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- Limonov (1511)
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By Emmanuel Carrere -
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By Ippolito Nievo, Luigi Capuana, Camillo Boito, … -
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By Jean-Luc Godard -
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- Le ragioni del dolore (18)
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By Piero Coppo -
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- Benvenuti nel paese delle donne (20)
- Un viaggio straordinario alla scoperta dei Moso una società matriarcale senza violenze né gelosie
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By Francesca Rosati Freeman -
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- Chiedi e ti sarà tolto (161)
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By Sam Lipsyte -
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- Dannazione (1529)
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By Chuck Palahniuk -
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Premessa + epilogo -
Io lo dico da sempre che il vero problema di Palahniuk sta in certi suoi lettori.
Prima ancora di aver letto quest'ultimo Dannazione, al momento di inserirlo in libreria qui su anobii mi trovo di fronte al luttuoso dato di fatto che è stato inserito nelle seguenti categorie (oltre a sci/fi, horror, ... (continue ) -
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Sep 14, 2012 |
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- Solar (1916)
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By Ian McEwan -
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- David Lynch (12)
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By Quim Casas -
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- Adiós a mamá (46)
- Dall'Avana a New York
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By Reinaldo Arenas -
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Non addomesticato -
Mi sono imbattuta in Arenas in Prima che sia notte (nel film di Schnabel prima, nel libro poi), ora che leggo questi suoi racconti mi ritrovo innamorata del suo stile così brutale e fisico. Si sente nelle sue parole una libertà rara, e un sarcasmo irriverente, ma non rancoroso, nei confronti di un m ... (
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Sep 7, 2012 |
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- Donne e uomini (124)
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By Richard Ford -
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- Lords Of Chaos (86)
- La storia insanguinata del metal satanico
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By Didrik Søderlind, Michael Moynihan -
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- Lucky (828)
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By Alice Sebold -
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Le ragioni del dolore
"Nel 1980 ho avuto la possibilità di condurre un'indagine epidemiologica accurata sui disturbi depressivi, in un contesto dove non si era impiantato il "capitalismo spettacolare integrato", dove non c'era psichiatria, dove la medicina era appena rappresentata. Tra contadini e pastori di una zona mon ... (continue)
"Nel 1980 ho avuto la possibilità di condurre un'indagine epidemiologica accurata sui disturbi depressivi, in un contesto dove non si era impiantato il "capitalismo spettacolare integrato", dove non c'era psichiatria, dove la medicina era appena rappresentata. Tra contadini e pastori di una zona montagnosa del Mali, in Africa, non ero riuscito a trovare un solo caso che rispondesse ai criteri che definiscono in psichiatria i "disturbi depressivi", e neppure avevo trovato nelle lingue locali parole che corrispondessero a "depressione". I risultati di quella ricerca si inserirono nel dibattito, a quell'epoca acceso, tra chi sosteneva l'universalità dei disturbi psichici e delle loro forme (e quindi ne supponeva la necessità, il legame indissolubile con la natura umana) e chi invece ne metteva in luce le strette connessioni coi tratti delle società e culture in cui si manifestano (sottolineando le condizioni di vita che li facilitano, o addirittura li determinano). Ricordo che la comunicazione di quei risultati a Montréal e Parigi mi espose alle critiche e all'ironia degli specialisti presenti (il motivo preferito: ecco un altro col mito del buon selvaggio). Uniche voci fuori dal coro: quella di un antropologo canadese che lavorava coi Nativi del Nord (se davvero in quei contesti non si osservavano disturbi depressivi, cosa che gli sembrava possibile, forse erano presenti fattori di protezione da indagare e descrivere) e quella di un primatologo (perchè meravigliarsi se non si manifestano disturbi depressivi in comunità solidali e coese? C'è un solo modo per deprimere una scimmia: isolarla dalla madre o dal gruppo). [introduzione]
[...] Paradossalmente, sono proprio le società che più affiggono l'ideologia dell'autonomia dell'individuo a indebolirlo maggiormente rendendolo in realtà dipendente da attaccamenti a oggetti (materiali o immateriali) rapidamente deperibili, cui il soggetto affida una parte del suo valore e del suo senso, ma la cui evanescenza non puo' in alcun modo controllare. Eventi significativi nel repertorio della perdita sono infatti più frequenti e efficaci in contesti dove la solidità dell'Io dipende dal ciclo di valorizzazione e devalorizzazione, dai tempi accelerati del turn-over delle merci e della capacità del soggetto di trattenere e accumulare; progetto di autovalorizzazione che, da altre prospettive, appare come una fatica immane e comunque destinata all'insuccesso. Altrove viene invece enfatizzata non la capacità di trattenere, ma di lasciar andare, o per l'obbligo dell'immediata redistribuzione alla comunità, o per l'educazione al distacco da ogni attaccamento, così da poter accompagnare piuttosto che contrastare il flusso delle trasformazioni" [p. 106-107]