A chi piace l’attesa? Difficile trovare qualcuno che ammetta di provare piacere nell’aspettare qualcuno o qualcosa. Anche quando aspettiamo la persona che amiamo e che desideriamo, il piacere che pregustiamo e che ci tiene lì fermi, pazienti a contare prima i minuti, poi le decine di minuti, il piac
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A chi piace l’attesa? Difficile trovare qualcuno che ammetta di provare piacere nell’aspettare qualcuno o qualcosa. Anche quando aspettiamo la persona che amiamo e che desideriamo, il piacere che pregustiamo e che ci tiene lì fermi, pazienti a contare prima i minuti, poi le decine di minuti, il piacere insomma gradualmente comincia a colorarsi dei toni della irritazione e della frustrazione. Ma c’è qualcuno per cui l’attesa costituisce l’unica dimensione dell’esistenza, l’unica realtà che abbia un senso. E se la vita che si vive non offre niente di eccitante e tutto ciò che si ha intorno è gravato da una sensazione di noia che dilata all’infinito l’incapacità di vivere una vita normale fatta di affetti, relazioni, piccole soddisfazioni e cambiamenti, allora, forse l’unica soluzione può essere quella di viverci, nell’attesa. Nell’attesa di un momento d’eroismo, di gloria che riscatti in un solo istante una vita insulsa.
“Racconterò i giorni e le notti, la breve morte che invade il corpo, i sogni capaci di suscitare in me la felicità sconosciuta durante il giorno, quando le palpebre sono aperte e gli occhi m’impediscono di vedere. Nessuno può intromettersi nel mio buio: in assenza della luce domino le fragranze, le
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“Racconterò i giorni e le notti, la breve morte che invade il corpo, i sogni capaci di suscitare in me la felicità sconosciuta durante il giorno, quando le palpebre sono aperte e gli occhi m’impediscono di vedere. Nessuno può intromettersi nel mio buio: in assenza della luce domino le fragranze, le seguo in silenzio, e non trascorre mai troppo tempo prima che il sonno si impadronisca del corpo e risvegli l’anima, non più schiava, ormai libera [….] Vivo sola, ormai, senza affetto: riempio i buchi del giorno con la lana di vetro, soffice e pungente. ”
Eccola, Anne-Rose, l’anziana poetessa protagonista di questa “folle autobiografia”, come lei stessa la definisce. Dopo la morte dei genitori e la vendita della loro odiata casa, ha scelto Parigi e un modesto, umido appartamentino in rue du Bac; ha scelto la solitudine, che riempie di musica classica, fil rouge dei suoi, pochi, rapporti con gli altri esseri umani (oltre che di tutti i libri di Lecca); ma, soprattutto, ha scelto di vivere due esistenze differenti: l’una razionale, dominata dalle ingiuste leggi del mondo, l’altra, invece, governata esclusivamente dall’immaginazione e dal sentimento, libera e piacevolissima “nella quale lei abita a Stoccolma, una città che non ha mai visitato e della quale conserva una foto, ritagliata da un libro di geografia quando aveva dieci anni, e che tiene incorniciata sopra il letto.
La Marchetto racconta la sua storia personale di donna quarantenne quando al culmine della felicità in un momento particolarmente favorevole della sua vita ricca di soddisfazioni professionali (inizia la sua collaborazione con il New Yorker, che pubblica le sue vignette) e sentimentali (dopo una vit
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La Marchetto racconta la sua storia personale di donna quarantenne quando al culmine della felicità in un momento particolarmente favorevole della sua vita ricca di soddisfazioni professionali (inizia la sua collaborazione con il New Yorker, che pubblica le sue vignette) e sentimentali (dopo una vita da single trova finalmente l’uomo giusto di cui si innamora riamata e sta preparandosi per il matrimonio) le viene diagnosticato un cancro al seno.
“Alexandrine mi impressiona troppo, è troppo grande, troppo donna, troppo fredda, troppo distante, troppo severa, troppo altera, troppo intelligente, troppo esigente, troppo imprevedibile, troppo folgorante, troppo punitiva, troppo rigida, troppo aspra, troppo perennemente insoddisfatta di tutto, troppo orgogliosa, troppo aggressiva, non abbastanza generosa, sempre a fare il bello e il cattivo tempo…così donna, così adulta, troppo adulta, così fredda, così severa, così piena di rabbia, così esigente, così intransigente, così impressionante, così spesso rude, Alexandrine potente e magnetica, dall’angoscia contagiosa, Alexandrine che nel corso degli anni mi aveva messo ai suoi piedi, io così forte e orgoglioso, come nessuna aveva fatto prima né avrebbe fatto dopo. E lo sapeva perfettamente che poteva fare di me quello che voleva. Anche in questo consisteva l’aspetto contorto della nostra relazione: faceva di me quello che voleva e io la lasciavo fare, per paura che mi odiasse se mi difendevo, credendo di piacerle se le ubbidivo, mentre lei era esasperata dalla mia mollezza, dalla mia sottomissione, dall’impossibilità di incontrare me e non quello che credevo che lei volesse che fossi”
A questo punto verrebbe da dire al giovane protagonista di questo Ero dietro di te, coinvolgente romanzo di Nicolas Fargues - Scappa via, cosa aspetti? Meglio la Legione Straniera o Monte Athos che una donna così.
Il deserto dei Tartari
A chi piace l’attesa? Difficile trovare qualcuno che ammetta di provare piacere nell’aspettare qualcuno o qualcosa. Anche quando aspettiamo la persona che amiamo e che desideriamo, il piacere che pregustiamo e che ci tiene lì fermi, pazienti a contare prima i minuti, poi le decine di minuti, il piac ... (continue)
A chi piace l’attesa? Difficile trovare qualcuno che ammetta di provare piacere nell’aspettare qualcuno o qualcosa. Anche quando aspettiamo la persona che amiamo e che desideriamo, il piacere che pregustiamo e che ci tiene lì fermi, pazienti a contare prima i minuti, poi le decine di minuti, il piacere insomma gradualmente comincia a colorarsi dei toni della irritazione e della frustrazione.
Ma c’è qualcuno per cui l’attesa costituisce l’unica dimensione dell’esistenza, l’unica realtà che abbia un senso. E se la vita che si vive non offre niente di eccitante e tutto ciò che si ha intorno è gravato da una sensazione di noia che dilata all’infinito l’incapacità di vivere una vita normale fatta di affetti, relazioni, piccole soddisfazioni e cambiamenti, allora, forse l’unica soluzione può essere quella di viverci, nell’attesa. Nell’attesa di un momento d’eroismo, di gloria che riscatti in un solo istante una vita insulsa.
(continua su http://liberos.it/notizie/libere-interpretazioni-il-des…
Ritratto notturno
“Racconterò i giorni e le notti, la breve morte che invade il corpo, i sogni capaci di suscitare in me la felicità sconosciuta durante il giorno, quando le palpebre sono aperte e gli occhi m’impediscono di vedere. Nessuno può intromettersi nel mio buio: in assenza della luce domino le fragranze, le ... (continue)
“Racconterò i giorni e le notti, la breve morte che invade il corpo, i sogni capaci di suscitare in me la felicità sconosciuta durante il giorno, quando le palpebre sono aperte e gli occhi m’impediscono di vedere. Nessuno può intromettersi nel mio buio: in assenza della luce domino le fragranze, le seguo in silenzio, e non trascorre mai troppo tempo prima che il sonno si impadronisca del corpo e risvegli l’anima, non più schiava, ormai libera [….] Vivo sola, ormai, senza affetto: riempio i buchi del giorno con la lana di vetro, soffice e pungente. ”
Eccola, Anne-Rose, l’anziana poetessa protagonista di questa “folle autobiografia”, come lei stessa la definisce. Dopo la morte dei genitori e la vendita della loro odiata casa, ha scelto Parigi e un modesto, umido appartamentino in rue du Bac; ha scelto la solitudine, che riempie di musica classica, fil rouge dei suoi, pochi, rapporti con gli altri esseri umani (oltre che di tutti i libri di Lecca); ma, soprattutto, ha scelto di vivere due esistenze differenti: l’una razionale, dominata dalle ingiuste leggi del mondo, l’altra, invece, governata esclusivamente dall’immaginazione e dal sentimento, libera e piacevolissima “nella quale lei abita a Stoccolma, una città che non ha mai visitato e della quale conserva una foto, ritagliata da un libro di geografia quando aveva dieci anni, e che tiene incorniciata sopra il letto.
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Первый субботник
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Cancer Vixen
Cancro, ti prendo a calci in culoLa Marchetto racconta la sua storia personale di donna quarantenne quando al culmine della felicità in un momento particolarmente favorevole della sua vita ricca di soddisfazioni professionali (inizia la sua collaborazione con il New Yorker, che pubblica le sue vignette) e sentimentali (dopo una vit ... (continue)
La Marchetto racconta la sua storia personale di donna quarantenne quando al culmine della felicità in un momento particolarmente favorevole della sua vita ricca di soddisfazioni professionali (inizia la sua collaborazione con il New Yorker, che pubblica le sue vignette) e sentimentali (dopo una vita da single trova finalmente l’uomo giusto di cui si innamora riamata e sta preparandosi per il matrimonio) le viene diagnosticato un cancro al seno.
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Ero dietro di te
“Alexandrine mi impressiona troppo, è troppo grande, troppo donna, troppo fredda, troppo distante, troppo severa, troppo altera, troppo intelligente, troppo esigente, troppo imprevedibile, troppo folgorante, troppo punitiva, troppo rigida, troppo aspra, troppo perennemente insoddisfatta di tutto, tr ... (continue)
“Alexandrine mi impressiona troppo, è troppo grande, troppo donna, troppo fredda, troppo distante, troppo severa, troppo altera, troppo intelligente, troppo esigente, troppo imprevedibile, troppo folgorante, troppo punitiva, troppo rigida, troppo aspra, troppo perennemente insoddisfatta di tutto, troppo orgogliosa, troppo aggressiva, non abbastanza generosa, sempre a fare il bello e il cattivo tempo…così donna, così adulta, troppo adulta, così fredda, così severa, così piena di rabbia, così esigente, così intransigente, così impressionante, così spesso rude, Alexandrine potente e magnetica, dall’angoscia contagiosa, Alexandrine che nel corso degli anni mi aveva messo ai suoi piedi, io così forte e orgoglioso, come nessuna aveva fatto prima né avrebbe fatto dopo. E lo sapeva perfettamente che poteva fare di me quello che voleva. Anche in questo consisteva l’aspetto contorto della nostra relazione: faceva di me quello che voleva e io la lasciavo fare, per paura che mi odiasse se mi difendevo, credendo di piacerle se le ubbidivo, mentre lei era esasperata dalla mia mollezza, dalla mia sottomissione, dall’impossibilità di incontrare me e non quello che credevo che lei volesse che fossi”
A questo punto verrebbe da dire al giovane protagonista di questo Ero dietro di te, coinvolgente romanzo di Nicolas Fargues - Scappa via, cosa aspetti? Meglio la Legione Straniera o Monte Athos che una donna così.
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