Che dire? Non è un libro semplice da raccontare; alle prime pagine ho pensato che fosse pazzo, un plagio di Celine quanto a scrittura, puntini di sospensione ed esclamativi compresi. Nella sostanza è il racconto allucinato ma lucido di un uomo che soffre di una forma particolarmente ossessiva di ge
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Che dire? Non è un libro semplice da raccontare; alle prime pagine ho pensato che fosse pazzo, un plagio di Celine quanto a scrittura, puntini di sospensione ed esclamativi compresi. Nella sostanza è il racconto allucinato ma lucido di un uomo che soffre di una forma particolarmente ossessiva di gelosia retroattiva, si rivolge al lettore per coinvolgerlo nel suo argomentare, e si ride spesso, poi quando cominci a non poterne più del suo delirio c’è un cambiamento di tono, il racconto si fa più dolente e meno sarcastico, se prima consideravi il protagonista un invasato, ora lo guardi con compassione, ti spieghi il percorso del suo male. La scrittura, i vocaboli usati, il ritmo, sono semplicemente eccezionali.
“A me, tipo di media levatura, è andata come a coloro la cui esperienza di fondo è passare in fretta accanto a molte persone senza entrare in contatto con loro. C’è una sola cosa forse che mi fa diverso dagli altri ed è l’aver perso, rendendomene conto con piacere, una spaventosa quantità di tempo.
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“A me, tipo di media levatura, è andata come a coloro la cui esperienza di fondo è passare in fretta accanto a molte persone senza entrare in contatto con loro. C’è una sola cosa forse che mi fa diverso dagli altri ed è l’aver perso, rendendomene conto con piacere, una spaventosa quantità di tempo. Invece che più vecchio sono diventato più giovane.Del fatto di essermi un tantino instupidito vado decisamente fiero.”
“Viviamo in tempi manifestaioli. Quelli con la testa piena di idee fanno la figura di individui assai banali. Nessuno di loro resta in qualche modo avvolto dal mistero. La singolarità si assottiglia ogni giorno di più. Sembra che ci sia una fabbrica al lavoro per la normalizzazione dell’insolito.”
Questa raccolta di brevi scritti, una quarantina di ritratti, bozzetti, piccoli e preziosi acquarelli, pubblicata poco prima che l’autore si ritirasse in una clinica dove rimase fino alla morte, rappresenta una sorta di addio al mondo; con la consueta ironia e leggerezza si narra di passeggiate e locande, di fascinazioni per donne sconosciute, libri e ricordi con la penna intinta nell’inchiostro simpatico, da leggere in filigrana. Vivamente sconsigliato ai duri di cuore.
Motivo di fondo degli scritti raccolti in questo volume è la condanna delle interpretazioni arbitrarie nell’arte: dalle traduzioni poco fedeli nel caso della letteratura, alle modifiche ed errate esecuzioni nel caso della musica; comunque mancato rispetto dell’autore, testamenti traditi, appunto. I
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Motivo di fondo degli scritti raccolti in questo volume è la condanna delle interpretazioni arbitrarie nell’arte: dalle traduzioni poco fedeli nel caso della letteratura, alle modifiche ed errate esecuzioni nel caso della musica; comunque mancato rispetto dell’autore, testamenti traditi, appunto. Il caso più eclatante preso in esame è quello di Kafka, le cui disposizioni testamentarie vennero disattese dall’amico Brod. Secondo Kundera la pubblicazione dei diari e delle lettere, oltreché un affronto al volere di Kafka, contribuì a causare l’errata interpretazione dell’intera sua opera, svelando dettagli autobiografici che hanno finito per sovrastare l’opera d’arte. Si sposa qui la tesi cara a Proust nella sua polemica contro Sainte-Beuve, della netta separazione fra l’io mondano e l’io artistico. L’ho detta malissimo ma la questione è alquanto dibattuta. Si può essere o meno d’accordo con le teorie dell’autore, io ad esempio non scommetterei sull’ironia di Tolstoj, ma la lettura è scorrevole ed affascinante.
Ho impiegato un po’ di pagine ad entrare nel mondo descritto in questo libro; un escursus storico fra i miniaturisti del ‘500 in Turchia e nelle aree limitrofe con numerosi ed interessanti riferimenti ai kanati dell’Asia centrale, all’antica Persia e alle figure mitiche di sultani e condottieri. La
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Ho impiegato un po’ di pagine ad entrare nel mondo descritto in questo libro; un escursus storico fra i miniaturisti del ‘500 in Turchia e nelle aree limitrofe con numerosi ed interessanti riferimenti ai kanati dell’Asia centrale, all’antica Persia e alle figure mitiche di sultani e condottieri. La scrittura di Pamuk è densa, ripetitiva, quasi claustrofobica, la realtà narrata è lontana oltreché nel tempo, anche nello spazio: l’oriente del mondo islamico difficile da afferrare per noi occidentali. La contrapposizione, cara all’autore, fra vecchio e nuovo, la necessità di guardare avanti senza perdere i legami con il passato, in questo caso nell’arte ma più in generale nel confronto con il mondo occidentale, sono il tema dominante. La sfida dell’autore mi sembra proprio questa: trovare il modo di descrivere e far comprendere le differenze per trovare una via di dialogo, un confronto che ponga l’accento sulle similitudini piuttosto che sulle insanabili contrapposizioni, mostrando le nefaste conseguenze di un agire che segua il diktat dell’intolleranza. Interessante la struttura che dà voce ai molti protagonisti, anche se non apprezzo particolarmente il racconto in prima persona con il coinvolgimento diretto del lettore, piccolo neo che non inficia la bellezza del libro.
Rondini sul filo
Che dire? Non è un libro semplice da raccontare; alle prime pagine ho pensato che fosse pazzo, un plagio di Celine quanto a scrittura, puntini di sospensione ed esclamativi compresi.continue)
Nella sostanza è il racconto allucinato ma lucido di un uomo che soffre di una forma particolarmente ossessiva di ge ... (
Che dire? Non è un libro semplice da raccontare; alle prime pagine ho pensato che fosse pazzo, un plagio di Celine quanto a scrittura, puntini di sospensione ed esclamativi compresi.
Nella sostanza è il racconto allucinato ma lucido di un uomo che soffre di una forma particolarmente ossessiva di gelosia retroattiva, si rivolge al lettore per coinvolgerlo nel suo argomentare, e si ride spesso, poi quando cominci a non poterne più del suo delirio c’è un cambiamento di tono, il racconto si fa più dolente e meno sarcastico, se prima consideravi il protagonista un invasato, ora lo guardi con compassione, ti spieghi il percorso del suo male.
La scrittura, i vocaboli usati, il ritmo, sono semplicemente eccezionali.
La rosa
“A me, tipo di media levatura, è andata come a coloro la cui esperienza di fondo è passare in fretta accanto a molte persone senza entrare in contatto con loro. C’è una sola cosa forse che mi fa diverso dagli altri ed è l’aver perso, rendendomene conto con piacere, una spaventosa quantità di tempo. ... (continue)
“A me, tipo di media levatura, è andata come a coloro la cui esperienza di fondo è passare in fretta accanto a molte persone senza entrare in contatto con loro. C’è una sola cosa forse che mi fa diverso dagli altri ed è l’aver perso, rendendomene conto con piacere, una spaventosa quantità di tempo. Invece che più vecchio sono diventato più giovane.Del fatto di essermi un tantino instupidito vado decisamente fiero.”
“Viviamo in tempi manifestaioli. Quelli con la testa piena di idee fanno la figura di individui assai banali. Nessuno di loro resta in qualche modo avvolto dal mistero. La singolarità si assottiglia ogni giorno di più. Sembra che ci sia una fabbrica al lavoro per la normalizzazione dell’insolito.”
Questa raccolta di brevi scritti, una quarantina di ritratti, bozzetti, piccoli e preziosi acquarelli, pubblicata poco prima che l’autore si ritirasse in una clinica dove rimase fino alla morte, rappresenta una sorta di addio al mondo; con la consueta ironia e leggerezza si narra di passeggiate e locande, di fascinazioni per donne sconosciute, libri e ricordi con la penna intinta nell’inchiostro simpatico, da leggere in filigrana. Vivamente sconsigliato ai duri di cuore.
La morte di Ivan Il'íč e altri racconti
In questa edizione:
La morte di Ivàn Il’ic ****
Camminate nella luce finché avete la luce *
Karma *
Il diavolo **
I testamenti traditi
Motivo di fondo degli scritti raccolti in questo volume è la condanna delle interpretazioni arbitrarie nell’arte: dalle traduzioni poco fedeli nel caso della letteratura, alle modifiche ed errate esecuzioni nel caso della musica; comunque mancato rispetto dell’autore, testamenti traditi, appunto.continue)
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Motivo di fondo degli scritti raccolti in questo volume è la condanna delle interpretazioni arbitrarie nell’arte: dalle traduzioni poco fedeli nel caso della letteratura, alle modifiche ed errate esecuzioni nel caso della musica; comunque mancato rispetto dell’autore, testamenti traditi, appunto.
Il caso più eclatante preso in esame è quello di Kafka, le cui disposizioni testamentarie vennero disattese dall’amico Brod. Secondo Kundera la pubblicazione dei diari e delle lettere, oltreché un affronto al volere di Kafka, contribuì a causare l’errata interpretazione dell’intera sua opera, svelando dettagli autobiografici che hanno finito per sovrastare l’opera d’arte. Si sposa qui la tesi cara a Proust nella sua polemica contro Sainte-Beuve, della netta separazione fra l’io mondano e l’io artistico. L’ho detta malissimo ma la questione è alquanto dibattuta.
Si può essere o meno d’accordo con le teorie dell’autore, io ad esempio non scommetterei sull’ironia di Tolstoj, ma la lettura è scorrevole ed affascinante.
Il mio nome è Rosso
Ho impiegato un po’ di pagine ad entrare nel mondo descritto in questo libro; un escursus storico fra i miniaturisti del ‘500 in Turchia e nelle aree limitrofe con numerosi ed interessanti riferimenti ai kanati dell’Asia centrale, all’antica Persia e alle figure mitiche di sultani e condottieri. La ... (continue)
Ho impiegato un po’ di pagine ad entrare nel mondo descritto in questo libro; un escursus storico fra i miniaturisti del ‘500 in Turchia e nelle aree limitrofe con numerosi ed interessanti riferimenti ai kanati dell’Asia centrale, all’antica Persia e alle figure mitiche di sultani e condottieri. La scrittura di Pamuk è densa, ripetitiva, quasi claustrofobica, la realtà narrata è lontana oltreché nel tempo, anche nello spazio: l’oriente del mondo islamico difficile da afferrare per noi occidentali.
La contrapposizione, cara all’autore, fra vecchio e nuovo, la necessità di guardare avanti senza perdere i legami con il passato, in questo caso nell’arte ma più in generale nel confronto con il mondo occidentale, sono il tema dominante. La sfida dell’autore mi sembra proprio questa: trovare il modo di descrivere e far comprendere le differenze per trovare una via di dialogo, un confronto che ponga l’accento sulle similitudini piuttosto che sulle insanabili contrapposizioni, mostrando le nefaste conseguenze di un agire che segua il diktat dell’intolleranza.
Interessante la struttura che dà voce ai molti protagonisti, anche se non apprezzo particolarmente il racconto in prima persona con il coinvolgimento diretto del lettore, piccolo neo che non inficia la bellezza del libro.