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La casa del silenzio
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E’ il primo romanzo che leggo dell’autore turco Ohran Pamuk, premio nobel per la letteratura nel 2006, e sicuramente non sarà l’ultimo. La narrazione è affidata a cinque diversi io-narranti, che si scambiamo il testimone di capitolo in capitolo, facendo progredire la storia con fluidità e armonia, n ... (continue)
E’ il primo romanzo che leggo dell’autore turco Ohran Pamuk, premio nobel per la letteratura nel 2006, e sicuramente non sarà l’ultimo. La narrazione è affidata a cinque diversi io-narranti, che si scambiamo il testimone di capitolo in capitolo, facendo progredire la storia con fluidità e armonia, nonostante la difficoltà dettata proprio dalla scelta di molteplici narratori-protagonisti che vivono e condividono le medesime vicende. Non solo, però, una storia ma anche la storia della Turchia che attraversiamo grazie a cenni lievi, ma precisi che Pamuk affida alle bocche di una coralità che abbraccia un periodo piuttosto ampio. Così attraverso Fatma, la novantenne, saldamente ancorata ai ricordi di un passato in cui si aggira quotidianamente come un fantasma, torniamo ai primi del novecento e all’avvento della Repubblica. Faruk, il suo nipote storico e alcolista, ci accoglie generosamente nel peregrinare della sua mente e delle sue ricerche di una fantomatica peste in una Turchia ancora sotto l’egemonia Ottomana, mentre la giovane nipote progressista, Nilgün, sarà testimone di una realtà politica più recente, che andrà a scontrarsi brutalmente, con la fede opposta di Hasan. Metin, l’ultimo dei tre fratelli, come Hasan, il cugino bastardo, sarà vittima di un vano amore idealizzato e confinato in una profonda spaccatura che è quella del divario tra classi sociali. Non da ultimo, emergerà anche il conflitto culturale tra Occidente e Oriente. Il quinto io-narrante, proprio quello che apre il romanzo, è Recep il nano, figlio illegittimo del defunto marito di Fatma, che assolve il ruolo di elemento di congiunzione tra una famiglia ad ampio respiro ove vi sono legami legittimi e altri taciuti. Prendiamo confidenza così con ognuno di loro, odieremo alcuni, proveremo simpatia per altri, sempre come spettatori silenti del flusso di pensieri che si srotola capitolo per capitolo, personaggio per personaggio, in un lavoro di ricercata introspezione. Non è un romanzo storico, ma la storia di alcuni personaggi interconnessi che collegano epoche diverse del loro paese, offrendo uno scenario piuttosto completo, ma sicuramente da approfondire.
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