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CRONOTOPIE PLURALI
Non è una novità: abbiamo un concetto di spazio e di tempo piuttosto centrato su noi stessi, sull’Europa, sull’Occidente. E il discorso vale non solo per il qui e ora, ma in generale per la storia e la geografia. Suscitano allora qualche perplessità le domande che accompagnano il lancio di questo mo ... (continue)
Non è una novità: abbiamo un concetto di spazio e di tempo piuttosto centrato su noi stessi, sull’Europa, sull’Occidente. E il discorso vale non solo per il qui e ora, ma in generale per la storia e la geografia. Suscitano allora qualche perplessità le domande che accompagnano il lancio di questo monumentale volume edito da Phaidon: “Che cosa accadeva in Nigeria mentre Giotto dipingeva la cappella degli Scrovegni a Padova? E in Cina mentre a Parigi gli impressionisti rivoluzionavano il concetto di pittura?”. Il principio è semplice: fare una storia dell’arte prettamente cronologica. Partendo da una statuetta in avorio di mammut che raffigura un uomo-leone, datata 28.000 a.C. circa e conservata a Ulm. E così si prosegue, accostando i graffiti di Lascaux alle incisioni contemporanee rinvenute in Australia, il neolitico greco alle produzioni coeve irachene. Le sorprese e gli straniamenti sono continui e stupefacenti. E naturalmente si trovano le risposte alle domande succitate. Così, alla giottesca Lamentazione sul Cristo morto è affiancata una statuaria maschera in rame conservata a Ife (siamo all’inizio del Trecento). E mentre scorrono, nella seconda metà dell’Ottocento, i vari Manet e Renoir, Monet e Degas, ecco spuntare i Pesci di Xu Gu, artista della dinastia Qing, e pure marionette indonesiane, maschere papuase e vasi ghanesi. La chiusa? Non poteva che essere affidata a un work in progress, nella fattispecie il mastodontico Roden Crater di James Turrell.
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