Complementare al film di Kubrick. Il libro inchioda il lettore alla trama, Kubrick grazie alla forza delle immagini spinge verso il nocciolo filosofico del racconto (credo sia questo il motivo per cui il film è risultato noioso a molti spettatori che centrano la loro attenzione essenzialmente sul pl
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Complementare al film di Kubrick. Il libro inchioda il lettore alla trama, Kubrick grazie alla forza delle immagini spinge verso il nocciolo filosofico del racconto (credo sia questo il motivo per cui il film è risultato noioso a molti spettatori che centrano la loro attenzione essenzialmente sul plot). Infatti il libro, aldilà della trama, affronta proprio alcune delle questioni fondamentali della ricerca umana: da dove veniamo? cos'è la coscienza? è questa che ci distingue dagli altri animali? è possibile una coscienza artificiale? la coscienza deve 'per forza' risiedere in un sostrato materiale? siamo soli nell'universo? E' incredibile, trovo, che la complessità di queste domande scorra all'interno di un semplice plot di fantascienza, ed è questo il motivo per cui questo libro è un capolavoro. Il libro fu scritto nel 1968, l'anno prima che venisse costruita la rete arpanet, il progenitore di internet. Clarke descrive praticamente il funzionamento della rete (gli indirizzi di rete, l'ipertesto, l'aggiornamento delle pagine in tempo reale) tra pagina 56 e 57. E scrive anche: "Quanto più erano miracolosi i mezzi di comunicazione, tanto più banale, di cattivo gusto e deprimente sembrava essere il contenuto delle notizie che trasmettavano". E quindi, quanto siamo banali noi a mettere stelline a un libro del genere?
La traduzione del titolo (Singularities. Landmarks on the Pathways of Life) è fuorviante. La vita non ha un'origine circoscrivibile a un evento, non è un colpo di bacchetta magica che 'accende' del fango inerte (quanto ancora dovremo faticare per scrollarci di dosso questi pregiudizi??), la vita è u
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La traduzione del titolo (Singularities. Landmarks on the Pathways of Life) è fuorviante. La vita non ha un'origine circoscrivibile a un evento, non è un colpo di bacchetta magica che 'accende' del fango inerte (quanto ancora dovremo faticare per scrollarci di dosso questi pregiudizi??), la vita è un complesso sistema di meccanismi fisico-chimici derivati per necessità e selezione attraverso un cammino lungo miliardi di anni. Il saggio di De Duve mostra le singolarità più importanti che sono emerse e che caratterizzano la vita per come la conosciamo noi su questo pianeta (dall'origine degli ammino-acidi all'ATP, dalla sintesi delle proteine alla formazione delle membrane, etc.). Ogni singolarità è spiegata nei suoi fondamenti, discutendo la possibile origine (caso, selezione, collo di bottiglia, fortuna sfacciata?) e il suo legame con la precendente storia biologica. Impeccabile nel rigore, anche a costo di risultare impegnativo, il testo è però accompagnato da un buon apparato illustrativo. Un saggio di grande valore, che arrichisce enormemente, chi vuole accostarsi a questi temi pur non essendo un esperto di biochimica.
"Le parole sono rivoltelle cariche. Chi parla, spara."
Questa è una raccolta di articoli che apparvero nella rivista "Le Temps Modernes". preceduti da un saggio che dà il nome al libro stesso. Il saggio vale, da solo, l'acquisto del libro. E' una difesa appassionata della letteratura come impegno, attraverso un'analisi filosofica profonda del rapporto s
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Questa è una raccolta di articoli che apparvero nella rivista "Le Temps Modernes". preceduti da un saggio che dà il nome al libro stesso. Il saggio vale, da solo, l'acquisto del libro. E' una difesa appassionata della letteratura come impegno, attraverso un'analisi filosofica profonda del rapporto scrittore-lettore. Sartre illumina le esigenze che stanno alla base dello scrivere e le costringe a venire pienamente alla luce. Prosegue con una digressione sulla storia della letteratura (specificativamente quella francese) ma, in questo caso, dal linguaggio esistenzialista si sposta verso un'analisi marxista del rapporto tra lo scrittore come rappresentante di una classe sociale e la classe in sè. Gli altri, più brevi, saggi forniscono un panorama prezioso dei grandi della letteratura del dopoguerra (Camus, Faulkener, Nizan, Mauriac etc.) visto sotto la lente del grande intellettuale francese (imperdibile la diatriba con relativa risposta a Camus). Unica nota negativa: la sempre pessima condizione tipografica dei tascabili del Saggiatore. Margini che si allargano e rimpiccioliscono a piacimento, pagine che si sfaldano, stampa dei caratteri orribile, Sartre che si rivolta nella tomba.
Non c'è solo il grottesco della vita militare, la stupidità e il cinismo dei colonnelli e dei generali, la follia indotta dalla follia della guerra. C'è il ritratto e l'angoscia di uomini normali che vivono nell'assurdo e che non riescono a capire come non farsi passare per pazzi per non impazzire.
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Non c'è solo il grottesco della vita militare, la stupidità e il cinismo dei colonnelli e dei generali, la follia indotta dalla follia della guerra. C'è il ritratto e l'angoscia di uomini normali che vivono nell'assurdo e che non riescono a capire come non farsi passare per pazzi per non impazzire. Forse le troppe situazioni e i troppi personaggi che animano questo romanzo appesantiscono a tratti la lettura, ma il messaggio e la forza complessiva del romanzo lo rendono un testo fondamentale per la letteratura contemporanea.
"La filosofia permette di organizzare la propria cultura, di stabilire un ordine, di ritrovarsi, di raggiungere una sicurezza intellettuale."
Sei piccole lezioni di filosofia, che non hanno molto di sistematico ma appaiono come appunti sparsi dove l'autore annota punti chiave, riflessioni personali, giudizi (molto taglienti e profetici quelli sulla fine del comunismo). Tre lezioni dedicate a Kant, due a Schopenhauer, la sesta (lunga quant
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Sei piccole lezioni di filosofia, che non hanno molto di sistematico ma appaiono come appunti sparsi dove l'autore annota punti chiave, riflessioni personali, giudizi (molto taglienti e profetici quelli sulla fine del comunismo). Tre lezioni dedicate a Kant, due a Schopenhauer, la sesta (lunga quanto le prime cinque lezioni) ripercorre la strada verso l'esistenzialismo (Sartre ed Heidegger principalmente) partendo da Hegel, Kierkegaard e finendo nel marxismo. Le lezioni non hanno nulla di didattico, sono annotazioni personali che possono essere apprezzate da chi ha già una buona preparazione in materia. Gombrowicz ammira in ogni filosofo lo sforzo nel rendere evidente il proprio principio organizzativo, o di raggiungere, come egli scrive, "la propria sicurezza intellettuale". Li ammira, perchè è questo anche il suo stesso sforzo per raggiungere quella serenità alla soglia della propria dipartita. Molto interessante anche il saggio finale di Cataluccio, che compendia alcuni spunti biografici necessari per apprezzare in pieno le lezioni dello scrittore polacco.
2001: Odissea nello spazio
Complementare al film di Kubrick. Il libro inchioda il lettore alla trama, Kubrick grazie alla forza delle immagini spinge verso il nocciolo filosofico del racconto (credo sia questo il motivo per cui il film è risultato noioso a molti spettatori che centrano la loro attenzione essenzialmente sul pl ... (continue)
Complementare al film di Kubrick. Il libro inchioda il lettore alla trama, Kubrick grazie alla forza delle immagini spinge verso il nocciolo filosofico del racconto (credo sia questo il motivo per cui il film è risultato noioso a molti spettatori che centrano la loro attenzione essenzialmente sul plot). Infatti il libro, aldilà della trama, affronta proprio alcune delle questioni fondamentali della ricerca umana: da dove veniamo? cos'è la coscienza? è questa che ci distingue dagli altri animali? è possibile una coscienza artificiale? la coscienza deve 'per forza' risiedere in un sostrato materiale? siamo soli nell'universo?
E' incredibile, trovo, che la complessità di queste domande scorra all'interno di un semplice plot di fantascienza, ed è questo il motivo per cui questo libro è un capolavoro.
Il libro fu scritto nel 1968, l'anno prima che venisse costruita la rete arpanet, il progenitore di internet. Clarke descrive praticamente il funzionamento della rete (gli indirizzi di rete, l'ipertesto, l'aggiornamento delle pagine in tempo reale) tra pagina 56 e 57. E scrive anche: "Quanto più erano miracolosi i mezzi di comunicazione, tanto più banale, di cattivo gusto e deprimente sembrava essere il contenuto delle notizie che trasmettavano".
E quindi, quanto siamo banali noi a mettere stelline a un libro del genere?
Alle origini della vita
La traduzione del titolo (Singularities. Landmarks on the Pathways of Life) è fuorviante. La vita non ha un'origine circoscrivibile a un evento, non è un colpo di bacchetta magica che 'accende' del fango inerte (quanto ancora dovremo faticare per scrollarci di dosso questi pregiudizi??), la vita è u ... (continue)
La traduzione del titolo (Singularities. Landmarks on the Pathways of Life) è fuorviante. La vita non ha un'origine circoscrivibile a un evento, non è un colpo di bacchetta magica che 'accende' del fango inerte (quanto ancora dovremo faticare per scrollarci di dosso questi pregiudizi??), la vita è un complesso sistema di meccanismi fisico-chimici derivati per necessità e selezione attraverso un cammino lungo miliardi di anni. Il saggio di De Duve mostra le singolarità più importanti che sono emerse e che caratterizzano la vita per come la conosciamo noi su questo pianeta (dall'origine degli ammino-acidi all'ATP, dalla sintesi delle proteine alla formazione delle membrane, etc.). Ogni singolarità è spiegata nei suoi fondamenti, discutendo la possibile origine (caso, selezione, collo di bottiglia, fortuna sfacciata?) e il suo legame con la precendente storia biologica. Impeccabile nel rigore, anche a costo di risultare impegnativo, il testo è però accompagnato da un buon apparato illustrativo. Un saggio di grande valore, che arrichisce enormemente, chi vuole accostarsi a questi temi pur non essendo un esperto di biochimica.
Che cos'è la letteratura?
Questa è una raccolta di articoli che apparvero nella rivista "Le Temps Modernes". preceduti da un saggio che dà il nome al libro stesso. Il saggio vale, da solo, l'acquisto del libro. E' una difesa appassionata della letteratura come impegno, attraverso un'analisi filosofica profonda del rapporto s ... (continue)
Questa è una raccolta di articoli che apparvero nella rivista "Le Temps Modernes". preceduti da un saggio che dà il nome al libro stesso. Il saggio vale, da solo, l'acquisto del libro. E' una difesa appassionata della letteratura come impegno, attraverso un'analisi filosofica profonda del rapporto scrittore-lettore. Sartre illumina le esigenze che stanno alla base dello scrivere e le costringe a venire pienamente alla luce. Prosegue con una digressione sulla storia della letteratura (specificativamente quella francese) ma, in questo caso, dal linguaggio esistenzialista si sposta verso un'analisi marxista del rapporto tra lo scrittore come rappresentante di una classe sociale e la classe in sè. Gli altri, più brevi, saggi forniscono un panorama prezioso dei grandi della letteratura del dopoguerra (Camus, Faulkener, Nizan, Mauriac etc.) visto sotto la lente del grande intellettuale francese (imperdibile la diatriba con relativa risposta a Camus).
Unica nota negativa: la sempre pessima condizione tipografica dei tascabili del Saggiatore. Margini che si allargano e rimpiccioliscono a piacimento, pagine che si sfaldano, stampa dei caratteri orribile, Sartre che si rivolta nella tomba.
Comma 22
Non c'è solo il grottesco della vita militare, la stupidità e il cinismo dei colonnelli e dei generali, la follia indotta dalla follia della guerra. C'è il ritratto e l'angoscia di uomini normali che vivono nell'assurdo e che non riescono a capire come non farsi passare per pazzi per non impazzire. ... (continue)
Non c'è solo il grottesco della vita militare, la stupidità e il cinismo dei colonnelli e dei generali, la follia indotta dalla follia della guerra. C'è il ritratto e l'angoscia di uomini normali che vivono nell'assurdo e che non riescono a capire come non farsi passare per pazzi per non impazzire. Forse le troppe situazioni e i troppi personaggi che animano questo romanzo appesantiscono a tratti la lettura, ma il messaggio e la forza complessiva del romanzo lo rendono un testo fondamentale per la letteratura contemporanea.
Corso di filosofia in sei ore e un quarto
Sei piccole lezioni di filosofia, che non hanno molto di sistematico ma appaiono come appunti sparsi dove l'autore annota punti chiave, riflessioni personali, giudizi (molto taglienti e profetici quelli sulla fine del comunismo). Tre lezioni dedicate a Kant, due a Schopenhauer, la sesta (lunga quant ... (continue)
Sei piccole lezioni di filosofia, che non hanno molto di sistematico ma appaiono come appunti sparsi dove l'autore annota punti chiave, riflessioni personali, giudizi (molto taglienti e profetici quelli sulla fine del comunismo). Tre lezioni dedicate a Kant, due a Schopenhauer, la sesta (lunga quanto le prime cinque lezioni) ripercorre la strada verso l'esistenzialismo (Sartre ed Heidegger principalmente) partendo da Hegel, Kierkegaard e finendo nel marxismo. Le lezioni non hanno nulla di didattico, sono annotazioni personali che possono essere apprezzate da chi ha già una buona preparazione in materia. Gombrowicz ammira in ogni filosofo lo sforzo nel rendere evidente il proprio principio organizzativo, o di raggiungere, come egli scrive, "la propria sicurezza intellettuale". Li ammira, perchè è questo anche il suo stesso sforzo per raggiungere quella serenità alla soglia della propria dipartita. Molto interessante anche il saggio finale di Cataluccio, che compendia alcuni spunti biografici necessari per apprezzare in pieno le lezioni dello scrittore polacco.