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Anni orsono, esprimendo la mia perplessità di fronte alla fatidica frase "Io leggo di tutto", tanto entusiasticamente pronunciata da molti miei conoscenti, mi sono vista accusare di "razzismo culturale" o roba del genere. Non che sostenessi che nella vita si debba leggere solo Proust, lungi da me, s ... (continue)
Anni orsono, esprimendo la mia perplessità di fronte alla fatidica frase "Io leggo di tutto", tanto entusiasticamente pronunciata da molti miei conoscenti, mi sono vista accusare di "razzismo culturale" o roba del genere. Non che sostenessi che nella vita si debba leggere solo Proust, lungi da me, semplicemente che si debba essere coscienti di ciò che si legge, se è Proust o la Kinsella. Non mi sembrava di aver detto niente di particolarmente geniale, né tantomeno sconveniente!
Oggi, leggere che Paola Mastrocola ha la mia stessa perplessità mi solleva molto. Perché spiega da dove viene questa ostentazione di democrazia da parte del lettore: dalla scuola. Il prof. ti dice: "Leggi ciò che vuoi, purché tu legga". E allora si va da un limite a un altro: dall'essere costretti a leggere i mattoni, a considerare letteratura anche il diario del compagno di banco. Non è che mettendo i classici sullo stesso piano dei libri dei comici di Zelig si faccia un'operazione di allargamento degli orizzonti, si perde solo la bussola, tutto qui.
Un saggio ironico in pieno stile Mastrocola, che si interroga sulla situazione della scuola ai tempi nostri, mettendosi in gioco come insegnante e come madre, e come padrona di cane simil-labrador. :D
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