IL Kundera della vecchiaia mi pare sottotono rispetto alle meraviglie che ha scritto in passato. L'intreccio funziona ma è meccanico, i personaggi sono meno approfonditi del solito e qua e là affiora un certo maschilismo (da cui Kundera non è mai stato esente, ma su cui ha fatto riflessioni più inte
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IL Kundera della vecchiaia mi pare sottotono rispetto alle meraviglie che ha scritto in passato. L'intreccio funziona ma è meccanico, i personaggi sono meno approfonditi del solito e qua e là affiora un certo maschilismo (da cui Kundera non è mai stato esente, ma su cui ha fatto riflessioni più interessanti). Meglio rileggere L'insostenibile leggerezza dell'essere che questa pesantezza.
La cosa più carina di questo libro è la copertina. Il linguaggio padano e curatissimo all'inizio diverte ma poi stanca. Dietro i funambolismi verbali, poca sostanza, e una bella idea di fondo buttata nell'autoesaltazione di scrittore fuori casta. Meno male che l'ho pagato solo un euro su una ba
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La cosa più carina di questo libro è la copertina. Il linguaggio padano e curatissimo all'inizio diverte ma poi stanca. Dietro i funambolismi verbali, poca sostanza, e una bella idea di fondo buttata nell'autoesaltazione di scrittore fuori casta. Meno male che l'ho pagato solo un euro su una bancarella...
Ultimo libro della trilogia siciliana di SImonetta Agnello Hornby, narra le vicende di una famiglia benestante, proprietaria di un pastificio. Il capofamiglia, Tito, è un sessantenne vitale e inquieto, ossessionato dalle sue origini: non conosce la madre che l'ha lasciato appena nato al padre, il qu
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Ultimo libro della trilogia siciliana di SImonetta Agnello Hornby, narra le vicende di una famiglia benestante, proprietaria di un pastificio. Il capofamiglia, Tito, è un sessantenne vitale e inquieto, ossessionato dalle sue origini: non conosce la madre che l'ha lasciato appena nato al padre, il quale non si è mai sposato restando a vivere in isolamento volontario con la sorella. Il segreto della nascita di Tito si ricollega ad avvenimenti legati all'assetto contenporaneo della famiglia, e solo verso la fine del libro, quando il protagonista comprende il mistero, i grovigli affettivi ed economici cominciano a dipanarsi. Peccato che il lettore capisca chi è la madre di Tito circa 100 pagine prima di lui e proceda la lettura per inerzia, essendo caduto subito il punto saliente dell'intreccio. Un mistero davvero poco misterioso, per di più sulla falsariga degli altri libri della Hornby. Comunque non svelo la sopresa, do giusto un indizio: chi ha letto Middlesex di Eugenides può capire facilmente di cosa parlo.
La storia di una famiglia lucana dell'800: il padre contadino che diventa brigante, il figlio scavezzacollo che oscilla tra l'esercito borbonico e la macchia, la figlia innamorata dell'uomo sbagliato, il figlio prete con le stimmate, i morti che proteggono con naturalezza i vivi, i capobriganti luc
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La storia di una famiglia lucana dell'800: il padre contadino che diventa brigante, il figlio scavezzacollo che oscilla tra l'esercito borbonico e la macchia, la figlia innamorata dell'uomo sbagliato, il figlio prete con le stimmate, i morti che proteggono con naturalezza i vivi, i capobriganti lucani che infestavano i boschi, una fugace apparizione di Garibaldi... fantasia e storia si intrecciano in un libro bello e appassionato, che ogni tanto strizza l'occhio a Cent'anni di solitudine, più spesso alla letteratura meridionalista. L'unico appunto da fare è che o stretto legame dell'autore con il territorio talvolta rende difficile la comprensione di vicende e ambientazioni a chi non è nato nel fazzoletto di Basilicata descritto. Ma pazienza: la storia dei briganti raccontata dal loro punto di vista è godibile e fa riflettere.
Si può saltare il primo racconto di questa raccolta e andare direttamente al secondo, "Il trentesimo anno", che dà il titolo al libro. Che dire... Chi lo legge a trent'anni (o perchè ha trent'anni, come nel mio caso) fin dalla prima pagina resta avvolto da una scrittura meravigliosamente bella
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Si può saltare il primo racconto di questa raccolta e andare direttamente al secondo, "Il trentesimo anno", che dà il titolo al libro. Che dire... Chi lo legge a trent'anni (o perchè ha trent'anni, come nel mio caso) fin dalla prima pagina resta avvolto da una scrittura meravigliosamente bella, che ti dà un soave schiaffo in faccia, perché descrive nel modo più profondo possibile che vuol dire passare per la sottile linea d'ombra del trentesimo anno. E' un racconto così veritiero e coinvolgente che non saprei se consigliare o sconsigliarne la lettura ai miei coetanei: non a tutti fa bene ritrovarsi nudi allo specchio.
Il valzer degli addii
IL Kundera della vecchiaia mi pare sottotono rispetto alle meraviglie che ha scritto in passato. L'intreccio funziona ma è meccanico, i personaggi sono meno approfonditi del solito e qua e là affiora un certo maschilismo (da cui Kundera non è mai stato esente, ma su cui ha fatto riflessioni più inte ... (continue)
IL Kundera della vecchiaia mi pare sottotono rispetto alle meraviglie che ha scritto in passato. L'intreccio funziona ma è meccanico, i personaggi sono meno approfonditi del solito e qua e là affiora un certo maschilismo (da cui Kundera non è mai stato esente, ma su cui ha fatto riflessioni più interessanti). Meglio rileggere L'insostenibile leggerezza dell'essere che questa pesantezza.
Diavoli
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Il linguaggio padano e curatissimo all'inizio diverte ma poi stanca. Dietro i funambolismi verbali, poca sostanza, e una bella idea di fondo buttata nell'autoesaltazione di scrittore fuori casta. Meno male che l'ho pagato solo un euro su una ba ... (
La cosa più carina di questo libro è la copertina.
Il linguaggio padano e curatissimo all'inizio diverte ma poi stanca. Dietro i funambolismi verbali, poca sostanza, e una bella idea di fondo buttata nell'autoesaltazione di scrittore fuori casta. Meno male che l'ho pagato solo un euro su una bancarella...
Boccamurata
Ultimo libro della trilogia siciliana di SImonetta Agnello Hornby, narra le vicende di una famiglia benestante, proprietaria di un pastificio. Il capofamiglia, Tito, è un sessantenne vitale e inquieto, ossessionato dalle sue origini: non conosce la madre che l'ha lasciato appena nato al padre, il qu ... (continue)
Ultimo libro della trilogia siciliana di SImonetta Agnello Hornby, narra le vicende di una famiglia benestante, proprietaria di un pastificio. Il capofamiglia, Tito, è un sessantenne vitale e inquieto, ossessionato dalle sue origini: non conosce la madre che l'ha lasciato appena nato al padre, il quale non si è mai sposato restando a vivere in isolamento volontario con la sorella.
Il segreto della nascita di Tito si ricollega ad avvenimenti legati all'assetto contenporaneo della famiglia, e solo verso la fine del libro, quando il protagonista comprende il mistero, i grovigli affettivi ed economici cominciano a dipanarsi.
Peccato che il lettore capisca chi è la madre di Tito circa 100 pagine prima di lui e proceda la lettura per inerzia, essendo caduto subito il punto saliente dell'intreccio. Un mistero davvero poco misterioso, per di più sulla falsariga degli altri libri della Hornby. Comunque non svelo la sopresa, do giusto un indizio: chi ha letto Middlesex di Eugenides può capire facilmente di cosa parlo.
I fuochi del Basento
La storia di una famiglia lucana dell'800: il padre contadino che diventa brigante, il figlio scavezzacollo che oscilla tra l'esercito borbonico e la macchia, la figlia innamorata dell'uomo sbagliato, il figlio prete con le stimmate, i morti che proteggono con naturalezza i vivi, i capobriganti luc ... (continue)
La storia di una famiglia lucana dell'800: il padre contadino che diventa brigante, il figlio scavezzacollo che oscilla tra l'esercito borbonico e la macchia, la figlia innamorata dell'uomo sbagliato, il figlio prete con le stimmate, i morti che proteggono con naturalezza i vivi, i capobriganti lucani che infestavano i boschi, una fugace apparizione di Garibaldi... fantasia e storia si intrecciano in un libro bello e appassionato, che ogni tanto strizza l'occhio a Cent'anni di solitudine, più spesso alla letteratura meridionalista. L'unico appunto da fare è che o stretto legame dell'autore con il territorio talvolta rende difficile la comprensione di vicende e ambientazioni a chi non è nato nel fazzoletto di Basilicata descritto. Ma pazienza: la storia dei briganti raccontata dal loro punto di vista è godibile e fa riflettere.
Il trentesimo anno
Si può saltare il primo racconto di questa raccolta e andare direttamente al secondo, "Il trentesimo anno", che dà il titolo al libro. Che dire...continue)
Chi lo legge a trent'anni (o perchè ha trent'anni, come nel mio caso) fin dalla prima pagina resta avvolto da una scrittura meravigliosamente bella ... (
Si può saltare il primo racconto di questa raccolta e andare direttamente al secondo, "Il trentesimo anno", che dà il titolo al libro. Che dire...
Chi lo legge a trent'anni (o perchè ha trent'anni, come nel mio caso) fin dalla prima pagina resta avvolto da una scrittura meravigliosamente bella, che ti dà un soave schiaffo in faccia, perché descrive nel modo più profondo possibile che vuol dire passare per la sottile linea d'ombra del trentesimo anno. E' un racconto così veritiero e coinvolgente che non saprei se consigliare o sconsigliarne la lettura ai miei coetanei: non a tutti fa bene ritrovarsi nudi allo specchio.