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"Orgasmi da schianto" -
Devo innanzitutto dire che le mie aspettative nei confronti di questo libro erano davvero alte, forse troppo. In qualche modo mi aspettavo da James Ballard tantissimo: questo stato di cose mi ha portato a dare una stellina in meno rispetto a quanto questo autore ha meritato di solito. Memore dei suo ... (
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Jan 11, 2013 |
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Labirinto di morte
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Questo romanzo è senza ombra di dubbio uno dei migliori lavori di questo grande autore americano. Forse è uno dei meno conosciuti (mi riferisco a opere del calibro di "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" che sono senza dubbio quelle più note), ma sicuramente è una grande prova di genio artis ... (continue)
Questo romanzo è senza ombra di dubbio uno dei migliori lavori di questo grande autore americano. Forse è uno dei meno conosciuti (mi riferisco a opere del calibro di "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" che sono senza dubbio quelle più note), ma sicuramente è una grande prova di genio artistico. Leggendo "Labirinto di Morte", inoltre, ho compreso davvero il motivo per cui Philip K. Dick è considerato, assieme a J.G. Ballard, uno dei precursori del movimento Cyberpunk.
Il romanzo tratta uno dei temi più cari all'autore: cosa è reale e cosa non lo è. La storia sembra tratta da un'allucinazione, da un incubo ad occhi aperti. Bisogna anche dire che è uno dei romanzi più avventurosi di questo autore, la cui storia si dipana con ritmi serrati, veloci, trasportando il lettore nei panni dei protagonisti, braccati da enormi pericoli.
Prendete dei coloni destinati a stabilirsi su un pianeta nuovo e misterioso, il cui nome è Delmak-0. Immaginate, quindi, che questi uomini e queste donne siano tutti molto individualisti e fare gruppo non sia il loro forte. A questo punto, poneteli in un mondo ostile e gravido di pericoli, pronti ad aggredirli dietro ogni pagina. Gli ingredienti ci sono tutti, affinchè abbia inizio una catena di omicidi che cominci ad assottigliare il numero dei coloni (all'inizio quattordici in tutto). In un mondo popolato da allucinazioni, da stupefacenti, in cui la nuova religione si rifà ad un misto di Cristianesimo, Dualismo Gnostico, Zoroastrismo, Giudaismo e Buddismo, durante la trama si cominciano a notare alcune discrepanze che, alla fine conducono alla rivelazione finale: ciò che si vede è illusorio, è solo la punta dell'iceberg.
Questo romanzo, scritto nel '68, si colloca praticamente alle soglie del periodo che potremmo definire come la "maturità" di questo autore. I temi, pur essendo quelli cari, come l'allucinazione alle soglie della schizofrenia, un'alterata percezione della realtà, ma anche la paranoia e la malattia mentale (problemi cui non fu estraneo nemmeno lo stesso Dick, in seguito all'abuso di stupefacenti), vengono affrontati da nuove prospettive e, in mezzo a questi contenuti consueti, comincia a germogliare la necessità di una presenza divina all'interno della storia.
"Labirinto di Morte", infatti, sembra contenere i prodromi di quella crisi che condurrà P.K. Dick alla ricerca di Dio e che si espleterà per tutti gli anni '70 (momento in cui egli rivede tante sue posizioni, fino a sfociare nella trilogia di Valis agli inizi degli anni '80.
Esulando, comunque, da tutte queste valutazioni un po' più "tecniche", mi sento comunque di dire che, come sempre, Dick si rivela un grande autore che ascrivere unicamente alla fantascienza sarebbe a dir poco riduttivo. Inoltre, questo romanzo è in grado di regalare momenti di piacevole svago a tutti gli amanti del genere, ma anche a coloro che volessero accostarvisi da "profani".