[−]
  • Search

All books

Angelina: From Stromboli to D'Urville Island: A Family's Story By Gerard Hindmarsh
  • Biografia di Vincenzo Moleta e della consorte Angelina Criscillo, l'uno nativo di Scari, l' altra di Ginostra; Lui emigrò da Stromboli alla Nuova Zelanda nel 1902.
    Lei, promessagli quando aveva 8 anni e lui 24, lo raggiunse nel 1918 e ne divenne la consorte.
    L'autore è del libro è il loro ... (continue)

    Biografia di Vincenzo Moleta e della consorte Angelina Criscillo, l'uno nativo di Scari, l' altra di Ginostra; Lui emigrò da Stromboli alla Nuova Zelanda nel 1902.
    Lei, promessagli quando aveva 8 anni e lui 24, lo raggiunse nel 1918 e ne divenne la consorte.
    L'autore è del libro è il loro nipote, Gerard Hindmarsh.

    Per me , il libro è molto bello.

    Is this helpful?

    Posted on Apr 6, 2009 | Add your feedback

Lylibaeum: Marsala Punic shipwreck - Notizie degli scavi di Antichità Serie 8a vol.XXX By Honor Frost et Alia
  • Libro raro e molto importante sul relitto Punico di Marsala esposto al Baglio Florio

    edito dal Poligrafico dello Stato ... per il commento, riporto paro paro quanto scritto da Honor Frost su
    http://pachinos.ilcannocchiale.it/2007/06/25/pachino_pr…

    Look forward for the translation in English

    Un relitto eccezionale significa molto più che l'in ... (continue)

    edito dal Poligrafico dello Stato ... per il commento, riporto paro paro quanto scritto da Honor Frost su
    http://pachinos.ilcannocchiale.it/2007/06/25/pachino_pr…

    Look forward for the translation in English

    Un relitto eccezionale significa molto più che l'insieme delle sue parti lignee. Infatti, questa poppa di un'imbarcazione, estremamente ben conservata e priva di carico, presenta caratteristiche uniche e ricche di implicazioni. Durante lo scavo, alcune lettere dell'alfabeto fenicio-punico, dipinte sul fasciame di pino con inchiostro nero, apparvero chiaramente. Inoltre, le tavole avevano ancora il loro colore giallo originale, così come il "pagliolo" (i rami frondosi posati per proteggere il fondo dell'imbarcazione dalla zavorra) era ancora verde. Immediatamente, sia le lettere che il colore degli elementi lignei sbiadirono all'esposizione della luce e dell'ossigeno presenti nell'acqua, ma non prima di far focalizzare l'attenzione sulle condizioni chimiche che avevano permesso la conservazione del relitto e - per ragioni di "nazionalità" - sulla sua origine geografica. Di solito, il luogo dove le imbarcazioni marittime affondano non ha una grande importanza perché, diversamente dal naviglio fluviale, esse non portano con sé alcun indizio su dove e da chi furono costruite, o su quanti proprietari hanno avuto prima di naufragare. Ciò determina l'impossibilità di assegnare forme particolari degli scafi ad una ben determinata regione mediterranea. Di conseguenza, la nostra conoscenza dell'architettura navale antica rimane lacunosa.

    Invece, la "nazionalità" della nave di Marsala è perfettamente chiara, dal momento che è stata scritta sullo scafo dai suoi costruttori; inoltre, essa naufragò quando era ancora nuova. La sua vicinanza a due porti fenici è pertinente, sebbene ciò talvolta causi confusione: a livello popolare, infatti, l'imbarcazione viene collegata alla più nota Mozia fenicia e non alla Lilibeo punica. Infatti il termine "punico" si riferisce al nome romano per gli ultimi fenici che si stabilirono nel Mediterraneo occidentale e che fondarono Cartagine. Tuttavia, il collegamento merita una qualche considerazione perché, da un punto di vista ambientale, entrambi i siti sono stati trasformati a partire dall'antichità in modo tale da influenzare la comprensione del relitto stesso.

    Nel 397 a.C. i Greci della Sicilia orientale navigarono all'interno della laguna e distrussero la città fenicia sull'isola di Mozia. Essa fu rimpiazzata sulla terraferma dalla città punica di Lilibeo (la moderna Marsala ) posta sul capo all'estremità meridionale della laguna. Successivamente, la laguna cessò di essere navigabile, perché gli isolotti rocciosi si unirono insieme separandola dal mare aperto (probabilmente a causa dell'allargamento dei depositi di sale che, qui come altrove, furono sfruttati dai Fenici). Non appena la secca divenne una lunga isola, Isola Lunga, il corso della corrente venne bloccato e la laguna si insabbiò, divenendo stagnante. L'altro nome dell'Isola Lunga, Isola dello Stagnone (l'isola della laguna stagnante) si riferisce a questo avvenimento. Inoltre, dopo che la corrente costiera principale non poté entrare in laguna, iniziò a diminuire la sabbia portata sulla punta verso mare dell'Isola Lunga e si andò formando una lingua di terra chiamata Punta Scario, al di fuori della quale fu ritrovata la Nave Punica.

    Punta Scario fronteggia le Isole Egadi e, da queste, è raggiungibile con venti minuti di

    navigazione. Le Isole Egadi diedero il loro nome alla vittoria navale romana avvenuta nella mattina del 10 marzo del 241 a.C. e che pose fine alla Prima Guerra Punica. I reperti, l'epigrafia e le determinazioni al Carbonio 14 concordano nel datare l'imbarcazione a questo stesso periodo, mentre l'evidenza archeologica indica un collegamento con la battaglia stessa. L'architettura dell'imbarcazione e i reperti mostrano che non si tratta di una nave mercantile, ma di un tipo di imbarcazione da guerra ausiliaria, forse una Liburna, costruita in poco tempo. Dopo la battaglia il vento cambiò di direzione, così che sul far della sera, le imbarcazioni superstiti avrebbero potuto cercare riparo sulla spiaggia più vicina ancora in mani puniche… la presenza di altri relitti all'esterno di Punta Scario suggerisce che così fu. Il breve sondaggio che fu condotto sulla "Nave Sorella" (a soli 40 metri di distanza dallo scavo principale) rivelò la struttura lignea di un rostro "a becco" con una lettera fenicio-punica dipinta.

    Fu nel 1969 che Diego Boninni, il capitano di un draga che lavorava al di fuori di Punta Scario, diede la notizia della presenza di legno sepolto appartenente ad imbarcazioni antiche. Seguì una ricerca archeologica e, nel 1971, il movimento del banco di sabbia espose (mettendo così in pericolo) la poppa della "Nave Punica"; lo scavo di salvataggio iniziò immediatamente e continuò per quattro campagne annuali*.

    Sott'acqua, il fondale di Punta Scario è mobile: le tempeste invernali spostano banchi di sabbia, mentre la caduta stagionale di Posidonia forma alti mucchi di foglie sulla spiaggia che, marcendo, emettono solfato di ferro dall'odore caratteristico; in mare, le foglie in decomposizione rimangono intrappolate attorno a ostruzioni quali i relitti, formando gradualmente strati compatti di foglie e sabbia alternati. In questo modo, si producono le condizioni chimiche favorevoli alla conservazione della materia organica (ma non dei metalli).

    Il fatto che lo scafo della Nave Punica fosse nuovo e la fretta del suo varo furono evidenti dalla freschezza dei colori e dai segni degli attrezzi e, cosa ancor più strabiliante, dalla condizione del mastice che fu usato per riempire ogni piccolo vuoto occorso nel momento in cui le ordinate furono inserite nel guscio di tavole dello scafo. Questo mastice non ebbe il tempo di indurirsi poiché alcuni ramoscelli frondosi e pietre di zavorra, posizionati al di sopra in stretta successione, rimasero imprigionati in esso. Inoltre, mentre questo accadeva sul fondo dell'imbarcazione, i carpentieri stavano lavorando sulle sue sovrastrutture. I trucioli e le schegge di legni rari utilizzati per questi elementi sono stati ritrovati mescolati con la zavorra e il pagliolo.

    Lo studio della scrittura lasciata dai costruttori ha rivelato le tracce di due sequenze alfabetiche, insieme a marchi incisi di tipo più usuale; ciò dimostra che la forma dello scafo dovette essere concepita prima della sua costruzione. Inoltre, una delle lettere fenicio-puniche fu scritta da mani diverse. Da ciò si deduce che lavorarono alla costruzione della nave numerosi carpentieri dotati di un livello di allitterazione ancora oggi sorprendente in cantieri navali tradizionali del Mediterraneo.

    Il contenuto di questo relitto contrasta con quello delle antiche navi da carico. Queste compivano viaggi regolari. Di conseguenza, caricavano grandi contenitori per conservare l'acqua, macine e mortai per preparare gli alimenti, grandi vasi per la cottura e ami da pesca per procurarsi l'unico tipo di cibo fresco disponibile. La Nave Punica non ha restituito alcuno di questi oggetti, a parte piccole coppe e scodelle per porzioni singole, mentre i liquidi erano conservati in anfore di forme diverse. Ancor più inaspettatamente, sono stati ritrovati resti di cibo tra cui vari tipi di carne (attestata da ossa con segni di macellazione).

    Dopo lo scavo, i resti in legno dello scafo furono conservati (con il PEG); poi, dal 1978, furono assemblati a Marsala in un edificio storico a Capo Lilibeo (Boeo) che è divenuto in seguito un Museo Regionale. Il prossimo progetto è quello di spiegare sia l'imbarcazione che il suo contenuto in un nuovo allestimento della sala espositiva.

    * LO SCAVO: in seguito ad una richiesta delle Autorità Siciliane, la British School di Roma incaricò Honor Frost di dirigere lo scavo, che era sotto il patronato di Sir Mortimer Wheeler (British Academy), Dr Richard Barnett (British Museum) e altri. I risultati furono pubblicati annualmente sulla rivista International Journal of Nautical Archaeology (London e New York). Non appena il lavoro in cantiere giunse a conclusione, un rapporto completo venne pubblicato dall'Accademia Nazionale dei Lincei (Roma) come supplemento a Notizie degli Scavi di Antichità XXX, 1976.

    Il lavoro sul campo venne portato avanti da una squadra internazionale con conoscenze estese dall'ingegneria all'architettura navale. L'ingegnere Peter Ball rimase capo immersioni dal principio alla fine. Gli archeologi erano: il defunto Prof. William Culican (Università di Melbourne); Dr. John Curtis (British Museum) e l'epigrafista Prof. William Johnstone (Università di Aberdeen). La provenienza delle pietre di zavorra è stata identificata dal Prof. Georges Mascle (Grenoble); le ossa dal Dr. François Poplin (Musée d'Histoire Naturelle, Paris) e le piante dal laboratorio dei Royal Botanic Gardens (Kew). I finanziamenti sono giunti da numerose istituzioni accademiche europee e americane. A Marsala, l'aiuto non venne mai meno. Il Dr. Pietro Alagna contribuì da un punto di vista logistico sia durante lo scavo che, successivamente, per il funzionamento del laboratorio di conservazione dello scafo ligneo.
    An exceptional wreck means far more than the sum of its wooden parts; many features of this well preserved after-end of a cargo-less vessel are unique and heavy with implication. Phoenicio-Punic writing is one of them: when first excavated the black calligraphy showed clearly on pine-wood planking that was still yellow, just as the "dunnage" (or leafy branches laid to protect bottoms from ballast) was still green. Both soon faded on exposure to the light and oxygen in the water, but not before focusing attention on the wreck's chemical environment and - for reasons of "nationality" - on its geographic background. The place where a seagoing ship sank is usually of minor interest because, unlike river craft, ancient seagoing vessels usually carry no clue to where and by whom they were built, or to how many owners they may have had before sinking. This makes it impossible to assign any particular design of hull to any particular Mediterranean region, so leaving a serious gap in our knowledge of ship architecture.

    The Marsala Ship's "nationality" is perfectly clear, having been written onto it its builders; it also sank when new. Its proximity to two Phoenician port sites is therefore relevant, although it sometimes causes confusion since popular belief links it with the best known: Phoenician Motya, instead of Punic Lilybaeum ("Punic" being the Roman name for the later Phoenicians who settled in the Western Mediterranean and founded Carthage). Neverthless, the link deserves consideration because, environmentally, both sites have been transformed since antiquity in a manner affecting the understanding of the wreck itself.

    In 397 BC Greeks from Eastern Sicily sailed into the lagoon and destroyed the Phoenician town on the Island Motya. It was replaced on the mainland cape at the southern end of the lagoon by Punic Lilybaeum (modern Marsala). The lagoon then stopped being navigable, because the rocky islets making up the reef that separated it from open sea joined togheter (probably owing to the enlargement of salt pans which, here as elsewhere, were exploited by the Phoenicians). Once the reef became one long island, Isola Lunga, this blocked the flow of through-currents, so that the lagoon silted and stagnateed. Isola Lunga's alternative name: Isole dello Stagnone (the Islands of the Stagnant Lagoon) recall this happening. Furthermore, after the main coastal current could np longer pass through the lagoon, it started dropping the sand it carried on the seaward tip of Isola Lunga, forming the spit of land called Punta Scario off which the Punic Ship was found.

    Punta Scario is opposite to and only twenty minutes by sail from, the Egadi Islands which gave their name to the Roman naval victory that took place on the morning of March the 10th, 241 BC and ended the First Punic War. The wreck's contents, epigraphy and Carbon 14 determinations are consistent with this period, while circumstantial evidence points to a connection with the Battle itself. The Ship's architecture and contents show that it was not a merchantman, but some kind of hastily built auxiliary warship, possibly a Liburnian. After the Battle the wind had changed direction, so that by the evening, any surviving craft could have made for the nearest shore that was still in Punic hands… the presence of other wrecks off Punta Scario suggests that they did. The brief sounding that was carried out on "The Sister Ship" (only 40 metres from the main excavation) revealed the wooden framework of a "beak" type ram which also had a Phoenicio-Punic letter painted onto it.

    It was in 1969 that Diego Boninni, the Capitain of a commercial dredge working off Punta Scario, reported buried wood from ancient vessels. Archaeological survey followed, and in 1971, the movement of a sand-bank exposed (thus endangering) the "Punic Ship's" exceptional stern-post; rescue excavation began immediately and continued during four annual campaigns*.

    Under water, the bottom off Punta Scario is mobile: winter storms shift banks of sand, while the seasonal fall of Poseidonia leaves pile high onto the beach, rotting and giving off a stench of iron sulphide; in the sea, decaying leaves get trapped around obstructions such as wrecks, gradually building up compacted layers of alternating leaves and sand, thus producing the chemical conditions favourable to the preservation of organic matter (but not metals).

    The newness of the Punic hull and the haste of its launching were obvious from the freshness of the colours and tool marks and, more strikingly, from the condition of the putty that had been used as 'luting' (the filling for any small gaps occurring when frames were fitted into the hull's shell of planking). This putty had not even had time to harden before leafy branches, then ballast stones landed on top of it in quicksuccession; some remained stuck in it. Furthermore, while this was going on in the bottom of the ship, carpenters were still working in its superstructure, for shavings and chippings of rare woods (not used for planking and frames) mingled with the ballast and dunnage.

    Study of the writing left by the builders revealed traces of two alphabetic sequences, togheter with the more usual incised markings; this showed the hull's design to have been preconceived, while the fact that one letter was written in several different ways, suggests several handwritings, and consequently several literate shipwrights (such literacy would be surprising in the traditional Mediterranean shipyards that survived until recently).

    The contents of this wreck contrast with those of ancient merchantmen. The latter made regular journeys, so they carried large containers for storing water; grinders and mortars for dried food; large pots for communal cooking an fish-hooks for catching the only available fresh food. The Punic Ship had none of these things, only small cups and bowls for individual servings, while liquids were carried in amphorae of miscellaneous shapes. Food-remains were even more unusual, for they represented fresh ingredients including various kinds of meat (attested by butcher-cut bones).

    After the excavation, the hull's wooden remains were conserved (using PEG) then, by 1978, put together in Marsala in a historic building on Cape Lilybaeum (Boeo), which has since become a Regional Museum. The intention is to explain both the vessel and its contents by new museographic display.

    * The excavation: at the request of the Sicilian Authorities, the British School at Rome appointed Honor Frost to direct the excavation, which was under the patronage of Sir Mortimer Wheeler (British Academy), Dr Richard Barnett (British Museum) et al. Results were reported annually in the International Journal of Nautical Archaeology (London and New York). As soon as field-work ended, a comprehensive report was published by the Accademia Nazionale dei Lincei (Rome) as a Supplement to Notizie degli Scavi di Antichità, XXX, 1976.

    Field-work was carried out by an international team with skills ranging from engineering to naval architecture. The engineer Peter Ball remained head diver throughout. Archaeologists included: the late Prof. William Cullican (University of Melbourne); dr. John Curtis (British Museum) and the epigraphist Professor William Johnstone (Aberdeen University). Stones were identified by Prof. Georges Mascle (Grenoble); bones by Dr. François Poplin (Museum d'Histoire Naturelle, Paris) and plants by the Laboratory of the Royal Botanic Gardens (Kew). Finance came from various scholarly bodies in Europe and America. In Marsala, help was never lacking. Dr. Pietro Alagna contributed logistically throughout the excavation and latterly ran the conservation laboratory.

    http://www2.rgzm.de/Navis/Ships/Ship056/NaveMarsalaEngl…

    Is this helpful?

    Posted on May 3, 2009 | Add your feedback

Blue and White China: Origins/Western Influences By Rosalind Fischell
Under the Mediterranean: Marine Antiquities By Honor Frost
  • L'autrice recuperò negli anni '60 il relitto punico di Marsala...

    ... strutture lignee comprese, ora visibile al Baglio Florio.
    Lei si immergeva sempre senza pantaloni della muta, ricordo .
    Facemmo immersioni insieme con Lei e Gerhard Kapitan , anni '70 , gli anni di Lamboglia, e nelle Isole , di Giuffrè e Vajarelli .
    Renzo Ferrandi , in quel perio ... (continue)

    ... strutture lignee comprese, ora visibile al Baglio Florio.
    Lei si immergeva sempre senza pantaloni della muta, ricordo .
    Facemmo immersioni insieme con Lei e Gerhard Kapitan , anni '70 , gli anni di Lamboglia, e nelle Isole , di Giuffrè e Vajarelli .
    Renzo Ferrandi , in quel periodo, alle Eolie, si buscò una brutta embolia ...

    Is this helpful?

    Posted on Apr 10, 2009 | Add your feedback

Timber Press Pocket Guide to Palms By Robert Lee Riffle
  • Quanti tipi di palme diverse avete visto o conoscete ?

    Dite la verità, a malapena arrivate a dieci, vero ?
    Qui ne trovate descritte molte, ma molte di più ...200 specie , 323 foto !
    Si sogna , scorrendolo ...

    In navigazione nelle Grenadines, giunsi a Palm Island; acquistata da un saggio inglese che vi piantò centinaia e centinaia di palme e la rib ... (continue)

    Dite la verità, a malapena arrivate a dieci, vero ?
    Qui ne trovate descritte molte, ma molte di più ...200 specie , 323 foto !
    Si sogna , scorrendolo ...

    In navigazione nelle Grenadines, giunsi a Palm Island; acquistata da un saggio inglese che vi piantò centinaia e centinaia di palme e la ribattezzò.
    Lui mi invitò a far come Lui , a piantare palme e palme e palme...
    Io non mi limito solo a quelle...

    Is this helpful?

    Posted on Apr 10, 2009 | Add your feedback

Heart of Sicily By Anna Tasca Lanza

Joe Bass has this up for trade. Trade with Joe Bass for this.

  • Gran bel libro: attraverso le ricette veniamo a conoscere la famiglia dei Conti Tasca d' Almerita, e quella dei Lanza di Trabìa, ed il loro splendido Feudo, Regaleali.
    Regaleali significa "Il territorio di Alì", è un toponimo di origine araba, per chi non lo sapesse e non conoscesse il fantasti ... (continue)

    Gran bel libro: attraverso le ricette veniamo a conoscere la famiglia dei Conti Tasca d' Almerita, e quella dei Lanza di Trabìa, ed il loro splendido Feudo, Regaleali.
    Regaleali significa "Il territorio di Alì", è un toponimo di origine araba, per chi non lo sapesse e non conoscesse il fantastico vino che porta questo nome, e che da vent'anni o poco più bevo con passione ...

    Many cookbooks tempt, inform, and inspire. A few capture the essence of a place, but rarely does a cookbook communicate the very soul of a place. Anna Tasca Lanza's telling of life at Regaleali, the vast estate that has belonged to her family since 1830, is so vivid that you feel her sitting next to you, talking and turning the pages of The Heart of Sicily as if it were a photo album. Tasca Lanza provides enough information about Sicily's complex history and rich culture to help you understand the special nature of Regaleali and what her noble family--rich with barones, principessas, and contessas--has created. Under their stewardship, this working estate has become an international cooking school. It is also the place where Tasca Lanza pursues her passion for preserving the abundant culinary and cultural traditions of Sicily. You will appreciate the years Tasca Lanza took to make the intense flavors of Sicilian food come through using ingredients readily available in the United States. Many recipes are short and simple, relying on seasonal ingredients, as in Pasta con le Zucchine Fritte (Pasta with Fried Zucchini) and Melanzane a Cotoletta (Breaded Eggplant Cutlets). There are recipes for all of the major traditional Sicilian dishes, from Caponata, Involtini di Pesce Spada (Swordfish Rolls) and Pasta con le Sarde (Pasta with Fresh Sardines) to Sfincione (Sicilian Pizza) and Cassata, marzipan-coated cheesecake decorated with candied fruit. Book Description In a warm, witty text and more than 125 photographs, a Sicilian aristocrat shares her world with us, describing the land and depicting country life in an exquisite book destined to become a classic. Illustrated with extraordinary photographs by Franco Zecchin that capture the rigor and beauty of Sicily, this is an inspiring cookbook for anyone who loves food. Full-color photographs.

    Is this helpful?

    Posted on Jan 27, 2008 | Add your feedback

Blue and White transfer-printed pottery By Robert Copeland
  • My first interest was, reading a Nat. Geo. article ...

    on the "blue china" pottery, archaelogical rescue under the sea.
    Then , the interest turned on english blue pottery.
    So I take this little useful booklet on Ebay...

    Is this helpful?

    Posted on May 2, 2009 | Add your feedback

Japanese Gardens: (Big Series: Architecture and Design) By Günter Nitschke, Swami Anand Govind
  • Una cosa Vi sorprenderà , se visitate siti...

    ... di piante grasse europei e giapponesi ; negli europei , piante belle o stupende inserite in terrificanti ed orripilanti vasetti in plastica ( come se i cache-pot non esistessero ) ; nei siti giapponesi sempre, con gusto, tatto, cura, attenzione, vasi che valorizzano le piante , siano essi di umi ... (continue)

    ... di piante grasse europei e giapponesi ; negli europei , piante belle o stupende inserite in terrificanti ed orripilanti vasetti in plastica ( come se i cache-pot non esistessero ) ; nei siti giapponesi sempre, con gusto, tatto, cura, attenzione, vasi che valorizzano le piante , siano essi di umile argilla, di normale o smaltato gres, di ceramica invetriata.

    Perchè la gente da noi è così priva di gusto, sopratutto nelle piccole cose ? ... mistero ...

    Ci credo che poi " sbocciano " le fioriere in finta graniglia di cemento sui lungomare,
    edifici costruiti da gente che la sezione aurea non sa dove stìa di casa ( eppure Fibonacci e Fra' Pacioli erano italiani, mica Cinesi !!!!) ,
    eccetera eccetera eccetera

    Is this helpful?

    Posted on Apr 29, 2009 | Add your feedback

Joe Bass has more books in other languages ...

Check to see:

(You can change this back in "Settings")

RSS feeds: subscribe to Joe Bass's shelf

Inline Translation Mode

Left click to navigate, right click to translate.

inline translation guide

or close

Inline translation is not ready for this page yet.

Inline translation mode.

Share this page with your friends.