delle sue derivazioni, è uno vocabolo Greco, che dice 'autentin', che tanto vale in Latino, quanto 'degno di fede e d'obedienza'. E così autore quinci derivato, si prende per ogni persona degna d'essere creduta, e obbedita. »
« Ma proprio Nietzsche rileva : l'aver "ucciso Dio non è forse stata un'azione troppo grande per noi? Non dobbiamo forse divenire degli dèi per apparire degni di essa?". Del riconoscere che "nulla esiste, tutto è permesso", della "libertà dello spirito", la conseguenza inevitabile è: "Ora dovete
... (continue)
« Ma proprio Nietzsche rileva : l'aver "ucciso Dio non è forse stata un'azione troppo grande per noi? Non dobbiamo forse divenire degli dèi per apparire degni di essa?". Del riconoscere che "nulla esiste, tutto è permesso", della "libertà dello spirito", la conseguenza inevitabile è: "Ora dovete dare la prova di una natura nobile." In Zarathustra si trova, in un noto passo, la formulazione più pregnante dello sfondo della crisi: "Ti dici Libero? Voglio conoscere i pensieri che in te predominano. Non m'importa sapere se tu sei sfuggito ad un giogo: sei tu uno di quelli che avevano diritto di sottrarsi al giogo? Molti sono coloro che gettarono via l'ultimo loro valore nel punto in cui cessarono di servire. Libero da che cosa? Che importa questo, a Zarathustra? Il tuo occhio deve annunciare, sereno: libero per fare che cosa?". E Zarathustra avverte che sarà terribile l'esser soli, senza legge alcuna al di sopra di sé con la propria libertà in uno spazio deserto e in un'aria ghiaccia, giudice e vindice della propria norma. Per chi solo servendo poteva acquistare un valore, per chi nei vincoli aveva non qualcosa che lo paralizzava, ma qualcosa che lo sosteneva, la solitudine apparirà come una maledizione, il coraggio verrà meno, l'orgoglio iniziale si piegherà. Vi sono dei sentimenti- continua a dire Zarathustra- che allora assalgono l'uomo libero e che non mancheranno di ucciderlo qualora non sia lui ad ucciderli. In termini precisi, da un punto di vista superiore, qui è dato il fondo essenziale della miseria dell'uomo moderno. » _________________________________________________________
Il nostro più sentito ringraziamento va poi al De Turris, il cui saggio conclusivo andrebbe stampato in appendice a TUTTE le opere del Barone. Per ruotare attorno ad uno stesso firmamento d'idee, per scalfirne la polpa, abbiamo trovato poi interessanti delle testimonianze ne "La fiamma e la celtica", di cui ci par doveroso riportare qualche estratto :
[...]A Regina Coeli c'è una delle più fornite biblioteche politiche in circolazione. Ogni detenuto politico - e a Regina Coeli ne sono passate diverse generazioni- usa lasciare in carcere qualche sua lettura, per quelli che restano, per quelli che verranno, per non portarsi dietro troppi pesi. Creando un accumulo di testi politici. Fu così che un pomeriggio scoprii il primo importante testo di Evola: Rivolta contro il mondo moderno. Mi sembrò favoloso. Esaustivo di ogni spiegazione sull'esistenza e sulla storia. Ma non avevo mai sentito parlare del suo autore, anzi pensavo fosse addirittura morto. Quando poi uscii dal carcere, scoprii che era vivo e cominciai, insiemi ad altri, a frequentarlo.
[...]E così Imperium pubblica un opuscolo di Evola: Orientamenti, uno dei testi sacri della gioventù neofascista. Rauti ammette :
Glielo strappammo a fatica. Disse che non l'avrebbe letto nessuno, che era meglio pubblicare testi che aveva già scritto, a cominciare dal suo classico Rivolta contro il mondo moderno che era del 1934. Ma noi inistemmo. Gli spiegammo che per i giovani camerati occorreva un'opera più pedagogica, più divulgativa. Avevamo ragione noi: Orientamenti è stato un successo. Ha avuto più di venti edizioni ufficiali.
Non c'è dubbio che Julius Evola abbia indicato un diverso fascismo da seguire. Un fascismo fatto di suggestioni fantastiche e leggendarie, di richiami a miti ed eroi fuori dal tempo. Per Evola, in realtà, il fascismo non è che l'ultima realizzazione, in ordine di tempo, di uno stile di vita e di una concezione del mondo che nella storia si sono sempre manifestati e che lui riassume in una sola parola: Tradizione. Per l'insegnamento evoliano la Tradizione si è già incarnata nella Grecia di Sparta e nell'impero romano, per giungere ai regni romano-barbarici e alle società celtiche, passando per le civiltà nordiche, al Sacro Romano Impero Germanico e al Medioevo ghibellino, fino agli imperi centrali e alle "rivoluzioni nazionali" degli anni Trenta e Quaranta: il fascismo italiano, quello giapponese dei "nuovi samurai" e, soprattutto, il Terzo Reich. Tutte esperienze, secondo Evola, che, pur lontanissime tra loro nel tempo e nello spazio, hanno in comune il richiamo alla Tradizione. [...] Tutte parole d'ordine che sono musica per le orecchie di giovani ventenni alla ricerca di idee-forza più convincenti di quelle che può loro fornire l'armamentario ideologico-culturale del fascismo italiano, troppo provinciale e anacronistico con i suoi richiami alla retorica, alle marcette militari, agli slogan nazionalisti e risorgimentali.
[...]Ci fece insomma capire che il fascismo era un evento cosmico che si inseriva in una continuità storica. Diceva sempre che le forme dei regimi passano come gli abiti o le fogge delle scarpe, l'importante è che resti inalterata la loro concezione del mondo. E poi, cosa che ci pose in grande polemica con molti camerati del Msi, ci fece superare il concetto di "nazionalismo" per approdare a un concetto diverso: "la nostra Patria è là dove si combatte per la nostra idea". Ci portò quindi a riconoscere i nostri simili al di là delle frontiere e del tempo e a non riconoscerli, invece, nei nostri connazionali o in molti che, pur militando nel nostro stesso partito, avevano una concezione del mondo troppo distante dalla nostra.
[...]Mi presento da lui e mi dice: «Senti, Franzolin, qui c'è un 'rompicoglioni' che scriverà sul Secolo. Pensaci tu». «Chi è?» gli chiedo. Lui risponde: «Evola!» «Ma Evola», gli faccio notare, «è un personaggio di grande spessore...» E lui: «Io leggo i romanzi gialli, che me ne frega di Evola. Lo affido a te.» Allora vado a trovare Evola in corso Vittorio. Mi accoglie in carrozzella. In un ambiente cupo, tenebroso, crepuscolare. Circondato da molti studenti che lui trattava come Socrate deve aver trattato i suoi discepoli, con lo stesso distacco professorale. Ci diamo del lei. Lo chiamo «professore». Mi appare come un santone. Mi offre un magnifico tè con i pasticcini, servito da una donna. Gli dico: «Professore, sono venuto a ritirare l'articolo». Risponde: «Lei è Franzolin? Questo è il mio articolo. Scriverò ogni quindici giorni». Io dico: «Farò sempre un elzeviro di presentazione del suo articolo». E lui: «Grazie, grazie... Ma lei stava nella Repubblica?» «Sì», rispondo, «ero nella X Mas, come corrispondente di guerra.» Direi che era molto incuriosito da chi aveva fatto esperienze di vita diverse dalle sue. Era senz'altro molto colto. Parlava le lingue. Aveva avuto grosse frequentazioni, veniva dalle grandi avanguardie francesi. Ma era il mondo che gli girava intorno a farmi sorridere. Tutti questi giovani "esoterici" che si ritenevano superiori e si prendevano terribilmente sul serio. Erano una setta. Non era più fascismo. O almeno non era il fascismo che intendevo io.[...] _______________________________________________
Insomma, nient'altro che un cattivo maestro. Nient'altro che cattivi discepoli.
E soprattutto cattivi esegeti. Quelli sempre. Troppi.
[...]Ricordo che un giorno eravamo insieme a pranzo in una trattoria romana. La cosa che mi colpì fu la quantità enorme di pepe che Evola distribuì sul piatto di carbonara che aveva davanti. Ma non era niente di fronte all'impressione ancora maggiore che mi avrebbe fatto da lì a qualche minuto. Mentre stavamo mangiando ci giunse la notizia che Franco, alla guida delle sue truppe, era partito dalle Canarie ed era sbarcato in Spagna per prendere il potere. Io rimasi molto impressionato, come del resto, tutti gli altri commensali. Lui invece rimase imperturbabile. Gli chiesi: «Ma non ti colpisce questa notizia?» Rispose: «Affatto. Io guardo altrove...»
« Credete ancora, d'altronde all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionari? »
F. T. M.
«Sganasciata sia la mobilia della vostra casa; sedie, letti, tavolini che cadono, che si rovesciano, che s'infrangono. Quando le vostre scarpe sono nuove pensatele e vedetele vecchie e rotte, per carità non
... (continue)
« Credete ancora, d'altronde all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionari? »
F. T. M.
«Sganasciata sia la mobilia della vostra casa; sedie, letti, tavolini che cadono, che si rovesciano, che s'infrangono. Quando le vostre scarpe sono nuove pensatele e vedetele vecchie e rotte, per carità non cercate di vederle in buono stato quando saranno sfasciate: voi sarete perduti. Sganasciate, sdrucite mentalmente il mobilio della vostra casa, rompete mentalmente le vostre scarpe, i vostri abiti. Prevedete fra i vostri figli un gobbo, o sappiate vedere uno storpio nel vostro figlio più sano, una vecchia bagascia rauca in una giovinetta dalla voce d'usignolo. Approfondite, approfondite sempre; fissate la vecchiaia. Venite! Venite! Nuovi eroi, nuovi genii della risata, sbucate nelle nostre braccia che vi attendono, fra le nostre bocche che ridono ridono ridono, fuori dalla macchia pungente del dolore umano. »
A. Palazzeschi
« Essi perseverano cocciuti con le regole di Vitruvio, del Vignola e del Sansovino e con qualche pubblicazioncella di architettura tedesca alla mano, a ristampare l'immagine dell'imbecillità secolare sulle nostre città, che dovrebbero essere l'immediata e fedele proiezione di noi stessi. »
A. Sant'Elia
il quale
[...]Assume nell'agosto il comando di un plotone e a ottobre, nel pomeriggio del 10, nel corso dell'ottava battaglia dell' Isonzo, balza fuori dalla sua trincea senza elmetto e con la sigaretta in bocca : un proiettile di mitragliatrice lo colpisce in fronte sulle pendici dell' Hermada : « Mirava, gli occhi al cielo, immobile! Ma fu un istante; quasi subito cadde riverso... »
Umano, troppo umano - Così parlò Zarathustra - Al di là del bene e del male - Crepuscolo degli idoli - L'anticristo - Ecce homo
Umano, troppo umano
https://www.facebook.com/notes/federico-jimmy-palaferri/nietzsche-umano-troppo-umano-materiale-altamente-antitradizionale/393080030727589
______________
Così parlò Zarathustracontinue)
https://www.facebook.com/notes/federico-jimmy-palaferri/nietzsche-cos%C3%AC-parl%C3%B2-zarathustra-invi ... (
Umano, troppo umano
https://www.facebook.com/notes/federico-jimmy-palaferri/nietzsche-umano-troppo-umano-materiale-altamente-antitradizionale/393080030727589
______________
Così parlò Zarathustra
https://www.facebook.com/notes/federico-jimmy-palaferri/nietzsche-cos%C3%AC-parl%C3%B2-zarathustra-invito-da-una-traduzione-plebea-ad-unimpugnatur/381863141849278
______________
[...]
Platone
Lodevole, lodevolissima opera su Platone, e non solo.
Freda traccia con mano ferma e sicura, in una parabola inamovibile, il disegno della Tradizione nascosto nel firmamento dei Cieli.
Esso è come lo Stato platonico: basta volerlo vedere.
Entra di diritto per alcuni ispirati ed estatici passaggi - ... (continue)
Lodevole, lodevolissima opera su Platone, e non solo.
Freda traccia con mano ferma e sicura, in una parabola inamovibile, il disegno della Tradizione nascosto nel firmamento dei Cieli.
Esso è come lo Stato platonico: basta volerlo vedere.
Entra di diritto per alcuni ispirati ed estatici passaggi - che nulla hanno da invidiare ad altri Maestri - nell'olimpo del Tradizionalismo nostrano (e non).
Ma sicché non è di letteratura in senso proprio che qui stiamo parlando, bensì di quella forma di conoscenza oggettiva ed esente da personalismi che è la conoscenza tradizionale, ci pare una rischiosa ὕβρις lodare l'autore per le sue indubbie capacità - ci si conceda il termine - 'letterarie'.
Egli non è difatti detentore di nessuna particolare verità.
Egli è semmai sacrista della verità. E l'opera sua s'impone come il prezioso lavoro di un amanuense che mietendo dalla biblioteca eterna della Tradizione è intento a copiare e ricopiare.
Per preservare.
Dunque, i nostri pacati complimenti all'autore e con essi la nostra ammirazione, non per quello ch'egli scrive - sicché essendo l'idea partorita dalla Verità egli ne è mero ascoltatore - ma per il suo esser stato e continuare ad essere un egùmeno miliziano.
Una di quelle razze in estinzione alle quali non è concesso l'ingresso in Campidoglio.
____________________________________________________________
https://www.facebook.com/note.php?note_id=377670012268591
_____________________________________________________________
La disintegrazione del sistema
« L'altro principio, onde autore discende, siccome testimonia Ugoccione nel principio delle sue derivazioni, è uno vocabolo Greco, che dice 'autentin', che tanto vale in Latino, quanto 'degno di fede e d'obedienza'. E così autore quinci derivato, si prende per ogni persona degna d'essere creduta, e ... (continue)
« L'altro principio, onde autore discende, siccome testimonia Ugoccione nel principio delle sue derivazioni, è uno vocabolo Greco, che dice 'autentin', che tanto vale in Latino, quanto 'degno di fede e d'obedienza'. E così autore quinci derivato, si prende per ogni persona degna d'essere creduta, e obbedita. »
Convivio. Trattato Quarto.
Cavalcare la Tigre
« Ma proprio Nietzsche rileva : l'aver "ucciso Dio non è forse stata un'azione troppo grande per noi? Non dobbiamo forse divenire degli dèi per apparire degni di essa?". Del riconoscere che "nulla esiste, tutto è permesso", della "libertà dello spirito", la conseguenza inevitabile è: "Ora dovete ... (continue)
« Ma proprio Nietzsche rileva : l'aver "ucciso Dio non è forse stata un'azione troppo grande per noi? Non dobbiamo forse divenire degli dèi per apparire degni di essa?". Del riconoscere che "nulla esiste, tutto è permesso", della "libertà dello spirito", la conseguenza inevitabile è: "Ora dovete dare la prova di una natura nobile." In Zarathustra si trova, in un noto passo, la formulazione più pregnante dello sfondo della crisi: "Ti dici Libero? Voglio conoscere i pensieri che in te predominano. Non m'importa sapere se tu sei sfuggito ad un giogo: sei tu uno di quelli che avevano diritto di sottrarsi al giogo? Molti sono coloro che gettarono via l'ultimo loro valore nel punto in cui cessarono di servire. Libero da che cosa? Che importa questo, a Zarathustra? Il tuo occhio deve annunciare, sereno: libero per fare che cosa?". E Zarathustra avverte che sarà terribile l'esser soli, senza legge alcuna al di sopra di sé con la propria libertà in uno spazio deserto e in un'aria ghiaccia, giudice e vindice della propria norma. Per chi solo servendo poteva acquistare un valore, per chi nei vincoli aveva non qualcosa che lo paralizzava, ma qualcosa che lo sosteneva, la solitudine apparirà come una maledizione, il coraggio verrà meno, l'orgoglio iniziale si piegherà. Vi sono dei sentimenti- continua a dire Zarathustra- che allora assalgono l'uomo libero e che non mancheranno di ucciderlo qualora non sia lui ad ucciderli. In termini precisi, da un punto di vista superiore, qui è dato il fondo essenziale della miseria dell'uomo moderno. »
_________________________________________________________
Il nostro più sentito ringraziamento va poi al De Turris, il cui saggio conclusivo andrebbe stampato in appendice a TUTTE le opere del Barone.
Per ruotare attorno ad uno stesso firmamento d'idee, per scalfirne la polpa, abbiamo trovato poi interessanti delle testimonianze ne "La fiamma e la celtica", di cui ci par doveroso riportare qualche estratto :
[...]A Regina Coeli c'è una delle più fornite biblioteche politiche in circolazione. Ogni detenuto politico - e a Regina Coeli ne sono passate diverse generazioni- usa lasciare in carcere qualche sua lettura, per quelli che restano, per quelli che verranno, per non portarsi dietro troppi pesi. Creando un accumulo di testi politici. Fu così che un pomeriggio scoprii il primo importante testo di Evola: Rivolta contro il mondo moderno. Mi sembrò favoloso. Esaustivo di ogni spiegazione sull'esistenza e sulla storia. Ma non avevo mai sentito parlare del suo autore, anzi pensavo fosse addirittura morto. Quando poi uscii dal carcere, scoprii che era vivo e cominciai, insiemi ad altri, a frequentarlo.
[...]E così Imperium pubblica un opuscolo di Evola: Orientamenti, uno dei testi sacri della gioventù neofascista. Rauti ammette :
Glielo strappammo a fatica. Disse che non l'avrebbe letto nessuno, che era meglio pubblicare testi che aveva già scritto, a cominciare dal suo classico Rivolta contro il mondo moderno che era del 1934. Ma noi inistemmo. Gli spiegammo che per i giovani camerati occorreva un'opera più pedagogica, più divulgativa. Avevamo ragione noi: Orientamenti è stato un successo. Ha avuto più di venti edizioni ufficiali.
Non c'è dubbio che Julius Evola abbia indicato un diverso fascismo da seguire. Un fascismo fatto di suggestioni fantastiche e leggendarie, di richiami a miti ed eroi fuori dal tempo. Per Evola, in realtà, il fascismo non è che l'ultima realizzazione, in ordine di tempo, di uno stile di vita e di una concezione del mondo che nella storia si sono sempre manifestati e che lui riassume in una sola parola: Tradizione. Per l'insegnamento evoliano la Tradizione si è già incarnata nella Grecia di Sparta e nell'impero romano, per giungere ai regni romano-barbarici e alle società celtiche, passando per le civiltà nordiche, al Sacro Romano Impero Germanico e al Medioevo ghibellino, fino agli imperi centrali e alle "rivoluzioni nazionali" degli anni Trenta e Quaranta: il fascismo italiano, quello giapponese dei "nuovi samurai" e, soprattutto, il Terzo Reich. Tutte esperienze, secondo Evola, che, pur lontanissime tra loro nel tempo e nello spazio, hanno in comune il richiamo alla Tradizione. [...] Tutte parole d'ordine che sono musica per le orecchie di giovani ventenni alla ricerca di idee-forza più convincenti di quelle che può loro fornire l'armamentario ideologico-culturale del fascismo italiano, troppo provinciale e anacronistico con i suoi richiami alla retorica, alle marcette militari, agli slogan nazionalisti e risorgimentali.
[...]Ci fece insomma capire che il fascismo era un evento cosmico che si inseriva in una continuità storica. Diceva sempre che le forme dei regimi passano come gli abiti o le fogge delle scarpe, l'importante è che resti inalterata la loro concezione del mondo. E poi, cosa che ci pose in grande polemica con molti camerati del Msi, ci fece superare il concetto di "nazionalismo" per approdare a un concetto diverso: "la nostra Patria è là dove si combatte per la nostra idea". Ci portò quindi a riconoscere i nostri simili al di là delle frontiere e del tempo e a non riconoscerli, invece, nei nostri connazionali o in molti che, pur militando nel nostro stesso partito, avevano una concezione del mondo troppo distante dalla nostra.
[...]Mi presento da lui e mi dice: «Senti, Franzolin, qui c'è un 'rompicoglioni' che scriverà sul Secolo. Pensaci tu». «Chi è?» gli chiedo. Lui risponde: «Evola!» «Ma Evola», gli faccio notare, «è un personaggio di grande spessore...» E lui: «Io leggo i romanzi gialli, che me ne frega di Evola. Lo affido a te.» Allora vado a trovare Evola in corso Vittorio. Mi accoglie in carrozzella. In un ambiente cupo, tenebroso, crepuscolare. Circondato da molti studenti che lui trattava come Socrate deve aver trattato i suoi discepoli, con lo stesso distacco professorale. Ci diamo del lei. Lo chiamo «professore». Mi appare come un santone. Mi offre un magnifico tè con i pasticcini, servito da una donna. Gli dico: «Professore, sono venuto a ritirare l'articolo». Risponde: «Lei è Franzolin? Questo è il mio articolo. Scriverò ogni quindici giorni». Io dico: «Farò sempre un elzeviro di presentazione del suo articolo». E lui: «Grazie, grazie... Ma lei stava nella Repubblica?» «Sì», rispondo, «ero nella X Mas, come corrispondente di guerra.» Direi che era molto incuriosito da chi aveva fatto esperienze di vita diverse dalle sue. Era senz'altro molto colto. Parlava le lingue. Aveva avuto grosse frequentazioni, veniva dalle grandi avanguardie francesi. Ma era il mondo che gli girava intorno a farmi sorridere. Tutti questi giovani "esoterici" che si ritenevano superiori e si prendevano terribilmente sul serio. Erano una setta. Non era più fascismo. O almeno non era il fascismo che intendevo io.[...]
_______________________________________________
Insomma, nient'altro che un cattivo maestro.
Nient'altro che cattivi discepoli.
E soprattutto cattivi esegeti.
Quelli sempre.
Troppi.
_________________________________________________
https://www.facebook.com/note.php?note_id=363120220390237
_________________________________________________
[...]Ricordo che un giorno eravamo insieme a pranzo in una trattoria romana. La cosa che mi colpì fu la quantità enorme di pepe che Evola distribuì sul piatto di carbonara che aveva davanti. Ma non era niente di fronte all'impressione ancora maggiore che mi avrebbe fatto da lì a qualche minuto. Mentre stavamo mangiando ci giunse la notizia che Franco, alla guida delle sue truppe, era partito dalle Canarie ed era sbarcato in Spagna per prendere il potere. Io rimasi molto impressionato, come del resto, tutti gli altri commensali. Lui invece rimase imperturbabile. Gli chiesi: «Ma non ti colpisce questa notizia?» Rispose: «Affatto. Io guardo altrove...»
Manifesti Futuristi
« Credete ancora, d'altronde all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionari? »
F. T. M.
«Sganasciata sia la mobilia della vostra casa; sedie, letti, tavolini che cadono, che si rovesciano, che s'infrangono. Quando le vostre scarpe sono nuove pensatele e vedetele vecchie e rotte, per carità non ... (continue)
« Credete ancora, d'altronde all'utilità delle assemblee, spiriti rivoluzionari? »
F. T. M.
«Sganasciata sia la mobilia della vostra casa; sedie, letti, tavolini che cadono, che si rovesciano, che s'infrangono. Quando le vostre scarpe sono nuove pensatele e vedetele vecchie e rotte, per carità non cercate di vederle in buono stato quando saranno sfasciate: voi sarete perduti. Sganasciate, sdrucite mentalmente il mobilio della vostra casa, rompete mentalmente le vostre scarpe, i vostri abiti. Prevedete fra i vostri figli un gobbo, o sappiate vedere uno storpio nel vostro figlio più sano, una vecchia bagascia rauca in una giovinetta dalla voce d'usignolo. Approfondite, approfondite sempre; fissate la vecchiaia.
Venite! Venite! Nuovi eroi, nuovi genii della risata, sbucate nelle nostre braccia che vi attendono, fra le nostre bocche che ridono ridono ridono, fuori dalla macchia pungente del dolore umano. »
A. Palazzeschi
« Essi perseverano cocciuti con le regole di Vitruvio, del Vignola e del Sansovino e con qualche pubblicazioncella di architettura tedesca alla mano, a ristampare l'immagine dell'imbecillità secolare sulle nostre città, che dovrebbero essere l'immediata e fedele proiezione di noi stessi. »
A. Sant'Elia
il quale
[...]Assume nell'agosto il comando di un plotone e a ottobre, nel pomeriggio del 10, nel corso dell'ottava battaglia dell' Isonzo, balza fuori dalla sua trincea senza elmetto e con la sigaretta in bocca : un proiettile di mitragliatrice lo colpisce in fronte sulle pendici dell' Hermada : « Mirava, gli occhi al cielo, immobile! Ma fu un istante; quasi subito cadde riverso... »
Ça, c'est le Futurisme, messieurs!