1976, 1998, 2012. Sono le tre edizioni, ogni volta rivedute, di uno dei libri più importanti di ABO. Per il tema, per la capacità di leggere la storia in maniera acuta, per impostazione argomentativa e struttura logica. Un classico di maniera, e che va assolutamente (ri)letto. Anche se ha generato m
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1976, 1998, 2012. Sono le tre edizioni, ogni volta rivedute, di uno dei libri più importanti di ABO. Per il tema, per la capacità di leggere la storia in maniera acuta, per impostazione argomentativa e struttura logica. Un classico di maniera, e che va assolutamente (ri)letto. Anche se ha generato mostri.
Insegna all’Università de L’Aquila, Massimo Fusillo. E indubbiamente è una persona curiosa. Perché i suoi feticci provengono dai più diversi ambiti culturali, e così ci si trova ad accompagnarlo in un viaggio colto e divertente fra Goldoni e i Kabakov, DeLillo ed Elia Kazan. Li vogliamo così, i nost
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Insegna all’Università de L’Aquila, Massimo Fusillo. E indubbiamente è una persona curiosa. Perché i suoi feticci provengono dai più diversi ambiti culturali, e così ci si trova ad accompagnarlo in un viaggio colto e divertente fra Goldoni e i Kabakov, DeLillo ed Elia Kazan. Li vogliamo così, i nostri docenti.
Al 21 di rue La Boétie aveva sede la galleria di Paul Rosenberg. Incontriamo così un secondo nome fondamentale nella nascita del moderno sistema dell’arte contemporanea. Perché lui faceva le veci di artisti del calibro di Picasso e Braque. Almeno fino al giugno del ’40, quando la minaccia nazista lo
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Al 21 di rue La Boétie aveva sede la galleria di Paul Rosenberg. Incontriamo così un secondo nome fondamentale nella nascita del moderno sistema dell’arte contemporanea. Perché lui faceva le veci di artisti del calibro di Picasso e Braque. Almeno fino al giugno del ’40, quando la minaccia nazista lo portò oltre l’Atlantico.
Era una mostra imperdibile. Sì, usiamo un aggettivo abusato, utilizzato spesso a sproposito in chiave di puro marketing for dummies. Ma in questo caso ci pare nient’affatto fuori luogo. E visto che siamo nel solco delle ovvietà, lo approfondiamo: così come nella lingua degli inuit ci sarebbero decin
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Era una mostra imperdibile. Sì, usiamo un aggettivo abusato, utilizzato spesso a sproposito in chiave di puro marketing for dummies. Ma in questo caso ci pare nient’affatto fuori luogo. E visto che siamo nel solco delle ovvietà, lo approfondiamo: così come nella lingua degli inuit ci sarebbero decine di parole per definire la neve (che poi non è così, ma rimandiamo la lezione di linguistica), al pari in quel di Murano dire ‘vetro’ significa indicare un materiale che può assumere mille forme e fogge. E se ne possono inventare sempre di nuove, come fece Carlo Scarpa. Ecco, la mostra e il catalogo (Skira, pagg. 492, € 70) di cui parliamo ha come soggetto proprio l’architetto – definiamolo così per semplicità – e il suo rapporto con Venini, azienda con la quale collaborò dal 1932 al 1947. Mostra e catalogo che presentavano, per essere realizzati, difficoltà pressoché insormontabili. Innanzitutto perché la produzione di Scarpa fu copiosa e in molti casi portò alla creazione di prototipi e pezzi unici. Ma un archivio aziendale non esiste, direte voi? Esiste, ma per lungo tempo si credette perduto in seguito all’incendio che devastò la fornace di Murano negli Anni Settanta, e ha necessitato di un difficile restauro. Il lavoro per catalogare e reperire gli oggetti è stato dunque particolarmente complicato, ma il risultato è di quelli, come si diceva, imperdibili. La mostra era allestita sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia grazie all’impegno della Fondazione Cini e di Pentagram Stiftung, e costituiva la rassegna inaugurale del progetto Le stanze del vetro, ovvero un centro studi tutto dedicato all’arte vetraria, con mostre, biblioteca, convegni, archivio. Il catalogo è curato, al pari della esposizione, da Marino Barovier. Contiene alcuni saggi introduttivi (apre doverosamente Tobia Scarpa) e un regesto delle opere, suddivise a seconda della tecnica utilizzata/inventata. Esempi: A bollicine, Lattimi, Corrosi, A fili e fasce, Conchiglie…
Da un lato si assiste all’estrema specializzazione in ogni campo dello scibile umano, dall’altro a rimescolamenti di carte che talora innescano processi interessanti. È il caso del collezionista che diviene artista e dell’artista che costruisce ed espone collezioni. Un viaggio accidentato in compagn
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Da un lato si assiste all’estrema specializzazione in ogni campo dello scibile umano, dall’altro a rimescolamenti di carte che talora innescano processi interessanti. È il caso del collezionista che diviene artista e dell’artista che costruisce ed espone collezioni. Un viaggio accidentato in compagnia di Elio Grazioli.
L'ideologia del traditore
PRIMA CHE IL GALLO CANTI…1976, 1998, 2012. Sono le tre edizioni, ogni volta rivedute, di uno dei libri più importanti di ABO. Per il tema, per la capacità di leggere la storia in maniera acuta, per impostazione argomentativa e struttura logica. Un classico di maniera, e che va assolutamente (ri)letto. Anche se ha generato m ... (continue)
1976, 1998, 2012. Sono le tre edizioni, ogni volta rivedute, di uno dei libri più importanti di ABO. Per il tema, per la capacità di leggere la storia in maniera acuta, per impostazione argomentativa e struttura logica. Un classico di maniera, e che va assolutamente (ri)letto. Anche se ha generato mostri.
http://www.artribune.com/2012/11/switch-on-your-brain/
Feticci
FETICISTI ORGOGLIOSIInsegna all’Università de L’Aquila, Massimo Fusillo. E indubbiamente è una persona curiosa. Perché i suoi feticci provengono dai più diversi ambiti culturali, e così ci si trova ad accompagnarlo in un viaggio colto e divertente fra Goldoni e i Kabakov, DeLillo ed Elia Kazan. Li vogliamo così, i nost ... (continue)
Insegna all’Università de L’Aquila, Massimo Fusillo. E indubbiamente è una persona curiosa. Perché i suoi feticci provengono dai più diversi ambiti culturali, e così ci si trova ad accompagnarlo in un viaggio colto e divertente fra Goldoni e i Kabakov, DeLillo ed Elia Kazan. Li vogliamo così, i nostri docenti.
http://www.artribune.com/2012/11/switch-on-your-brain/
21, rue La Boétie
L’ARTE E IL NAZISMOAl 21 di rue La Boétie aveva sede la galleria di Paul Rosenberg. Incontriamo così un secondo nome fondamentale nella nascita del moderno sistema dell’arte contemporanea. Perché lui faceva le veci di artisti del calibro di Picasso e Braque. Almeno fino al giugno del ’40, quando la minaccia nazista lo ... (continue)
Al 21 di rue La Boétie aveva sede la galleria di Paul Rosenberg. Incontriamo così un secondo nome fondamentale nella nascita del moderno sistema dell’arte contemporanea. Perché lui faceva le veci di artisti del calibro di Picasso e Braque. Almeno fino al giugno del ’40, quando la minaccia nazista lo portò oltre l’Atlantico.
http://www.artribune.com/2013/02/mercanti-nel-tempio/
Carlo Scarpa
Era una mostra imperdibile. Sì, usiamo un aggettivo abusato, utilizzato spesso a sproposito in chiave di puro marketing for dummies. Ma in questo caso ci pare nient’affatto fuori luogo. E visto che siamo nel solco delle ovvietà, lo approfondiamo: così come nella lingua degli inuit ci sarebbero decin ... (continue)
Era una mostra imperdibile. Sì, usiamo un aggettivo abusato, utilizzato spesso a sproposito in chiave di puro marketing for dummies. Ma in questo caso ci pare nient’affatto fuori luogo. E visto che siamo nel solco delle ovvietà, lo approfondiamo: così come nella lingua degli inuit ci sarebbero decine di parole per definire la neve (che poi non è così, ma rimandiamo la lezione di linguistica), al pari in quel di Murano dire ‘vetro’ significa indicare un materiale che può assumere mille forme e fogge. E se ne possono inventare sempre di nuove, come fece Carlo Scarpa.
Ecco, la mostra e il catalogo (Skira, pagg. 492, € 70) di cui parliamo ha come soggetto proprio l’architetto – definiamolo così per semplicità – e il suo rapporto con Venini, azienda con la quale collaborò dal 1932 al 1947. Mostra e catalogo che presentavano, per essere realizzati, difficoltà pressoché insormontabili. Innanzitutto perché la produzione di Scarpa fu copiosa e in molti casi portò alla creazione di prototipi e pezzi unici. Ma un archivio aziendale non esiste, direte voi? Esiste, ma per lungo tempo si credette perduto in seguito all’incendio che devastò la fornace di Murano negli Anni Settanta, e ha necessitato di un difficile restauro. Il lavoro per catalogare e reperire gli oggetti è stato dunque particolarmente complicato, ma il risultato è di quelli, come si diceva, imperdibili.
La mostra era allestita sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia grazie all’impegno della Fondazione Cini e di Pentagram Stiftung, e costituiva la rassegna inaugurale del progetto Le stanze del vetro, ovvero un centro studi tutto dedicato all’arte vetraria, con mostre, biblioteca, convegni, archivio. Il catalogo è curato, al pari della esposizione, da Marino Barovier. Contiene alcuni saggi introduttivi (apre doverosamente Tobia Scarpa) e un regesto delle opere, suddivise a seconda della tecnica utilizzata/inventata. Esempi: A bollicine, Lattimi, Corrosi, A fili e fasce, Conchiglie…
http://www.artribune.com/2013/02/le-mille-vite-del-vetr…
La collezione come forma d'arte
LA COLLEZIONE COME OPERADa un lato si assiste all’estrema specializzazione in ogni campo dello scibile umano, dall’altro a rimescolamenti di carte che talora innescano processi interessanti. È il caso del collezionista che diviene artista e dell’artista che costruisce ed espone collezioni. Un viaggio accidentato in compagn ... (continue)
Da un lato si assiste all’estrema specializzazione in ogni campo dello scibile umano, dall’altro a rimescolamenti di carte che talora innescano processi interessanti. È il caso del collezionista che diviene artista e dell’artista che costruisce ed espone collezioni. Un viaggio accidentato in compagnia di Elio Grazioli.
http://www.artribune.com/2013/02/mercanti-nel-tempio/