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Mi aveva incuriosito una citazione da questo libro su "In difesa delle cause perse" di Zizek, letto quest'estate. Avendo avuto la fortuna di passare dieci giorni a Reykjavik mi sono ritrovato per caso in mano il testo in libreria: evidentemente questo Meditation on the Edge of Askja, del filosofo is ... (continue)
Mi aveva incuriosito una citazione da questo libro su "In difesa delle cause perse" di Zizek, letto quest'estate. Avendo avuto la fortuna di passare dieci giorni a Reykjavik mi sono ritrovato per caso in mano il testo in libreria: evidentemente questo Meditation on the Edge of Askja, del filosofo islandese Pàll Skùlason, mi cercava per remote affinità simpatiche. Bellissimo. Poche pagine (50): fotografie e testo in parallelo. La visita di Skùlason ad uno dei luoghi più remoti e affascinanti dell'Islanda - la caldera dell'Askja sul vulcano del Dyngjufjoll, che ospita l'Oskjuvatn, il lago più profondo della splendida isola atlantica - offre al filosofo lo spunto per riflettere sulla relazione fra l'uomo e la natura e soprattutto sull'assenza dell'uomo nella natura. Partendo dall'analisi dei concetti di "totalità" e di "connessione" l'autore giunge, nella contemplazione dell'Askja, al riconoscimento del lavoro del pensiero come concetto del mondo in quanto totalità indipendente e oggettiva, continua ed eternamente mutevole: la realtà che giace al di là, oltre, il pensiero e la cultura umani. Unica realtà capace di orientarci, come dice l'ultima frase del libro, "In the direction of something we know not what".
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